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Politeismo greco

Il mondo greco ci ha trasmesso una grande ricchezza culturale che fu rispettata e assimilata nel mondo romano così tanto da influenzare nei secoli tutta la cultura Occidentale, pensiamo al concetto di democrazia, ai canoni della pittura e della scultura e non ultimi la letteratura e la religione.

Definizione del politeismo greco 

La religione greca arcaica e classica, come tutte le forme di politeismo, si distacca nettamente dal cristianesimo perché manca di forme di rilevazione del divino, non conosce né messia né profeti e non possiede caratteri dogmatici. La religione greca non possiede testi sacri, non ha clero specializzato, non esiste un credo che dia un’idea assoluta sull’aldilà.

A questo punto ci si porrebbe il problema di come i Greci possano esprimere le proprie convinzioni religiose; esistevano i saperi “tradizionali”, cioè le credenze trasmesse di padre in figlio, i miti, i racconti degli dei erano vari e con notevoli varianti, eppure tutti venivano accettati.

Questi miti venivano trasmessi oralmente in ogni focolare soprattutto per tramite delle donne, solo in seguito grazie ai poeti sono messi per iscritto.

I primi poeti e l’importanza della loro voce 

L’ascolto del canto dei poeti non si realizza più in privato, cioè nell’ambiente familiare, ma a livello pubblico durante banchetti, feste e giochi ufficiali. L’attività letteraria, che tramite la scrittura, prolunga e canonizza ciò che la tradizione orale trasmette, ha un ruolo centrale nel mondo greco.

Il testo cantato dai poeti non è per l’uditorio un semplice divertimento o svago momentaneo, ma un vero e proprio mezzo per trasmettere il sapere e le conoscenze; nella poesia e tramite la poesia si fissano tutti gli elementi fondamentali che sono alla base di quella che è la cultura comune nell’Ellade.

Se non fosse esistita la poesia in tutte le sue varie forme, dall’epica alla tragedia, non si potrebbe parlare di religione, ma di religioni greche. Ruolo fondamentale è ricoperto da Omero ed Esiodo, non perché le loro opere siano le migliori, ma perché sono stati i primi e per questo i Greci gli riconoscevano un ruolo privilegiato.

Alla luce di ciò non ci stupiamo se i loro racconti sugli dei sono diventati canonici e senza dubbio i poeti successivi non hanno avuto la stessa influenza. I miti sugli dei che i poeti propongono portano intrisi gli insegnamenti sullo svolgimento dei riti e sui tratti identificativi delle divinità, grazie ai quali gli scultori plasmano le figure divine.

Visione popolare del mondo di Zeus

Il sistema delle divinità greche è molto complesso ed esclude una lettura unitaria del pantheon; di certo un dio possiede varie caratteristiche in base al tratto che ne viene venerato nelle varie città, determinando una pluralità di sfaccettature che non entrano in opposizione tra loro ma si fondono perfettamente.

Il nome di Zeus, padre e re degli dei, ha una chiara reminescenza indoeuropea, infatti vi si ritrova la stessa radice del verbo “brillare”, come nello Juppiter romano o il Dyaus pita indiano. Zeus Pater reincarna, come avviene nelle altre religioni, il dio del cielo indoeuropeo; eppure la distanza tra la divinità greca ed i suoi corrispettivi, indiano e romano, è assai marcata.

Zeus non figura in nessuna triade come quella romana o vedica, ma incarna il potere supremo ed assoluto davanti a tutti gli altri dei. Zeus rappresenta la giustizia, la giusta ripartizione tra onori e funzioni, l’equilibrio tra le varie divinità, la decisione finale spetta sempre a lui, la regalità ed il potere dei re discendono dal dio.

Quando viene associato a Poseidone e ad Ade lo si fa per delimitare gli ambiti cosmici: a Zeus il cielo, a Poseidone il mare, ad Ade gli inferi. Associato ad una dea assume tratti diversi in base all’”area di competenza” della figura femminile: ad esempio con Gaia, la Terra Madre, rappresenta l’elemento generatore e fecondatore, con Era, invece, l’unione regolata dal matrimonio.

