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Plancia Magna di Perge

Plancia Magna di Perge

Plancia Magna di Perge: il ruolo delle donne nella committenza romana di II secolo d.C. in Asia Minore 

Le donne e i beni di famiglia 

Nel mondo dell’archeologia le iscrizioni dedicatorie svolgono un ruolo fondamentale nello studio dei monumenti o delle statue votive per diversi motivi: la datazione della costruzione o del restauro di un edificio, l’identificazione del cittadino e del suo ruolo nella vita della città.

Nelle società antiche, da quelle orientali a quelle greca e romana, come è ben noto, erano i cittadini maschi ad assolvere i compiti pubblici principali, ma in alcuni casi sono state attestate delle eccezioni in cui le donne hanno dimostrato che questa idea comunemente diffusa di società prettamente maschiliste non è vera in assoluto.

Le donne costituiscono un insieme ridotto, ma molto interessante nell’ambito della committenza pubblica; iscrizioni e monete dimostrano che alcune ricche matrone hanno svolto un ruolo di rilievo tale nelle loro comunità da poter ricevere i cosìdetti honores (appellativi di particolare prestigio), generalmente attribuiti agli uomini.

Indubbiamente nel mondo romano, come in quello greco, la partecipazione attiva di una donna alla vita pubblica suscitava imbarazzo.

Alcune donne, pur non essendo ammesse nelle curiae, potevano ereditare notevoli e rilevanti patrimoni, ne consegue che nessuna comunità poteva permettersi di tralasciare e trascurare queste risorse materiali controllate dalle matrone stesse; infatti le proprietà avrebbero potuto essere disponibili per oneri curiali, per esempio nel V a.C. le figlie di bouleti (membri della boulè, assemblea ateniese) dovevano sposarsi all’interno della propria classe,in caso contrario il Concilio della città si sarebbe assicurato da 1/4 ad 1/3 dei loro beni.

Ma dato che tutto non è mai come sembra nel II d.C. in una città dell’Anatolia una donna ha avuto la forza e la capacità di dimostrare ai suoi concittadini che anche le esponenti “del sesso debole” potevano fare molto per accrescere il prestigio e la fama della propria città: Plancia Magna.

Plancia Magna benefattrice di Perge 

Plancia Magna di Perge

L’esempio di Plancia Magna nella città di Perge, è alquanto significativo: nelle iscrizioni dedicatorie rinvenute e riferibili alla sua persona viene sempre menzionata con il suo nome, mentre il marito ed il fratello sono sempre identificabili in riferimento a lei, fatto particolare, perché di solito avviene esattamente il contrario.

Per spiegare tale fenomeno si è pensato che la Lex Voconia del 169 a.C., che impediva agli esponenti di alto censo di avere degli eredi di sesso femminile, sia caduta in disuso in età imperiale e perciò si potrebbe comprendere la situazione di Plancia Magna, che avrebbe ereditato i beni paterni assieme al fratello; inoltre sarebbe stata emancipata della sua tutela quindi non aveva più alcuna necessità di un tutore.

Gli studi hanno cercato di portare a conciliare la figura domestica della donna greco-romana con la funzione pubblica in alcuni casi rivestita.

Generalmente si tendeva ad associare la donna attiva in ambito politico- pubblico con il coniuge reale ed effettivo detentore della carica municipale, oppure con un sacerdozio, che era lecito esercitare per le donne, addirittura si è pensato di poter legare la crescita del potere alle donne con una decadenza economica delle città greche in età imperiale.

Alcuni studi si erano concentrati sul problema dell’esistenza del matriarcato in Anatolia e si era messa in evidenza una maggiore autonomia delle donne a partire dall’età ellenistica che si manifesta in modo più completo nel I d.C. con una determinata volontà di alcune matrone del ceto nobile di contare maggiormente in campo pubblico, secondo quanto poteva permettere il potere economico da loro controllato.

Il rapporto con i loro patrimoni, il loro ruolo pubblico e la posizione sociale sottomessa mediante il matrimonio si basava sul fatto che la donna rimanesse padrona dei propri beni, ma il marito ne aveva diritto d’uso.

La funzione pubblica riservata alle mogli dei senatori, rimaste in patria, di rappresentare il marito presso la comunità, con atti evergetici, è molto probabile che si possa valutare all’interno di questo quadro.

Non dobbiamo poi dimenticare le forti donne della famiglia imperiale che possono aver originato e creato un modello di comportamento evergetico ripreso dalle donne delle classi elevate di Roma e delle province.

Vita di Plancia Magna e la sua attività evergetica 

Plancia Magna ebbe grandissima importanza nella centro di Perge nel periodo antoniniano (II d.C); proveniva da una delle famiglie più abbienti della città, per parte di padre era figlia di Publio Rutilio Varo, personaggio di rango consolare, senatore durante il regno di Nerone e proconsole di Bitinia sotto il regno di Vespasiano.

