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Recensione a “Viaggio in Messico. Sulle tracce del Serpente Piumato” di Maria Longhena

Viaggio in Messico, ultima fatica dell’archeologa e studiosa delle civiltà precolombiane, Maria Longhena, è un vero e proprio viaggio (come avverte il titolo) che condurrà il lettore alla scoperta dei dieci luoghi più importanti e significativi della storia del Messico preispanico e coloniale: La Venta, Monte Albán e Mitla, Palenque, Yaxchilán, Toetihuacán e Tula, Kabá, Uxmal, Chicén Itzá, Tulum e Tenochtitlán. L’autrice, seguendo le tracce dell’antichissimo culto del Serpente Piumato, porta il lettore indietro nel tempo: dal II millennio avanti Cristo fino al periodo della Conquista, tra fiumi, vulcani, antiche rovine e riti cruenti – come il gioco della palla, misterioso ed emblematico rituale comune a tutte le culture mesoamericane –, alla ricerca di una tradizione che ci giunge attraverso fonti frammentarie e di una civiltà originaria, alla quale attingono i miti e i culti religiosi messicani, tutt’ora avvolta nel mistero. 

Il percorso inizia con l’atterraggio a Villahermosa, capitale del tabasco. La studiosa ci trascina subito, attraverso immagini suggestive e descrizioni accurate, nel mondo della civiltà Olmeca, considerata dagli americanisti come la “cultura madre” del Messico preispanico. Si prosegue con l’esplorazione di Monte Albán e della civiltà Zapoteca, che portò questo luogo al suo massimo splendore, e del suo crollo, forse in seguito a diverse concatenazioni, e successiva riduzione degli abitanti e spopolamento della città che permise l’emergere di un nuovo popolo, quello Mitzecho, che trasformò Monte Albán in una necropoli e regnò su questa zona, prediligendo la città di Mitla. Segue Toetihuacán e la storia del popolo misterioso che l’abitò: l’autrice tratteggia brillantemente, malgrado i pochi dati in suo possesso, una civiltà evoluta e contraddittoria, con il suo culto quasi ossessivo per l’acqua. Da Toetihuacán si passa all’esplorazione di Tula, capitale dell’Impero Tolteco e uno dei più grandi centri dell’Altopiano centrale. Ed ecco che Maria Longhena ci presenta i Maya, i perfetti uomini del mais, punto più alto e finale della creazione secondo il Popul Vuh. Di questo popolo che non giunse mai all’unificazione e alla fondazione di un impero, Viaggio in Messico esplora due delle vaste e sfarzose città-stato dell’Altopiano centrale: Palenque e Yaxchilán e le eleva a emblema di quella civiltà poco comune ed evoluta rappresentata dai Maya. Anche la storia dei Toltechi è nebulosa, poco chiara, mito e storia si intrecciano. Questa civiltà, ci viene raccontata attraverso il loro eroe più significativo e conosciuto, Quetzalcóatl, re-sacerdote e versione umanizzata del Serpente Piumato, e attraverso la sua antitesi, Tezcatlipoca, “simbolo di una cultura guerriera e spietata”. Seguendo lo spostamento della civiltà Maya nelle terre della penisola dello Yucatan, veniamo condotti a Kabá: la scrittrice si sofferma a narrarci l’evoluzione culturale che portò i Maya alla costruzione di splendidi palazzi, come quello chiamato Cootz Pop, in stile Puuc. Anche qui torna il culto del Serpente Piumato, ma in maniera più prepotente, riaffiora a Uxmal, per quanto, anche in questo caso, l’assenza di fonti epigrafiche rende difficile interpretare le vicende storiche di questa città. Uxmal, come gli altri principali centri Maya, verrà assoggettata attorno all’anno 1000 d.C. dalla potente Chicén Itzá, città guidata da un sovrano dotato di poteri divini, chiamato Quetzalcóatl-Kukulkán, portatore di un culto che venerava un unico Dio e suo omonimo al quale devono esser sacrificati serpenti e farfalle, come l’autrice evince dalle fonti oscure e incerte giunte sino alla nostra epoca. A sorpresa compare un centro totalmente diverso da quelli visitati fino ad ora, dotati di piramidi terrazzate e palazzi porticati: Tulum, una città fortificata con strutture simili a piccole torrette di forma squadrata. Dei suoi abitanti, la studiosa ci presenta i culti, sottolineandone i legami con quelli delle altre culture mesoamericane. Infine, Maria Longhena ci riserva la splendida Tenochtitlán, capitale azteca, e la introduce citando il fatale incontro tra Montezuma II e Hernan Cortes che provocherà la sua triste fine. Tralascerà i sanguinosi eventi, mostrandoci Tenochtitlán nell’epoca del suo massimo splendore e concluderà il suo viaggio indietro nel tempo, alla scoperta delle civiltà mesoamericane, “immaginando quella sorta di ‘Venezia Tropicale’” prima che conoscesse “l’assedio e il tradimento”.

Grazie all’affascinante, ma nebulosa tradizione connessa al mondo religioso e al pensiero cosmogonico, come lo studio del cosmo, l’ossessione del tempo e la realizzazione di articolati calendari, l’autrice tesse un’avvincente ragnatela, dove tutte le culture mesoamericane sono collegate: quella teotihuacana, quella tolteca, quella atzeca.

La forza di questo libro, curato con particolare attenzione da Maria Longhena, che ci fornisce meravigliose immagini, sia attraverso le parole sia attraverso le fotografie, e numerose e interessantissime citazioni, riesce ad appassionare il lettore, tenendolo inchiodato alla pagina. Inoltre, la chiarezza espositiva e la ricchezza dei particolari rendono l’opera adatta a ogni genere di lettore, studiosi e appassionati, ma anche semplici curiosi.

1 Commento su Recensione a “Viaggio in Messico. Sulle tracce del Serpente Piumato” di Maria Longhena

  1. Sì, veramente è un bel libricino, si legge con facilità e sintetizza abbastanza bene le culture mesoamericane. Purtroppo ho rilevato diversi errori. Solo per menzionare alcuni: Tzolkin non è un termine usato dagli antichi maya; la leggenda del re Condoy così come viene descritta non è corretta; il mayista, ormai giá scomparso, José Díaz Bolio, non é brasiliano, ma originario di Merida, Yucatan…

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