L’associazione con Metis (intelligenza), la prima sposa che ingoierà, serve a simboleggiare l’intelligenza e l’astuzia del sovrano per acquisire e conservare il potere.

Dalle nozze con Themis nascono le Horai e le Morai, cioè le Stagioni e i Destini, divenendo in questo modo legge cosmica che regola il tempo ciclico e la sorte degli esseri viventi.

Detentore del potere supremo, essere celeste, garante della giustizia, padre degli dei e degli uomini, dominatore del destino e del tempo: questi sono i tratti della regalità di Zeus che si manifesta anche nell’essere protettore delle città (ad Atene è nominato Polieus in associazione ad Athena Polias, cioè Protettrice della città) e della vita domestica (in associazione ad Hestia, dea preposta al controllo del focolare domestico).

Con questi brevi esempi di certo non si esaurisce tutta la gamma dei poteri che il dio, in modo diretto o tramite i figli, esercita sul mondo; controllo dimostrato dai vari appellativi con cui viene evocato, pensiamo al titolo Xenios (“ricevente dell’ospite”), Ktesios (“guardiano dei beni), Chtonios (“sotterraneo”), solo per citarne alcuni.

Grazie ai segni e agli oracoli il dio si assicura che i suoi messaggi vengano recapitati ai comuni mortali: l’oracolo di Dodona, il più antico di tutta l’Ellade, sorge là dove per volere del dio era spuntata una quercia ed il fruscio delle foglie forniva responsi ai pellegrini.

Eroi: a metà tra immortali e mortali

L’immortalità è l’effettiva linea di confine che distanzia, per gli antichi, l’umano dal divino. Gli dei come gli uomini vivono di sentimenti, amano, odiano, si vendicano, puniscono i malvagi e premiano la giustizia, ma l’essere umano è sempre e comunque vittima delle loro azioni perché è proprio tramite l’uomo che la divinità mette in atto i suoi piani.

Una novità si insinua a partire dall’ VIII secolo a.C.: nasce l’uso di ripristinare vecchie costruzioni funerarie micenee, abbandonate oramai da secoli, per adibirle a luoghi di culto di personaggi leggendari.

Questi mitici antenati appartenenti ad un passato lontanissimo diverso dal presente costituiscono una categoria a sé: hanno un potere superiore ai comuni mortali, ma non raggiungono lo stesso livello degli dei, sono degli eroi. Tombe e culti eroici hanno una valenza importantissima per la salvaguardia della polis; sono una sorta di protettori civici e il più delle volte vengono venerati come fondatori della città.

Essi hanno vissuto in quell’età dell’oro ricordata da Esiodo, erano più belli, più forti e giganteschi. Sono celebrati dagli aedi nei canti epici in cui vengono menzionate le loro gesta: costituiscono, in sostanza, con le loro imprese il passato leggendario della Grecia.

Pur essendo uomini sono però meno distanti dal divino rispetto a tutti gli altri esseri umani, questo accade perché ai loro tempi gli dei si mescolavano e vivevano in simbiosi con i mortali, banchettavano insieme e si univano tra loro generando figli per metà umani e per metà dei.

Se la nascita pone l’eroe in questa condizione di semi-dio, anche la morte gioca lo stesso ruolo, perché invece di essere destinati all’Ade, nella maggior parte dei casi hanno le porte aperte per il mondo dei Beati, dove continuano a godere di una vita paragonabile a quella degli dei olimpi.

Ma esiste, come in tutte le cose, il rovescio della medaglia: infatti l’eroe deve stare ben attento a non varcare dei limiti e pretendere di eguagliare un dio, perciò l’eroizzazione è limitata nel tempo (in età classica non ci sono esempi di eroi) e solo ad alcuni personaggi (Achille, Odisseo, Teseo, Eracle, etc.) e comunque il loro campo d’azione non deve interferire con quello divino, né devono porsi come intermediari tra immortali e mortali.

