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Numismatica: introduzione

Numismatica

La numismatica (dal greco nomisma=moneta) è la disciplina che studia le monete, piccoli oggetti metallici che sono stati fusi, pesati, che hanno ricevuto un’impronta e che sono stati messi in circolazione da una autorità pubblica, nel rispetto della legge che ne garantisce il loro potere d’acquisto.

Origini della moneta

Da sempre l’uomo si trovò a far fronte al problema del reperimento delle risorse necessarie alla sopravvivenza e, in principio, egli usò le eccedenze di produzione come strumento di scambio (baratto). Inizialmente, gli scambi non miravano a realizzare un profitto ma a coprire necessità fondamentali.

Con il passaggio ad una vita sedentaria, lo scambio di prodotti cominciò ad apparire meno pratico e si sentì la necessità di mezzi di scambio più durevoli, divisibili, accumulabili e accettati universalmente. Il metallo era la soluzione ideale. Le prime testimonianze, riguardanti l’uso della moneta, provengono dall’oriente dove sono ricordati pagamenti, stipendi, prestiti. Il metallo acquisì una forma definita e quella più diffusa fu il lingotto a forma di pelle conciata di bue. L’obolos, una barra di ferro simile ad uno spiedo, deve essere stato il precursore della moneta.

Secondo Erodoto e Senofane la nascita della moneta viene attribuita a Creso re di Lidia che coniò un “lingotto” di elettro. Da qui la moneta passò ai Greci della Ionia e ai popoli del Mediterraneo occidentale.

Tecniche di coniazione


Procedimento di coniazione

Quasi tutte le monete antiche sono state realizzate con la tecnica della coniazione. Essa avveniva battendo il metallo tra due coni, il conio di diritto fissato stabilmente all’incudine, mentre il conio di rovescio era sistemato su un punzone mobile. L’artigiano poneva il conio incandescente tra i due coni, mentre un altro batteva con il martello. In questo modo veniva impressa al tondello la sua forma finale.

La fusione è una tecnica utilizzata piuttosto tardi nella produzione delle monete antiche. Consisteva nel versare il metallo, allo stato liquido, negli stampi: due lastre con cavità di dimensioni prestabilite recavano l’immagine del diritto e del rovescio in incavo.

Incisori

Le monete si sono ben presto evolute: da semplici mezzi di transazione commerciale ad oggetti dotati di valore artistico. Nell’Italia meridionale, tra V e IV secolo a. C., alcuni incisori firmano le loro opere: Euaneitos e Cimone di Siracusa.

Contromarche

In tempo di recessione economica o di mancanza di materia prima, l’autorità emittente poteva contromarcare le proprie monete, attribuendo loro un valore maggiore, oppure poteva utilizzare monete di una zecca diversa dalla propria dando loro un corso legale entro i confini del proprio stato. A volte erano utilizzate monete già coniate, imprimendo su di esse nuovi tipi iconografici.


La famosa stele del Malleator intento al conio di monete, Museo Archeologico Nazionale di Chieti

Immagini principali o tipi

La presenza di una o più immagini, accompagnate spesso da una leggenda, è la componente più importante sia del documento monetale antico che moderno. Le monete sono espressione di un linguaggio simbolico ed immediato, che deve essere compreso al di là di qualsiasi confine geografico. Le immagini, che compaiono all’inizio sulle monete, sono molto semplici e caratteristiche di ogni comunità; inizialmente l’immagine della divinità viene proposta in termini simbolici, mediante la rappresentazione di animali o piante sacre o con accenni al mito e alle leggende.

Successivamente, intorno al VI secolo a. C., si registra un ampliamento della funzione comunicativa della moneta, con l’estensione del messaggio anche sul rovescio, in un rapporto complementare tra il dio e il suo attributo: la città di Atene si fa rappresentare da Atena Parthenos e dall’emblema della civetta, Naxos dal dio Dioniso e dal grappolo d’uva, Caulonia dal dio Apollo accompagnato dalla cerva.

L’identità del personaggio è assicurata da elementi che permettono di riconoscerlo senza possibilità di errore: Atena indossa l’elmo con cimiero, Zeus è barbuto e coronato di alloro. Queste immagini prendono il nome di tipi o immagini principali.

Immagini secondarie o simboli

Le immagini secondarie o simboli si associano a quelle principali per esprimere qualità o funzione del soggetto che rappresentano. Possono trovarsi anche sul rovescio della moneta.

foglia
è nota come l’iconografia di Apollo e spesso l’incisore disegna, accanto alla testa del dio, una o più foglie oppure pone nelle sue mani un’intera pianta di alloro.

tridente
prerogativa del dio Poseidon, è spesso rappresentato come un corto scettro fornito di rebbi e ornato alla base da un fiore di loto o da ali. Simboleggia sia il dominio sul mare, ma anche il possesso e il governo sul territorio.

conchiglia
caratteristica delle divinità femminili, la conchiglia è immagine emblematica dell’utero materno che contiene la nuova vita; simboleggia la rinascita nello spirito e quella dopo la morte. Compare sulle monete di Cuma e Messana.

Unità di valore della moneta

  • Dracma
    il termine vuol dire “manciata” e indica la quantità che si può racchiudere in un pugno ed è il nome più comune dell’unità monetaria di diversi sistemi greci.
  • Obolo
    è la sesta parte della dracma e indica l’utensile che serviva per distribuire le carni sacrificali.
  • Litra
    è l’unità monetale della monetazione di bronzo.
  • Mina
    equivale a 100 dracme.
  • Nomos-numos
    indica la moneta di 8,40 gr.
  • Siglo
    termine con cui viene indicata la moneta persiana di 5, 60 gr.
  • Statere
    è il doppio della dracma eubolico-attica. Il termine indicava originariamente il peso che mette i due piatti della bilancia in equilibrio.

Sistema monetale

La dracma è l’unità base per la monetazione d’argento. I suoi multipli sono: il didrammo= 2 dracme; tridrammo= 3 dracme; tetradrammo= 4 dracme; ottodrammo= 8 dracme; decadrammo= dieci dracme.

I suoi sottomultipli sono: L’obolo= 1/6 di dracma; diobolo=1/3 di dracma; l’emiobolo= ½ obolo; il tremiobolo= ¼ di obolo.

Nomi delle monete

Le monete di alcune delle città più importanti sono ricordate dalle fonti con i nomi che derivano dall’immagine impressa al diritto o al rovescio della moneta. Ciò evidenzia il valore comunicativo dell’immagine monetale che, talvolta, supera la stessa legenda.

I tetradrammi di Atene, per esempio, sono definiti Parthenoi (vergini) e Glaukes (civette) in relazione alle immagini che corrono sul diritto e sul rovescio della moneta. Gli stateri di Corinto vengono chiamati Pegasi, in relazione al cavallo alato che compare sulle monete mentre le monete di Egina Chelone (tartaruga) per l’immagine di questo animale sul diritto della moneta.

Alcune valute erano conosciute con il nome del sovrano emittente. Le monete d’oro di Creso vengono chiamate Croiseioi Stateres, le monete di Filippo II di Macedonia sono definite Dareikeoi Philippeioi, quelle di Alessandro Magno Alexandreion nomisma.

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