Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Nola, capanne dell’età del Bronzo: foto

Nola, capanne del bronzo

Nola, capanne del bronzo

Il villaggio di capanne dell’età del Bronzo a Nola

Il territorio di Nola fu abitato fin dalla preistoria come evidenziato dai numerosi ritrovamenti archeologici. Il periodo più importante di questa zona della Campania può essere facilmente collocato tra il VI e il V sec. a. C., quando i Sanniti, aggregandosi alle popolazioni autoctone, diedero vita a un importante centro sia politico sia culturale. Sfruttando la vicinanza dell’importante scalo commerciale di Pompei, l’importanza di Nola crebbe ancora di più e si unì in una confederazione di cui faceva parte anche la città di Avella. Nola dovette poi arrendersi a Roma nel 312 a. C., durante la seconda guerra sannitica. La storia parla nuovamente di Nola quando nel 73 a. C. vi arriva Spartaco con i suoi ribelli che sceglie la città come base per la rappresaglia contro Roma. In età imperiale Nola continua a essere una delle più importanti città dell’entroterra campano, ma già alla fine del I sec. d. C., numerosi abitanti scelsero di abbandonare la zona a causa dell’impaludamento dei terreni e dell’eruzione del Vesuvio del 79 d. C.

La scoperta più importante di Nola è senza dubbio quella di un villaggio preistorico del Bronzo Antico (XIX-XVII sec. a. C.), sito in Via Polveriera, e ritornato alla luce in maniera fortuita, grazie alla costruzione di un supermercato. Il villaggio fu distrutto dall’eruzione del Vesuvio detta delle Pomici di Avellino, l’eruzione pliniana più distruttiva insieme a quella che interessò Pompei ed Ercolano. Come l’eruzione più famosa, questa preistorica fu interessata da una prima fase esplosiva con la formazione di una colonna di gas e materiale vulcanico, che poi collassò sviluppando una serie di flussi piroclastici che distrussero tutto quello che si trovava nell’area di 2.000 chilometri. Poco dopo l’eruzione, che durò dodici ore, il villaggio di Nola fu investito da un fiume di fango che sigillò ulteriormente l’area, le capanne e gli oggetti che si trovavano al loro interno.

Lo scavo ha messo in luce tre grandi capanne orientate verso Nord-Ovest dalla forma a ferro di cavallo con ingresso su uno dei lati lunghi. La struttura delle abitazioni era costituita da paletti di legno ricoperti da fasciami di giunchi o paglia impermeabilizzati dall’argilla. Una delle tre capanne è più grande, anche se di poco, delle altre due. In una di queste furono rinvenuti piatti, vasi e un piccolo forno poi distrutto per l’azione di vandali che nel 2002 entrarono indisturbati nel sito. Nella capanna più grande fu costruito un ammezzato cui si accedeva attraverso una scala di legno di cui si sono trovati i segni lungo una delle pareti. In tutte le capanne la zona di fondo serviva come deposito di vasi con derrate alimentari, mentre la zona centrale con il focolare era quella abitabile. Le tre capanne facevano sicuramente parte di un villaggio più ampio, costituito da circa una decina di capanne collegate tra loro da percorsi in lapillo e pietra. Il villaggio era dotato anche di recinti dove vivevano pecore e maiali. Negli spazi tra le capanne ritrovati anche rifiuti organici che lasciano pensare a una scarsa propensione all’igiene.

Altri ritrovamenti importanti sono gli scheletri di un cane, di una lucertola e di un topo all’interno di una delle capanne, mentre scheletri umani non sono stati ritrovati perché forse gli abitanti del villaggio cercarono rifugio altrove. Da segnalare anche un copricapo formato da placche e lamine di osso, forse segno distintivo di un capotribù e una gabbia in argilla e legno con gli scheletri di nove capre gravide.

Il sito di Nola è unico nel suo genere perché ha permesso non solo il ritrovamento delle capanne, ma anche di poter capire l’organizzazione di un villaggio dell’età del Bronzo. Ed è per questo che gli archeologi sperano nel proseguo degli scavi, nella quasi certezza di nuove importanti scoperte. Da ricordare, infatti, la scoperta poco lontano, in località Masseria Rossa,di un altro villaggio, forse costruito da quanti tornarono in zona dopo l’eruzione.

Galleria fotografica sulle capanne dell’età del Bronzo di Nola

Questa galleria fotografica è particolarmente ricca vista l’importanza del sito di Via Polveriera. E’ possibile, quindi, prendere visione dell’area a oggi scavata con gli archeologi al lavoro intorno alle capanne perfettamente visibili nella loro forma a ferro di cavallo. Inoltre, è possibile capire com’era fatto un forno dell’età preistorica, con un piccolo vaso ancora davanti ad esso. Purtroppo, del forno in questione non è rimasta traccia, essendo questo stato distrutto da vandali. La fotografia allora è doppiamente importante.

Link alle immagini sulle capanne dell’età del Bronzo di Nola.

www.archart.it/italia/campania/provincia-Napoli/Nola-capanne/index.html

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*