Il culto eroico è strettamente connesso con il sistema della polis tanto che nel momento in cui la polis cessa di esistere e di valere come sistema politico a sé, anche gli eroi declinano svuotandosi del loro originario valore simbolico ed diventando i soggetti di semplici miti.

Nascita del sacrificio in Grecia e sue valenze

Gli dei vivono sull’Olimpo e da lì osservano lo svolgersi della vita umana, ma a volte scendono e trovano nei tempi la loro dimora terrena. Il tempio in sé non serve come luogo di culto, è l’altare esterno (bomos) a servire come vero tramite con il dio durante i riti.

Il sacrificio (thysia), generalmente, è di tipo cruento, prevede, cioè, di immolare un animale, adeguatamente ornato e asperso con acque lustrali e chicchi d’orzo. La testa della vittima viene sollevata per poterle tagliare la gola ed il sangue viene raccolto in un recipiente. La bestia viene poi aperta e le sue interiora estratte e osservate, in modo particolare il fegato, per capire se il sacrificio è gradito o no. In caso affermativo le ossa e il grasso vengono avvolti nella pelle e il tutto viene bruciato; la carne invece viene messa a bollire e distribuita tra i partecipanti seguendo comunque una gerarchia: la lingua, ad esempio, spetta ai sacerdoti essendo considerata una parte privilegiata.

Bisogna però, a questo punto fare delle distinzioni; nell’ambito dei sacrifici cruenti si deve far attenzione se essi si rivolgono a dei celesti o ctoni.

In questo secondo caso deve svolgersi solo di notte, non è previsto l’altare, la bestia immolata, assolutamente nera, una volta sgozzata viene offerta in olocausto senza alcun tipo di altra manipolazione. La scelta di un olocausto è dovuta al fatto che la vittima deve essere completamente offerta alla divinità infera, qualsiasi forma di interpolazione rende il sacrificio nefasto.

Per certe divinità e per certi riti invece, pensiamo ad Apollo Genetor a Delfi, non è prevista l’immolazione di animali, ma solo offerte vegetali (frutta, orzo, cereali, dolci, miele, olio, etc.) ad esclusione di vino e ovviamente di sangue.

Ma qual è il mito che spiega l’origine del sacrificio? È il noto mito di Prometeo.

Esiodo ci racconta che un tempo uomini e dei vivevano insieme in pace lontano da qualsiasi male; quando Zeus diventa sovrano degli uomini e degli dei ordina al titano Prometeo di ripartire equamente gli stili di vita delle due razze, il sacrificio di un bue serviva simbolicamente a ciò.

Infatti le parti dell’animale dovevano essere distribuite secondo la gerarchia che distingueva i due mondi, ma il titano tenta l’inganno: camuffa nella pelle e nel grasso, che nell’aspetto sembrano più appetitosi, le ossa e sotto le interiora le parti più buone.

Zeus finge di essere ingannato e medita vendetta: mangiare carne determina per gli uomini la condanna di morte, perché schiavi del proprio ventre, si comportano come tutti gli altri animali. Questa è la netta e profonda differenza tra mortali ed immortali, per i primi il nutrimento è necessario per vivere per i secondi no.

Ma Zeus non pago solo di ciò crea Pandora, la prima donna, che porta con sé tutti i mali che gli uomini non conoscono: vecchiaia, malattia, fatica, lavoro, morte.

Inoltre il sovrano celeste priva i mortali del fuoco, condannandoli a cibarsi di carne cruda; ma Prometeo decide di rubare il fuoco, che Zeus, alla fine, concede di usare a patto che fosse elemento fondamentale nell’atto sacrificale.

Il significato morale di questo mito è che gli uomini vengono posti a metà tra le bestie e gli dei ed il sacrificio è l’elemento che determina la distanza netta con il mondo degli immortali, ma è anche l’unico mezzo che permette di creare una comunicazione con questo mondo così distante da quello umano.

