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Popoli italici: Veneti

Veneti
Una statuetta e una lamina, entrambe in bronzo, provenienti da santuario di Caldevigo, VII sec a.C. con immagini di guerrieri Veneti.

I Veneti

La regione abitata dall’antico popolo dei Veneti, detti anche Venetici o Paleoveneti, corrisponde grossomodo all’attuale Veneto. In quest’area una popolazione con una grande unità culturale, simile a quella degli Etruschi, si è insediata a partire dal XIII sec a.C.

Cartina delle aree abitate dai veneti
Cartina delle aree abitate dai veneti

Lingua

La lingua parlata è fondamentalmente una sola, il venetico, che si attesta ad Este, Padova, Vicenza, Adria, nella zona di Belluno e nel Veneto orientale. Si tratta di una lingua indoeuropea, appartenente quindi allo stesso gruppo linguistico di cui fanno parte il latino, il greco, ma anche il sanscrito. Tutte le informazioni sull’antico venetico ci giungono esclusivamente da iscrizioni, scritte in un alfabeto di derivazione etrusca. Da queste iscrizioni, per la maggior parte votive o funerarie, si evidenziano alcuni tratti in comune con il latino, confermando la derivazione indoeuropea.

Fonti

Dei Veneti ci parlano diversi storici antichi, tra cui Polibio, Erodoto e Tito Livio, che ci informano che, secondo tradizione, questo popolo sarebbe il diretto discendente degli Enetòi, un popolo eroico menzionato nell’Iliade come combattente nella guerra contro la città di Troia. Sofocle ci riferisce anche che una volta terminata la guerra i figli degli Enetòi sopravvissuti partirono alla volta delle regioni adriatiche, dove si stabilirono definitivamente, trovando rifugio in una vasta pianura a sud delle Alpi.

Storia

Il popolamento delle prime aree venete iniziò nel XIII sec a.C., nell’area veronese, con insediamenti di tipo tribale che sopravvissero grazie ad un economia di sussistenza basata su agricoltura e pastorizia. Questi centri proto urbani furono però abbandonati nel corso del XII sec, quando alcune condizioni climatiche avverse, forse una forte alluvione, obbligarono gli abitanti a cercare nuovi insediamenti.

Nell’XI sec iniziarono a svilupparsi una serie di importanti centri urbani, come Frattesina, sul ramo settentrionale del Po, e successivamente Este.

Nel IX secolo il grande centro di Frattesina si spopolò a favore di nuovi abitati sull’Adige, sulla linea da Este a Gazzo, che assunse un importante ruolo commerciale. I centri principali erano quindi in pianura, a controllo delle principali vie fluviali che nell’VIII sec assunsero una grande importanza commerciale. Il corso dell’Adige divenne così uno delle vie principali e si sviluppò in questo periodo la città di Padova.

Iniziarono gli scambi con il mondo etrusco, che lentamente fece penetrare in area veneta alcune proprie particolarità culturali e artistiche, che si consolidarono con i frequenti scambi del VII sec a.C..

A sud di Este nacquero una serie di centri minori che si avvicinano sempre più al grande emporio greco-etrusco di Adria nel VI sec. La massima espansione territoriale dei Veneti si attuò tra il V e il II sec a.C., alla quale seguì una lenta disgregazione sociale.

Non abbiamo traccia di eventi traumatici che portino alla fine di questo popolo; probabilmente gli assi commerciali si spostarono altrove e lentamente iniziò un declino che terminerà inevitabilmente con l’assunzione all’interno del territorio romano, sancita definitivamente nel 89 a.C. dalla Lex Pompeia.

Abitazioni

Uno dei maggiori esempi di centro abitato veneto giunto fino a noi è quello di Frattesina, vitale tra l’XI e il X sec a.C.. Questo centro urbano intratteneva rapporti commerciali con l’Adriatico (la linea di costa era differente da quella moderna) ed era esteso su una superficie di 30 ettari. Le capanne avevano pavimenti in argilla cotta e pareti di rami e canne, su cui era steso l’intonaco.

L’abitato di Este, invece, nacque intorno al X sec. e mantenne la propria importanza a lungo. Le capanne erano a pianta rettangolare e avevano pavimenti in argilla cotta. I muri erano in legno o canne e all’interno si trovava un focolare rialzato. All’esterno delle abitazioni erano presenti numerose fosse di scarico che servivano per gettare i rifiuti.

Nel corso dell’VII sec si sviluppò invece l’insediamento di Padova, di cui non abbiamo molti dati, se non che all’interno dello spazio urbano erano separate le aree abitative da quelle produttive, quindi supponiamo che la città fosse pianificata con cura già prima di essere costruita.

