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Ponza, siti archeologici

Del notevole passato di Ponza, sull’isola restano imponenti vestigia archeologiche, soprattutto di epoca romana, dalle ville alle strutture publiche, ai collegamenti viari. Scopriamoli assieme con le schede di questo articolo.

Porto

La grande insenatura naturale compresa tra punta della Madonna e punta S. Maria ospitava in epoca romana il porto principale dell’isola; in questa zona, infatti, esistevano i presupposti per un’ottimale installazione di impianti portuali, aprendosi un’insenatura particolarmente protetta da punte rocciose, mentre alle spalle della costa si allunga una vallata solcata da un corso d’acqua. Pochi ruderi in opera reticolata testimoniano le antiche strutture portuali, che dovrebbe risalire alla fine della Repubblica – inizi dell’Impero. L’odierno Molo Musco si imposta direttamente su strutture portuali di epoca romana, le quali formano tuttora la solida base delle attuali.

Viabilità

L’assetto urbanistico dell’isola in età romana prevedeva una rete viaria organizzata su un asse principale con orientamento Nord-Sud, che collegava il porto con la zona detta “Le Forna” e “Punta Incenso”. Da questa arteria si snodava la viabilità secondaria. La progettazione stradale, vista la conformazione geografica caratterizzata da promontori che si allungano fino al mare, si avvalse dello scavo di tunnel di raccordo: tali opere sono un esempio di altissima capacità tecnica.

Una serie di tre gallerie antiche permette alla viabilità principale di superare gli ostacoli che separano le spiagge di Sant’Antonio, Giancos e Santa Maria, mentre un altro tunnel garantiva il collegamento con l’insenatura Chiaia di Luna, altrimenti irragiungibile se non dal mare.

La complessità tecnica di queste opere trova confronti con altre grandi opere pubbliche, in particolare con quelle promosse da Augusto in Campania. E’stato supposto che a Ponza furono impiegate maestranze militari, realizzatrici dell’intero programma urbanistico-infrastrutturale.

Tunnel di Chiaia di Luna

Il tunnel di Chiaia di Luna è da considerare un’opera davvero unica per alcuni accorgimenti tecnici, realizzato durante la prima età augustea, in concomitanza con la sistemazione urbanistica dell’isola. Il primo tratto, scavato nel tufo friabile, venne foderato sulle pareti con rinforzi in opera reticolata e volte in muratura. Una cura particolare fu posta nella realizzazione di grandi lucernai, necessari per garantire l’aereazione, ma soprattutto l’illuminazione della galleria.

Più o meno a metà del percorso si incontra una di queste aperture, contraddistinta dalla forma a ventaglio: un pozzo verticale è affiancato da due bocche oblique per garantire la massima diffusione della luce. Nell’ultimo tratto, prima di raggiungere la spiaggia, ricavato in una roccia molto più compatta (la riolite), non furono necessari i rinforzi in muratura, ma venne realizzato un largo pozzo ad imbuto per illuminare il percorso, altrimenti buio dopo una brusca curva. Il tunnel raccordava i versanti opposti dell’isola e la scelta del sito venne imposta principalmente dal fatto che qui si era in presenza di uno dei punti più stretti dell’isola.

Villa romana di Punta della Madonna

Sul Promontorio di Punta della Madonna in età romana doveva distendersi una grande villa marittima, articolata su una serie di terrazze che seguono il profilo curvilineo e frastagliato della costa. Si tratta di un complesso architettonico che doveva avere un aspetto molto scenografico, destinato alla residenza estiva di personaggi dell’aristocrazia romana tardo-repubblicana e successivamente imperiale. Rimangono purtroppo poche le strutture a vista, che rendono possibile solo un’ipotetica e sommaria ricostruzione di come doveva presentarsi l’edificio.

La villa era collegata tramite una scalinata (ora franata) alla sua appendice marina costituita dalla sottostante peschiera detta “Grotte di Pilato”, oggi raggiungibile via mare. La grande peschiera era formata da cinque vasche, con un settore destinato all’allevamento. Altre rampe di discesa si trovano più verso est, al di sotto del torrione borbonico, dove si trova un’altra cavità ipogea. Il settore della villa più vicino al mare doveva prevedere una sequenza articolata di ambienti, con una successione ininterrotta di peschiere, ninfei ed ambienti triclinari in grotta, che garantivano una fruizione ottimale dell’impianto residenziale anche durante il caldo estivo.

