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Poggio Colla. Trovata raffigurazione etrusca di donna partoriente

Poggio Colla. Trovata raffigurazione etrusca di donna partoriente

Ritrovata immagine di una donna partoriente nel sito archeologico etrusco di Poggio Colla, in Toscana.

Una serie di scavi archeologici condotti recentemente a Poggio Colla, il sito nella valle del Mugello dove è stato riportato alla luce un insediamento etrusco risalente a 2.700 anni or sono, ha permesso di effettuare una scoperta sorprendente e davvero unica nel suo genere: dal terreno è infatti venuta alla luce una raffigurazione che ritrae una donna nell’atto di dare alla luce un figlio.

I ricercatori del Progetto Archeologico della Valle del Mugello, che sono responsabili anche degli scavi di Poggio Colla (a una ventina di chilometri circa a nord-est di Firenze) hanno scoperto l’immagine su un frammento di un contenitore in ceramica antico di circa 2.600 anni. L’immagine mostra la testa e le spalle di un bambino nell’atto di emergere dal ventre della madre, che è raffigurata con le ginocchia alzate e il volto di profilo, un braccio alzato e i capelli raccolti in una lunga coda di cavallo che le cade sulla schiena.

Questo scavo è un progetto condotto dalla Southern Methodist University di Dallas, in Texas, dal Franklin and Marshall College di Lancaster, in Pennsylvania, e dalla University of Pennsylvania – Museum of Archaeology and Anthropology, in collaborazione con la Open University di Milton Keynes, in Inghilterra.

L’identificazione della scena raffigurata è stata effettuata dal dr. Phil Perkins, una vera e propria autorità per quel che riguarda la cultura etrusca e professore di archeologia alla Open University. Secondo quanto ha dichiarato, l’immagine ritrovata potrebbe essere una delle più antiche raffigurazioni di donne partorienti nella storia dell’arte occidentale; una scena davvero intima e particolarmente sorprendete in quanto le donne etrusche erano solitamente raffigurate nell’atto di partecipare a banchetti o a rituali religiosi, oppure sotto forma di divinità. Ora rimane solo da capire chi era, e soprattutto chi era il bambino che ha dato alla luce.

Un altro elemento di grande e affascinante mistero per la comunità archeologica è il fatto che l’immagine è stata rappresentata su un frammento di vasellame destinato a un santuario, ha affermato il dr. Greg Warden, professore e incaricato del programma accademico presso la Meadows School of the Arts, nonché direttore del Progetto Archeologico del Mugello, chiedendosi anche se poteva essere in qualche modo collegata ai rituali religiosi che si tenevano sul santuario in cima alla collina di Poggio Colla.

Il frammento con l’immagine è stato fisicamente riportato alla luce da William Nutt, che è uno studente di antropologia dell’University of Texas di Arlington, l’altro non vedente. Nutt stava partecipando alla Field School di Poggio Colla, che è stata attiva per sei settimane ogni estate a partire dal 1995 e che ha dato la possibilità di praticare la ricerca archeologica a una selezione di studenti di materie archeologiche e antropologiche provenienti da oltre 70 università americane ed europee. Questi studenti, quindi, con il loro lavoro fisico negli scavi, hanno contribuito alla maggiore comprensione dell’occupazione etrusca nella valle del Mugello.

Nutt ha dichiarato di essere stato molto contento di essere accolto al campo estivo di Poggio Colla, a partecipare al suo primo scavo archeologico grazie a una borsa di studio promossa dalla National Science Foundation. Il giovane non vedente ha trovato il frammento all’inizio della seconda settimana di lavoro nello scavo; il frammento era molto sporco e nessuno era sicuro di cosa si trattasse esattamente prima che fosse pulito nel laboratorio mobile presente sul sito e identificato da Perkins. Scoprire che si trattava di un manufatto di grande importanza è stato un evento davvero entusiasmante per il giovane, in quanto in un piccolo pezzo di terracotta è contenuto un grande significato e un grandissimo passo avanti per la comprensione della civiltà etrusca, una cultura di cui si sa ancora molto poco e che rappresenta una sfida per antropologi, archeologi, studiosi del mondo classico e appassionati di antichità di tutto il mondo.

Il frammento misura 3 per 4 cm ed è parte di un pezzo di vasellame realizzato in bucchero, un materiale ceramico di colore scuro decorato con immagini incise o impresse e utilizzato dagli etruschi delle classi sociali più alte per la creazione di vasellame per mangiare e bere. Solitamente, le decorazioni variano da temi geometrici ed astratti a raffigurazione di animali esotici e mitici. Non esiste al mondo alcun tipo di ritrovato di epoca greca o romana che non risalga ad almeno cinquecento anni dopo che rappresenti il delicato e simbolico momento della nascita così chiaramente come in questo frammento. Questo frammento, infatti, secondo gli studi condotti, dovrebbe risalire almeno al 600 a.C.

Dato che il sito archeologico di Poggio Colla ha prodotto, nel tempo, un grandissimo numero di manufatti votivi, gli esperti sono d’accordo nell’affermare che per un determinato periodo della sua storia il luogo doveva essere stato considerato un luogo sacro a dei e divinità varie. Inoltre, l’abbondanza di strumenti per la tessitura e un incredibile deposito di gioielleria in oro scoperte precedentemente hanno già suggerito ad alcuni studiosi che la divinità adorata in quei luoghi e a quei tempi doveva essere di sesso femminile. La scoperta della scena di una donna raffigurata nell’atto di dare alla luce, per la sua unicità, altro non fa che aggiungere un importantissimo tassello a questa teoria.

Secondo Larissa Bonfante, professoressa di materie classiche presso la New York University ed esperta di fama mondiale di cultura etrusca, si tratta di una scoperta strabiliante ed estremamente importante, che mostra un’immagine di un contesto etrusco fino ad oggi sconosciuto e offre molti spunti di riflessione per quel che riguarda in particolar modo il suo significato nell’ambito strettamente religioso. A questo ritrovamento sarà dedicato un articolo che sarà presentato nel corso del meeting annuale dell’ Archaeological Institute of America che si terrà a gennaio a Philadelphia.