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Osiride

OSIRIDE

Dio egizio della morte, dell’aldilà e della vegetazione. Figlio di Geb, la terra (principio maschile) e Nut, il cielo (principio femminile), aveva per sorelle le dee Iside e Neftys e per fratello il dio Seth. Si dice che Osiride ed Iside si sarebbero amati mentre si trovavano ancora nel ventre materno e che da questa unione sarebbe nato il dio Horus. Secondo alcune leggende, Neftys avrebbe preso le sembianze di Iside, seducendo Osiride e dando alla luce il dio Anubi.

Era una delle divinità maggiormente venerate in Egitto e statue che lo raffiguravano si trovavano ovunque. La città di Busiris era il principale luogo di culto del dio e nel mito fu il posto dove venne seppellita la sua colonna vertebrale, rappresentata da un pilastro. Invece ad Abydos si diceva fosse conservata la testa di Osiride.

Durante il mese di khoiak, venivano celebrate delle feste e delle cerimonie in suo onore, come dio dell’agricoltura; infatti durante questo mese avveniva la raccolta del grano i cui germogli erano il simbolo della sua resurrezione. Assieme alla sua sposa Iside, Osiride insegnò all’umanità l’agricoltura e diede inizio quindi alla civilizzazione.

Come dio dell’oltretomba, Osiride aveva il compito di pesare i cuori dei defunti. Il cuore veniva posto su una bilancia che sull’altro piatto conteneva una piuma. Se il cuore risultava essere più leggero della piuma, il defunto veniva considerato un giusto e quindi veniva consegnato ad Aaru; se invece il cuore risultava più pesante, il defunto veniva divorato da Ammit a causa dei suoi peccati.

Osiride rappresentava la continuità tra la vita e la morte, presiedeva all’imbalsamazione e, come divinità delle acque, assicurava le periodiche inondazioni del Nilo (col quale era identificato) che fecondavano la terra (Iside).

OSIRIDE
Un defunto offre doni a Osiride, dal Libro dei Morti

Mito riportato da Plutarco

L’unica versione integrale del mito ci è giunta grazie all’opera De Iside et Osiride dello scrittore greco Plutarco (46 d.C.-127 d.C. ca); infatti le fonti egiziane ne fanno solo molte allusioni, senza però riportare mai il mito per interno.

La dea Nut (il cielo) si era unita in segreto col dio Geb (la terra). Quando Ra se ne accorse, colpì Nut con una maledizione: Nut non sarebbe riuscita a generare dei figli ne’ in un mese ne’ in un anno. Anche Thot amava la dea e si unì a lei. Successivamente, giocando a dama con la dea della luna Brett, Thot riuscì a prenderle la settantesima parte di ogni giorno, unì tutte queste parti assieme e creò cinque giornate da unire ai già presenti trecentossessanta giorni dell’anno. Durante questi cinque giorni aggiuntivi poterono così nascere i figli di Nut. Il primo giorno venne al mondo Osiride e in tutto il mondo echeggiò una voce che annunciava l’arrivo sulla terra del sovrano di tutte le cose. Il secondo giorno nacque Horus; il terzo, prima del tempo e squarciando il ventre materno, nacque Seth. Il quarto giorno fu partorita Iside e il quinto Neftys. Seth sposò Neftys e Osiride ed Iside cominciarono ad amarsi già nel ventre della madre e secondo alcuni Horus sarebbe nato da questa unione.

Osiride era un dio potente e generoso che insegnò all’uomo come coltivare la terra, dando così origine alla civiltà. Il fratello Seth, geloso della sua superiorità, decise di liberarsi di lui. Studiò così un astuto stratagemma: costruì una bara delle dimensioni del corpo di Osiride e durante un banchetto la portò e la espose davanti a tutti gli invitati. Tutti ne ammirarono la splendida fattura e la ricchezza degli intarsi e Seth promise che l’avrebbe regalata a chi fosse riuscito ad entrarvi perfettamente. Molti vi si sdraiarono senza successo; allora Seth spinse il fratello a provarla. Appena Osiride vi si fu sdraiato, Seth e i suoi complici si precipitarono a chiudere il coperchio, lo fissarono con chiodi e vi versarono sopra del piombo fuso. Seth fece gettare l’arca nel Nilo dove fu trascinata via dalla corrente. Quando Iside scoprì il terribile inganno, cominciò a cercare l’arca in tutti i luoghi, finché non riuscì a trovarla presso la costa di Byblos, in mezzo ad un cespuglio di erica.

