Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Olimpia: tempio di Zeus

Il tempio di Zeus a Olimpia

Il tempio di Zeus ad Olimpia (città dell’Elide/Peloponneso, a ovest della capitale Pisa) è uno degli esempi più caratteristici dello stile dorico, che nel V secolo a.C. in Grecia aveva ormai raggiunto la piena maturità. La costruzione durò circa 15 anni, dal 472-471 al 456 a.C.; l’architetto Libon di Elide è citato da Pausania come ideatore del progetto.

Il tempio (i verbi sono al presente, ma ovviamente si riferiscono all’aspetto originario del tempio, del quale restano oggi in piedi solo rocchi di alcune colonne) periptero è formato da 6×13 colonne doriche, poggia su una crepidine alta circa 3 metri, i gradini sono davvero alti, l’ultimo misura 0,56 m; l’accesso sul lato principale avviene da una rampa posta centralmente. All’interno si hanno 2 colonne in antis sia nel pronao sia nell’opistodomo. Due file di 7 colonne doriche dividono la cella in tre navate.


I rocchi di colonne rovinati a terra dopo il crollo

tempio di zeus a olimpia
Ricostruzione ottocentesca

L’edificio fu costruito in calcare, con rivestimenti in stucco dipinto di bianco, nero, blu e rosso (in particolare le colonne e i muri della cella erano bianchi; i gocciolatoi e i triglifi erano rossi e azzurri). Le tegole che coprivano il tetto erano in marmo e terminavano sui lati lunghi con protomi leonine; sempre in marmo (pario) sono i frontoni e le metope conservati al Museo di Olimpia.

Olimpia: tempio di Zeus
Pianta del tempio

Olimpia: tempio di Zeus
Ricostruzione del tempio

Il complesso scultoreo del tempio

Oltre alle 51 protomi leonine nelle gronde del tetto (che iniziarono ad essere sostituite già dal IV sec.) il complesso scultoreo del tempio è formato da:

  • Le 12 metope sui fregi del pronaos e dell’opistodomos con le fatiche di Ercole, eroe della stirpe dorica e fondatore dei giochi olimpici;
  • Le 21 statue del frontone occidentale;
  • Le 21 figure del frontone orientale.

Alcune di queste sculture avevano una decorazione policroma e un rivestimento in bronzo ormai perduta. Sia la decorazione delle metope che quella dei frontoni è comunemente attribuita al grande Maestro di Olimpia, le opere sono di altissima qualità inseribili tra le più alte testimonianze dello stile severo. Tuttavia le fonti (Pausania, V, 10, 8) assegnavano la realizzazione del frontone orientale a Paionios, quella del lato occidentale ad Alkamenes; alcuni studiosi continuano ad appoggiare questa seconda attribuzione, invece per quanto riguarda Paionios è stato accertato l’errore del famoso periegeta.

Le metope

La disposizione delle metope con le imprese di Eracle era la seguente:

lato est (6 metope del fregio del pronao)

  • Cinghiale di Erimanto
  • Cavalle di Diomede
  • Gerione
  • Pomi delle Esperidi
  • Cerbero
  • Stalle di Augia

lato ovest (6 metope del fregio dell’opistodomo)

  • Leone Nemeo
  • Hydra
  • Uccelli stinfalidi
  • Toro cretese
  • Cerva cerinitide
  • Amazzoni 


Toro Cretese

La metopa rappresenta la lotta di Eracle e del toro cretese, emerge con forza un contrasto avvincente e lo slancio dinamico dei due corpi in movimento.


Pomi delle Esperidi

Si tratta di una delle ultime fatiche di Ercole; giunto in Africa ottiene da Atlante i Pomi delle Esperidi. La metopa raffigura proprio il momento della consegna, l’eroe è posto al centro mentre sostiene la volta del cielo in sostituzione di Atlante, impegnato a donargli i tre pomi, che hanno il potere di rendere immortali. Alle spalle di Eracle la dea Atena (invisibile) solleva la mano sinistra per aiutare il suo prediletto in una delle sue imprese più faticose.

Il ciclo metopale nel riprodurre le 12 fatiche ripercorre i momenti più importanti della vita dell’eroe, dalla giovinezza alla maturità impegnato senza sosta a portare a termine imprese difficili, con il solo conforto delle vittorie ottenute a sostegno della sua grandezza. Il viso da adolescente, giovane e fresco, della sua prima avventura (la lotta con il leone nemeo) lascia il posto a un uomo maturo con le tempie incavate che porta a termine le fatiche di ordine cosmico. La presenza costante e attenta di Atena ne garantisce l’esito positivo, che ha come scopo ultimo l’immortalità di Eracle.

