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Ottavia Minore

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nome: Ottavia Turina minore (69 a.C. – 11 a.C.)
origini: dinastia patrizia dei Claudii
famiglia: figlia di Gaio Ottavio e della sua seconda moglie Azia minore, sorella di Ottaviano Augusto, moglie di Gaio Claudio Marcello e di Marco Antonio, ava di Nerone e di Caligola

Descritta da Plutarco come un “tesoro di donna”, “bella, austera e intelligente” (Vita Antonii, Ant. 31,2.4), Ottavia Turina, sorella di Ottaviano e discendente, per parte materna, da Gaio Giulio Cesare, è stata definita da Ronald Syme “una pedina sulla scacchiera dell’alta politica” nella Roma dilaniata dalla guerra civile fra Ottaviano e Marco Antonio.

In effetti, guardando alla sua vicenda personale, è difficile avere un’impressione diversa…

In un anno non precisato prima del 54 a.C., Ottavia aveva sposato un uomo politico in vista, Gaio Claudio Marcello minore, console nell’anno 50 a.C., che le diede tre figli: Claudia Marcella maggiore, Claudia Marcella minore e Marco Claudio Marcello.

Nel 54 a.C. scoppiò il primo dramma: Ottavia, nonostante la sua unione con Marcello, venne proposta quale moglie nientemeno che a Gneo Pompeo Magno, all’epoca tra gli uomini più potenti di Roma, rimasto vedovo: si trattò di un’ipotesi di matrimonio combinato, che fortunatamente non ebbe seguito. Lo stesso Marcello, però, morì alla fine del 41 a.C., lasciando Ottavia sola e in attesa di un figlio e, di lì a poco, all’inizio del 40 a.C., con la morte della moglie Fulvia, che gli aveva dato due figli, restò solo un altro dei personaggi che incendiavano la scena politica romana, il triumviro Marco Antonio.

Il destino fatale porse l’occasione propizia per delle nozze “strategiche”: Antonio e Ottaviano, infatti, decisero di consolidare il proprio rinnovato legame di pacificazione con un matrimonio, per cui Ottavia andò sposa a Marco Antonio, dopo una delibera del Senato romano che le permise di sposarsi nonostante fosse in attesa di un figlio (la consuetudine dell’epoca, infatti, non consentiva alla donna di risposarsi se non dopo che fossero trascorsi dieci mesi dalla morte del legittimo coniuge) .

Quali i sentimenti della giovane moglie, che ai nostri occhi appare “sballottata” da un matrimonio all’altro quasi senza alcuna considerazione per la sua volontà? Eppure le fonti riferiscono che Ottavia era molto amata del fratello Ottaviano, il futuro primo “Augusto” di Roma: si deve, in definitiva, credere che negli ambienti dell’alta politica romana tutto – anche gli intimi affetti familiari – fosse sacrificato alla logica del potere?

Nulla si sa con certezza intorno al vissuto interiore di Ottavia che, come ogni donna di alto rango, era stata educata al rispetto dei ruoli e all’assunzione delle proprie responsabilità coniugali; un fatto certo è il ruolo di madre, da lei assunto con generosa disponibilità nei confronti dei molti figli che le facevano corona: quelli avuti da Gaio Claudio Marcello, quelli nati dal precedente matrimonio di Antonio con Fulvia (Iullo Antonio e Marco Antonio Antillo) e di quelli avuti da Antonio medesimo nel nuovo matrimonio (Antonia maggiore e Antonia minore). L’unione con Ottavia, inoltre, parve contribuire, almeno in un primo tempo, a tenere lontano Antonio dall’ammaliante influenza della regina d’Egitto, Cleopatra, conosciuta nel 41 a.C.

Nel contesto di una campagna in Oriente contro i Parti, tuttavia, Antonio si risolse ad abbandonare la moglie, di cui si era stancato. Ottavia, decisa a non lasciarsi sfuggire il marito, con il coraggio di una devozione incondizionata, si mise in viaggio senza indugi portando con sè denaro e truppe fornitele da Ottaviano, ma Antonio le mandò incontro dei messi per chiederle di tornare indietro.

Il rifiuto oppostole dal marito rappresentò il casus belli, il pretesto atteso per il riaprirsi dell’incendio bellico tra Marco Antonio e Ottaviano: quest’ultimo, infatti, aveva a suo tempo provveduto a conferire alla sorella la sacrosanctitas di cui godevano i tribuni della plebe (ma secondo alcuni studiosi si tratterebbe della sanctitas propria delle Vestali), una prerogativa in virtù della quale chi avesse attuato un torto nei confronti della persona investitane, si sarebbe automaticamente inimicato la comunità, autorizzandone una legittima reazione. Il matrimonio di Ottavia, in ogni caso, si concluse definitivamente soltanto nel 32 a.C., quando Antonio le inviò una lettera di divorzio: ciò significa che, sino a quel momento, Ottavia gli restò fedele.

Alla sua morte, avvenuta nell’11 a.C. il fratello le dedicò il complesso del Portico che reca il suo nome (“Portico di Ottavia”).

L’uomo, pur privilegiato dalla legge, dalla società e dalla cultura, non può fare a meno di riconoscere e celebrare l’eroismo nascosto e l’ostinata fedeltà al dovere espressi dalla donna, alla quale, probabilmente, sente di dovere, in molti casi, le sue conquiste.

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