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Quetzalcoalt

Quetzalcoalt

Quetzalcoalt era il nome azteco di una divinità diffusa tra le culture e le civiltà precolombiane del mesoamerica. Esso era presente tra gli

  •  olmechi
  • mixtechi
  • maya
  • aztechi
  • toltechi

Era una delle divinità più onorate dagli Aztechi; Quetzalcoalt significava “Serpente Piumato” e poteva assumere forme diverse nelle varie situazioni. Dai Maya era definito Kukulkàn e dai Quichè Gukumatz.

Quetzalcoalt veniva anche associato ad un saggio sovrano dei Toltechi, chiamato Topiltzin Ce Acatl che sarebbe stato costretto all’esilio dal suo nemico e oppositore Tezcatlipoca. Quando gli Aztechi adottarono la cultura tolteca, Quetzalcoalt e Tezcatlipoca divennero due dei gemelli, opposti fra loro.

Quetzalcoalt compare in diversi miti, a volte differenti fra loro e in alcune narrazioni è descritto come il dio del cielo, del sole, dei venti, della stella del mattino. Era indicato come dispensatore di civiltà, inventore della scrittura, del calendario e delle arti.

Secondo una versione del mito è il figlio di Xochiquetzal e di Mixcoatl, rispettivamente Signora dell’amore, della fertilità e dei fiori e Signore della caccia e della guerra. Secondo altre versioni è invece figlio della dea della terra Coatlicue, ingravidata da una piuma caduta dal cielo, oppure figlio di Chimalman, detta anche Scudo giacente. Viene descritto come un dio buono e gentile; si fa però vincere dalle tentazioni di Tezcatlipoca, il suo malvagio fratello, e dopo una serie di disavventure e vicissitudini se ne parte per andare molto lontano, oltre il mare. Gli Aztechi erano convinti che un giorno in futuro sarebbe tornato da loro; per questo quando i conquistadores spagnoli sbarcarono nell’attuale Messico, in un primo momento furono accolti come dei.

Quetzalcoatl nella mitologia tolteca

Numerose narrazioni parlano della devozione e del culto per il dio Quetzalcoatl e per un sovrano il cui nome si identificava con quello del dio. Questi avrebbe finito i suoi giorni lontano, perché un dio invidioso gli si era mostrato nemico.

Tollan

Capitale del regno dei Toltechi, in questa città le case di pietra erano incrostate d’oro e di turchese o di conchiglie rosse e gialle. Nei campi le zucche erano enormi, così come le pannocchie di mais che avevano dimensioni uguali agli esseri umani. Il cotone cresceva di colori diversi, bianco, giallo, nero, rosso, senza che fosse necessario tingerlo; abbondava il cacao, e l’oro e l’argento non erano considerati metalli preziosi, tanta era la loro quantità. Nel cielo volavano tutti gli uccelli dalle piume più belle, come il cotinga, il quetzal, il trupiale, l’uccello spatola..Gli abitanti della città erano ricchissimi e non avevano nessun problema al mondo. Essi erano abili e laboriosi, ma quando il loro re cominciò ad invecchiare i cittadini divennero pigri.

Tezcatlipoca decise quindi che era giunta l’ora di scacciare il vecchio sovrano. Esso si presentò a palazzo con l’aspetto di un anziano canuto ed offrì al re malato una medicina promettendogli di guarirlo se avesse bevuto la pozione e se si fosse poi recato a Tollantlapain, dove avrebbe riacquistato l’aspetto e le energie di un giovane. Ma l’anziano sovrano si rifiutò di compiere il viaggio.

