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Oroqen

Gli Oroqen

Gli Oroqen sono una delle 56 minoranze etniche riconosciute dalla Repubblica Popolare di Cina. Gruppo minacciato di estinzione, oggi conta appena 7.000 persone ca., distribuite tra provincia della Mongolia interna, che comprende la regione autonoma degli Oroqen, e la provincia dell’Heilongjiang. La loro importanza storica è enorme, infatti come alcuni sostengono, su basi filologiche, essi sono gli antenati dei mongoli di Gengis Khan, fondatore di uno dei più grandi imperi della storia antica.

Attuale diffusione degli Oroqen
Attuale diffusione degli Oroqen

Storia degli Oroqen

Registrati per la prima volta nei documenti cinesi della dinastia Wei settentrionale (386-534 d.C.) come parte costituente degli Shiwei, essi sono una delle minoranze più antiche del nord-est della Cina. Descritti come abitanti di un’area divisa fra Mongolia orientale, Mongolia interna settentrionale e Manciuria settentrionale, non aspirarono mai all’indipendenza politica, restando una tribù confederata dei più vicini imperi seminomadi.

Culturalmente molto legati ai kithan, dai quali si erano probabilmente emancipati. Ricevettero nomi diversi a seconda del periodo storico, variando da Mengwu Shiwei, da uno dei 30 sottogruppi della tribù, durante la dinastia Tang (618-907 d.C.) a Mengwu durante la dinastia Liao (907-1225 d.C.), fino a divenire semplicemente Mongoli o Tartari a partire dal dominio di Gengis Khan nel 1206. Nella storia documentaria della Cina questo gruppo etnico viene spesso registrato, insieme ad altre tribù, solo come fedele tributario. Solo nel 788 d.C. gli Shiwei insieme ai Xi furono protagonisti della rivolta ai danni dell’esercito di Zhenyuan.

Nelle pagine di storia è resa vivida le ferocia con cui attaccarono la frontiera massacrando, saccheggiando e catturando senza distinzione uomini e bestie. Salvo poi, un anno dopo, inviare pubbliche scuse per l’accaduto alla corte imperiale Tang, accusando i Xi di averli forzatamente coinvolti nella rivolta. Durante il periodo che va dal 792 all’842 d.C. pur essendo vassalli degli uiguri, gli Shiwei continuarono ad essere registrati nelle cronache imperiali cinesi come popolo tributario. Dopo la caduta dell’impero Uyghur, per mano dei kirghizi, essi non tardarono a schierarsi con la più forte dinastia cinese dei Tang, e dimostrarono la loro devozione ubbidendo all’ordine di uccidere di tutti i capi uiguri.

Sostanzialmente pacifici gli Shiwei, si piegarono senza colpo ferire alla nuova dinastia dei Liao, fondata dai nomadi Khitan; con la quale fecero fronte comune alla nuova minaccia degli Jurchen. La successiva storia degli Oroqen,nome adottato a partire dalla dinastia Qing(1644-1911), non è registrata o comunque è priva di particolare rilevanza, se si eccettua la variazione della propria posizione geografica a seguito dell’invasione russa del XVII secolo.

Cultura degli Oroqen

Oroqen è il nome col quale questa popolazione si definisce e significa “popolo che fa uso delle renne”o “popolo delle montagne”. Come è evidente questa etnia faceva della caccia la sua primaria fonte di sostentamento. Diversificando la propria economia in agricola solo dal 1996, in accordo con le leggi anti-caccia cinesi. Questo gruppo etnico parla una lingua del ceppo tunguso-manciù, non ha una propria scrittura e non ha prodotto alcuna prova archeologica.

Abitazioni tradizionali Oroqen

Le tradizionali dimore, sono le cosiddette Xierenzhu, che significa “bosco personale”. Esse sono delle vere e proprie tende di forma conica aventi 6 metri di diametro per 5 metri d’altezza. Costruite con pali in pino, coperte nella stagione estiva con corteccia di betulla e in quella invernale con pellicce di renna, ospitano al loro interno un focolare e un letto frugale realizzato con paglia e pelli d’animale sovrapposte. Questo tipo di tende è molto simile a quello descritto da Erodoto per gli Sciti e del quale si hanno prove archeologiche nei kurgan siberiani di Pazyryk.

Uomo con bambina di fronte ad una casa tradizionale
Uomo con bambina di fronte ad una casa tradizionale

Abbigliamento tradizionale

Gli abiti degli Oroqen, generalmente realizzati in pelle di cervo, chiusi sul lato destro da una fila di bottoni, con maniche orlate in volpe o lince, presentano spesso fini decori geometrici. Il copricapo (vedi immagine) è uno degli accessori più caratteristici, realizzato a partire dalla testa di un cervide svuotata e conciata. Altri caratteristici manufatti sempre in pelle e pelliccia sono stivali, guanti e ogni sorta di borsa o sacca per contenere tabacco, coltelli da caccia e altri ornamenti. Sorprendente inoltre è l’abilità delle donne di questo gruppo etnico nel ricamare vividamente soggetti naturalistici come fiori e uccelli.

