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Muggia (Ts). Riemergono le strutture murarie dell’antica chiesa triabsidata

Era il 1263 e la carica di vescovo di Trieste era ricoperta da Arlongo dei Visgoni quando un’antica chiesa, chiamata poi la chiesa antiqua, venne distrutta e sulle sue vestigia, inglobate, ne sorse una nuova, quella che sarebbe diventata il Duomo di Muggia, come testimonia il documento della sua consacrazione. Riemersa per la prima volta negli anni Trenta del XX secolo, quando i lavori di sterro causarono gravi danni ai resti, la chiesa antiqua ritorna ora prepotentemente alla luce, sotto le fondamenta del Duomo in corso di restaurazione.

La riscoperta, effettuata nel corso delle verifiche archeologiche preventive, svolte dalla Soprintendenza, permetterà di ricostruire, attraverso scavi stratigrafici e rilievi, la lunga storia dell’edificio religioso: un’antica costruzione, dotata di tre absidi, precedente l’anno 1263, quando si decise di eliminare la vecchia chiesa sovrapponendone una nuova, con abside singola quadrangolare, affiancata da due cappelle. Dell’edificio religioso edificato nella seconda metà del XIII secolo oggi non restano pavimentazioni ma i muri perimetrali si possono ancora riconoscere in corrispondenza della zona bassa dell’abside centrale del Duomo. Invece, della chiesa antiqua sono emersi dall’attuale scavo alcuni resti di piani pavimentali in lastre di arenaria.

La rilevanza dei lavori in corso è evidente, non soltanto perché permetterà di scrivere, almeno in parte, la storia e la cronologia della chiesa antiqua e definire quanto sia possibile risalire indietro nel tempo, ma anche perché il sottosuolo del centro storico di Murgia viene interessato per la prima volta da scavi archeologici importanti. Qui venne fondato il primo abitato costiero – burnus Lauri – creando una seconda Muggia, corrispondente all’attuale, che convisse per lungo tempo con Castrum Muglae, l’abitato di altura della collina, più antico.

Le indagini archeologiche si propongono d restituire alla storia quell’entità di testimonianze materiali che, insieme a quelle scritte, possano arricchire la conoscenza delle origini cultuali della comunità. Gli scavi, effettuati dalla ditta ArcheoTest e diretti da Paola Ventura, archeologa della Soprintendenza, hanno già dato, in seguito allo studio delle sequenze delle strutture murarie e all’esame dei reperti scoperti (monete, metalli, vetri e ceramiche) i primi risultati scientifici che permettono di correlare i resti rinvenuti a quanto asserito dalle fonti storiche.