Pompei. Scoperte tre botteghe di profumieri

Nell’antica città di Pompei la Via degli Augustali, con il suo andamento non ortogonale, mette in comunicazione la Via Stabiana e la Via del Foro. Ed è proprio lungo questa importante strada che, pochi giorni fa, è stata fatta un’importante scoperta. Sono state, infatti, individuate tre botteghe, indicate con i numeri 26, 27 e 28, dove con molta probabilità si producevano profumi. Era da qualche tempo ormai che gli archeologi cercavano la strada dei profumieri e se dovessero essere scoperte altre strutture simili, si potrebbe aggiungere un altro importante tassello alla conoscenza di Pompei. Le botteghe, scavate dall’equipe di J.

Nell’antica città di Pompei la Via degli Augustali, con il suo andamento non ortogonale, mette in comunicazione la Via Stabiana e la Via del Foro. Ed è proprio lungo questa importante strada che, pochi giorni fa, è stata fatta un’importante scoperta. Sono state, infatti, individuate tre botteghe, indicate con i numeri 26, 27 e 28, dove con molta probabilità si producevano profumi.

Era da qualche tempo ormai che gli archeologi cercavano la strada dei profumieri e se dovessero essere scoperte altre strutture simili, si potrebbe aggiungere un altro importante tassello alla conoscenza di Pompei.

Le botteghe, scavate dall’equipe di J. Pierre Brun, sono costituite da ambienti piccoli e non sembrerebbero collegate con le retrostanti domus. Lo scavo della bottega numero 26 ha permesso di individuare un vano adibito a cantina seriamente danneggiato dall’eruzione del Vesuvio.

Nella bottega sono state inoltre recuperate venticinque monete insieme a vari unguentari e a una bilancia che conservava in uno dei suoi bracci un piccolo pezzo di papiro recante un’iscrizione, forse una formula propiziatoria.

Nella bottega numero 27, contro il muro di fondo, è stata individuata una vasca e un’altra simile, sotto il pavimento, era piena di anfore bucate per la coltivazione dei fiori con i quali poi si producevano i profumi.

Infine, la bottega numero 28, ha restituito vari unguentari di ceramica. La prima fase di vita delle botteghe di fa risalire al II sec. a. C. A Pompei però un profumiere abitava quasi sicuramente nella casa conosciuta con il nome del Giardino di Ercole (II, 8, 6) dove , al momento dello scavo, furono recuperati attrezzi agricoli, unguentari di vetro e piante, che alla luce delle analisi paleobotaniche erano quelle che venivano usate per produrre profumi e particolari unguenti.

Sicuramente i profumieri si riunivano in una corporazione che aveva la sua sede poco lontano da Via degli Augustali: al piano superiore del Macellum. Di alcuni si conoscono anche i nomi, come quelli di Febo e Agatho.

Per realizzare i profumi, i fiori e le foglie erano messi a macerare insieme a degli oli fino a che non veniva il momento della spremitura per ricavarne l’essenza.

I profumi erano quindi venduti in unguentari di vetro, terracotta o alabastro. Le essenze più ricercate provenivano però da Capua, Napoli e dall’Egitto.

Il loro costo doveva essere molto elevato se anche Plinio il Vecchio (Naturalis Historia XIII, 20-25) riteneva sconveniente dilapidare le proprie sostanze per i profumi che, al contrario dei gioielli, non potevano essere lasciati in eredità.

Speranza Ambrosio

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