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Perù, Cahuachi – trovata piramide di terra cruda

È possibile che a piramide fatta con la terra cruda sotterrata in Perù, a Cahuachi, sia stata sepolta dagli stessi abitanti del luogo. Le sue tracce sono state rilevate grazie a una nuova tecnica, perfezionata da Nicola Masini, membro dell’Ibam (Istituto per i beni archeologici e monumentali) e da Rosa Lasaponara, membra dell’Imaa (Istituto di metodologie per l’analisi ambientale) del Cnr del comune di Potenza, che elabora ad alta risoluzione le immagini satellitari.

Rosa Lasaponara racconta che Cahuaci, sito nel bacino del fiume Rio Grande (costa sud del Perù), è conosciuto poiché fu il più importante centro dove si celebravano le cerimonie dei Nasca, civiltà che si sviluppò fra il primo secolo avanti Cristo e il quinto secolo dopo Cristo. I dati archeologici provano che in seguito a una scossa sismica molto violenta e ad alluvioni devastanti, ciò che rimaneva dell’originaria capitale teocratica della civiltà Nasca fu seppellito dagli abitanti stessi e ricoperta con le sue stesse macerie.

Gli esiti della ricerca, fatta collaborando con Giuseppe Orefici, membro del Centro de estudios arqueológicos precolombinos, sono stati esibiti nella città di Roma presso la sede principale del Cnr, dal 30 di settembre al 4 di ottobre 2008 durante il I Workshop internazionale EARSeL ‘Advances.

Nicola Masini spiega che le anomalie interessanti dal punto di vista archeologico sono state rilevata su una zona coltivata, poco studiata, bagnata dal Rio Nasca e collocata a un chilometro e mezzo a nordest del sito archeologico indagato da più di venticinque anni. Le tracce sul suolo causate dalla difformità di porosità fra l’adobe, cioè la terra cruda seccata al sole, e gli adiacenti depositi delle alluvioni, in stato di umidità e di una copertura vegetale sovrastante, sono state rilevate tramite tecniche di telerilevamento (cioè grandezze fisiche misurate a distanza tramite delle immagini satellitari). In seguito, la visibilità di queste tracce è stata evidenziata tramite analisi statistiche capaci di enfatizzare il contrasto fra le aree che sovrastano le strutture seppellite e le strutture circostanti.

Infine, Masini conclude dicendo che le tracce individuate con questo metodo hanno mostrato l’esistenza di quattro livelli del terrazzamento di una piramide asimmetrica, simile ad un’altra che era già stata scoperta a Cahuachi, che misura alla base 90 m X 100 m circa. La struttura piramidale rinvenuta non è la sola struttura sotterrata nell’area. Il suo ritrovamento allarga il campo alla missione archeologica nella zona di Nasca e apre nuove prospettive nell’utilizzo della tecnica del telerilevamento per il rilevamento di complessi archeologici sepolti realizzati in adobe, un materiale per la costruzione molto utilizzato nell’America d’epoca precolombiana e in molte altre civiltà sviluppatesi in Africa e in Asia.

Alla conferenza sono stati esibiti anche gli esiti delle prospezioni archeologiche nella zona di Piazza d’Armi, sito dove si trova l’antica Acropoli di Veio (Roma), realizzate sempre con la tecnica del telerilevamento integrata alla geofisica. Salvatore Piro, membro dell’Itabc (Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali) del Cnr del comune di Montelibretti (Roma) ha detto che mediante l’integrazione di tre procedure di ricerca geofisica si è potuto raccogliere un insieme di informazioni particolareggiate sull’ubicazione, sull’estensione, sullo spessore e sulla profondità di enti anomali, in questa situazione sono strutture archeologiche, non individuabili con le tecniche tradizionali.

Invece, in questa maniera gli studiosi sono riusciti a scoprire nella Piazza d’Armi, oggi rivestita da humus e da materiale di origine tufacea sgretolata, altre tracce riferibili all’antica Acropoli, databili al IX-VII secolo avanti Cristo.

La conferenza, organizzata dall’Imaa-Cnr e dall’Ibam-Cnr, patrocinata dal Ministero per i beni e le attività culturali e dall’Unesco e supportata da enti come Geocart srl, Esa, Belspo e Asi, ha visto la partecipazione di studiosi di tutto il mondo come i ricercatori della Nasa Richard Blom e Tom Farr, i quali hanno presentato due studi connessi all’utilizzo della tecnica di telerilevamento satellitare per studiare il paloeoclima e il paleoambiente del deserto del Sahara.

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