Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Notte dei Musei: 15 maggio visite archeologiche sotto le stelle

Notte dei Musei

Per il secondo anno l’Italia partecipa alla “Notte dei Musei”, da tempo celebrata a livello europeo ma in passato “snobbata”, per così dire, dal nostro paese per la miope politica dei Beni culturali che allora era limitata alla conservazione e tutela e non prevedeva iniziative promozionali e di visibilità come questa apertura notturna gratuita dalle ore 20 alle 2 del mattino per il 15 maggio.

Apertura inconsueta con nuovi scorci e visioni suggestive, per cui resterà viva nella memoria dei visitatori che vorranno accedere alle Aree Archeologiche e Musei Statali aperti al pubblico con notevole sforzo organizzativo e impegno del personale.

Tra l’altro si potrà verificare un fattore importante come l’illuminazione, la nuova attrattiva degli Scavi di Pompei nei quali saranno possibili visite notturne grazie al nuovo impianto realizzato nel programma di rilancio “PonpeiViva”, recupero dal degrado di un’area che rappresenta una delle più grandi vetrine sul mondo della nostra archeologia con l’apertura anche di due nuove spettacolari Domus e a un’intensa attività promozionale sostenuta dalle forme più moderne di comunicazione.

A queste si è fatto ricorso anche per questa come per le altre iniziative promozionali del Ministero per i beni e le Attività Culturali, è appena il caso di ricordare quelle per la “Festa degli Innamorati” del 14 febbraio scorso, “paghi uno e prendi due” con un biglietto a coppia, per la “Festa della donna”, anticipata e raddoppiata al week end 6-7 marzo con ingresso libero per il gentil sesso, fino alla “Settimana della cultura”, dieci giorni di ingresso libero, e al 1° maggio al prezzo di un solo euro. Ora ”La notte dei musei”, con la gratuità della visita notturna che ci porta al livello europeo ma con tanto in più da mostrare con i tesori unici al mondo di cui disponiamo..

Le iniziative promozionali e la comunicazione

Continua, quindi, l’impegno promozionale che cerca ogni occasione, siamo tentati di dire ogni pretesto, per aprire al grande pubblico i giacimenti culturali del paese. La politica ci ha abituati a programmi tanto più roboanti quanto più vuoti di contenuto, e soprattutto di un seguito operativo; il “vaste programme” della celebre battuta di De Gaulle è sempre dietro l’angolo.

Sandro Bondi, nell’assumere la responsabilità del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha fatto anche lui un programma, ma non il “vaste programme” gollista. Alla strategia enunciata, passare dalla conservazione alla valorizzazione, ha dato subito gambe e testa, quelle di un manager del settore dei beni di largo consumo, di riconosciuta competenza e ottimi risultati e il mandato di rivoluzionare il settore in senso manageriale; non mortificando le elevate competenze specialistiche ma utilizzandole con uno spirito nuovo e con l’approccio dinamico necessario a un settore vitale per il nostro paese aperto alla concorrenza sempre più aspra per accaparrarsi i flussi turistici.

Di qui le iniziative promozionali sopra ricordate, di qui l’utilizzo della comunicazione con estrema attenzione alle forma più moderne, da Facebook a Twitter, fino ai capillari Bancomat dei grandi istituti di credito in collaborazione con il dipartimento tecnologico del Ministero per la funzione pubblica, che ha attivato le cosiddette Reti amiche, mobilitando anche, naturalmente, i media e siti più visti, televisione in primo luogo, con spot e loghi inediti di particolare efficacia.

Non si capirebbe fino in fondo il significato di queste iniziative se non si considerasse la strategia del Ministro e del direttore generale Resca: la promozione mira ad accrescere la conoscenza con il numero dei visitatori, perché “qualche volta ritornano”, o forse lo fanno sempre; e comunque, a prescindere dall’apporto economico, c’è la maturazione culturale e quindi la crescita civile che viene perseguita con coerenza, considerando che l’una non esclude l’altra, come si pensava in passato isolando pudicamente la cultura dall’economia temendo che potesse esserne contaminata.

Si è capito che per l’Italia, almeno in potenza, la cultura – intesa come Beni e Attività culturali da offrire ai “consumatori” interessati italiani e stranieri – è il più grande settore produttivo, non delocalizzabile né soggetto a imitazioni e dumping, quindi da promuovere con ogni sforzo. E il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che volle unirsi al ministro Sandro Bondi nell’insediare il direttore generale Mario Resca – un fatto senza precedenti per marcarne il ruolo e l’importanza nell’azione del governo – pose l’obiettivo di raddoppiare dal 10 al 20% l’apporto del turismo sul prodotto interno lordo. E questo si può fare attraverso il richiamo dei beni culturali, considerato che il 50% delle motivazioni turistiche in Europa ha la sua matrice nella cultura.

