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Pozzuoli, necropoli

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Il territorio della attuale Pozzuoli conserva ancora numerose necropoli di epoca romana. Alcune sono state probabilmente coperte e distrutte dalla selvaggia espanzione edilizia del Dopoguerra, che ha letteralmente stravolto il territorio. Alcune sono invece sopravvissute, o tornate alla luce inoccasione di lavori e scavi recenti. Una di esse, quella di via Antiniana, è divenuta un suggestivo parco archeologico che vale certamente la pena di visitare.

Necropoli della via Consularis Puteoli-Capuam

Poco dopo aver superato il cavalcavia della Roma-Napoli, si possono notare i resti del vestibolo della Porta, che introduceva dall’abitato nel suburbio all’inizio della grande via Campana. L’antica via Consularis di collegamento tra Pozzuoli e Capua era costeggiata da numerosi edifici funerari. Oggi non si ha più una percezione totale e compatta della necropoli, ma si comprende la sua grandezza attraverso i numerosi resti conservati fino all’altezza di Quarto. Diversi sono i punti dove si possono seguire le tracce della necropoli, sulla via Campana, lungo la quale si incontrano a diverse altezze alcuni colombari (presso la Stazione Ferroviaria, presso lo svincolo per la Tangenziale, all’imbocco della galleria ferroviaria Montagna Spaccata), su via Cupa Cigliano, su via vicinale Celle, via Luciano. Altri resti di ipogei e colombari sono documentati in Via Vigna, la quale sembra ricalchi un antico percorso stradale. Oltre a questi “frammenti ” sparsi rimangono alcune testimonianze più cospicue, con una sequenza compatta e numerosa di monumenti funerari, nell’area di San Vito e di via Celle.

La necropoli di via Celle

Un gruppo particolarmente compatto di sepolture, poste nel settore dell’antica necropoli più vicina all’abitato, è oggi in via Celle, a partire dal tratto noto come quadrivio di S.Stefano, oltre il quale è anche conservata parte dell’antica pavimentazione stradale.

Sul lato sinistro della strada (a pochi metri dal cavalcavia ferroviario) si conserva un unico mausoleo, inglobato in strutture moderne, mentre sul versante orientale sono visibili ben 14 edifici a carattere funerario. La fila composta da questi è piuttosto compatta, poichè nel tempo gli spazi che erano stati lasciati vuoti venivano riempiti con altre e nuove costruzioni: di fatti si può parlare, per l’edificazione dei diversi monumenti, di un arco cronologico che va dalla metà del I sec. a.C. alla metà del II d.C.. La tipologia più documentata è quella dei colombari, ovvero edifici funerari destinati a sepolture collettive e caratterizzati da nicchie disposte per ospitare olle cinerarie; i colombari di via Celle sono quasi tutti realizzati su più piani (di cui uno spesso ipogeo), molto grandi e dunque destinati a gruppi numerosi. Con il tempo, a causa del cambio delle consuetudini nei riti, in questi edifici, inizialmente pensati per l’incinerazione, vennero realizzati anche spazi per sepolture ad inumazione (soprattutto formae pavimentali), determinando l’aspetto in qualche modo stratificato di tali monumenti, utilizzati per lungo tempo.

Edifici 5 e 7

Alcuni di questi (n.5/7) si caratterizzano per le notevoli dimensioni e la forma particolare (l’edificio n. 5 ha il secondo piano cilindrico), oltre che per l’articolazione interna, che suggerisce l’utilizzo di certi ambienti nello svolgimento di funzioni di servizio quali la celebrazione di riti ma anche nell’ambito della manutenzione del monumento stesso, come, per esempio, abitazione del guardiano. Gli interni dovevano essere decorati ed in alcuni casi si sono conservate tracce di pitture, di stucchi o della presenza di marmi; sfortunatamente molto è andato perduto, poichè spesso asportato clandestinamente. Per tale ragione poche sono le informazioni che si posseggono sui destinatari di tali monumenti, anche perchè scarsa è la documentazione epigrafica.

Edificio 6

A causa soprattutto dei crolli determinati dalla natura del luogo, le facciate non sono quasi mai conservate, tuttavia l’edificio n.6, con la fronte scandita da lesene in mattoni, permette di valutare la bellezza e ricchezza dei prospetti scenografici di cui si poteva godere lungo le strade extra-urbane. 

Edificio 11

Nel caso dell’edificio n.11 si ha un mausoleo destinato ad un’unica persona, evidentemente un personaggio illustre, data la grandiosità della sua sepoltura: il basamento, nel quale si trova la camera sepolcrale, ha forma quadrata, con la fronte ad esedra che si apriva sulla strada. L’esterno dell’edificio era decorato con stucco dipinto, ancora in parte conservato e visibile. La parte alta, poggiante sulla base, è invece formata da uno zoccolo liscio ed una struttura ottagona, scandita da semicolonne. 

