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Pericle

Pericle

nome: Pericle (495 a.C. – 429 a.C.)

famiglia: figlio di Santippe ed Agariste; nipote di Clistene

“Il nostro sistema politico non si propone di imitare le leggi di altri popoli: noi non copiamo nessuno, piuttosto siamo noi a costituire un modello per gli altri. Si chiama democrazia, poiché nell’amministrare si qualifica non rispetto ai pochi, ma alla maggioranza”: da questo passaggio cruciale di un celebre discorso pronunciato da Pericle in commemorazione dei caduti del primo anno della guerra del Peloponneso, e riportato dallo storico Tucidide nella sua opera omonima, si intuisce il ruolo e l’intimo convincimento del grande uomo politico ateniese nella costituzione del regime democratico.

La figura e l’operato di Pericle si inquadrano nel contesto della vicenda politica successiva allo scontro tra Cimone, capo del partito aristrocratico, ed Efialte, guida della fazione democratica. Quest’ultimo era riuscito ad impadronirsi del potere e, nell’anno 462 a.C., aveva attuato una riforma dell’Aeropago, ossia dell’assemblea che riuniva i membri più anziani della comunità, in genere provenienti dall’arcontato, finalizzata a ridimensionarne il ruolo e le funzioni. Già Clistene, con la sua riforma attuata nel 508 a.C., in virtù della quale veniva introdotto un nuovo ente governativo, la cosiddetta boulé, aveva inflitto un duro colpo alle prerogative dell’Aeropago, ma Efialte contribuì a segnarne il declino definitivo, grazie ad una redistribuzione delle sue competenze fra tre organismi: l’ekklesìa, la boulé e i tribunali del popolo. L’eredità di Efialte, che morì assassinato nel 461 a.C. fu raccolta da Pericle, il quale si trovò ad affrontare una situazione complessa, sul fronte interno così come su quello di politica estera: erano, infatti, gli anni dello scontro con la potenza persiana e delle tensioni crescenti con la città rivale, Sparta, per non parlare del clima di disorientamento che si era creato in Atene subito dopo la fine di Efialte.

Ora, Pericle si mosse con grande determinazione su entrambi i fronti; a livello di politica interna, egli definì in modo chiaro il criterio in base al quale era possibile avere accesso allo status di cittadino ateniese: occorreva, infatti, dimostrare di essere nati da genitori a loro volta già in possesso della cittadinanza. Pericle, inoltre, varò una serie di iniziative atte a tutelare i ceti più svantaggiati, tra cui i poveri, gli orfani, gli invalidi di guerra: a loro favore, in particolare, venne istituita la mistoforia, ossia un compenso erogato giornalmente a tutti coloro che partecipavano all’esercizio delle funzioni pubbliche nei vari organismi istituzionali che caratterizzavano l’Atene democratica. Anche se quest’ultimo provvedimento fu oggetto di non poche critiche, soprattutto da parte dei ceti elevati, che vedevano nella possibilità di essere pagati per presenziare alle sedute pubbliche della boulé o di altre magistrature una vera e propria forma di demogogia, è indubbio che l’iniziativa di Pericle contribuì non poco ad agevolare la democraticizzazione della società, grazie ad un maggiore apporto di idee ed opinioni da parte di coloro che, sino a quel momento, erano rimasti sostanzialmente esclusi dall’esercizio del potere. Pericle, infine, legò il proprio nome ad una grandiosa politica di opere pubbliche, in particolare la ricostruzione del complesso edificio dell’Acropoli, a cui lavorarono i più prestigiosi architetti ed artisti del tempo.

Sul fronte della politica estera, sedato il conflitto con il nemico persiano nella pace di Callia (449 a.C.), Pericle dovette gestire la complessa vicenda dello scontro sempre aperto con Sparta. Pure nell’ambito della stessa Lega delio-attica, il malcontento degli alleati nei confronti della politica di egemonia attuata da Atene, che con Pericle aveva addirittura stabilito il trasferimento della cassa da Delo nella medesima Atene, con il pretesto di voler ottenere maggiore sicurezza.

Ma le iniziative ateniesi di estensione del proprio predominio sulle altre poleis finirono per urtare anche Corinto, alleata di Sparta, che richiese nel 432 a.C. la convocazione della Lega del Peloponneso allo scopo di valutare la situazione e di decidere gli opportuni passi da compiere contro Atene. La sorte fu benevola per Sparta e le città coalizzate intorno ad essa, che poterono approfittarono dell’errore strategico compiuto da Pericle, il quale, per difendersi dal nemico avanzante, ordinò alla popolazione residente in Attica di trasferirsi forzatamente entro il perimetro delle Lunghe Mura, che stabilivano un collegamento fra Atene e i porti del Pireo e del Falero. Se, però, la flotta ateniese potè, in tal modo, attaccare per mare il fronte peloponnesiaco, contando sul fattore della sorpresa, Pericle non tenne sufficientemente conto dei rischi correlati al fatto che migliaia di persone se ne stessero ammassate per lungo tempo in uno spazio circoscritto: di lì a poco, infatti, si sviluppò una virulenta epidemia, che decimò la popolazione confinata al riparo delle Lunghe Mura. Pericle stesso perse la vita, condividendo sino alla fine il destino della città alla quale aveva dedicato l’esistenza.

Esaltato da Plutarco come uomo dotato di tutte le più belle virtù che si possano desiderare (onestà, ingegno, bellezza), Pericle unì alla sua abilità politica anche una notevole lealtà di comportamento: come riferito dalle fonti, egli non cercò mai di approfittare della propria posizione per poter consolidarsi al potere, ma fu costantemente rieletto, muovendosi sempre nel limite delle prerogative istituzionali stabilite.

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