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Napoli, la Crypta Neapolitana e la Tomba di Virgilio

Crypta Neapolitana

Pochi posti al mondo possono affermare di possedere le tombe di due grandi poeti, distanti nel tempo, ma vicini nel cuore dei napoletani: Virgilio e Leopardi. Questo luogo magico si trova a Napoli, la città che più di tutte ha conservato la memoria storica e quella popolare fino a fonderle in un racconto straordinario.

Crypta Neapolitana

Le tombe, e non solo, sono visitabili all’interno di un parco dedicato al poeta latino che si trova proprio alle spalle della stazione di Mergellina (altro luogo prediletto dai napoletani). Il parco fu realizzato nel 1930 e vicino all’ingresso si trova una lapide del 1668 fatta apporre da Pedro d’Aragona dove si ricordano i restauri della Crypta Neapolitana e dove si magnifica il paesaggio circostante.

Al di sotto vi è un’altra iscrizione che ricorda i dodici balnea che dalla Crypta arrivavano fino alla Solfatara di Pozzuoli.

E poi ancora i famosi versi che la tradizione vuole essere stati scritti dallo stesso Virgilio come epitaffio:

Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pascua, rura, duces

In seguito si incontra il sepolcro vuoto di Giacomo Leopardi, morto a Napoli il 14 giugno 1837. In quel periodo Napoli era colpita da una grave epidemia di colera, e l’amico del poeta, Antonio Ranieri, attraverso delle conoscenze e dopo aver fatto benedire la salma, riuscì a non far gettare il corpo in una fossa comune ma a farlo seppellire nella chiesa di S. Vitale a Furorigrotta. In seguito sempre Ranieri fece costruire il sepolcro che quando fu dichiarato monumento nazionale fu spostato dove si trova adesso. Bisogna dire che la tomba è vuota, dei resti di Leopardi non c’è traccia.

Dopo il sepolcro di Leopardi si giunge all’ingresso della Crypta Neapolitana, scavata nel tufo della collina di Posillipo. La sua costruzione si fa risalire al I sec. a. C., all’epoca cioè della guerra civile tra Antonio e Ottaviano. Secondo Strabone i lavori di costruzione furono diretti da Lucio Cocceio Aucto, forse di origini puteolane, autore anche della galleria che metteva in comunicazione Cuma con la zona del lago Averno.

All’interno della Crypta si svolgevano riti dedicati a Mitra Tauroctono come si evince da un bassorilievo raffigurante la divinità tra il Sole e la Luna, datato tra il III e il IV sec. d. C. In contemporanea pare si svolgessero anche riti fallici notturni dedicati al dio Priapo dove vi si recavano giovani ragazze. I riti di Mitra furono poi sostituiti da quelli cristiani, almeno in apparenza. Petrarca e i registri angioini testimoniano, infatti, il culto alla Madonna Odigitria, affrescata nella Crypta, cui seguì la costruzione della chiesa di S. Maria di Piedigrotta proprio all’ingresso della Crypta e dove oggi vi si recano le partorienti.

La Crypta è stata in uso fino agli inizi del ‘900. L’aspetto che mostra oggi non è quello originario. Lavori vi furono eseguiti da Alfonso V d’Aragona e da altri regnanti. Nel 1548 Don Pedro di Toledo la fece allargare, nel 1748 Carlo di Borbone la consolidò, mentre nell’800 Giuseppe Bonaparte la dotò di un sistema di illuminazione con lampade ad olio. Don Pedro d’Aragona vi fece costruire una cappella dedicata a S. Maria della Grotta, anche se questo non impedì lo svolgersi ancora dei riti fallici, tanto che dovette intervenire il vescovo di Pozzuoli a istituire un servizio di vigilanza.

Tomba di Virgilio

Accanto alla Crypta c’è un monumento funerario posto a un livello più alto di quello antico raggiungibile attraverso una stretta scala in tufo: è la tomba che la tradizione attribuisce a Virgilio, senza però nessuna prova certa.

La struttura, datata al I sec. a. C., è in opera cementizia e presenta una pianta quadrangolare su cui s’innesta un tamburo cilindrico. All’interno sulle pareti ci sono dieci nicchie che dovevano ospitare le urne funerarie e due feritoie illuminano il tutto.

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