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Palenque

Tra tutti i siti di epoca maya esistenti oggi in Messico, quello di Palenque è senza dubbio il più elegante, misterioso e magico. Custodita all’interno di una delle ultime aree di foresta tropicale della regione del Chiapas, vicino al confine con il Guatemala, l’antica città di Palenque si estende per circa 18 km2, dei quali si calcola che solo il 10% sia stato messo in luce.

Il nome odierno del sito (in italiano, luogo recintato, fortezza) è di origine spagnola e corrisponde alla traduzione approssimativa del termine Otolum (= terra con forti case), con il quale i Ch’ol, abitanti della zona nel XVI secolo, si riferivano all’insediamento. In epoca maya, il luogo era noto con il nome di Lakam ha (= grandi acque), in relazione alla ricchezza di corsi d’acqua e di sorgenti che caratterizza la regione, grazie anche all’elevato tasso di umidità e alle abbondanti piogge.

Tempio delle Iscrizioni di Palenque
Tempio delle Iscrizioni di Palenque

Origini di Palenque

Sorta intorno al primo secolo a.C., probabilmente come centro agricolo, la città fu costruita sopra un terrapieno naturale che sovrastava la pianura paludosa del Río Usumacinta e sfruttava il corso del fiume per commerciare con le regioni limitrofe, quali Petén, Chiapas e la valle di Grijalva.

Grazie al commercio, l’insediamento si ingrandì progressivamente nei secoli, e, nella tarda età classica, tra il 600 e l’800 d.C., Palenque raggiunse il suo apogeo e divenne la capitale del regno maya di B’aakal. È a quest’epoca che risalgono gli edifici monumentali rinvenuti dagli archeologi e visitabili oggi.

Durante il periodo di maggior splendore, la città fu sicuramente sede di una dinastia regnante, della quale è possibile ricostruire alcune fasi grazie ai pannelli scolpiti a bassorilievo che gli Ajaw (= re) fecero disporre nei templi e nel palazzo. Nonostante i re di B’aakal vantassero origini quasi mitiche e molto antiche nel tempo (le iscrizioni di Chan Bahlum sostengono, infatti, che la prima regina della stirpe fu “La bestiale signora”, all’epoca della creazione del mondo), gli archeologi ipotizzano che i primi sovrani di Palenque possano essere stati olmechi.

I due Ajaw più celebrati della dinastia di B’aakal furono Kan-Hanab-Pakal II, soprannominato Pakal il Grande (615 – 683 d.C.), e suo figlio, Chan Bahlum, ai quali si deve la costruzione della maggior parte dei palazzi e dei templi presenti nel sito. Sotto il loro dominio, Palenque uguagliò la potenza di Calakmul, Tikal e Copán, e si configurò come uno degli regni più influenti nelle terre basse dei Maya.

Dopo il 700, iniziò la lenta decadenza di B’aakal, attaccato dai regni confinanti. I sovrani della dinastia di Palenque divennero sempre meno influenti e dal IX secolo non si registrano nuovi interventi nell’area cerimoniale. La città continuò ad essere abitata per qualche secolo, ma perse i connotati di grande centro di potere, e si riconfigurò come insediamento agricolo.

Nel XVI secolo, all’arrivo degli Spagnoli, il regno di B’aakal era scomparso, si era persa memoria dei sovrani che avevano dominato nella regione e la città di Palenque era stata inghiottita dalla foresta tropicale.

Il primo scopritore delle rovine di Palenque fu il sacerdote missionario Pedro Lorenzo de la Nada, nel 1567. Il sito rimase comunque in stato di abbandono e coperto dalla vegetazione fino al 1785, quando la Real Audencía del Guatemala incaricò l’architetto italiano Antonio Bernasconi di esplorare l’area con l’ausilio delle truppe militari, comandate da Antonio del Río. Nel corso del 1800 furono pubblicate alcune opere di divulgazione sull’insediamento maya (la più famosa è “Descriptions of the Ruins of an Ancient City, discovered near Palenque” del 1822, con le descrizioni di Bernasconi e Del Río) e proseguirono le visite degli avventurieri. Fu solo nel 1949 che il governo messicano diede inizio ad un’esplorazione sistematica e scientifica dell’area, tramite la creazione dell’ Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH), che ha operato nell’area dagli anni ’50 ad oggi.