Misticismo greco

Nel periodo classico i cambiamenti politici e culturali, la diffusione di precetti filosofici che si interessano sempre più all’uomo, hanno favorito la diffusione del misticismo religioso: questa “nuova” forma religiosa è segnata dalla volontà di cercare un contatto più diretto ed intimo con la divinità, associata alla ricerca e all’idea di una vita nell’aldilà felice, se durante la vita terrena si sono seguiti precetti di purezza. In questo modo si può liberare il lato divino dell’essere umano.

Si riconoscono, nel misticismo, tre fenomeni religiosi principali:

  • Misteri Eleusini
  • Dionisismo
  • Orfismo

I Misteri né nelle pratiche né nelle credenze contraddicono la religione civica, anzi la completano, soddisfando necessità cui quella non riusciva a dare risposta. Le divinità patrone sono Demetra e la figlia Kore e il mito su cui si fondano i misteri è quello del ratto della fanciulla divina da parte di Ade. I sacerdoti e gli iniziati si dirigevano in processione da Atene ad Eleusi e quando i mystai (adepti) giungevano nel santuario s’imponeva loro il silenzio, nessuno doveva conoscere i riti: questo divieto era così potente che ancora oggi non sappiamo bene come si svolgessero gli atti religiosi.

L’iniziazione ai misteri non prevedeva nessun insegnamento particolare o cambiamento nel proprio stile di vita privata o pubblica, infatti al termine dei riti si tornava nella propria città e nella propria casa continuando la normale routine quotidiana. I mystai non rompevano i legami con la religione tradizionale, ma sviluppavano una nuova concezione di vita interiore e il vantaggio di appartenere al circolo di eletti che conoscerà la luce dopo la morte.

Il Dionisismo, apparentemente, sembra simile come statuto ai misteri, infatti anch’esso prevede iniziazioni, riti segreti e cerimonie pubbliche che si distribuivano nel corso di tutto l’anno. Centrale è il rito segreto del matrimonio della regina (moglie dell’arconte-re di Atene) con Dioniso, il tutto sotto l’assistenza di 14 donne, le gerarai, che assistono “in nome della città” e “secondo le sue tradizioni”: ciò dimostra che questo rito permette un riconoscimento civico dei riti dionisiaci. A differenza dei misteri, che sono un prolungamento della religione tradizionale, il dionisismo è più distaccato e esprime una contraddizione verso la città.

Dioniso è una divinità particolare sfugge alle leggi olimpiche non ricopre un ruolo preciso, ma presenta mille sfaccettature; sembra non possedere nessun tratto di razionalità, sottolineato anche dalle menadi, le donne invasate, che seguono sempre il dio. Nel delirio l’essere umano si avvicina e si fonde con la divinità raggiungendo uno stato e una separazione dal suo essere un semplice mortale.

L’Orfismo pone altri tipi di problemi e la sua massima diffusione si ha molto più tardi. È innanzitutto una forma religiosa dottrinaria che tende ad avvicinarlo più alla filosofia. Mentre la religione corrente sosteneva che dal disordine si è giunti all’ordine regolato da Zeus, l’orfismo sostiene il contrario: in principio tutto era ordine e l’Essere primordiale si disgrega in tante forme di vita, ma a questo ciclo dispersivo deve seguirne, per forza uno reintegrativo.

Anche per gli orfici ritroviamo Dioniso come divinità principale: il mito racconta che il dio viene smembrato dai Titani, come venga poi rigenerato a partire dal suo cuore e come Zeus punisca i Titani fulminandoli e dalle loro ceneri nasca l’uomo. L’uomo perciò possiede in sé resti di una colpa originale derivata dai Titani e, perciò durante la vita deve purificarsi con riti e con uno stile di vita regolato dall’astinenza da carne e sacrifici cruenti, ma allo stesso tempo possiede anche Dioniso dentro di sé e questa parte di divino gli permetterà dopo la morte di ricongiungersi all’Essere primordiale.

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