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Pavia, chiesa di Sant’Eusebio: capitelli longobardi nella cripta

I capitelli longobardi nella cripta di Sant’Eusebio a Pavia

La cripta della Chiesa di Sant’Eusebio a Pavia è l’esempio straordinario dei nuovi impulsi dati alla cultura artistica locale da parte dei Longobardi. Con i suoi capitelli, la cripta rappresenta l’emblematico esempio della fine dell’arte antica.

La Chiesa di Sant’Eusebio nacque come cattedrale ariana per volontà del re longobardo Rotari nel corso del VII secolo, e in seguito intitolata a Sant’Eusebio dopo la conversione al cattolicesimo e la nomina, a Pavia, di Anastasio. Nel corso del 1920 l’antica chiesa, già sconsacrata, fu abbattuta per consentire la costruzione del palazzo delle poste. Rimane in vita l’antica cripta, uno spazio suddiviso da cinque navate e coperte da volte a crociera.

Pavia, cripta di Sant’Eusebio
Pavia, cripta di Sant’Eusebio

I capitelli della cripta sono realizzati in un nuovo stile, non derivante dalla tipologia del capitello greco classico, bensì dai più antichi esempi dell’ oreficeria orientale. Due sono le tipologie di capitello che incontriamo nella cripta: il tipo <<a fibula alveolata>> e il tipo <<a foglie d’acqua>>.

Il tipo <<a fibula>> è formato da un parallelepipedo appena allargato alle due estremità. Sulla sua superficie ci sono due file sovrapposte di triangoli incassati, mentre i bordi sono maggiormente rilevati. Con ogni probabilità questi alveoli erano in origine occupati da pietre rosse o vetri policromi.

Capitello "a fibula" e "a foglie d’acqua" dalla cripta di Sant’Eusebio, Pavia
Capitello “a fibula” e “a foglie d’acqua” dalla cripta di Sant’Eusebio, Pavia

La tipologia di capitello << a foglie d’acqua>> o << ad ali di cicala>> riprende una tipologia che rielabora in modo astratto forme naturali o vegetali e che anche in questo caso prevedeva l’incasso di pietre colorate.

La rottura con la tradizione classica è evidente: un elemento dell’oreficeria è per la prima volta applicato ad una parte della struttura portante. In altre parole, la forma del capitello viene ad essere non solo modificata da un gusto caratteristico dell’arte longobarda, ma viene ricreato ex novo.

La primitiva chiesa ariana volle infatti arricchire la struttura con elementi decisamente “altri” rispetto a qualsiasi legame col culto cattolico.

L’oreficeria è l’arte prediletta dal popolo longobardo. L’oro è lavorato in lamine a sbalzo, oppure ad alveoli nei quali sono colati smalti ed incastonate pietre preziose e policrome, con un forte accento cromatico. E’ in questo gusto che si riconosce l’aspetto anticlassico dell’arte longobarda.

1 Commento su Pavia, chiesa di Sant’Eusebio: capitelli longobardi nella cripta

  1. Vi leggo sempre con attenzione e Vi faccio i miei complimenti per quest’articolo e l’altro sul Duomo di Modena .

    Giancarlo Feliziani

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