Donna con bambino abbigliata alla maniera tradizionale
Donna con bambino abbigliata alla maniera tradizionale

Letteratura orale degli Oroqen

Gli Oroqen possiedono una forma d’arte orale chiamata Mosukun, niente di meno che poemi epici che vedono come protagonisti svariati eroi: Morigen e la sua tragica vita, Gepaqian giustiziere di demoni ecc. Altre forme letterarie comprendono: il Zandaren, canzone popolare cantata durante il duro lavoro dei campi o nei vasti pascoli montani, il Lurigeinen, un brano per danze popolari di gruppo come la danza Yahanen praticata durante riunioni di clan. Le melodie di queste canzoni erano frequentemente usate anche durante i riti sciamanici. Tutte le canzoni infine, benché abbiano temi e soggetti definiti, sono estemporanee e variano di volta in volta.

Religione e feste degli Oroqen

Gli Oroqen possiedono un tipo di religione animistica, credono in vari spiriti della natura, totem, antenati. Divinità degne di particolare devozione sono il vento, che soffia gelido dalle steppe siberiane e il sole, primaria fonte di calore e luce. Le statue delle divinità, realizzate in corteccia e legno di betulla, sono conservate nelle cosiddette Maomutie, cassettine di betulla tenute nei punti più alti degli alberi dietro le loro tende.

Contattare queste divinità e mediare fra il regno dei vivi e quello dei morti era compito degli sciamani, detentori del patrimonio culturale di questa ed altre minoranze. Oltre alle divinità essi mostrano una particolare venerazione anche per gli animali, in particolare l’orso e la tigre, che ritengono i loro fratelli di sangue. Pronunciare il loro nome è tabù, la tigre viene quindi chiamata wutaqi, che significa “coda lunga”, mentre l’orso è amaha, che significa “zio/nonno”.

I riti funerari degli Oroqen prevedono le cosiddette sepolture del vento: i corpi, con la testa rivolta a sud, vengono posti in tronchi svuotati e appesi a 2 metri d’altezza. Talvolta anche il cavallo del defunto viene sacrificato accompagnandolo nell’aldilà.

Per quanto riguarda le festività, gli Oroqen hanno molto risentito dell’influenza cinese adottando la maggior parte delle feste siniche. Resta comunque viva la celebrazione oroqen del Capodanno lunare. Per l’occasione la famiglia si riunisce intorno ad un grande falò che simboleggia la prosperità, la nascita dell’anno venturo. In questa festa essi sono soliti mangiare ravioli e lanciare fuochi artificiali allo scoccare del nuovo anno, dopodiché pregano il dio del sole, del fuoco ecc., di dare la propria benedizione all’anno appena iniziato.

Altra festa importante è quella fissata per il 16 febbraio, durante la quale gli Oroqen si tingono il volto di nero con la convinzione che questo atto allontani spiriti malvagi e fantasmi.

L’ultimo sciamano Oroqen

Fino al 1950 la religione riconosciuta degli Oroqen ero la sciamanesimo di tipo animistico. Nel 1952 tuttavia i quadri del partito comunista costrinsero questa minoranza a disfarsi delle loro “superstizioni”. Fu così che non poterono essere trasmesse le conoscenze utili a creare dei nuovi sciamani. L’ultimo sciamano degli Oroqen, Chuonnasuan (Meng Jin Fu), morì all’età di 73 anni il 9 ottobre 2000.

Chuonnasuan (1927–2000), ultimo sciamano degli Oroqen
Chuonnasuan (1927–2000), ultimo sciamano degli Oroqen

Bibliografia e sitografia

  • Xu Elina-Qian, Historical Development of the Pre-Dynastic Khitan, University of Helsinki, 2005.
  • Zhongguo da baike quanshu (Encyclopedia Sinica). Vol. 20, Minzu(Nationalities). Beijing, Encyclopedia Sinica Press, 1986.
  • Noll Richard & Shi, Kun, Chuonnasuan (Meng Jin Fu). The Last Shaman of the Oroqen of Northeast China in Journal of Korean Religions, 2004.
  • Kevin Stuart & Li Xuewei , Tales from China’s forest hunters: Oroqen folktales in Sino-Platonic Papers, n.61, December 1994.
  • http://www.orochenfoundation.org
  • http://www.china.org.cn/e-groups/shaoshu

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