Il sito archeologico di Palenque è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1987.

Palenque
Visuale del sito di Palenque dal Tempio della Croce (foto dell’autrice)


Pianta del sito di Palenque (da Planetware.com)

Tempio delle Iscrizioni

Questo monumentale edificio, situato nel settore orientale della città, è uno dei primi ad apparire allo sguardo del visitatore che oggi arriva a Palenque, ed è impressionante per grandezza e per stato di conservazione. Si tratta di una piramide a gradini alta 27,2 metri, sulla cima della quale si trova un tempio in pietra con pilastri, a sua volta alto 11,4 metri, fatto erigere dal sovrano Pakal il Grande nel 675.

Il complesso deve il suo nome alla presenza di 620 geroglifici incisi sulle pareti interne del tempio, nei quali si narrano gli avvenimenti più significativi della storia del regno di B’aakal.

Tempio delle iscrizioni di Pakal a Palenque
Tempio delle Iscrizioni di Pakal il Grande a Palenque

L’imponente struttura era destinata alla sepoltura del corpo del re. Dal pavimento del tempio, un passaggio conduce ad un tunnel di 66 gradini che porta ad una cripta situata nel centro della piramide e decorata con bassorilievi di gesso lungo le pareti raffiguranti antenati e divinità dell’Oltretomba (i cosiddetti “Signori della Notte”). I resti di Pakal furono trovati nel 1952 dall’archeologo Alberto Ruz Lhuillier, conservati nella cripta all’interno di un sarcofago di calcare, insieme ad un ricco corredo di gioielli, offerte ed ornamenti, tra i quali una splendida maschera funeraria di giada con occhi di ossidiana e conchiglie. Nel corridoio antistante la cripta, Lhuillier scoprì anche i corpi di sei giovani uomini, forse sacrificati in una cerimonia rituale per la sepoltura di Pakal.

Di notevole interesse si è rivelata anche la lastra di copertura del sarcofago reale, pesante 5 tonnellate e abilmente lavorata a bassorilievo. La scena rappresentata sembra essere la discesa di Pakal nel mondo degli Inferi, dal momento che il re è tenuto tra le fauci del Mostro Terrestre, mentre sopra il sovrano è visibile l’Albero della Vita (sacro albero ceiba), sulla cui sommità si trova Itzamná, il Dio Supremo, raffigurato come una creatura metà uccello e metà serpente. 

Palenque - maschera funebre in giada e ossidiana di Pakal II
Maschera funebre in giada e ossidiana di Pakal II, detto il Grande rinvenuta nella sua tomba all’interno del Tempio delle Iscrizioni

Palenque - planimetria e sezione della piramide del Tempio delle Iscrizioni
Planimetria e sezione della piramide del Tempio delle Iscrizioni,  con condotto di accesso alla cripta di Pakal
Lastra di copertura del sarcofago di Pakal, decorata a bassorilievo

Palazzo di Palenque

Poco distante dal Tempio delle Iscrizioni si trova il Palazzo, usato dalla famiglia reale come luogo di culto e come residenza. Il complesso monumentale è il cuore dell’area cerimoniale di Palenque ed è stato elaborato nel corso di vari secoli (VI – IX sec). È composto da un insieme di edifici in pietra innalzati sopra una piattaforma alta 10 metri, lunga 100 e larga 75, collegati tra loro da gallerie a volta e raggruppati intorno a numerosi cortili interni.