Edificio 12

Indagini archeologiche più recenti si sono concentrate sull’edificio n.12, già interpretato come sede di un collegium funeraticium, associazione di persone organizzata per garantire ed occuparsi della sepoltura dei suoi soci. Tre settori diversi caratterizzano la costruzione, dei quali quello centrale è un cortile scoperto con un grande mausoleo nel mezzo. Gli ambienti ai lati del cortile, disposti su più piani, erano utilizzati per funzioni di servizio. Da menzionare l’aula absidata con pavimento a mosaico bianco e nero, dove l’inserimento di sepolture tarde nei banconi addossati alle pareti e davanti all’abside hanno portato a supporre la trasformazione del luogo nella chiesa di Santo Stefano, nota da alcune fonti scritte.

La necropoli del fondo Di Fraia

In una proprietà privata (vicina al ponte della Tangenziale) lungo la via Campana antica , laddove si conserva anche parte del basolato romano, si trovano quattro colombari dei quali i due più grandi sono notevoli per la loro decorazione interna. Gli stucchi ancora conservati in situ (altri furono asportati e venduti) compongono eleganti cornici e figure appartenenti al corteggio dionisiaco, scenette con eroti cacciatori o legati all’ambiente marino, oltre ad una raffigurazione di Ercole poggiato alla sua clava. Queste decorazioni sono state datate, per lo stile, all’età flavia ed ovviamente, vista la qualità della produzione, si ritiene che i due monumenti dovessero appartenere a personaggi altolocati. Questi mausolei furono usati per lungo tempo, vista la presenza di sepolture ad inumazione più tarde; in uno dei colombari è conservata anche una cattedra, elemento di arredo degli ambienti funerari, che voleva simboleggiare la presenza del defunto durante i pasti rituali svolti in sua memoria.

La necropoli di San Vito

In via Campana – via San Vito si trovano, in un punto in particolare, altri monumenti funerari ancora conservati secondo la loro stretta successione, in una situazione simile a quella di via Celle. Il più caratteristico è un mausoleo in laterizi, con basamento quadrato e tamburo cilindrico al di sopra; la camera sepolcrale semi-ipogea ha pianta centrale e dalle descrizioni settecentesche sappiamo che era decorata con stucchi, oggi perduti, raffiguranti gruppi di eroti e probabilmente le fatiche di Ercole. Nello stesso tamburo si trovava un’altra camera con nicchie per olle, collegata mediante una scala a quella sottostante. La decorazione esterna, realizzata in mattoni, è costituita da scomparti architettonici, ovvero delle piccole edicole con timpano superiore. Il monumento, avvicinato per struttura a quello di via Celle, viene datato alla seconda metà del I secolo d.C..

Necropoli di Quarto

Proseguendo lungo quello che era il percorso della via consolare si possono incontrare, in località Conocchietta (via Grotta del Sole, al confine tra Pozzuoli e Quarto), altri monumenti funerari, in particolare uno con copertura cuspidata a cono e rivestita di cocciopesto. Giunti proprio nel comune di Quarto (il cui nome deriverebbe dal trovarsi al quarto miglio della strada romana) si trova in via Brindisi un complesso funerario, delimitato da un recinto maggiore e comprendente tre mausolei con ambienti di servizio. La costruzione più notevole ed anche più antica è la c.d. Fescina, un mausoleo dalla copertura a cuspide piramidale a pianta esagonale, caratteristica del Mediterraneo orientale. Oltre agli altri due mausolei, le sepolture si trovano anche nell’area delimitata dal recinto maggiore, il quale ingloba un triclinio in muratura con mensa centrale, utilizzato dai parenti dei defunti per consumare i pasti rituali.

Parco Archeologico della via Puteolis- Neapolim

Anche noto come “necropoli di via Antiniana. Durante dei lavori effettuati negli anni Novanta venne individuata l’antica via di collegamento tra Napoli e Pozzuoli. Le indagini archeologiche hanno evidenziato la lunga vita del percorso (dal VII-VI sec. a.C.), mentre il basolato risale al I d.C..
La strada risulta fiancheggiata a monte da alcuni mausolei gentilizi più antichi, appartenenti a famiglie aristocratiche e collegati alle proprietà terriere circostanti; a valle, invece, i monumenti funerari sono soprattutto colombari, ininterrotti e dall’aspetto regolare e semplice. Alcuni di questi edifici presentano un particolare interesse per le significative informazioni che hanno restituito, in particolare alcune testimonianze epigrafiche hanno permesso di conoscere i nomi dei proprietari delle sepolture; presso il monumento più antico sul lato est della strada si è ritrovata, infatti, la lapide con il nome del medico Menander, mentre un’altra lastra, rinvenuta sulla strada, reca un lungo testo in greco con la storia di Bettiniano, segretario del ginnasio (associazione di atleti), nativo di Cesarea, il quale si era recato a Baia per cure termali, ma la sua vecchiaia non lo risparmiò. La necropoli fu utilizzata a lungo, come testimoniano sepolture più tarde di IV-V secolo d.C., spesso inserite in edifici precedenti. Oggi la necropoli e la strada si trovano sotto un ponte con arcate di ferro, realizzato per garantire la viabilità moderna.

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