I frontoni

Le statue a tutto tondo che costituivano i frontoni orientale e occidentale del tempio sono esposti al pubblico nel Museo di Olimpia (insieme alle metope, alla Nike di Paionios e ad altri reperti dell’area archeologica), lasciano immaginare la bellezza e la maestosità del complesso scultoreo a coronamento di un edificio che pare fosse alto circa 20 metri.

Frontone orientale

Il mito scelto dal Maestro di Olimpia per ornare il frontone est è narrato da Pindaro nella I Olimpica: la gara di Pelope e Oinomaos. Riassumiamola brevemente per comprendere la disposizione delle figure.

Oinomaos era il tiranno-re di Pisa e aveva saputo da un oracolo che sarebbe stato ucciso dal futuro sposo della figlia Ippodamia. Per tale motivo aveva studiato uno stratagemma: avrebbe concesso la mano della ragazza solo se il pretendente “di turno” lo avesse battuto in una corsa di carri che si sarebbe svolta da Olimpia all’altare di Poseidone sull’Istmo di Corinto. Durante la gara però si faceva superare dall’avversario per avere l’opportunità di colpirlo alle spalle con una lancia e poter avere salva la vita. Ma un giorno Pelope chiese al re la mano di Ippodamia, secondo la versione di Pindaro lui riuscì a battere Oinomaos perché i cavalli donatigli da Poseidone erano ben più veloci di quelli che il padre di Ippodamia ricevette da Ares. Altre fonti invece parlano della corruzione di Myrtilos, l’auriga di Oinomaos, che avrebbe sabotato il carro del re, quest’ultimo durante la corsa cadendo sarebbe morto; ottenuto lo scopo Pelope avrebbe ucciso Myrtilos.

Nel frontone la versione rappresentata è quella di Pindaro. Le figure sdraiate alle due estremità contestualizzano la scena, sono i fiumi di Olimpia: l’Alpheios e il Kladeios; ci troviamo vicino al santuario di Zeus. Lo stesso dio è posto al centro della scena, riconoscibile dal fulmine nella mano sinistra, mentre assiste ai sacrifici compiuti dai contendenti prima della gara.


Ricostruzione del frontone orientale

Per le altre figure molte sono state le interpretazioni proposte, la più probabile è questa (i personaggi sono da sinistra verso destra nel disegno):

  • Alpheios
  • indovino
  • auriga
  • quadriga
  • Myrtilos
  • Oinomaos e Sterope
  • Zeus
  • Pelope e Ippodamia
  • ancella
  • quadriga
  • indovino
  • fanciullo
  • Kladeios

La scena è molto statica, quasi in attesa drammatica che avvenga la corsa dei carri; le statue dei protagonisti (Oinomaos e la regina Sterope, Pelope e Ippodamia) sono ben separate tra loro come chiuse nel loro angosciante e intimo raccoglimento.


Particolare del frontone orientale

Frontone occidentale

Il frontone occidentale del tempio di Zeus ad Olimpia raffigura uno dei temi tipici tra i complessi scultorei dell’architettura classica: una centauromachia (lo scontro tra i Centauri e i Lapiti alle nozze di Peirithoos). Al centro della scena abbastanza concitata vi è il dio Apollo, alla sua sinistra troviamo organizzati in gruppi:

  • Teseo in lotta con un centauro, che stringe fra le zampe anteriori una lapitessa;
  • Un centauro che morde a un braccio un lapita;
  • Una lapitessa tenta di sfuggire a un centauro trafitto da un lapita.

 

Alla destra di Apollo riconosciamo:

  • Peirithoos, che in un gesto simile a quello di Teseo tenta di colpire il centauro Eurytion, rapitore di Deidamia;
  • Lotta tra un centauro e un lapita;
  • Una lapitessa tenta di sottrarsi ad un centauro ferito da un lapita

Alle due estremità del frontone troviamo due lapitesse, una giovane e una anziana (rimane solo quella dell’angolo destro). La composizione è abbastanza simmetrica, articolata per gruppi in movimento, con l’unico punto fermo di Apollo.