Allora Tezcatlipoca assunse le sembianze di un venditore di chili giovane e bello. Si recò a vendere la sua mercanzia davanti alle porte del palazzo e attirò l’attenzione della figlia di Quetzalcoalt che si innamorò perdutamente di lui. Per non perdere la figlia alla quale era profondamente legato, Quetzalcoalt accossentì alle nozze tra i due, consapevole del fatto che ciò avrebbe scatenato invidie e gelosie tra i nobili locali. Per distogliere l’attenzione da questo matrimonio e per calmare gli animi incolleriti, Quetzalcoalt decise di intraprendere una guerra contro una tribù vicina. Durante le diverse battaglie Tezcatlipoca sotto le sembianze del venditore di chili uccise talmente tanti nemici e mostrò una tale audacia da suscitare l’ammirazione di tutti i Toltechi. Riuscì ad ammaliare tutto il popolo, tanto da costringere tutti ad obbedirgli. Un giorno organizzò una festa durante la quale si mise a cantare e suonare i tamburi ad un ritmo sfrenato; seguendo la sua musica ipnotizzante, i presenti vennero condotti verso il ciglio di un burrone. La musica era sempre più frenetica, i piedi degli uomini non riuscivano a fermarsi e tutti i danzatori caddero dal precipizio, sfracellandosi nella valle sottostante. I loro miseri resti si tramutarono in pietre.

Tezcatlipoca continuò ancora ammazzando i giardinieri che curavano i giardini del sovrano; successivamente abbandonò le sembianze del venditore di chili e assunse quelle di un giocoliere. I suoi giochi erano talmente spettacolari che un numero considerevole di persone si radunò attorno a lui serrandosi sempre di più. Molti morirono schiacciati dalla folla. Tezcatlipoca commise ancora molte malefatte, causando ancora molti eventi mortali.

A questo punto Quetzalcoalt capì che per lui era giunta l’ora di andarsene e dopo aver incendiato la città, partì con un piccolo gruppo di uomini a lui fedeli. Durante il viaggio vide la propria immagine riflessa in uno specchio e si accorse d’essere diventato vecchio e stanco.

Nel frattempo Tezcatlipoca lo seguiva togliendogli ad ogni tappa le sue abilità: iniziò a strappargli l’abilità di lavorare l’oro, poi continuò con quella per lavorare l’argento, il cuoio e le piume e gli tolse ancora la capacità di scolpire e dipingere. Giunto alle pendici del vulcano Popocatepetl e successivamente del vulcano Ixtaccihuatl tutti i suoi compagni di viaggio morirono di freddo e di stenti. Solo e stanco, giunse in prossimità del mare e riuscì a costruire una zattera intrecciando serpenti. Poi salpò e si avviò verso lidi lontani..tutti sperarono di vederlo ritornare un giorno.

Quetzalcoatl nella mitologia azteca

Nascita di Quetzacoalt in una delle versioni del mito

Un Serpente di nubi sopravvissuto alla guerra girovagava armato di un coltello di ossidiana, pronto a fare conquiste. Sopraggiunse nella terra di Comallan, dove venne accolto dalla popolazione con grandi doni, per placare la sua ira. La stessa cosa avvenne a Tecamman, dove vennero fatti sacrifici in suo onore, e così anche a Ueuetocan e Pochtlan, dove il Serpente di nubi conobbe numerose vittorie. Giunto a Uitznauac incontrò Chimalman, armata di giavellotto e scudo. Essa, appena lo vide, depose le armi e gli si mostrò nuda. Il Serpente di nubi però le scagliò addosso quattro frecce: una le passò sopra la testa, che Chimalman riuscì a piegare in tempo, la seconda le sfiorò il fianco, la terza venne afferrata saldamente dalle sue mani e la quarta le finì tra le gambe, che Chimalman teneva leggermente divaricate. A questo punto Chimalman fuggì, andando a nascondersi in una grotta. Il Serpente di nubi la cercò dappertutto, ma non trovandola, cominciò a torturare tutte le altre donne che trovava sul suo cammino. Queste allora andarono alla ricerca di Chimalman, pregandola di mostrarsi al Serpente di nubi. Chimalman si presentò ancora al cospetto di Serpente di nubi, armata di giavellotto e scudo, ancora il Serpente le scagliò addosso quattro frecce, che lei riuscì a schivare, ma poi giacque con lei. Chimalman rimase incinta di Quetzalcoalt, Uno Canna, che partorì dopo quattro giorni di terribili dolori e subito dopo morì, lasciando il dio completamente solo.

