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Polis: origine e struttura

Polis: origine e struttura

Polis è il termine utilizzato per indicare la città nell’antica Grecia, intesa non come un moderno contesto urbano ma identificabile con la comunità (quella che i Romani chiamavano civitas) e con la città in senso materiale (urbs o oppidum in latino). La definizione include i due elementi che la compongono:

  • chora (il territorio circostante) 
  • asty (lo spazio urbano)

Generalmente quando si parla della polis di Atene o di Sparta si indica la comunità dei cittadini (i polites sono i maschi adulti che godono di pieni diritti) ateniesi o spartani, che occupa un’area di cui è sovrana e che può essere suddivisa in due parti: l’abitato principale o città e la campagna, nella quale coloro che risiedono in città svolgono le loro attività agricole oppure vi sono i villaggi o i demi (fattorie isolate).

Chiaramente la natura e l’evoluzione della polis è direttamente influenzata da cambiamenti politici, sociali e religiosi.

Si tratta dell’organizzazione politico-statale più diffusa nel mondo greco, ma forse anche l’unica, la prima forma di “città” convive con delle realtà di carattere etnico (koinà) meno evolute.

Da un punto di vista linguistico è difficile trovare un corrispettivo vocabolo che racchiuda tutte le sfumature contenute nel termine polis. In origine quest’ultimo è stato tradotto come “cittadella fortificata” (acropoli), alludendo al suo aspetto fisico; in seguito si è diffuso quello maggiormente noto di “insediamento o centro urbano”, quasi un sinonimo di asty. Questa accezione con il tempo si è arricchita di un carattere metaforico (particolarmente diffuso nei poemi omerici e poi in età arcaica e classica) indicando “tutti coloro che costituiscono la città” o più semplicemente la “comunità civica”. Ma il significato maggiormente diffuso è quello di “città-stato”, ricollegandosi alla natura politico-statale della polis.

Nascita della polis

Gli studiosi hanno formulato diverse teorie in merito alla sua nascita, per alcuni le radici della polis risalgono al periodo miceneo, secondo altri questa realtà emerge nel periodo post-tirannico della Grecia, e in particolare di Atene. Ma l’ipotesi più diffusa anche in virtù degli studi di Victor Ehrenberg (1) è che la polis si sia formata nel corso dell’VIII sec. a.C., periodo durante il quale si sono verificati una serie di processi di aggregazione fisica e politica di unità isolate (i villaggi o komai) e dall’affermarsi all’interno di un’area ben delimitata di un rapporto complementare tra “centro” e “periferia”.

Ciò che definisce l’identità della polis è da un lato la religione, principale forma di espressione della cultura greca, caratterizzata non da un clero ma da pratiche rituali che scandiscono la vita del cittadino; dall’altro il valore dell’ideologia comunitaria, accompagnata da un insieme di principi collegati al concetto di koinòn-koinonìa (comunità o cosa comune), che influenzano profondamente le decisioni e le scelte dei membri della società.

Due sono i momenti essenziali nella fondazione di una polis così come ci tramanda Omero:

  1. Dividere la terra nei lotti da assegnare ai cittadini;
  2. Dividere lo spazio urbano in pubblico (agorà), privato (case) e sacro (templi).

Differenze tra le poleis greche

Studi e scavi archeologici hanno permesso di individuare nel solo mondo greco circa 1000 poleis: 700 nell’area metropolitana e 300 nelle colonie del Mediterraneo, per un periodo di tempo che va dall’VIII secolo all’epoca ellenistica-romana. All’interno di questo orizzonte evidenziamo differenze notevoli sotto diversi aspetti:

  • Le dimensioni e le caratteristiche geografiche dei territori occupati, per fare alcuni esempi le poleis hanno diverse estensioni: Atene circa 2400 kmq, Corinto 880 kmq, Sparta ben 8500 kmq. Queste insieme a poche altre (come Siracusa o Agrigento) avevano dimensioni eccezionali, ma ben il 75% delle “città” greche non superava i 100 kmq;
  • La natura etnico-sociale della popolazione residente,nel caso delle poleis sopra citate, la popolazione complessivamente poteva raggiungere anche centinaia di migliaia di individui, tra cui alcune migliaia erano cittadini; il resto era costituito da residenti stranieri (i meteci), dipendenti di vario genere (schiavi, impiegati nell’artigianato, edilizia, agricoltura), comunità subordinate da un punto di vista politico (i Perieci). Ma generalmente le poleis erano formate da alcune centinaia di individui, per lo più cittadini.

Il “cittadino” nella polis

La polis intesa come forma di organizzazione politica è di proprietà esclusivamente dei politai (i cittadini), i maschi adulti con pieni diritti politici, unici beneficiari di una struttura che si sviluppa in modo autonomo.