Per linea materna, discendeva da un’importantissima famiglia reale dell’ Asia; infatti la madre Iulia era figlia di Tigrane, re d’Armenia, e sacerdotessa di Artemide.

Plancia sposò un consolare di Perge, Iulius Cornutus Tertullus, esponente di un’altra tra le più facoltose famiglie della città: con queste nozze si consolidava definitivamente il potere cittadino nelle mani delle due famiglie più potenti, i Plancii e i Tertulli. Sicuramente tale situazione famigliare metteva la donna nelle condizioni di disporre di ampi mezzi finanziari, con cui potè, certamente, farsi carico delle spese della costruzione di vari edifici cittadini.

Era stata attribuita a questa donna la costruzione del teatro per il semplice fatto che la statua della benefattrice si trovava nel diazoma, cioè nel corridoio anulare predisposto al deflusso degli spettatori. La costruzione dell’edificio è datata nel periodo compreso tra il regno di Adriano e di Antonino Pio; datazione stabilita in base allo stile architettonico, ma soprattutto grazie al rinvenimento di alcuni bolli di età adrianea.

Ma oltre alla statua di Plancia non ci sono altri elementi che possano portare a pensare che l’edificazione del teatro sia stata a spese della donna visti anche i successivi rifacimenti (di cui uno certamente intorno al 200 d.C.) che possono aver obliterato altri eventuali indizi a favore di questa teoria.

A Plancia si può attribuire con assoluta certezza la sistemazione della porta urbica: una porta a due torri con una corte ovale, decorata da nicchie per statue, inquadrate da decorazioni architettoniche in marmo. Il piano inferiore ospitava le statue di diverse divinità; nel secondo ordine trovavano posto le statue dei fondatori mitici (tra cui Calcante, Mopso, Leonteo) e i benefattori civici, tra cui proprio Plancia Magna e suo padre, Publio Plancio Varo, e suo fratello Caio Plancio Varo.

Quest’ultimo viene insolitamente appellato come “fratello di Plancia”, vale a dire dal punto di vista della parentela femminile; sicuramente ciò dà un’idea della grande autorità di cui allora disponeva la matrona. Indipendentemente da ciò la cosa fondamentale è che l’opera dovette essere offerta dalla donna in persona, che a tal proposito diventava l’oggetto principale di riferimento nelle iscrizioni.

Un tripylon (porta monumentale con tre accessi) chiudeva questa corte verso la città; su di esso era collocata un’iscrizione bilingue in lettere bronzee, di cui si conservano solo alcune lettere.

Sono state rinvenute nella stessa area altre due iscrizioni, sempre bilingui (in latino e greco) e sempre in lettere bronzee: entrambe contengono il nome della finanziatrice ed in una è presente una particolarità; invece della dedica all’imperatore, secondo il formulario consueto, si trova la dedica alla città. Vicino al trypilon erano collocate le statue onorarie, di divinità e dei benefattori della città (Plancii Vari e appunto la finanziatrice Plancia Magna).

Erano presenti anche le statue dei personaggi della casa imperiale: Traiano, Marciana, Matidia, Plotina, Adriano, tutte dedicate da Plancia in un periodo compreso tra il 119 ed il 122 d.C. Certamente Plancia Magna spendeva autonomamente attingendo al proprio patrimonio personale, non in quanto moglie e madre di Cornuti Tertulli: infatti questi sono molto meno noti di lei e, come il padre ed il fratello, sono nominati solo in relazione a lei.

La donna viene ricordata in numerosi frammenti di iscrizioni: uno proveniente da una parte di trabeazione reimpiegata la menziona come demiourgòs kai gumnasiàrchos, cariche di un certo peso pubblico e di solito attribuibili solo a personaggi maschili.

All’interesse evergetico di Plancia si pongono anche la costruzione dell’acquedotto, che sicuramente fu la sua opera più dispendiosa dal momento che giungeva in città tramite due ponti ed un canale sotterraneo per arrivare al ninfeo cittadino. Proprio dal ninfeo provengono due statue di Adriano con iscrizioni erase da cui si evince però che la dedica veniva da Plancia Magna.

L’imperatore Adriano, di cui è nota la profonda ammirazione per la cultura greco-ellenistica, istituì delle feste, denominate Panellenica, con lo scopo di creare un’unità politico-sociale oltre che culturale nel mondo greco, oramai romanizzato.

Il privilegio di poter partecipare a questa iniziativa imperiale era garantito soltanto alle città che dimostravano la loro effetiva origine in età greca o comunque ellenistica; la città di Perge, grazie all’interessamento dei Plancii, ottenne questo importantissimo privilegio.

Un altro aspetto da considerare, a conclusione delle osservazioni fino ad ora fatte sull’attività presente e costante di Plancia Magna, riguarda i cambiamenti che stavano avvenendo, all’epoca, nella società romana.