Giovinezza di Quetzacoalt

Il giovane dio, rimasto senza madre, venne allevato da Ciuacoatl-Quilaztli. Una volta divenuto adolescente, accompagnò il padre adottivo in guerra, e a Xiuhacan fece il suo primo prigioniero. Un giorno, il suo vero padre, Serpente di nubi, venne ucciso da Apanecatl, Zolton e Cuilton, anche loro Serpenti di nubi e quindi suoi fratelli, che lo avevano in odio; essi seppellirono il suo corpo ricoprendolo di sabbia. Quetzalcoalt, essendo venuto a sapere della morte del padre, percorse molti luoghi alla ricerca del suo corpo; ma nonostante le sue fatiche, non riuscì a trovarlo. Cominciò allora ad interrogare chiunque trovasse sulla strada, finché l’aquila reale gli rivelò cos’era successo e dove era seppellito il corpo. Quetzalcoalt si recò allora sul posto e disseppellì suo padre, costruendo per lui un grandioso tempio e andando alla ricerca degli animali adatti ad essere sacrificati. I Serpenti di nubi, interpellati da lui, gli suggerirono di procurarsi il giaguaro, l’aquila e il cercoletto giallo. Dopo aver seguito le loro indicazioni, Quetzalcoalt allestì la pira per il sacrificio sulla cima del tempio. Quando venne il momento di accendere il fuoco, Quetzalcoalt precedette i tre Serpenti di nubi e questo gesto venne considerato come una grande offesa nei loro confronti, perché un compito di tale importanza sarebbe spettato a personaggi di più alto rango. Fu così che Apanecatl, Zolton e Cuilton si scagliarono contro Quetzalcoalt, il quale però riuscì ad ucciderli senza esitazioni, vendicando così la morte del padre. Terminato poi il sacrificio, il dio partì.

L’incontro con Tezcatlipoca

Quetzalcoatl era un essere gentile ed incapace di fare del male agli altri. Inoltre trattava se stesso con durezza e severità, costringendosi a duri sacrifici e penitenze per onorare suo padre e gli altri dei. Il suo carattere e il suo comportamento irritarono Tezcatlipoca, lo Specchio Fumante, completamente diverso da lui, abile nelle arti magiche e nel fomentare la discordia.

La tentazione

Tezcatlipoca decise allora di corrompere Quetzalcoalt. Si finse suo amico e conquistò la sua fiducia. Gli offrì un succo fermentato all’agave, molto alcolico e capace di confondere la mente. Quetzalcoalt inizialmente rifiutò, ma poi, timoroso d’offendere l’amico che continuava ad insistere, alla fine accettò. Il pulque bruciava la gola, ma rallegrava la mente e scaldava il cuore al punto che Quetzalcoalt continuò instancabilmente a bere, fino a perdere totalmente il controllo di se. A causa di ciò, si unì a sua sorella e visse con lei, dimentico dell’antica purezza, fino a quando non rinsavì, ridestandosi.

L’espiazione

A causa dei sensi di colpa e dell’enorme vergogna che Quetzalcoalt provava per ciò che aveva fatto e per essersi fatto corrompere da Tezcatlipoca, egli si recò al mare coi suoi servi per compiere dei sacrifici come riti di purificazione. Dopo aver fatto edificare una pira funebre, si rivestì con le preziose piume del quetzal, si coprì il viso con la maschera di turchese e si gettò nel fuoco. La pira bruciò per tutta la notte e il corpo del dio si ridusse in cenere, ma all’alba dalle ceneri calde salì al cielo uno stormo di uccelli. Fu così che ad oriente fu possibile ammirare il cuore di Quetzalcoalt, splendente come la stella del mattino.

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