Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Profetismo nel Vicino Oriente antico

Il profetismo e la figura del profeta biblico

Con il termine “profezia” si intende la rivelazione della volontà divina all’uomo. I profeti sono coloro che ricevono qualche messaggio da una divinità, interpretandone segni e parole.

La profezia è una tipologia di divinazione molto particolare. La divinazione vera e propria consiste nella decifrazione di messaggi; la profezia invece consiste nella comunicazione diretta di un messaggio da parte dell’entità divina. Quest’ultima eleggerà perciò un uomo che dovrà essere l’interprete.

La profezia nel Vicino Oriente Antico

Nelle tradizioni del Vicino Oriente Antico, per le cui religioni il destino del cosmo è scritto su tavole affidate dalle divinità, si vede tutto come una serie di segni da interpretare. Il compito di questa interpretazione simbolica era dello scriba di palazzo, capace di leggere e scrivere quindi.

La profezia rompe però questa “eredità del sapere elitario” poiché qualunque uomo può essere scelto dalla divinità come più adatto all’interpretazione del messaggio divino.

La divinità non si limita solo a trasmettere, ma anche a fare agire il profeta (es. il profeta Giona viene inviato a Ninive da Dio). Il movimento del profeta è un mezzo o un’aggiunta dell’enunciazione del messaggio profetico stesso.

Un ruolo predominante nella cultura assiro – babilonese l’ebbero gli indovini, gli astrologi, i medici e figure affini.

Nella profezia il sovrannaturale può parlare non interrogato e soprattutto può dire cose che gli uomini non vorrebbero sentire.

L’azione dei profeti della Bibbia ebraica è principalmente simbolica, attestata da azioni oscillanti tra il magico e il miracoloso. La scrittura diverrà un mezzo di diffusione più potente a vantaggio della profezia

Tipi di profeti e profezia nell’Antico Testamento

La Bibbia contiene le opere dei profeti scrittori. C’è solitamente uno schema fisso che si compone di tre passi e che vede il profeta:

  • – posseduto dalla divinità o raggiunto da visioni e sogni
  • – accogliere la parola divina
  • – ripetere il messaggio al re o al popolo (dal quale viene creduto o meno).

Un punto principale è sicuramente quello costituito dalla trascrizione divina del messaggio trasmesso a un profeta. È il caso di Mosè e delle Tavole della Legge per esempio.

Mosè miniatura
Mosè riceve le Tavole della Legge – Miniatura armena di XIII secolo

La religione ebraica è infatti rivelata e scritta. Il testo scritto nella tradizione mosaica aveva molta importanza, tant’è che le Tavole furono custodite nell’Arca dell’Alleanza, manufatto che ancora oggi continua a dare vita a leggende e fantasie.

Nella tipologia profetica possono essere incluse le rivelazioni, i cosiddetti “generi apocalittici” tra cui la nota Apocalisse di San Giovanni, ma anche il Libro di Enoch o Il Pastore di Erma.

La verità viene messa quindi per iscritto dall’uomo scelto dalla divinità.

La lingua ebraica utilizza diversi nomi per indicare il profeta: n?b? ( = colui che parla o che è chiamato), r?h’ eh o h?zeh (il veggente), ‘îš h?’?l?hîm (uomo di Dio), e altri.

Tutto ciò vuol dire che per l’ebraismo, dietro la parola profeta, si “nascondono” diversi concetti.

Egli è “colui che Dio fa parlare”, che parla sotto l’influsso di una potenza superiore.

Nel senso odierno, profeta è colui che vede ciò che è nascosto agli uomini comuni e che Dio gli mostra affinchè ne parli. Il profeta è quindi un portavoce.

Nel periodo che è compreso tra il pre – esilio e il periodo persiano, si distinguono due categorie di profeti: i profeti d’azione (nominati nei libri di Samuele, dei Re, delle Cronache); i profeti scrittori. Quando mancano le formule oracolari di introduzione, di chiusura e quelle intermedie non è infatti facile capire quando inizia e quando finisce ciascuna unità profetica.

Di oracoli profetici possono essercene di due tipi: di accusa con annuncio di sventura o senza (ad esempio, gli oracoli contro le nazioni pronunciati da Isaia); di salvezza, inclusi quelli escatologici e messianici.

L’orizzonte dei profeti biblici non si estende oltre i confini del Vicino Oriente Antico.

I profeti prima dell’esilio minacciano frequentemente il castigo che però non è di certo l’ultima parola. La natura dei profeti è varia: per esempio, Isaia era nobile, Geremia ed Ezechiele erano sacerdoti, Mosè e Amos dei pastori, vi erano persino delle donne (si ricorda che le donne sono presenti anche in eresie cristiane come quella montanista).

Altre figure profetiche

Nell’antica Grecia un ruolo profetico – divinatorio era svolto dalla Pizia che pronunciava oracoli in nome di Apollo presso il famoso santuario di Delfi. Tra gli Etruschi vi erano invece gli aruspici che leggevano segni divini nelle viscere di animali sacrificati. Essi venivano consultati anche in epoca Romana e spesso sono confusi con gli aùguri, il cui compito era quello di comprendere, tramite l’osservazione del volo degli uccelli, la volontà degli dèi.

