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Napoli: acquedotti e approvigionamento idrico

Piscina Mirabilis

L’approvvigionamento idrico di Napoli e dei Campi Flegrei

Le prime strutture per assicurare l’acqua alle abitazioni di Partenope si devono ai Greci come testimoniano le grandi cisterne che si estendono nella zona di S. Paolo Maggiore e ai Quartieri Spagnoli. In età romana però si sentì la necessità di assicurare maggiore acqua potabile alle città che si espandevano notevolmente.

In particolare era la città di Pozzuoli ad aver bisogno di una maggior quantità d’acqua per la presenza del Portus Iulius anche se però era già servita dall’acquedotto Campano.

Si fa risalire quindi all’età di Augusto la costruzione dell’acquedotto del Serino che, dalla zona di Avellino, attraverso un bacino artificiale, lungo un percorso di 170 km assicurava acqua alle maggiori città campane. Ideatore del progetto fu forse Agrippa che dotò Roma anche degli acquedotti Giulia e Virgo.

I condotti principali erano due e mentre il primo si dirigeva verso Benevento, il secondo andava verso Napoli e attraverso Capodimonte, il Vomero, Posillipo arrivava fino alla Piscina Mirabilis di Miseno, dove era di stanza la flotta imperiale.

Anche Cuma era raggiunta dall’acquedotto attraverso un condotto che correva parallelo alla Grotta di Cocceio. Bisogna ricordare che prima di arrivare a Napoli l’acquedotto serviva anche le città della zona vesuviana come Pompei. L’acqua percorreva in parte un percorso sotterraneo e in parte correva lungo arcate in laterizio come testimoniato nella zona dei Ponti Rossi a Napoli detta così proprio per il colore dei mattoni.

I resti dell’acquedotto si trovano quindi nel quartiere Arenaccia. L’acquedotto cadde in disuso con la caduta dell’Impero romano, anche se poi secoli dopo il viceré don Pedro de Toledo provò a ristrutturarlo senza successo.

Dai Ponti Rossi l’acqua da una parte raggiungeva il quartiere dei Vergini e S. Pietro a Maiella e dall’altra il convento di Gesù e Maria, la chiesa della Trinità degli Spagnoli fino alla Piscina Mirabilis. Il castellum aquae di Napoli si trovava nella zona attuale dei Quartieri Spagnoli, quindi fuori le mura.

Nel 1936 dei lavori di restauro misero in luce una lastra di marmo del IV sec. d. C., dove si ricordavano restauri all’acquedotto e dove la fonte è chiaramente definita augustea come comunque si evinceva dai condotti in opus reticulatum. L’epigrafe in seguito menziona in ordine di consumo decrescente le città di Pozzuoli, Nola, Atella, Napoli, Cuma, Acerra, Baia, Miseno.

Altri restauri dovettero essere eseguiti sotto Claudio come testimonia il nome dell’imperatore inciso su alcuni tubi di piombo.

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