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Opere murarie con riempimento cementizio

Opere murarie romane con riempimento cementizio

Opere murarie romane con riempimento cementizio

Le opere murarie di epoca romana con riempimento cementizio sono: l’opus caementicium, l’opus incertum, le opus reticulatum e opus quasi reticulatum, l’opus vittatum, l’opus mixtum (nelle varianti incertum, reticulatum e vitattum) e l’opus testaceum.

Opus caementicium

L’opus caementicium (opera cementizia) consiste in un agglomerato di malta e pietrisco (i cosiddetti caementa, cioè pietre di piccole dimensioni o frammenti). L’introduzione della malta, costituita a sua volta da calce, acqua e sabbia o pozzolana, fu una delle più importanti innovazioni nello sviluppo dell’architettura romana.

Pietre e malta sono poste in opera sia all’interno di casseforme di legno, sia all’interno di paramenti murari per creare muri a sacco in elevazione o di fondazione, sia, sempre per le fondamenta, in semplici fosse di terra per preparare superfici orizzontali omogenee.

Il principio di rendere solidali delle pietre informi per mezzo di un legante fu adottato già dai greci con il cosiddetto emplekton (3) (una muratura composta da due paramenti portanti riempiti di pietre e malta di fango), tuttavia il legante di terra al suo interno conferiva proprietà meccaniche limitate rispetto all’opus caementicium.

La diffusione dell’opera cementizia avvenne intorno all’inizio del II secolo a.C. e portò all’introduzione di nuove tecniche che si svilupparono proprio grazie ad essa, come l’opusincertum, reticulatum, vittatum, testaceum e mixtum. In molti casi l’opus caementicium fu utilizzato insieme a murature in opera quadrata, isodoma o pseudo-isodoma, che assumevano il ruolo di paramento per il conglomerato.

Dalla sua introduzione questa tecnologia diventò parte imprescindibile dell’architettura romana, non solo per le murature vere e proprie, ma anche per volte e cupole.

Opus incertum

Opus incertum

L’opus incertum (opera incerta), si presenta come un paramento di piccole pietre irregolari legate da malta, disposte con la faccia più ampia e liscia verso l’esterno e in modo da rendere il più possibile limitati i giunti di malta.

Questa tecnica si trova più volte a Pompei in pannelli di opus craticium già dal III secolo a.C., ma si può osservare come paramento di un basamento cementizio nel Tempio della Magna Mater (del 204 a.C.) sul Palatino. Testimonianze notevoli dell’opus incertum si trovano nel Santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina (della fine del II secolo a.C.), nelle mura di Terracina (90-82 a.C.) e nel mirabile esempio delle murature di sostruzione per il Tempio di Giove Anxur (costruite intorno al 90 a.C.), sempre a Terracina.

Come tecnica risultò molto conveniente per rapidità ed economia e fu diffusa nella costruzione di grandi opere pubbliche fino alla tarda età repubblicana, quando la preparazione di elementi di pietra standardizzati divenne la norma. Dopo il suo declino nell’architettura di rappresentanza (rimase sempre in uso per costruzioni rurali o di scarsa importanza) si trova tuttavia nei casi isolati del ninfeo della “casa ad atrio” di Bolsena del 40-30 a.C. e ancora nel I secolo d.C. nel monumento funerario conosciuto come “La Conocchia”, presso l’antica Capua (oggi Santa Maria Capua Vetere).

In seguito l’opus incertum continuò a essere adottato nel restauro di edifici danneggiati o in disuso, con il riutilizzo di materiali di recupero spesso ricavati dalle stesse rovine. Per la maggior parte di questi restauri l’opera incerta fu associata a catene angolari e a ricorsi orizzontali in mattoni o in opus mixtum.

Opus reticulatum

Opus reticulatum

L’opus reticulatum (opera a rete) si compone di blocchetti piramidali di dimensioni omogenee, disposti con il vertice verso il riempimento in opus caementicium e la base quadrata inclinata di 45° a comporre il paramento, con un accostamento preciso fra un pezzo e l’altro. Spigoli e margini delle murature in opus reticulatum sono consolidate da catene in mattoni o in blocchi di pietra a sezione rettangolare.

La grande disponibilità di manodopera sotto schiavitù e non specializzata incentivò la produzione standardizzata di pezzi dal taglio semplice (di tufo o calcare), così da rendere ancora più veloce il successivo lavoro dei muratori. Anticipato dall’opus quasi reticulatum, che si può considerare come un’evoluzione dell’opus incertum verso una disposizione più ordinata, l’opus reticulatum si affermò nell’ultimo quarto del II secolo a.C., soprattutto nell’Italia centromeridionale.

Opus quasi reticulatum

Un esempio fra i più remoti dell’opera reticolata, ancora ascrivibile come quasi reticulatum, è rappresentato dal Lacus Iuturnae, all’interno del Foro Romano (del 116 a.C.). In seguito la tecnica raggiunse una notevole precisione e fu utilizzata in grandi edifici pubblici, come il Teatro di Pompeo a Roma (terminato nel 55 a.C.) e in numerosi edifici di Pompei ed Ercolano, nei quali si sfruttarono anche interessanti contrasti dati dai diversi cromatismi del calcare e del tufo presenti nell’area campana.

Raramente si trovano edifici in opera reticolata a sud della Campania e mancano totalmente nell’Italia settentrionale, mentre si riscontrano due casi isolati in Gallia: gli horrea di Narbona (di età tardo-repubblicana) e l’acquedotto del Gier (inizio del II secolo d.C.) destinato a Lione.

