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Ostia Antica: caserma dei Vigili del fuoco

Come tutte le città, Ostia, non era incolume al pericolo del fuoco: lucerne, bracieri e candele, erano tutti elementi di vasto utilizzo, per il riscaldamento e l’illuminazione, in grado di alimentare incendi, portatori di panico e distruzione. Senza dimenticare il largo utilizzo di un materiale come il legno, la presenza numerosa di granai e la densità delle costruzioni. Nel porto fluviale, la piaga degli incendi fu un rischio mai sottovalutato: le merci che transitavano nella città e che vi erano custodite, i materiali stoccati dentro gli horrea, erano considerati un prezioso patrimonio da difendere. A testimonianza dell’attenzione verso questo problema, ci sono le strade, concepite con una capienza maggiore, rispetto a quelle di Roma.

Ostia Antica, gli incendi e i vigili del fuoco
La Caserma dei Vigili del fuoco di Ostia Antica

La Caserma dei Vigili del fuoco

Per dare un’adeguata difesa alla città dal fuoco, fu inoltre, concepita la presenza di un corpo, che aveva compiti antincendio, già all’epoca di Claudio. Fu Domiziano, che realizzò ad Ostia il rialzamento del suolo di 1 metro circa, a costruire la caserma, a cui destinò un corpo stabile di vigili; in epoca adrianea, la struttura è stata costruita nuovamente, senza alterare la sistemazione costituita in età domizianea. Questo distaccamento era composto da 400 uomini, il cui lavoro era strutturato in turni. Nel 207, la caserma fu restaurata da Settimio Severo e Caracalla; l’edificio smise di essere utilizzato, quando la città cominciò a perdere, progressivamente, la sua rilevanza.

Anche in questo caso, Ostia, si rende una preziosa lente d’ingrandimento, in grado di offrirci la visione dell’efficienza e della funzionalità che racchiude la caserma: le stanze in cui viveva il corpo di vigili erano ubicate intorno al cortile centrale e delle scale, le collegavano ai piani superiori. Una cappella adibita al culto imperiale, si ergeva nel cortile. Nell’ambito dei restauri del 207, fu creato un vestibolo recante un mosaico, rappresentante i momenti in cui si sviluppa il sacrificio di un toro. Nella struttura erano presenti inoltre la latrina, delle fontane che venivano probabilmente utilizzate come lavatoi, ed un’edicola per la dea Fortuna.

Bibliografia

  • Pavolini Carlo, Ostia, Editori Laterza, Roma-Bari, 2006

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