Aree, musei e siti archeologici nella Notte dei Musei

Richiamati alcuni punti essenziali della strategia che sottende queste iniziative, passiamo ad indicarne i contenuti principali, con una carrellata sulle Aree e musei archeologici che, in alcune regioni, fanno la parte del leone rispetto ai musei tradizionali; anche questi segnaleremo..

Seguiamo l’ordine alfabetico delle regioni, per una più rapida consultazione, evidenziando i siti del primo tipo nel vasto programma del Ministero. Non ci sono quelle autonome, la Sicilia in testa..

L’Abruzzo inizia con 3 siti, due a Chieti (Villa Frigeri e il museo archeologico con il castello Piccolomini), una a Teramo (il museo archeologico di Campli per Campovalano).

Viene poi la Basilicata con 1 museo archeologico, quello di Potenza.

Mentre la Calabria ne ha ben 13 tra aree, musei e parchi archeologici, in tutte le province, da Reggio Calabria e Catanzaro, da Cosenza a Crotone e Vibo Valentia.

Pochi meno in Campania, 10 tra Napoli e Caserta, Avellino e Benevento.

In Emilia 2 musei archeologici nazionali, a Ferrara e Parma.

Lo stesso numero di 2 in Friuli-Venezia Giulia, entrambi a Udine.

Il Lazio va in testa nel numero dei musei e siti archeologici, domus e necropoli, con 14, metà a Roma e metà a Viterbo.

Nessuno in Lombardia e in Piemonte, solo 1 in Liguria a Sirmione, Brescia.

Le Marche ne hanno 2, ad Ancona e Ascoli Piceno; mentre il Molise 4, di cui 3 a Campobasso, 1 a Isernia.

Nella Puglia 10 come in Campania,, di cui 4 a Bari e 2 ciascuno a Brindisi, Foggia e Taranto.

In Sardegna ve ne sono 4, 2 a Sassari e 1 a Cagliari e Nuoro.

La Toscana segue con lo stesso numero di 4, a Firenze e Siena, Arezzo e Prato..

Non delude l’Umbria, con 7 tra musei e necropoli, ipogei e teatri, di cui 4 a Perugia e3 a Terni.

E neppure il Veneto, ne ha 5 di cui 3 a Venezia, e 2 a Rovigo.

I musei non archeologici per la visita del 15 maggio ore 20 pm-2am

Cominciando di nuovo dall’Abruzzo ne troviamo 4, di cui 2 a Pescara , uno a L’Aquila e Chieti.

In Basilicata 1 come per l’archeologia, ma questa volta a Matera

La Calabria ne ha meno di un terzo dei primi, 4 di cui 3 a Cosenza e 1 a Crotone.

Invece la Campania supera di molto il già alto numero di luoghi per l’archeologia, i musei sono 16, di cui 7 a Napoli e 3 ad Avellino e a Salerno, 2 a Caserta ed 1 a Benevento. Sono compresi il Castello di Sant’Elmo e il Museo di Capodimonte, il Palazzo reale di Napoli e . la Reggia di Caserta..

Ben 20 in Emilia, di cui 6 a Parma e a Ravenna, 3 a Ferrara e 2 a Bologna e Modena.

Il Friuli-Venezia Giulia ne ha 2 come per l’archeologia, ma a Trieste.

Supera l’Emilia il Lazio con 23 musei, oltre ai 14 archeologici, 19 a Roma, e 3 a Viterbo.

La Liguria ha 3 musei a Genova rispetto al solo museo archeologico di Sirmione.

Di nuovo la Lombardia delude, solo 1 museo a Mantova, non ne aveva alcuno archeologico..

Invece il Piemonte, assente nell’archeologia, ha 12 musei, di cui 8 a Torino, 3 a Cuneo, 1 ad Alessandria.

La Puglia supera nei musei in generale quelli già numerosi dell’archeologia, con 11, di cui 9 a Bari e 1 a Brindisi e Lecce.

Con 3 musei la Sardegna è poco al di sotto dell’archeologia, 2 a Sassari e 1 a Olbia-Tempio Pausania.

Il quadruplo dei luoghi archeologici il numero dei musei in Toscana, 16, distribuiti tra le province, 5 a Firenze, e 3 a Pisa, 2 a Lucca e Livorno, gli altri ad Arezzo e Prato, Pistoia e Siena.