Al disopra una serie di terrazzamenti paralleli consentiva la regolarizzazione della parete rocciosa; sono stati individuati tre livelli, costituiti da muraglioni in blocchetti di tufo, raccordati ed irrobustiti da murature perpendicolari, che conducono ad un primo ampio terrazzo. Su questo si apriva una seconda serie di muri di sostruzione in opera reticolata ed attraverso un’ampia scalinata, rivestita da lastre di marmo, si giungeva ad una larga esedra semicircolare, che doveva, probabilmente, avere funzione di belvedere.

I resti acheologici sono purtroppo esigui rispetto alla grandiosità della villa, che doveva abbracciare tutto il promontorio. Ad est l’area cimiteriale e ad ovest l’espansione urbana, culminante con la grande torre borbonica, si sono sovrapposte alle strutture antiche, obliterandole ed in diversi casi riutilizzandole. Rimane, tuttavia, abbastanza chiaro l’articolato sistema di approvvigionamento idrico, costituito da un complesso di cisterne per al raccolta dell’acqua piovana dislocate ai margini dell’area.

Sul versante sud-ovest si apre, infatti, una grande cisterna quadrangolare, regolarmente scompartita in cinque navate sorrette da pilastri, per una capienza di 1000 m3. A partire dalla fine del XVI secolo, quando vi furono i primi tentativi moderni di colonizzazione dell’isola, proprio in questa zona si concentrarono le nuove strutture abitative, che riutilizzarono in gran parte i ruderi della villa romana.

Villa romana in località Sant’ Antonio

Tutto il pendio della località Sant’Antonio è oggi interessato da edifici moderni, ma si possono individuare numerosi resti di mura in opera reticolata, disposti su quote diverse. Sempre nella stessa zona numerose cavità, oggi in parte riutilizzate, dovevano essere state sfruttate, in epoca romana, come cisterne, poichè foderate di signino ed alcune rinforzate in reticolato. Tali strutture sono state interpretate come appartenenti ad una villa della prima età imperiale.

Villa romana in località Santa Maria

La villa in località Santa Maria occupava un’ampia zona, affacciata da un lato sull’antica area portuale e dall’altro sulla via che sale verso le Forna. La residenza vera e proprio doveva essere esposta verso Sud-Est e doveva occupare un ampio terrazzamento; una parte delle strutture di questo complesso venne già riutilizzata nel Medioevo per la costruzione del monastero, mentre alcuni ruderi sono stati incorporati in abitazioni moderne, che li hanno completamente obliterati. La villa aveva un’altra ala ubicata sul pendio del versante occidentale dell’altura S.Maria.

Durante alcuni stradali nel 1926 venne alla luce una sorta di padiglione , definito come “solarium”; al momento della scoperta apparvero stanze disposte su terrazze, alcune delle quali presentavano pavimenti a mosaico e resti di intonaci dipinti. Anche di quest’ulteriore settore attualmente rimane ben poco, coperto ed in parte riutilizzato da una casa moderna. I resti murari ed i materiali rinvenuti al momento della scoperta, tra i quali un bollo, hanno permesso di datare la villa ad età giulio-claudia.

Cisterne romane e approvvigionamento idrico.

L’isola di Ponza venne dotata di un sistema di rifornimento idrico costituito da un complesso di bacini di raccolta (cisterne) e condutture di raccordo-rifornimento (acquedotto) che garantivano l’approvvigionamento di acqua potabile per il porto e le ville. Solo nella zona gravitante intorno alle strutture portuali si conoscono ben dieci cisterne che dovevano garantire una riserva idrica superiore ai 10.000 m3 per il rifornimento del porto e per la grande villa di Punta della Madonna.

Il gran numero di cisterne d’acqua, anche più d’una per complesso residenziale, si giustifica con il fatto che le ville si trovano quasi tutte ad un’altezza superiore a quella dell’acquedotto. Tra queste va ricordata la grande cisterna sotterranea di Punta della Madonna, interamente scavata nel tufo e rivestita di cocciopesto, ma purtroppo oggi non più visibile.

La cisterna era divisa in numerosi vani sorretti da pilastri rocciosi e doveva essere utilizzata anche per la miscelazione dell’acqua dolce con quella di mare nella sottostante peschiera delle Grotte di Pilato.

Nella zona della Dragonara si trova l’omonima cisterna, perfettamente conservata nel suo impianto originario e visitabile su richiesta, come quella di via Parata.

Un’altra grande cisterna denominata Grotta del Serpente, datata all’età augustea, si apre su un ripido versante collinare ad ovest di Punta della Madonna.