In una società in cui l’idea della figura dell’uomo come guerriero stava completamente declinando e Roma si stava trasformando sempre di più in una città cosmopolita oramai libera dal fantasma delle guerre civili, non stupisce che la figura della donna inizi ad acquistare una maggiore autonomia; molti incarichi, prima appannaggio esclusivo degli uomini, iniziarono ad essere ricoperti anche dalle donne appartenenti alle famiglie più ricche.

La classica figura della matrona romana era quella di donna che era dedita esclusivamente al buon funzionamento delle regole famigliari e delle attività domestiche; al di fuori di questo era controllata dal padre, prima, e dal marito, poi.

Invece ora iniziano ad assumere ruoli nuovi e a ricoprire nuove posizioni da quelle religiose a quelle pubbliche; è interessante notare come nel corso dei secoli le donne anatoliche abbiano ricoperto sempre diversi ruoli dalle sacerdotesse fino a cariche magistratuali, in alcuni casi addirittura guerriere, basti pensare alle magistrature di Kultepe nel 2000 a.C., a quelle molto più tarde di Priene, alle amazzoni di Mileto, che dopo la presa della città da parte di Alessandro, furono costrette ad unirsi in matrimonio con i soldati macedoni.

Le donne della Lidia sceglievano da sole i propri mariti, quelle di Mileto sedevano a tavola con i consorti, le donne di Xanthos preferirono darsi la morte piuttosto che diventare schiave persiane nel 545 a.C.: queste sono alcune delle leggende anatoliche che ci danno un’idea di come non debba stupire più di tanto se secoli dopo questi avvenimenti una donna raggiunse il massimo potere nella città di Perge.

Un ultimo accenno va fatto in relazione all’edificio sepolcrale di Plancia che è avvolto nell’alone del mistero e influenzato dalle tradizioni popolari: un grande edificio monumentale situato presso il teatro e lungo una delle vie principali della città.

Effettivamente non è stata rinvenuta nessuna epigrafe funeraria che possa attestare con certezza che si tratti dell’edificio funerario della donna, però per alcuni aspetti è plausibile: innanzitutto la monumentalità dell’edificio, poi la sua posizione prossima al teatro, oggetto degli atti evergetici di Plancia e ultima cosa, non per importanza, non deve stupire che un personaggio così importante possa aver scelto di farsi seppellire in modo così spettacolare e in una posizione così strategica, in uno dei punti focali della città, quasi a volersi assicurare senza ombra di dubbio una memoria imperitura in una città per la quale aveva fatto molto.

Epigrafi 

Vengono riportate qui di seguito alcune epigrafi esemplificative dell’importante ruolo svolto da Plancia Magna per la città di Perge

Plànki)a(n Magnam
M(àrkou) Plankìou O(uàrou
k)ai pòleos tu(gatèra
iè)reian tès Art(emi
dos kai demiourgò(n
ièreian metròs teòn
dià bìou pròten kài
mònon eusebè kai
filopatrìn

Traduzione

Plancia Magna
figlia di Marco Plancio Varo
e della città
sacerdotessa di Artemide
e demiurgo
sacerdotessa della madre degli dei
nella vita per prima e sola
benevola e amante della patria

L’epigrafe, che decora la base della statua di Plancia Magna, è mutila nella parte iniziale e si è supposto che le linee mancanti siano almeno due, dove sono menzionati i dedicatari, che si ritiene possano essere la città e la bulè. L’importanza della donna è sottolineata dal fatto che ricopre una carica pubblica di rilievo, che di solito è riservata agli uomini, cioè quella di demiurgo ed inoltre viene appellata come “figlia della città”.

GENIO CIVITATIS
PLANCIA M. F. MAGNA
TUKE TES POLEOS
PLANKIA MAGNA

Traduzione

Al Genio della città
Plancia Magna figlia di Marco
Al Genio della città
Plancia Magna

Una ulteriore epigrafe, di cui non possediamo l’immagine, recita:

SABINAE AUGUSTAE
PLANCIA M. F. MAGNA
SABEINE SEBASTE
PLANKIA MAGNA

Traduzione

A Sabina Augusta
Plancia Magna figlia di Marco
A Sabina Augusta
Plancia Magna

Entrambe le epigrafi rientrano nella serie di esempi di dediche apposte su statue offerte al Genio della città o a membri della famiglia imperiale (nel caso specifico l’imperatrice Sabina).

Il bilinguismo è significativo perché ha la funzione di sottolineare l’unione del mondo culturale greco con quello romano, oramai ben presente in Oriente: aspetto questo che si può notare ben evidente in Plancia Magna che è figlia di un alto funzionario romano e di una principessa orientale, la cui cultura si era perfettamente fusa con quella romana dati gli stretti rapporti intrattenuti con la famiglia imperiale.

1 Commento su Plancia Magna di Perge

  1. Un articolo esaustivo, ben scritto, approfondito, di taglio scientifico. Finalmente un po’ di cultura, di quella vera. Grazie all’autore o all’autrice.

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