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Phersu

Phersu
Il phersu nella lotta nella Tomba degli Auguri

Phersu

Phersu è il nome di un personaggio che compare sugli affreschi parietali di cinque tombe etrusche, quattro a Tarquinia e una a Chiusi. Un personaggio analogo è presente anche su una scena di danza bellica: un uomo con clava e scudo si trova su un’anfora realizzata dal Pittore dei Satiri danzanti, oggi a Karlsruhe.

Il phersu è associato a contesti legati al mondo agonistico, inserito in scene di combattimenti tra uomini o tra uomini e bestie, e al rito dell’ordalia e dello scontro cruento ma anche correlato alla danza e al suono del flauto in funzione di accompagnamento di guerrieri.

Probabile adattamento del greco pròsopon, -ou (???????? = volto, faccia, maschera teatrale, persona, personaggio), la parola phersu potrebbe contenere la stessa radice da deriverebbe la parola latina persona, -ae (nel significato di maschera ma anche di personaggio/personalità): se così fosse ci troveremmo di fronte alla prima rappresentazione di un inserviente (una sorta di vespillone) mascherato che ha il compito di accertarsi che il lottatore sconfitto sia realmente morto, come avveniva nei combattimenti fra gladiatori nelle quali un uomo con la maschera e il martello di Caronte doveva constatare l’avvenuto decesso.

La funzione psicopompa del phersu però lo nobilita in senso ultraterreno: un accompagnatore del combattente defunto comunque assimilabile ai demoni Charu e Vanth delle pitture funerarie delle tombe etrusche ma non rientrante nella categoria di tali figure mostruose (1).

Infatti, secondo l’autore Ateneo, i giochi gladiatorii in voga presso i romani discendevano da una tradizione agonistica presente nella società etrusca (2).

L’iconologia del phersu non è univoca. Egli compare così nelle seguenti tombe:

  • Tomba deli Auguri (530-520 a.C.), Tarquinia – doppia rappresentazione: uomo con maschera barbata, berretto stretto, giubba maculata e scritta etrusca (phersu). Tiene per il guinzaglio un grosso cane, forse un molosso, che addenta un uomo armato di clava, vestito solo con un perizoma e col capo avvolto in un sacco. La seconda raffigurazione del phersu lo mostra isolato in un ambiente floreale e con anatre mentre danza. La maschera è la stessa del precedente ma la giubba che indossa è color porpora. In entrambi i casi il nome è presente vicino al personaggio.
  • Tomba delle Olimpiadi (520-500 a.C.), Tarquinia – la scena risulta lacunosa ma comprensibile: il phersu mascherato ha un giubbetto a scacchiera bianca e blu e si trova in dietro a un uomo che tiene in mano un’arma di cui si vede solo il manico. L’uomo ha la testa chiusa in un sacco come nella precedente tomba.
  • Tomba del Pulcinella (510-500 a.C.), Tarquinia – scena di danza del phersu che da il nome alla tomba per la somiglianza con la maschera.
  • Tomba della Scimmia (490-470 a.C.), Chiusi – il phersu suona il flauto e accompagna la danza di un guerriero.
  • Tomba del Gallo (400-390 a.C.), Tarquinia – il phersu è dipinto in una scena di danza.

Altra interpretazione del phersu è quella di una cruenta sfida riservata ai prigionieri di guerra e ai rei condannati a morte.

Phersu
Ricostruzione della scena dalla Tomba degli Auguri.

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Phersu danzante dalla Tomba degli Auguri.

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Phersu nella Tomba delle Olimpiadi.

Phersu
Phersu danzante nella Tomba del Pulcinella.

Phersu
Uomo con la maschera del phersu nella Tomba del Gallo.

Note

  • (1) PALLOTTINO, p. 392.
  • (2) ATENEO, IV, 153 f.

Bibliografia

  • DI CAPUA G. 2007, Tarquinia.
  • PALLOTTINO M. 1984, Etruscologia. (VII edizione).
  • STEINGRÄBER S. 2006, Affreschi etruschi. Dal periodo geometrico all’ellenismo.

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