L’erica crebbe fino a diventare un piccolo arbusto e circondò la bara, nascondendola. Il re di Byblos vide la meravigliosa pianta e decisa di farla tagliare per porla nel suo palazzo e farne una colonna. Quando Iside venne a sapere dove si trovava la bara, riuscì ad entrare in confidenza con la regina e divenne la balia di suo figlio allattandolo col dito invece che con i seni. Ben presto la regina si accorse che Iside era una dea, allora Iside prese con sé la bara con Osiride e pianse così forte che il figlio più piccolo del re morì. A questo punto Iside caricò la bara su una nave e partì. Si mise in viaggio per raggiungere suo figlio Horus, che si trovava a Buto, così lasciò per poco la bara incustodita. Fu così che una notte, mentre cacciava, Seth vide la bara e riconobbe il corpo di Osiride; irato smembrò il cadavere in quattordici pezzi e li sparse ovunque. Quando Iside se ne accorse, cominciò a cercare i resti del marito e a ricomporli; in tutti i luoghi in cui vennero ritrovati dei pezzi, Iside fece costruire dei templi.

Osiride si recò allora nell’oltretomba per insegnare al figlio Horus come combattere. Quando fu pronto, Horus si battè contro Seth per molti giorni, finché non vinse, imprigionando Seth. Quando Iside si imbatté in Seth legato e prigioniero, decise di non ucciderlo e lo liberò causando la rabbia di Horus che la punì picchiandola e strappandole la corona dalla testa. Il dio Thoth allora pose sul capo di Iside un elmo con la testa di bue. Successivamente Seth accusò Horus di essere illegittimo, ma Horus riuscì a sconfiggere nuovamente Seth e a farsi riconoscere dagli altri dei come il legittimo sovrano. Sempre secondo Plutarco, il mito si concluderebbe con la nascita di Arpocrate, prematuro e dalle gambe rachitiche, figlio di Iside che si era unita ad Osiride anche dopo la morte di quest’ultimo.

Varianti del mito

Quando Plutarco venne a conoscenza di questo mito, riportandocelo nella sua opera, esso aveva ormai subito molte modificazioni nate col passare del tempo e alcune aggiunte da parte dei Greci. Esistono quindi delle variazioni rispetto alla leggenda trascritta da Plutarco.

Una variante racconta che Iside, una volta rinvenuto il corpo del marito, si sarebbe trasformata in uno sparviero riuscendo a rianimare col battito delle sue ali Osiride, in modo da potersi unire a lui e concepire Horus.

Altra differenza: dopo che Seth ebbe smembrato Osiride, Iside con l’aiuto di Neftys ricompose tutti i pezzi del corpo del marito, ma non riuscì a trovare il membro virile, perché era stato gettato nel fiume ed era stato mangiato dal pesce Ossirinco (di cui gli Egiziani non si cibavano). Iside al posto del vero fallo ne creò uno fittizio al quale gli Egiziani dedicavano molte feste. Iside si sarebbe unita ad Osiride a questo punto, riuscendo a concepire Horus dal marito già morto.

In un’altra variante, durante la cruenta battaglia tra Seth e Horus, Seth avrebbe perso un testicolo e Horus un occhio. Lo scontro sarebbe continuato se non fossero intervenuti gli altri dei che avrebbero decretato la vittoria di Horus, dando a lui il potere su tutto. Secondo ancora un’altra versione del mito, i due dei si sarebbero riconciliati, rappresentando l’unione del Basso e dell’Alto Egitto.

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