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Prometeo

Genealogia: Figlio del Titano Giapeto e della ninfa Climene, fratello di Atlante, Menezio ed Epimeteo. Il suo nome significa “colui che pensa prima”, complementare a quello del fratello Epimeto che indica, al contrario, “colui che riflette dopo”.

Origine e sviluppo del culto di Prometeo

Il nome Prometeo, “il preveggente”, epiteto che sarebbe derivato al mito molto più tardi e solo in territorio greco, ebbe forse origine da un’errata interpretazione della parola sanscrita pramatha, nel significato originario di “colui che ruba e accende il fuoco”. Anche se tale relazione venne ritenuta successivamente sbagliata, si deve ammettere lo stretto legame che sussiste tra Prometeo e lo strumento produttore del fuoco: tale connessione è testimoniata da un passo di Diodoro Siculo (V, LXVII,2), il quale afferma che il Titano diede agli uomini il fuoco rubato, ma in realtà egli fu l’inventore da dove si accende il fuoco.

Secondo altri Prometeo venne confuso con l’eroe cario Palamede, cui è attribuita l’invenzione e la diffusione di tutte le arti civili, e con il dio babilonese Ea, che si vantava di aver creato uno splendido umano dal sangue di Kingu, mentre la madre Aruru ne creava uno di molto inferiore con l’argilla.

Esiodo è il primo poeta presso il quale noi troviamo il mito di Prometeo già largamente svolto e chiaramente fissato. Il poeta dedica una lunga e dettagliata esposizione dell’episodio del furto da parte del Titano, una prima volta nella Teogonia , una seconda ne Le Opere e i giorni. Le due versioni del racconto non sono solo complementari ma si intrecciano l’una con l’altra.

Dopo Esiodo è Eschilo a trattare la materia in ben tre drammi: se questa concezione della trilogia è sostanzialmente esatta, dobbiamo ritenere che Eschilo fu il continuatore dell’opera iniziata da Esiodo, nonostante le profonde differenze tra i due autori nell’interpretazione del mito.

Prometeo non conobbe un culto vero e proprio in Grecia anche se l’unica eccezione si ha nella città di Atene dove egli compare all’interno dell’Accademia con un proprio altare. In suo onore venivano celebrate le Prometheia, corsa con le fiaccole (lampadedromie) notturna, presieduta dall’arconte re e con cadenza annuale. Il culto di Prometeo, legato ad Atena ed Efesto in una sorta di triade “tecnica” protettrice dei fabbri ed artigiani, ebbe notevole sviluppo nel V secolo a.C., momento in cui la città conobbe trasformazioni sia delle condizioni politiche ed economiche sia della conseguente crescita dei ceti artigianali e mercantili.

Miti legati a Prometeo

Secondo il mito esiodeo, Prometeo ingannò Zeus nella spartizione del bue sacrificato per la divinità, occultandone la parte migliore ed offrendogli la parte immangiabile. Zeus, accentando tale inganno, punì gli uomini sottraendo loro il fuoco: a seguito di ciò, il Titano si ribellò e sottrasse, nascondendolo all’interno di una ferula, un seme del fuoco di Zeus, con il quale gli uomini poterono cucinare il proprio cibo.

Per la seconda volta imbrogliato dall’astuto Prometeo, Zeus decise di punirlo inviando, al fratello stolto Epimeteo, una donna detta Pandora poiché tutti gli dèi dell’Olimpo le avevano fatto un dono: Efesto ne forgiò l’amabile figura con acqua e terra mentre Atena ed Ermes le adornarono la persona.

Secondo la versione di Eschilo, Zeus ordinò ad Ermes ed Efesto di incatenare Prometeo ad una rupe del Caucaso dove un’aquila di giorno gli avrebbe divorato il fegato che ogni notte sarebbe ricresciuto. Infine Eracle, giunto sul luogo, uccise l’aquila e liberò Prometeo, dopo che aveva rivelato a Zeus di non sposare Tetide per non avere un figlio che lo avrebbe detronizzato.

E Zeus acconsenti alla liberazione a patto che un altro immortale rinunciasse alla vita eterna per espiare la colpa di Prometeo: fu Chirone ad offrirsi per liberarsi dalle insopportabili sofferenze della ferita infertagli dalla freccia avvelenata di Eracle.

Iconografia di Prometeo

Non si ha un’ampia rappresentazione della figura di Prometeo. Pausania (I 30,1 -2) afferma la presenza di un altare dedicato al Titano all’interno dell’Accademia di Atene, punto dal quale sarebbe partita la corsa con le fiaccole.

In ogni modo, si deve ricordare la rappresentazione, all’interno di una kylyx laconica a figure nere del VI sec. a.C. (Musei Vaticani, Roma), della celebre scena di Prometeo legato alla rupe con l’aquila che gli divora il fegato, ed Ermes che gli sta di fronte.

Un’altra si trova in una kilyx attica a figure rosse del V sec. a.C. (Louvre,Parigi) con Prometeo ed Hera.

Fonti antiche

Esiodo, Teogonia (vv. 535 – 616) e Le opere e i giorni (vv. 45 – 105); Eschilo nella trilogia: Prometeo portatore di fuoco (Purphoros), Prometeo Incatenato (Desmotes), Prometeo Liberato (Luomenos). Delle tre opere ci è pervenuto per intero solo il Prometeo Incatenato, alcuni scoli del Prometeo Liberato mentre il Portatore di fuoco è andato completamente perduto.

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