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Pompei. Gioielli, introduzione

Introduzione ai gioielli scoperti a Pompei

Introduzione ai gioielli scoperti a Pompei

Autori antichi come Petronio e Plinio il Vecchio raccontano la magnificenza dei gioielli indossati da donne come Fortunata e Lollia Paolina.

Smeraldi sui capelli e bracciali alle caviglie sono soltanto una piccola parte di quello che le donne romane indossavano durante i banchetti o semplicemente per fare sfoggio dello status sociale raggiunto.

L’ostentazione del lusso doveva essere davvero grande, quindi, se anche Seneca e Marziale notano dita sovraccariche di anelli di gemme.

Poppea mandò in dono a Venere santissima un berillo e una perla a goccia; vi era stata associata una perla di eccezionale grandezza.

Questa iscrizione, ritrovata graffita nella Casa di Giulio Polibio, ricorda la venuta a Pompei di Nerone e di Poppea, sua seconda moglie e originaria della Campania, all’indomani del terremoto del 62 d. C. I preziosi furono donati dalla coppia regale al Tempio di Venere, nume tutelare della città.

Questi doni sono purtroppo andati perduti, ma in ritrovamenti che nei secoli si sono susseguiti nell’area vesuviana, fanno facilmente capire la diffusione dell’uso dei gioielli.

A Pompei, nella Villa di Diomede, due scheletri indossavano entrambi anelli alle dita. A Ercolano, invece, nella zona dell’antica marina di recente scoperta, le persone che lì si rifugiarono sperando di scappare, avevano portato in salvo un gran numero di preziosi.

Infine a Oplontis, nella Villa B, gli sventurati rifugiatisi nei magazzini avevano messo in salvo bracciali, orecchini e anelli, senza contare i preziosi che erano conservati in una cassa di legno dei proprietari della villa rustica.

Gioielli nelle pitture di Pompei

Se però non ci sono i corpi a evidenziare la diffusione di beni di lusso nella zona, in soccorso ci arrivano gli affreschi.

Il famoso affresco del panettiere Terenzio Neo (foto di apertura), mostra la moglie di questi indossare orecchini che sicuramente erano diffusi tra le matrone pompeiane.

In due affreschi che rappresentano Arianna abbandonata a Nasso da Teseo, l’infelice indossa una prima volta una rete d’oro nei capelli e una seconda volta indossa invece una collana e armille.

Una reticella d’oro è stata per esempio trovata nella Casa del Bicentenario di Ercolano. E come non ricordare infine gli amorini della Casa dei Vettii che creano gioielli proprio come in realtà doveva fare Pinarius Cerialis nella sua casa nei pressi di Via dell’Abbondanza.

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