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Perù. Gli Inca e i segreti per la conservazione del cibo

Machu Picchu 

A causa delle difficili condizioni climatiche e del territorio impervio delle Ande in Perù, gli Inca svilupparono una serie di espedienti per assicurare la sopravvivenza della popolazione. Infatti, secondo alcuni scienziati le prime civiltà stanziate nella zona 3000 anni fa si estinsero per una forte alluvione.

Il ritrovamento di numerosi depositi alimentari mostrano la capacità di conservazione del cibo e l’assicurazione di riserve anche per cinque/sette anni soprattutto per tutti quelli che vivevano nelle zone montane dove i raccolti non potevano essere garantiti ogni anno.

Quali erano i segreti per il mantenimento degli alimenti? Solitamente erano le donne che si occupavano di questa mansione, occupando gran parte della loro giornata. Le patate, essiccate al clima caldo e arido del giorno, venivano macinate e ridotte in una polvere chiamata chuno che al momento del consumo, veniva mescolato con acqua, sale e pepe. Lo stesso procedimento avveniva per verdure e carne: queste venivano tagliate finemente, essiccate e surgelate.

Con i cereali venivano fatte delle farine di mais o quinoa, un seme che cotto come il riso poteva assicurare un pasto completo ricco di proteine, grassi, ferro e carboidrati.

Quando giunsero i Conquistadores spagnoli assaggiarono la quinoa senza però eliminare il suo rivestimento amaro: considerandola così amara, decisero di portare in Europa solo il mais scartando questo cereale che è stato da poco riscoperto dalla stessa Nasa per usarla come alimento da coltivare nelle astronavi per le prossime missioni spaziali.

2 Commenti su Perù. Gli Inca e i segreti per la conservazione del cibo

  1. Complimenti per un lavoro tanto interessante perché aiuta a comprendere meglio lo sviluppo evolutivo dell’uomo grazie alla diversità di genere

  2. un articolo veramente interessante che apporta nuove interpretazioni sulla vita e lo sviluppo dell’uomo e della donna. Sempre più si profila la necessità di uno studio approfondito sulla diversità di genere come fondamento per lo “sviluppo della mente” e, quindi, delle capacità adattive e soprattutto “creative” dei nostri antenati.

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