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Ostia. Archeologi britannici scoprono un cantiere navale di epoca romana

Ostia. Archeologi britannici scoprono un cantiere navale di epoca romana

Un gruppo di archeologi dell’Università di Southampton e alla British School di Roma, alla guida di un progetto di scavo internazionale nei pressi di Portus, l’antico porto di Roma, ritengono di aver riportato alla luce un vasto cantiere navale rdi epoca omana.

Il gruppo, che ha lavorato in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, ha scoperto i resti di un grandissimo edificio vicino alla grande vasca a pianta esagonale ritrovata nel centro del complesso portuale.

Simo Keay, docente presso l’Università di Southampton e direttore del Progetto Portus ha dichiarato che inizialmente il team pensava che il grande edificio a pianta rettangolare fosse semplicemente un magazzino, ma gli ultimi scavi hanno slevato come questo locale fosse stato precedentemente adibito a un altro uso: la costruzione e la manutenzione delle navi. E se si pensa di cantieri navali romani non ne sono stati ritrovati molti, una scoperta come questa potrebbe diventare il più grande ritrovamento di questo tipo in Italia e in tutto il Mediterraneo.

È orami assodato che Portus era un nodo portuale di cruciale importanza che collegava Roma al resto del Mediterrane in tutto il periodo imperiale, e il Progetto Portus da molto tempo sta cerando di capire l’effettiva importanza del porto nel corso dei secoli. Fino ad ore, non era stato trovato nessun grande cantiere navale nella zona di Roma, tranne la possibilità che ce ne fosse stato uno vicino al Monte Testaccio, e uno di dimensioni molto inferiori nei pressi del porto fluviale di Ostia.

Ostia. Archeologi britannici scoprono un cantiere navale di epoca romana

Questa ulteriore sessione di scavi svoltasi nell’ultimo anno è stata resa possibile da un finanziamento di oltre 640.000 sterline da parte dell’ Arts and Humanities Research Council (AHRC), con il supporto finanziario dalla Soprintentenza dei Beni Archeologici di Roma, dell’Università di Southampton e della British School di Londra.

Il grandissimo edificio che è stato scoperto dal team di scavo è datato intorno al II secolo D.C. e le sue misure sono 145 metri di lunghezza per 60 metri di larghezza, un’area quindi più grande di un campo da calcio. In alcuni punti le mura erano alte anche quindici metri, ossia come un palazzo di quattro piani. Le grandi colonne rivestite di mattoni, larghe qualcosa come tre metri e in parte ancora visibili, facevano da supporto ad otto comparti paralleli protetti da un tetto in legno. Una struttura come questa poteva facilmente essere stata impiegata per riporre legno, tele e altri materiali e sicuramente era grande abbastanza per poterci costruire o ospitare delle navi. Le dimensioni, la posizione e le caratteristiche uniche di questo edificio portano a pensare che doveva avere un ruolo chiave nella costruzione di barche e anche grandi navi da guerra.

Lo stesso tema di scavo, nel 2009, aveva dissotterrato un Palazzo Imperiale e un edificio a forma di anfiteatro che si trova nei pressi di questo edificio. L’insieme di questi edifici crea un complesso chiave in cui un ufficiale imperiale era incaricato di coordinare il movimento delle navi e delle mercanzie all’interno del porto. E sembra che il cantiere navale appena scoperto ne costituisca parte integrante.

Ulteriore evidenza a supporto di questa tesi arriva sotto forma di incisioni ritrovate a Portus che fanno riferimento a una corporazione di costruttori navali o a “corpus fabrum navalium portensium” nella zona del porto. In più, un mosaico che attualmente si trova nel Museo Vaticano e che una volta adornava il pavimento di un villa nei pressi dell’antica Via Labicana, una strada che da Roma portava verso sud-est, raffigura la facciata di un edificio simile a quello di Portus, che mostrava chiaramente una nave in ogni comparto. Secondo Keay, la scoperta di questo edificio offre un approfondimento della comprensioni del significato e dell’importanza della vasca a pianta esagonale che è stata ritrovata nel porto di Portus, e potrebbe fare maggiore luce sull’effettivo ruolo del complesso portuale. Il professore argomenta anche che per il momento non c’è alcuna evidenza delle rampe che potevano essere state utilizzate per immettere le navi di recente costruzione nelle acque della vasca a pianta esagonale; queste rampe potrebbero trovarsi sepolte sotto il terrapieno del ventesimo secolo che in questo momento costituisce uno dei lati di questa vasca, e riportarle alla luce vorrebbe dire avvalorare questa ipotesi oltre qualsiasi ragionevole dubbio. Ma c’è anche da mettere in conto che potrebbero non esistere più.

Esperti geofisici dell’ Archaeological Prospection Services di Southampton e della British School di Roma hanno effettuato rilevamenti geofisici in tutta l’area intorno all’edificio per cercare di ottenere informazioni aggiuntive riguardo alla parte di edificio ancora parzialmente sepolta. Alcuni membri dell’Archaeological Computing Research Group di Southampton, guidati dal dottor Graeme Earl, hanno anche creato una simulazione grafica computerizzata che offre valide informazioni su come doveva essere l’edificio nel momento della sua costruzione e come doveva essere stato utilizzato.

L’equipe di Keay sta anche lavorando in stretta collaborazione con Angelo Pellegrino della Soprintendenza dei Beni Archeologici di Roma per allargare l’area dei primi scavi effettuati nell’area di Portus e per restaurare le strutture già riportate alla luce, per poter comprendere meglio la disposizione del sito e il suo sviluppo.

L’equipe internazionale ha già in programma l’approfondimento degli scavi nell’area di Portus per cercare di saperne di più su questo affascinante e importantissimo sito che potrebbe offrire enormi quantità di informazioni sulle attività commerciali dell’antica Roma.

Ostia. Archeologi britannici scoprono un cantiere navale di epoca romana

Due ipotetiche ricostruzioni al computer dell’edificio

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Approfondimento sull’edificio

L’edificio riportato alla luce dal gruppo di scavo ha subito molti cambiamenti dal momento della sua costruzione che dovrebbe essere avvenuta ai tempi dell’imperatore Traiano (98-117 d.C.). Gli scavi condotti in uno dei comparti hanno rivelato che l’edificio è cambiato molto nel corso dei secoli: dopo 90 anni dalla sua costruzione sono stati creati degli scompartimenti interni e ancora dopo, intorno alla fine del V secolo d.C., sono stati effettuati ulteriori cambiamenti per utilizzare l’edificio come magazzino per il grano. Nei primi decenni del VI secolo d.C. parti dell’edificio sono state sistematicamente demolite, probabilmente come misura difensiva nel corso delle guerre tra i Bizantini e gli Ostrogoti, risalenti al periodo tra il 535 e il 553 d.C.