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Persio: satire

Persio

Persio
Manoscritto contenente le Satire di Persio, autografo del Boccaccio. Biblioteca Laurenziana di Firenze.

Aulo Persio Flacco nasce a Volterra nel 34 d.C. e muore nel 62 d.C.; è noto, soprattutto, per la sua raccolta di Satire, in cui esprime tutto il suo dissenso per i cattivi costumi della società a lui contemporanea.

Della vita di Persio ci sono state tramandate poche notizie; le uniche informazioni ci giungono da Valerio Probo, grammatico dell’età Neroniana, autore di un commento alle Satire e di una Vita Probi, e dalla V satira, che ha carattere autobiografico.

Sappiamo che Persio nasce a Volterra nel 34 d.C. e a dodici anni si trasferisce a Roma, dove segue le lezioni di noti maestri, tra cui Lucio Anneo Cornuto, liberto di Seneca o di un suo parente, che assume un ruolo fondamentale nella sua formazione e lo introduce nell’ambiente culturale della Roma del tempo.

Di carattere sensibile e introverso e dotato di un forte senso morale, Persio dedica tutta la sua breve vita agli studi, passando la maggior parte del suo tempo nella sua ricca biblioteca, accudito dalla madre, dalla zia e dalla sorella, fino a quando, all’età di ventisette anni, muore colpito da una malattia allo stomaco.

Le satire di Persio

La raccolta comprende sei satire precedute da un prologo, in cui l’autore lamenta lo stato della poesia contemporanea, poco originale e prodotta unicamente in vista del guadagno:

  • I satira
    colpisce gli intellettuali corrotti, che sono pronti a declamare qualunque banalità pur di ottenere il vano applauso di un pubblico superficiale.
  • II satira
    composta contro chi pratica una religiosità esteriore e ipocrita, interpellando gli dei solamente per ottenere favori, magari assurdi e meschini.
  • III satira
    rivolta ai giovani che dissipano il loro tempo nei vizi; celebre è la descrizione di un giovane che, dopo aver trascorso la notte tra le più immorali gozzoviglie, si sveglia tardi e trova ogni pretesto per continuare ad oziare e sottrarsi ai suoi doveri.
  • IV satira
    affronta il tema del nosce te ipsum, conosci te stesso, attraverso un dialogo tra Socrate e Alcibiade, il quale, troppo assorto nella propria bellezza, trascura i veri valori: bisogna, al contrario, conoscere la propria anima, le sue qualità e i suoi difetti.
  • V satira
    dedicata con affetto al maestro L. Anneo Cornuto, tesse l’elogio della filosofia stoica, che insegna all’uomo la vera libertà, in quanto esorta a vivere secondo natura, ad astenersi dal vizio e a compiere il proprio dovere verso la società.
  • VI satira
    dedicata all’amico Cesio Basso, la satira oppone all’avarizia e alla prodigalità il valore stoico della mediocritas, la capacità di vivere con il giusto e di accontentarsi di quanto è sufficiente.

Dopo la morte di Persio, le satire, incomplete, vengono sottoposte ad una scrupolosa revisione da parte di Cesio Basso e L. Anneo Cornuto, in seguito alla quale vengono eliminati alcuni riferimenti politici troppo espliciti, che avrebbero potuto costituire un pericolo per i famigliari; così, vengono date alle stampe, e fin da subito riscuotono un grandissimo successo.

La formazione stoica conferisce a Persio un fortissimo rigore morale, che non gli consente di tollerare la crisi di valori che ha investito la società contemporanea: le satire divengono, così, per l’autore il luogo privilegiato in cui manifestare il proprio dissenso nei confronti di un’immoralità dilagante e responsabile, in primo luogo, della decadenza della poesia, ormai unicamente composta per adulare i potenti e blandire il pubblico.

L’opera, pertanto, è caratterizzata da toni aspri, violenti e aggressivi e mira a “guarire” il lettore dall’immoralità: il poeta, come un chirurgo, opera impietosamente sulla piaga infetta costituita dal vizio e cerca di svellerla dalle radici, augurandosi di debellarla attraverso energici insegnamenti morali ed exempla crudamente realistici.

I modelli a cui Persio si ispira sono Lucilio, di cui riprende l’aggressività, e Orazio, le cui callidae iuncturae, le abili associazioni di parole che conferiscono a termini consueti un nuovo smalto, diventano iuncturae acres, aspre e brutali, che emergono a tratti in uno stile piano e semplice e provocano il lettore, scuotendolo all’improvviso.

Bibliografia

  • L. Castagna, I bucolici latini minori. Una ricerca di critica testuale, Firenze 1976.
  • S. Cecchin, Persio in Storia della civiltà letteraria greca e latina, a cura di I. Lana, – E. V. Maltese, vol. II, Torino 1998, pp. 882-895.
  • E. Paratore, Biografia e poetica di Persio, Firenze 1968.
  • E. Pasoli, Tre poeti latini espressionisti: Properzio, Persio, Giovenale Roma 1982.
  • Persio, Satire, introduz. di Antonio La Penna, traduz. e note di Ettore Barelli, premessa al testo di Franco Bellandi, Milano 1979.
  • M. Squillante, Persio. Il linguaggio della malinconia, Napoli 1995.

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