I requisiti per ottenere la cittadinanza, i benefici e gli obblighi che ne derivano sono:

  • nascita
    essere figlio diretto di un cittadino, esteso a una o più generazioni passate, e/o anche di ascendenza materna; infatti nel 451 Pericle introduce una legge che limitava il diritto di cittadinanza ai figli di genitori entrambi cittadini;
  • diritto di possedere la terra (proprietà terriera)
    privilegio esclusivo dei cittadini, la terra era un fondamento essenziale per la sussistenza e la crescita del nucleo familiare (oikos);
  • partecipazione alle azioni belliche
    anche questo è un obbligo del cittadino, in base all’età e alle condizioni socio-economiche ricopriva determinati ruoli. Ad Atene solo i cittadini delle classi più elevate servivano nella cavalleria e potevano essere eletti alle cariche di comando militare; i contadini-proprietari formavano la “falange oplitica”; mentre la grande quantità dei cittadini poveri (i teti) servivano come rematori nella flotta;
  • paideia (iter educativo)
    è un elemento fondamentale per formare il cittadino e prepararlo alle responsabilità e agli obblighi dell’età adulta. Era scandito da una serie di riti di passaggio, tra cui l’efebia; solo in parte avvenivano in ambito familiare, l’iter passava anche attraverso la partecipazione delle piccole comunità a base parentale, che arricchivano la società della polis.

La polis e le sue micro realtà

Così come è difficile definire la polis da un punto di vista linguistico lo è anche da un punto di vista fisico, per l’eterogeneità delle realtà presenti al suo interno.

Ad un primo livello troviamo le phylài (tribù), ampiamente diffuse, di numero e denominazione variabile; di nuove ne potevano nascere in qualsiasi momento accanto o in sostituzione di quelle già esistenti. L’intero corpo dei cittadini vi apparteneva su base ereditaria o territoriale, avevano funzioni pubbliche (sia militari che politiche).

In una dimensione diversa si collocano le phratriai (fratrie), unità relativamente ampie, al cui interno su base ereditaria si raccoglievano un certo numero di famiglie legati da rapporti pseudo-parentali. Servivano a rinsaldare rapporti di amicizia nei momenti più significativi della vita sociale ma svolgevano anche delle funzioni civili (ad esempio l’iscrizione nel “registro della fratria” per il riconoscimento della cittadinanza). Parallelamente a livello locale esistevano delle realtà simili alle fratrie: ad Atene vi erano i demi, unità territoriali introdotte da Clistene, a Creta si chiamavano eterie, costituite dai soli cittadini in possesso dei pieni diritti civici e politici.

All’interno delle singole poleis è possibile individuare delle realtà di dimensioni meno estese, di cui è oscura anche l’origine, sono i ghenoi (stirpe, famiglie gentilizie). È difficile definire concretamente queste unità, erano legate sempre da rapporti di parentela e di carattere gentilizio. L’analisi della società ateniese ci porta ad identificarli con i gruppi di famiglie aristocratiche o con raggruppamenti sociali con finalità religiose.

Tuttavia sarebbe errato pensare che il ghenos fosse una suddivisione della fratria, e che quest’ultima lo fosse della tribù.

Le diverse realtà politiche della polis

La città-stato sembra trovare una dimensione unitaria nell’organizzazione politica con la presenza costante nelle poleis greche di quattro organi, cui competono poteri legislativi, decisionali, esecutivi e giudiziari, rispettivamente sono:

  • ekklesìa
    assemblea popolare
  • bulè 
    consiglio
  • archài 
    magistrature
  • dikastèria 
    tribunali

La natura politica della polis generava più o meno limitazioni nell’accesso alla cittadinanza, alle magistrature e agli organi di governo. L’insieme delle norme che regolano questa realtà ha dato vita alla politeia (la costituzione), ne esistevano tante quante erano le poleis, ma solo una è giunta a noi integralmente, la Costituzione degli Ateniesi.

Nel V sec. a.C. i Greci hanno cercato di portare ordine all’interno delle politeiai, arrivando a definirne tre. Aristotele nella Politica classifica le costituzioni in tre tipi positivi opposti ad altrettanti negativi: la basileia (monarchia costituzionale) cui fa riscontro la tyrannie (la tirannide, intesa come un regime basato sulla forza e sull’imposizione al di fuori delle leggi); l’aristokratìa contrapposta all’ oligarchia; infine la politeìa (regime costituzionale) il cui corrispettivo negativo sarebbe la demokratìa.