Tra i Celti erano i druidi a praticare una sorta di divinazione. Ogni cultura (basti pensare anche agli Indiani d’America) ha sempre posseduto la concezione di un uomo scelto dalla divinità per trasmettere un messaggio ai comuni mortali. Questo uomo poteva essere una semplice persona oppure, nei casi prevalenti, un sacerdote, il che fa di questo genere di profetismo un profetismo elitario.

Il caso del profeta Giona

Giona è un profeta particolare. È nominato nell’Antico Testamento, nel Libro di Giona appunto. Egli viene scelto da Dio per andare a predicare a Ninive. Il profeta, invece di ascoltare il messaggio divino, fugge su una nave diretta a Tarsis.

La nave viene investita da un temporale e sta per naufragare. Quando i marinai vengono a sapere del rifiuto di Giona, il quale si decide a confidarlo, gettano il profeta in mare per evitare di attirare ulteriori sciagure. Giona viene quindi ingoiato dal pistrice, un mostro marino e serpentiforme (spesso si dice che sia stato ingoiato da una balena, ma in realtà il Libro di Giona non lo specifica). Per tre giorni e tre notti giace all’interno del ventre del mostro dove Giona rivolge una preghiera a Dio. Il pistrice rigetta quindi il profeta su una spiaggia.

giona catacombe marcellino e pietro
Giona rigettato dal pistrice – Catacombe dei Santi Pietro e Marcellino

Dio parla a Giona e lo esorta nuovamente a recarsi a Ninive. Il profeta stavolta esegue l’ordine.

I Niniviti si convertono, ma Dio non li dsitrugge. Giona, odiando Ninive, se ne affligge e si adira sperando in un castigo divino per gli abitanti di quella città. Si costruisce quindi una capanna fuori Ninive e si siede per vedere cosa sarebbe accaduto. Dio fa spuntare una pianta di ricino per fare ombra a Giona il quale ne gioisce, ma la mattina successiva un verme fa seccare la pianta. Dio fa poi venire un vento orientale e infuocato.

Giona chiede di morire, ma Dio lo rimprovera nuovamente per il suo atteggiamento ribelle e per il fatto di essersi adirato per il ricino secco. Infatti il Signore gli disse:

<<Tu t’affliggi per un ricino che non hai fatto crescere, che in una notte è nato e in una notte è morto, ed io che devo avere compassione di Ninive, città grande, nella quale ci sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra, e gran numero di animali?>>

(Giona 4, 10).

La figura di questo particolare profeta viene ripresa da Gesù nel Nuovo Testamento, di preciso in Matteo 12,40:

<<Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra>>

Per questo motivo Giona verrà rappresentato nei cubicoli delle catacombe perché rappresenta la redenzione e la salvezza. Solitamente troviamo le tre scene principali: Giona ingoiato dal pistrice, Giona rigettato, Giona sotto la pergola. Sono rari i casi in cui si trovano due scene aggiuntive: Giona sotto la pergola ormai secca oppure Giona seduto (e non sdraiato) sotto la pergola.

La rappresentazione di Giona è sicuramente uno dei primi temi iconografici cristiani presenti nelle catacombe.

Una particolarità: un parallelo molto comune viene fatto tra Giona e Pinocchio, il celebre personaggio di Collodi. Il primo infatti viene ingoiato e poi rigettato da questo mostro serpentiforme marino, chiamato pistrice, mentre il secondo viene ingoiato e poi rigettato allo stesso modo da una balena.

Il caso di Isaia – Balaam

Per quanto riguarda la profezia messianica, sicuramente il più famoso tra i profeti è Isaia in riferimento al passo Is. (7,14):

<<Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco, la Vergine concepirà e partorirà un Figlio, che chiamerà Emmanuele…>>

E anche a Is. (60, 1)

<<(E tu Gerusalemme) alzati, rivestiti di luce, perchè viene la tua luce, la gloria del Signore brilla su di te>>.

È così che il suo ruolo di profeta messianico si perpetua nella memoria comune, anche quando si dovrà interpretare la nota rappresentazione nelle catacombe di Priscilla conosciuta come “La Madonna e il profeta” presente nel nicchione dell’arenario e risalente al 210 – 220 d.C. circa.

Sono raffigurati la Madonna, che indossa stola e maniche corte, seduta in cattedra con in braccio il Bambino nudo. Il profeta è di profilo, vestito di pallio. Con la mano destra indica una stella a dodici punte, mentre con la sinistra tiene un rotulo.

madonna priscilla
Madonna con profeta – Catacombe di Priscilla

Si noti però che non è specificato quale profeta. Vi sono infatti diverse idee al riguardo: che si tratti di Isaia (in riferimento al passo sopra citato), di Balaam (in riferimento alla profezia presente nel libro di Numeri 24, 17), di un profeta generico oppure di David (quest’ultima è l’ipotesi più singolare avanzata da Giorgio Otranto e si riferisce al Salmo 109, 3).

Varie sono le discussioni a riguardo.

Bibliografia

  • Bisconti F., La Madonna di Priscilla: interventi di restauro ed ipotesi sulla dinamica decorativa, in Rivista di Archeologia Cristiana 72, 1996, pag. 7 – 34.
  • Grottanelli C., Profezia e scrittura nel Vicino Oriente, in La ricerca folklorica, 1982, pag. 57 – 62
  • Otranto G., Tra esegesi patristica e iconografia: il personaggio maschile in una scena di Priscilla (Roma), in Per una storia dell’Italia Tardoantica Cristiana, a cura di Otranto G., Bari 2009, pag. 488 – 537

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*