La particolare formazione geologica dell’isola, costituita da sabbie che trattengono l’acqua piovana indusse i tecnici idraulici romani a realizzare un funzionale sistema di gallerie drenanti, disposte parallele su tre livelli, che permettevano di canalizzare le acque in un unico condotto.

L’acquedotto romano e molte delle cisterne di Ponza, continuarono ad essere utilizzati ancora in epoca moderna; negli anni ’50 del secolo scorso furono, infatti, riadattate le antiche strutture per la realizzazione del nuovo acquedotto delle Forna, attualmente non più in uso, ragione per cui l’isola dipende completamente dai rifornimenti via mare.

Acquedotto romano

L’acquedotto romano si sviluppa dal settore nord dell’isola, dove si trova la sorgente di Cala dell’Acqua, per scendere lungo la costa orientale, verso l’area portuale e le ville marittime; la scelta di questo versante era stata determinata dal fatto che il porto e quasi tutte le strutture antiche di rilievo insistevano su questo lato, favorito dalle condizioni ambientali. Il condotto antico, rivestito di cocciopesto, raggiungeva “Cala d’Inferno” sul versante opposto dell’isola verso sud-est. Scavato nella roccia fino alla baia di Santa Maria, l’acquedotto passava su sostruzioni artificiali in cementizio in concomitanza di alcune depressioni. Come tutte le altre strutture relative all’organizzazione urbanistica anche l’acquedotto è stato datato alla prima età imperiale. Oggi si conservano alcuni resti del condotto principale e dei cunicoli secondari, che provvedevano alla captazione dell’acqua facendola confluire in un unico collettore sotterraneo. In località Giancos una possente struttura di epoca romana ad andamento semicircolare (localizzata in una proprietà privata) è stata riconosciuta come una diga.

Necropoli romane

Sull’isola sono state individuate due necropoli di età romana una lungo le pendici del colle detto “i Guarini” e l’altra sulle pendici orientali di Monte Guardia in località Bagno Vecchio, rispettivamente nei settori sud e nord dell’isola. Entrambe le necropoli sono caratterizzate da tombe ipogee scavate nel banco roccioso, sia per deposizioni ad inumazione che ad incinerazione. Dalle testimonianze superstiti si comprende che alcune sepolture erano decorate con stucchi ed intonaci dipinti. A causa del crollo delle pareti rocciose, soprattutto a Chiaia di Luna, sotto i Guarini, molti sepolcri sono andati distrutti e poco, oggi, è ancora visibile. Altre sepolture isolate erano sparse in diverse località dell’isola.

Mitreo

Nei pressi della salita dello Scalpellino, nel cuore del centro abitato di Ponza, sono conservati i resti di un mitreo. L’edifico si trova oggi sotto un’abitazione moderna, putroppo molto rovinato. L’ambiente è ricavato quasi interamente in un banco roccioso, ha forma rettangolare e presenta una nicchia nel lato di fondo, mentre la copertura è a volta ribassata.

Nell’estremità occidentale della parte sud si apre una nicchia con podio, sulla cui volticina si possono scorgere tracce di intonaco giallo dipinto. In molti punti si scorgono ancora evanescenti tracce di pittura. La cosa più caratteristica, oggi purtroppo solo parzialmente visibile a causa del pessimo stato di conservazione, è la decorazione a stucco colorato posta sulla volta del mitreo, costituita da un pannello circolare con raffiguarati i segni zodiacali. Il monumento è stato datato tra il III ed il IV secolo d.C..

Monastero di Ponza

La prima menzione sull’esistenza a Ponza di un’insediamento monastico è del VI secolo d.C.. Ulteriori notizie si hanno solo nel IX secolo quando Leone III, in una lettera a Carlo Magno, riferiva che i monaci di Ponza erano stati depredati dai saraceni. Ancora nell’XI secolo si ricorda dell’edificazione di un nuovo edificio monastico, costruito vicino alla chiesa di S. Maria. Nel XIII secolo il monastero di Ponza venne affidato da papa Innocenzo III all’ordine cistercense, assoggettandolo all’abbazia romana delle Tre Fontane.

Il monastero venne abbandonato nel XV secolo, quando l’isola fu occupata dagli Aragonesi ed i monaci si trasferirono a Gaeta, dove fondarono l’omonimo monastero di S. Maria di Ponza. Delle antiche strutture rimangono pochi resti nel settore settentrionale del centro abitato, nella zona ancora chiamata Santa Maria. Solo due sembrano essere gli ambienti superstiti, oggi inseriti in costruzioni recenti.

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