Questa tecnica fu usata fino alla metà del II secolo d.C. (sotto l’impero di Antonino Pio, 138-161 d.C.), quando la produzione di mattoni l’aveva ormai resa non più conveniente. Di quest’ultimo periodo si possono osservare resti notevoli per quantità e qualità nella Villa Adriana (118-133 d.C.) di Tivoli.

Opus vittatum

Opus vittatum

L’opus vittatum (opera listata) è formato da piccoli parallelepipedi di pietra di altezza uniforme, accostati secondo file orizzontali e legati con malta. Si può considerare come una tecnica analoga, ma in scala inferiore, all’opera isodoma o a quella pseudo-isodoma, secondola regolarità nelle dimensioni e nel taglio dei blocchi.

La precisione effettiva dell’opus vittatum può variare molto da una realizzazione all’altra, ma spesso l’illusione di una realizzazione accurata è ottenuta grazie a incisioni nella malta ancora fresca, che delineano un “disegno” di giunti regolari.

Le catene angolari delle murature in opus vittatum sono in genere composte da grandi blocchi, da mattoni o da pietre della medesima altezza rispetto al resto del paramento, ma dalle dimensioni di base più estese.

Questa tecnica ebbe una diffusione piuttosto variabile sia temporalmente sia geograficamente. I resti più antichi risalgono al III secolo a.C. e si trovano a Pompei, in pannelli di opus craticium, ma l’opus vittatum fu diffuso soprattutto in età augustea nell’Italia centrale (fortificazioni di Spello e Fano) e in Gallia (Tour Magne di Nîmes), di cui diventò l’opus più utilizzato e caratteristico anche nel secolo successivo. Si presentò in modo frequente a Roma e nei suoi dintorni solo nel II secolo d.C. e infine di nuovo nel IV secolo d.C.,soprattutto per il riuso dei materiali provenienti dallo smantellamento di edifici esistenti.

Opus mixtum

Opus mixtum incertum

Opus mixtum reticulatum

Opus mixtum vittatum

L’opus mixtum, identifica murature in cui si trovano contemporaneamente tecniche diverse in pietra e mattoni.

Fasce di paramento in opus incertum, reticulatum o vittatum sono scandite da ricorsi orizzontali di una o più file di mattoni. Questi ricorsi costituiscono catene orizzontali che distribuiscono e regolarizzano le spinte dei carichi nei paramenti e in alcuni casi attraversano l’intero spessore della muratura, così da legare insieme i due paramenti e il riempimento.

L’opus mixtum si trova in diverse forme dal I secolo a.C. (numerosi gli esempi a Pompei fino all’eruzione del 79 d.C.), per tutta l’epoca imperiale (ad esempio negli ultimi anni di costruzione di Villa Adriana e nella Villa dei Sette Bassi del 140-150 d.C., presso la Via Appia Antica) e fino al IV secolo d.C. (è databile intorno al 300 d.C. la “casa di Amore e Psiche” a Ostia, e fra il 306 e il 312 d.C. il complesso della Via Appia e l’ampliamento delle Mura Aureliane, entrambi fatti costruire da Massenzio).

Opus testaceum

Opus testaceum

L’opus testaceum, cioè l’opera in mattoni di argilla cotta, costituisce la più diffusa e perfezionata tecnica edilizia dell’età imperiale romana. Il successo di questo sistema è dato non solo dalle sue qualità meccaniche e dalla rapidità costruttiva, ma dall’elevata efficienza nella produzione su scala industriale dei mattoni che la compongono.

A partire dal I secolo a.C., infatti, i mattoni furono prodotti in larga misura con dimensioni quadrate prefissate e quindi spezzati lungo le diagonali in base alla necessità di pezzi
più o meno grandi. I mattoni triangolari così formati, sono disposti con il lato maggiore a costituire il paramento e la punta verso l’interno della muratura, in modo da garantire un’ottima presa rispetto al riempimento cementizio.

I mattoni di epoca romana

I moduli più importanti e più diffusi, basati sulla dimensione del piede romano, furono i bessales, i sesquipedales e i bipedales.

mattoni di epoca romana

Le più comuni divisioni prevedono:

  • bessales, di lato pari a 2/3 di piede, divisi in due mattoni triangolari di 19,7 × 19,7 × 28 cm o in quattro mattoni triangolari di 19,7 × 14 × 14 cm;
  • sesquipedales, di lato pari a 1 piede e mezzo, divisi in otto mattoni triangolari di 22,2 × 22,2 × 31,4 cm;
  • bipedales, di lato pari a 2 piedi, divisi in 18 mattoni triangolari di 19,7 × 19,7 × 27,8 cm.

L’opus testaceum fu comunemente intonacato o rivestito di marmo o travertino, allo stesso modo degli altri tipi di paramento. Tuttavia, a partire dal II secolo d.C., esso fu talvolta lasciato senza rivestimento per fare risaltare la sua tessitura rispetto a elementi di pietra oppure policromie derivanti da argille o cotture diverse.

Fra le più importanti e grandiose opere costruite dall’introduzione dell’opus testaceum fino alla tarda età imperiale si possono elencare: la Porta Palatina di Torino (di incerta datazione fra l’età augustea e quella flavia), i Castra Praetoria di Tiberio (21-23 d.C.), la Domus Aurea neroniana, nella sua edificazione successiva all’incendio del 64 d.C., le murature all’interno del Colosseo, il Foro e i Mercati di Traiano (107-113 d.C.), la ricostruzione del Pantheon (118-125 d.C.), il Mausoleo di Adriano (completato nel 139 d.C. e oggi noto come Castel Sant’Angelo), le Terme di Caracalla (212-216 d.C.), le Mura Aureliane, le Terme di Diocleziano (298-306 d.C.) e la Basilica di Massenzio (iniziata nel 306 d.C.).

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