Polis democratica

La parola demokratìa è formata da due termini: demos (il popolo, la comunità civica nel suo insieme) e kratos (sovranità, forza, potenza). Si tratta di una forma di governo basata sulla sovranità popolare, il suo migliore esempio si ha ad Atene, definitasi nei suoi tratti basilari con la riforma di Clistene verso la fine del VI secolo, ma raggiunge la sua piena realizzazione nella metà del V secolo. Il principio ispiratore della polis ateniese è l’isonomìa, uguaglianza di leggi per tutti i cittadini, da cui deriva un loro reale coinvolgimento nelle decisioni della comunità. La grande novità della riforma clistenica consiste nella creazione della Bulè dei Cinquecento, un consiglio popolare in cui la totalità del corpo civico trovava spazio e la possibilità di decidere.

In una polis democratica la struttura centrale è l’assemblea del demos, in cui il potere politico veniva esercitato da tutti sulla base dell’isegorìa (il diritto di parola) e le decisioni prese per maggioranza. Le cariche magistratuali ricoperte dai cittadini erano temporanee, ma soprattutto collegiali. Si accedeva in alcuni casi per sorteggio in altri per elezione.

Un altro elemento fondamentale, soprattutto ad Atene, era la liturgia: un sistema che prevedeva di addossare ai ceti più abbienti la maggior parte dei finanziamenti per i servizi pubblici (ad esempio l’organizzazione di feste, l’equipaggiamento delle navi) e per il funzionamento dello stato.

Al modello ateniese del V secolo a.C. si accostano tutte le altre realtà democratiche, seppur con piccole variazioni di carattere locale. Nel secolo successivo e poi anche nell’età ellenistica questa forma popolare di governo sarà la più diffusa insieme a quella oligarchica.

Polis oligarchica

L’oligarchia esprime un potere concentrato nelle mani di pochi, la sua massima espressione si ha con la polis di Sparta. Ciò che la differenzia dalla democrazia è una maggiore rigidezza nell’assegnazione della cittadinanza, che comporta i pieni diritti politici con gli oneri e gli onori conseguenti. Tutto ciò determina un carattere maggiormente esclusivo nell’esercizio del potere politico-istituzionale, l’accesso alle magistrature avveniva su basi elettive con particolare attenzione ai legami familiari. In età arcaica e classica Sparta mantiene ancora vivo una forma di regalità, più precisamente una diarchia , affiancata da organi collegiali simili a quelli presenti nelle altre città greche.

Vi era l’ apella (assemblea popolare) dei cittadini, il cui potere si riduceva semplicemente ad una approvazione di decisioni già prese da altri organi costituzionali. Il potere politico-decisionale era svolto dalla gherousìa (il Consiglio degli anziani), un collegio di 30 membri che ricoprivano questo ruolo a vita, sostituiti solo in caso di morte. La principale magistratura era quella dei 5 efori, una carica elettiva, collegiale e annuale.

Chora

Elemento imprescindibile per la vita e la crescita della polis è il territorio circostante posto sotto il suo controllo (la chora). L’economia delle città greche era basata sullo sfruttamento delle terre e sull’agricoltura. Quest’ultima insieme alla guerra costituiva l’attività maggiormente praticata dai Greci, che attraverso opere di bonifica, terrazzamenti e disboscamenti tentavano di risolvere il problema della mancanza di aree coltivabili; del resto una parte della chora era di proprietà dello stato e una parte destinata ai santuari.

L’analisi archeologica ha restituito un numero consistente di fattorie nelle aree greche, che insieme alle città e ai villaggi costituivano le forme di insediamento più diffuse.

L’agricoltura rappresentava una fonte di reddito fondamentale per i privati ( i proprietari terrieri erano nella quasi totalità esponenti dei ceti elevati), ma anche per lo “stato”, infatti molte risorse venivano investite nelle attività di controllo dei confini per evitare occupazioni abusive, alcune terre demaniali venivano date in “affitto” ai privati.

Necropoli

I margini del territorio della polis erano occupati dalle aree sepolcrali, nel mondo classico la morte era vista come qualcosa di nefasto che non doveva contaminare il mondo dei vivi. Chiaramente l’analisi dei corredi funerari risulta fondamentale per un archeologo nella conoscenza della storia di una qualsiasi polis sotto diversi punti di vista (politico, religioso, sociale e anche demografico). Il modello della polis greca si diffuse a macchia d’olio nelle colonie in Magna Grecia.

Note

  • Victor Ehrenberg, When did the polis rise?, in “Journal of Hellenic Studies”, 57, pp. 147-159.

Bibliografia

  • Emanuele Greco, La città greca antica, istituzioni, società e forme urbane, Roma, 1999.

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