Le pareti del Palazzo sono decorate con bassorilievi in stucco raffiguranti alcuni episodi della storia del regno di B’aakal, insieme a figure divine e geroglifici. Il corpus dei geroglifici di Palenque, costituito dai 620 del Tempio delle Iscrizioni e dai 260 rinvenuti nel Palazzo, rappresenta la testimonianza scritta della civiltà maya più significativa rinvenuta in Messico.

Al centro del Palazzo si trova un’insolita torre su quattro piani, costruita nell’VIII secolo e terminata appena prima della caduta in rovina della città. La struttura, alta 15 metri, è di difficile interpretazione: potrebbe trattarsi di una torre di avvistamento per prevenire attacchi dall’esterno, considerato il periodo di estrema crisi in cui venne edificata, o potrebbe essere interpretata come osservatorio astronomico, dal momento che nel Palazzo sono presenti anche i geroglifici del calendario maya, incisi sui gradini del cortile centrale.

complesso del Palazzo di Palenque
Il complesso del Palazzo di Palenque

Palenque - Torre del Palazzo
La Torre del Palazzo, forse osservatorio astronomico o torre di avvistamento

Gruppo delle Croci

Di fronte al Palazzo, sulla riva opposta del Río de Otolum, si trova un gruppo di edifici sacri, il cosiddetto “El conjunto de las cruces”, composto da tre templi principali, tutti con basamento piramidale a gradoni ed edificio templare tripartito: il Tempio della Croce, il Tempio della Croce Foliata e il Tempio del Sole.

Il complesso, che prende il nome dalle raffigurazioni di piante di mais simili a croci nel Tempio della Croce Foliata, fu edificato da K’inich Kan B’ahlam II, ovvero Chan Bahlum, figlio di Pakal il Grande, per celebrare la propria ascesa al trono nel 683. Il re è infatti il soggetto principale di tutti i bassorilievi tripartiti interni ai templi: vi compare come ragazzo (solitamente nella scena di sinistra) e come uomo (sulla destra), mentre il bassorilievo centrale, differente per ognuno dei tre templi, serve ad illustrare la nobile discendenza di Chan Bahlum, raffigurato nell’atto di ricevere la grandezza del regno dalle mani del padre.

Palenque - Tempio della Croce
Tempio della Croce (foto dell’autrice)

Tempio della Croce (foto dell'autrice).
Tempio della Croce (foto dell’autrice)

Il Tempio della Croce si trova nel lato nord del piazzale e fu probabilmente il primo ad essere edificato. Una scalinata con cinque ordini di gradini conduce al tempio, rettangolare e diviso in tre settori. Il santuario ospita la raffigurazione tripartita voluta dal sovrano, nella quale il pannello centrale raffigura il tema tipicamente maya dell’Albero della Vita, ovvero la pianta di mais che affonda le radici nell’Inframondo, attraversa il mondo degli uomini con il suo tronco e arriva al Cielo con i suoi rami, sui quali si posa l’uccello Itzamná, il Dio Supremo. Ai lati dell’Albero è raffigurato Pakal nell’atto di trasmettere al figlio i simboli del potere. 

Sopra al tempio è ancora visibile la “cresta”, una struttura muraria che doveva essere ornata con figure in stucco.

Il pannello in pietra del Tempio della Croce Foliata, invece, rappresenta ancora il sacro albero ceiba, ma decorato con spighe di grano in un modo che ricorda una croce cristiana (da qui il nome dell’intero complesso). Nel rilievo sono presenti anche pannocchie di mais, simbolo di fertilità, e un’immagine di Chan Bahlum, raffigurato mentre si appresta a compiere un auto-sacrificio. 

Palenque, tempio della croce foliata
Tempio della Croce Foliata

Tempio del Sole

Il Tempio del Sole, infine, è costruito sul lato ovest del piazzale ed è il più basso dei tre templi. Conserva un pannello nel quale dominano i temi della guerra e del sacrificio: sono ancora distinguibili delle figure di uomo-giaguaro, forse impresse sugli scudi di guerra maya.

Palenque - Tempio del Sole
Tempio del Sole (foto dell’autrice)

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