Religione e luoghi di culto

I primi santuari o luoghi di culto, che avevano anche lo scopo di controllo del territorio, nacquero intorno all’VIII sec e si svilupparono principalmente nei due secoli successivi. Inizialmente piccoli centri religiosi, che avevano anche la funzione di controllo del territorio cittadino, lentamente questi santuari si ampliano fino a raggiungere dimensioni notevoli. Generalmente tutti i luoghi di culto veneti si trovavano in zone direttamente collegate con l’acqua, che aveva un’importante valenza mistica e religiosa.

Il santuario più importante fu quello ad Este, consacrato alla dea Reitia, divinità femminile con poteri sananti, a cui sono stati dedicati numerosissimi ex-voto per richiedere la guarigione di un malato. Gli oggetti dedicati alla dea giunti fino a noi sono moltissimi, e vanno dalle statuette di bronzo ai gioielli di vario tipo, passando per le monete e le fibule.

Nella zona di Caldevigo, nel nord della regione, troviamo una serie di ex-voto che indicano la presenza di un altro santuario che senza dubbio doveva avere una certa rilevanza nella zona, anche se non abbiamo dati archeologici certi in questo senso. A Caldevigo sono state trovate anche moltissime lamine a sbalzo rappresentanti figure di donne, guerrieri e parti anatomiche.

Lungo le valli alpine, invece, i centri urbani presero come luogo di culto di riferimento il santuario di Lagole di Calalzo, dedicato ad una divinità maschile guaritrice, probabilmente assimilata in seguito ad Apollo, dio greco con proprietà taumaturgiche. Dell’edificio principale non rimane traccia: sappiamo però dalle numerose lamine bronzee iscritte che doveva contenere un gran numero di oggetti dedicati al dio dai devoti, giunti qui da tutta la zona orientale della regione.

Rito funebre

Come in quasi tutta la penisola nel XIII sec a.C. prevaleva la sepoltura ad incinerazione: il corpo del defunto veniva bruciato su di una pira funebre e le ceneri e ciò che restava della ossa veniva deposto in un vaso, un’urna funeraria, di forma biconica. Fino al IX sec possiamo dire che la maggior parte delle sepolture avvenne in questo modo, con la deposizione dell’urna in una buca circondata da alcuni oggetti di uso quotidiano, con lo scopo di accompagnare il defunto nell’aldilà.

coltelli, rasoio ed ascia VIII sec Un coltello, un rasoio e un’ascia provenienti da una sepoltura dell’VIII sec
Un coltello, un rasoio e un’ascia provenienti da una sepoltura dell’VIII sec

Nell’VIII sec, però gli stretti rapporti commerciali con il mondo etrusco fecero sì che anche le sepolture subissero questa influenza e lentamente si raffinarono, come ci testimonia la necropoli di Este. Iniziarono in questo periodo le prime differenziazioni sociali riscontrabili nelle necropoli, che ormai si trovavano al di fuori dei centri urbani, vicino a corsi d’acqua: i corredi dei personaggi più importanti divennero sempre più ricchi, accompagnati da oggetti di lusso in ceramica, pasta vitrea, osso, ambra e da raffinati oggetti etruschi importati. Si affermò anche in questo periodo l’uso di deporre oggetti di uso quotidiano spezzati appartenenti al defunto sopra l’urna cineraria.

Nel secolo successivo si consolidò anche l’uso di deporre le ceneri maschili in ossuari biconici, mentre quelle femminili in situle, cioè vasi in metallo o terracotta a forma di secchio, con la parte bassa rastremata.

Nel VI sec nella necropoli di Padova, benché le sepolture siano rimaste fondamentalmente simili a quelle dei secoli precedenti per l’urna e il corredo, si sviluppò l’utilizzo di lastre rettangolari in pietra, con uno specchio nel centro, deposte sulle tombe, le cosiddette stele patavine. Le stele ritrovate presentano spesso iscrizioni in venetico, con incisioni di scene della vita nell’aldilà o semplicemente di vita quotidiana.

Arte

La principale manifestazione artistica dei Veneti fu la cosiddetta arte delle situle, i vasi bronzei a forma di secchio, rastremati sul fondo, generalmente accompagnate da un coperchio,
utilizzate per contenere le ceneri di un defunto. L’arte delle situle però ha origini molto antiche, che le riportano all’Europa centro settentrionale e al vicino Oriente. Molti dei motivi finemente realizzati su questi contenitori sono di origine Mesopotamica, databili quindi al III millennio a.C. Considerata il capolavoro veneto, la situla della tomba Benvenuti 124, datata al 600 a.C., è di un tipo tutto nuovo che nasce ad Este in questo periodo, e presenta una grande alternanza di motivi floreali e vegetali e scene di vita quotidiana o di guerra.

La celebre situla Benvenuti, datata al 600 a.C.
La celebre situla Benvenuti, datata al 600 a.C.

Altri oggetti molto raffinati, realizzati dagli artigiani paleoventi sono le placche dei cinturoni delle armature e i foderi dei pugnali, che venivano ornati a sbalzo, ad incisione e con scene figurate.

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