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Recensione a “I Maya e il 2012” di Sabrina Mungos

Quando pensiamo ai Maya immaginiamo subito la più affascinante delle civiltà che hanno popolato l’antico Messico, abili costruttori e attenti studiosi dei fenomeni dell’universo, capaci di edificare impressionanti piramidi ma anche di compiere sanguinosi rituali. Invece, I Maya e il 2012 di Sabrina Mungos, astrobiologa, geochimica e conoscitrice di civiltà antica, va oltre i soliti aspetti storici e archeologici e affronta un tema interessante e ricco di mistero: la profezia Maya riguardante il 21 dicembre 2012. 

L’autrice, tenendo una linea di condotta “equilibrata, obiettiva, corretta e pregna di rigore scientifico” – come afferma l’archeologa esperta di civiltà mesoamericane, Maria Longhena nella Prefazione al volume –, si pone l’obiettivo di liberare il campo da pregiudizi e fanatismo e di far luce sul mistero che avvolge questa fatidica data con una sorprendente chiarezza divulgativa.

Dopo una veloce panoramica sulle origini della presenza umana nel nuovo Mondo, la studiosa con “un balzo in avanti di svariate migliaia di anni” ci giuda alla scoperta della cultura madre delle civiltà mesoamericane: gli evoluti e misteriosi Olmechi che scolpirono nella pietra i principali gruppi etnici del pianeta e praticarono una religione “strana e costellata di mostruosità”. Seguono gli Zapotechi – popolo dall’origine e dall’identità ignote, buoni conoscitori dei movimenti degli astri, che ci lasciarono le prime testimonianze di scrittura e dei tre calendari adoperati in Mesoamerica – e gli sfuggenti fondatori di Teotihuacán, la città degli dei. Sorvolando sui Maya, di cui parlerà approfonditamente nel capitolo seguente a loro totalmente dedicato, ci presenta, infine, il popolo mesoamericano che vide in faccia i conquistadores spagnoli: gli Atzechi.

Parlando della civiltà maya, l’autrice alterna esperienze in prima persona in mezzo ai loro discendenti a descrizioni accurate storicamente e scientificamente di questo profetico popolo. Inoltre, il capitolo offre al lettore schede di approfondimento per comprendere meglio questa favolosa civiltà ossessionata dal tempo, tanto da usare quattro diversi calendari e profetizzare la fine del mondo.

La seconda parte del libro vede Sabrina Mungos impegnata in una dissertazione scientifica sulle possibili minacce che gravano sulla Terra, trattando sempre con stile divulgativo e altamente comprensibile di terremoti, eruzioni vulcaniche e tzunami, ma anche di comete e asteroidi, citando esempi del passato recente o remoto.

La scrittrice prosegue offrendoci un capitolo dedicato a Cosa potrebbe accadere?, dove passa in rassegna i vari pericoli che il nostro pianeta corre, e conclude con un’interessante intersezione tra mito e storia, illustrando al lettore quali certezze abbiamo e quanti dubbi, tutt’oggi, affollano la mente degli studiosi e di tutti noi.

Infine, Sabrina Mungos regala ai lettori una sezione costituita da sei appendici che trattano alcuni argomenti inerenti all’indagine (Il diluvio universale: cronaca di una tragedia annunciata, Le profezie di Nostradamus, Edgar Cayce, il profeta dormiente, Codice Dresda: la Tavola delle Eclissi, Codice Dresda: la Tavola di Venere, “Apocalittica” disinformazione, Una grande calamita di nome Terra, I capricci magnetici della stella Sole) allo scopo di offrire un quadro ancora più completo.

L’obiettivo del libro, come afferma l’autrice stessa nell’Introduzione è quello di garantire al lettore “una panoramica completa, onesta e soprattutto scientificamente rigorosa di quello che attualmente si sa e di ciò che, invece, ancora si ignora di questa antica civiltà” e attraverso le due parti che lo compongono Sabrina Mungos ci offre proprio quello che ha promesso.

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