Particolare della testa di Apollo

A differenza della testa di Zeus andata perduta, quella di Apollo è perfettamente conservata, ancora intatta è la freschezza del volto e la ricchezza compositiva della chioma.

Sconosciuta l’identità del Maestro di Olimpia, probabilmente unico autore di questo complesso scultorio; la qualità delle statue può essere paragonabile a quella posteriore del Partenone di Atene. Sicuramente l’incarico fu affidato ad una personalità nota visto l’importanza dell’opera; la morbidezza con cui sono resi i corpi e i ritmi compositivi denotano una conoscenza della pittura di Polignoto.

Statua di Zeus

Problematica fu la sistemazione della cella del tempio, la cui navata centrale era occupata dalla statua crisoelefantina (in avorio le parti del viso, delle braccia e delle gambe, il resto in oro) di Zeus, pare riempisse tutto lo spazio sia in altezza che in larghezza, riducendo le navate laterali a stretti corridoi (1). Il celebre autore fu Fidia forse con la collaborazione dell’architetto Iktinos; per agevolare il compito del grande artista si costruì uno studio-bottega vicino al tempio, che aveva lo stesso orientamento e le stesse dimensioni della cella. I lavori iniziarono nel 440 a.C. con la realizzazione della pavimentazione del naòs (cella) in marmo nero partendo dalla terza colonna dall’ingresso; le colonne dalla seconda in poi erano unite da transenne (quest’ultime erano state dipinte da Panainos con scene di miti attici e peloponnesiaci) in modo da isolare lo spazio destinato al dio. Per la creazione della statua servirono diversi anni, forse tra il 437 e il 433 a.C.


Ricostruzione dell’interno della cella

Purtroppo le nostre uniche informazioni vengono dalle descrizioni delle fonti (tra le quali Strabone e Pausania) e da ricostruzioni iconografiche, che ci danno un’idea di questa statua colossale, considerata una delle sette meraviglie del mondo antico.


Statua di Zeus, ipotesi ricostruttive

Seduto su un trono, Zeus aveva sul capo una corona di ulivo, reggeva con la mano destra la statuetta di una nike (personificazione della vittoria alata) e con la sinistra uno scettro terminante con un’aquila. Il manto del dio in oro era arricchito da figure e fiori di giglio. Altrettanto magnifico doveva essere il trono con intarsi d’oro, d’ebano e d’avorio, poggiava su piedi a forma di nikai, mentre i braccioli erano sostenuti da sfingi che rapivano dei fanciulli. I lati del trono erano decorati con fregi: sui lati l’amazzonomachia di Eracle e il mito dei Niobidi, frontalmente scene di gare di fanciulli. Inoltre la spalliera coronava con tre Horai e tre Cariti. I piedi del dio poggiavano su uno sgabello sostenuto da leoni d’oro e ornato sul davanti dall’amazzonomachia di Teseo. Il trono era sostenuto da una base arricchita da figure in oro di divinità (forse 12). La statua di Zeus compresa tutta la struttura del trono doveva raggiungere l’altezza di 12,50 metri.

Il monumento fu portato a Costantinopoli dall’imperatore Teodosio II, dove nel 475 d.C. a causa di un incendio fu distrutto, privandoci così di un’opera meravigliosa.

Nike di Paionios

L’area sacra del tempo di Zeus fu ulteriormente arricchita, posizionando sul lato principale una base a sezione triangolare alta in origine 9 metri che sosteneva una Nike. Si trattava di un dono fatto dai Messeni e dai Naupati nel 425 a.C., come emerge dall’iscrizione dedicatoria sulla fronte che riporta anche la firma dello scultore, Paionios di Mende.

Nike di Paionios
Nike
di Paionios. Olimpia, Museo

La dea è rappresentata in volo, sotto i suoi piedi vi è un’aquila. Le mani tengono la veste che tende ad aprirsi durante la discesa, aderisce delicatamente al corpo in pieghe profonde. Paionios mostra di conoscere e di ereditare i temi della scultura della seconda metà del V secolo a.C.

Note

  • Prima della realizzazione della statua di Fidia, il culto del dio nella cella del tempio era rivolto ad un piccolo oggetto in pietra o in legno, proveniente da un precedente santuario e venerato da molto tempo.

Bibliografia

  • Antonio Giuliano, Storia dell’arte greca, Roma 2001, pp. 217-227.
  • Bianchi Bandinelli R. – Paribeni E., L’arte dell’antichità classica- Grecia, Utet, Torino 2003.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*