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Napoli: Parco Archeologico del Pausilypon

Parco Archeologico del Pausilypon a Napoli

Il Parco Archeologico del Pausilypon a Napoli

Pausylipon in greco significa “riposo dagli affanni”, e chi vi arriva oggi e si guarda intorno beandosi della vista, capisce il perché. E’ facile quindi intuire perché in età romana i più facoltosi decisero di costruire qui, proprio sulla collina di Posillipo, le loro ville d’otium. Il personaggio più controverso e discusso, oltre che smodatamente ricco, fu Publio Vedio Pollione.

Questi aveva origini libertine, ma ciò non gli impedì di rivestire la carica equestre mentre combatteva al fianco di Ottaviano durante la guerra civile. E benché fosse solo un cavaliere, dopo Azio, divenne governatore della ricca provincia d’Asia per riorganizzare la tassazione, accumulando lì, forse non proprio in modo lecito, le sue famose ricchezze che tra l’altro gli provenivano anche da alcuni possedimenti a Benevento.

Si fece costruire a Napoli una meravigliosa villa, dove ospitò lo stesso Augusto. Narrano fonti come Cassio Dione e Plinio il Vecchio che Augusto, mentre era ospite di Pollione proprio al Pausilypon ebbe modo di assistere alla triste scena del cavaliere che voleva dare in pasto alle murene uno schiavo solo perché aveva mandato in frantumi una preziosa coppa.

L’imperatore riuscì a salvare il servo, ma l’accaduto lo allontanò per sempre da Pollione. Il cavaliere alla sua morte dichiarò l’imperatore erede di tutti i suoi beni e quindi anche della villa napoletana. A questa si arrivava attraverso la cosiddetta Grotta di Seiano che univa Coroglio alla Baia di Trentaremi.

La galleria fu probabilmente costruita da Lucio Cocceio Aucto, non nuovo a opere simili in zona, ma prende il nome dal prefetto del pretorio di Tiberio che la restaurò nel I sec. d. C. cui seguirono altri lavori nel IV sec. d. C. Durante la seconda guerra mondiale, la grotta divenne rifugio antiaereo per gli abitanti della zona di Bagnoli che lasciarono lungo le pareti segni cruciformi.

Negli anni ’50 delle frane ne causarono la chiusura cui seguirono circa trenta anni di abbandono che videro la fine solo con i lavori per il G7 che ospitò a Napoli i potenti della Terra.

La grotta era dotata anche di tre cunicoli che nella parte terminale del percorso assicuravano aria e luce. Uno di questi cunicoli è visitabile e conduce a un belvedere. Dopo aver percorso circa 770 metri in penombra, all’uscita della grotta s’incontravano il teatro e l’odeion, dove anche Virgilio avrà recitato i versi delle sue celebri opere.

L’architettura della villa di Pollione si adattava perfettamente all’armonia dei luoghi, senza stravolgerli, dividendosi così in più nuclei secondo lo schema di abitazioni già presenti nei Campi Flegrei e che saranno da modello alla Villa di Adriano a Tivoli. Nella parte alta della collina si trovava la pars publica con il teatro e l’odeion. Il primo fu costruito sfruttando il naturale pendio del terreno e aprendo la cavea verso sud, alla greca cioè.

I posti a sedere erano circa 2000. L’orchestra era in marmo e al centro si può ancora vedere una natatio con fontana che serviva per i giochi d’acqua. A ovest si può vedere quello che resta di un ninfeo o di un piccolo stadio. La villa era dotata anche di numerose stanze di rappresentanza, insieme a strutture portuali che oggi fanno parte del Parco Sommerso della Gaiola.

E poi ancora terme, di cui si è ritrovato il calidarium, e quartieri di servizio. In epoca tardo – antica il sito fu abbandonato, la villa fu ricoperta da una folta vegetazione, e le strutture prossime al mare si inabissarono a causa del bradisismo.

I primi scavi si ebbero nel 1820, ma è nel 1840 durante la costruzione delle rampe di Coroglio, i cui lavori si fermarono un anno dopo a causa della friabilità della pozzolana, che fu scoperto l’ingresso alla Grotta di Seiano, ma furono scoperti anche il teatro, l’odeion e una bella statua di Nereide su Pistrice.

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