L’Umbria con 5 musei, tutti a Perugia, è poco al di sotto come numero dei luoghi di archeologia,

Infine il Veneto ne ha 4, di cui 3 a Venezia e 1 a Padova.

Un quadro d’insieme dell’offerta notturna museale e non solo

Il quadro dei musei e siti archeologici riguarda solo quelli statali dei quali è stata data la disponibilità all’apertura nella notte del 15 maggio 2010, nel programma diffuso dal Ministero dieci giorni prima, per cui non intende esaurire la dotazione museale ed archeologica delle regioni, nelle quali mancano quelle autonome, soprattutto la Sicilia ricca di siti archeologici.

Può avere il valore di un sondaggio, parziale ma significativo, e un altro merito di queste manifestazioni è di aprire una finestra sulla realtà del paese, sui giacimenti culturali e l’offerta che è possibile farne al pubblico.

Nel nostro campione, per l’archeologia le aperture della notte del 15 maggio, che ci risultano, riguardano 45 siti al sud pari al 55%, 27 al centro pari al 33% e 10 al nord corrispondenti al 12%. Per gli altri musei e luoghi non archeologici il nord affianca il sud con poco meno di 40 musei ciascuno, pari al 36-37%, mentre il centro ne ha 28 che corrispondono al 27%. In totale i musei e siti archeologici e di altro tipo aperti secondo il programma distribuito dal MiBAC sono 84 al sud pari al 45% del totale, 55 al centro pari al 29% e 48 al nord che corrispondono al 29%.

Salvo errori ed omissioni possibili nella nostra rapida cronaca, il quadro numerico è questo. Il quadro storico e artistico è molto ricco e variegato, più di quanto dicano le cifre. Ed è anche più ricca e variegata l’offerta complessiva.

Oltre alle aperture mussali sono previsti tanti eventi ad esse correlati, ce n’è un elenco molto ampio che comprende, a parte le visite guidate, concerti e rievocazioni, suggestioni notturne e presentazioni, con titoli anche accattivanti. Spigolando troviamo il “bacio di mezzanotte” a Trieste, “si conosce solo ciò che si ama” a Roma, “Villa Adriana al chiaro di luna e la sua storia… mai finita” a Tivoli, “Ben venga maggio, Stellata di maggio, astri miti e armonie” a Roncoferraro di Mantova; per non parlare di “illuminati con i sensi” a Pavia ed “epiche prospettive del mito” a Varese, e siamo nella Lombardia meno presente come numero di musei aperti. E che dire dei “suoni del silenzio” e “mira et magica” a Perugia, fino a “sulle note del passato” a Venezia?

Questa carrellata, iniziata con la ricognizione forse pedante delle aperture regione per regione nelle due categorie di musei archeologici e non, che ha poi toccato una serie di eventi correlati, si conclude dando conto delle straordinarie offerte in diverse regioni e città, citiamo tra tutte la Campania e a Roma.

Campania Artecard, già sperimentata nella “Settimana della Cultura”, apre a manifestazioni-evento particolari, tra le quali l’apertura notturna degli scavi di Pompei con la nuova illuminazione, c’è anche un attraente “Invito a Palazzo” Reale di Napoli.

A Roma c’è una mobilitazione totale che impegna oltre al Ministero per i Beni e le Attività Culturali anche le istituzioni cittadine che aprono tutti i siti civici. L’iniziativa è stata lanciata, significativamente insieme, dal sottosegretario del MiBAC Francesco Maria Giro e dall’assessore alla cultura del Comune Umberto Croppi con il sovrintendente Umberto Broccoli. Tanta solennità giustificata dall’apertura gratuita oltre ai siti e musei statali e civici, anche dei musei privati e case di cultura, chiese e palazzi storici di Roma, per un totale di 80 spazi cultural.

A questa mobilitazione partecipano le accademie culturali degli altri paesi, europei e dell’America e non è possibile stare dietro alle loro iniziative. Ma il botto finale è data dall’apertura gratuita di tutte le mostre d’arte, cosa molto rara perché affrontano ingenti costi di allestimento e assicurazione; e di particolare interesse trattandosi di un periodo che vede grandi esposizioni, da Caravaggio agli impressionisti, da de Chirico a Hopper, e, per l’antichità “l’Arte Greca a Roma” ai Musei Capitolini e “Machina, Tecnologia dell’Antica Roma” al Museo della Civiltà Romana.

L’unico rammarico è che quest’overdose si esaurisce in una notte, ma forse le cose più belle sono quelle che durano poco. Non si fa spesso riferimento all’“espace d’un matin”? Da ora in poi si potrà chiudere il cerchio della giornata, resterà proverbiale anche lo “spazio di una notte”.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*