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Resca e Bondi: nel programma Mibac 2010 il rilancio dei Musei italiani

Il direttore generale Resca, con il ministro Bondi e il sottosegretario Giro, ha presentato una summa dell’attività svolta e da svolgere nel 2010 per la valorizzazione, inquadrando gli interventi previsti per il rilancio di Musei e beni culturali in una strategia di trasformazione e comunicazione con una visione manageriale animata da passione civile. Segni positivi in gennaio, il 13 e 14 febbraio “A San Valentino, innamorati dell’arte”, ingresso nei Musei con un solo biglietto per due persone.

Anche se Silvio Berlusconi era sulla strada di casa dopo essere uscito dal San Raffaele il 17 dicembre 2009 se ne sentiva la presenza nella sala del Collegio Romano affollata fino all’inverosimile per la conferenza stampa dei Beni culturali al gran completo con il ministro Sandro Bondi e il consigliere Alain Elkan, il sottosegretario Francesco Maria Giro ed altri alti esponenti. Annullata la conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio si può dire che questa ne abbia preso il posto sul versante della cultura; al quale il Presidente mostrò di dare tanto rilievo da intervenire personalmente, fatto inedito nella storia dei governi, alla presentazione del direttore generale Mario Resca nell’altrettanto affollata conferenza stampa del 29 luglio 2009.

La svolta strategica del ministro Bondi

La svolta strategica proclamata dal ministro Bondi con toni appassionati è stata il clou della presentazione, pertanto è stata esposta al termine; ma vogliamo premetterla nel resoconto perché ci è parsa la cornice in cui inquadrare il rendiconto consuntivo e programmatico del direttore Resca.

Il Ministro ha iniziato dicendo che la “grande sfida” in cui si sente impegnato prende avvio da un approccio radicalmente nuovo alla politica culturale, una svolta che ha voluto nell’assumere l’incarico. Nasce dalla constatazione che l’Italia dispone del più grande patrimonio artistico, storico e culturale del mondo, finora non valorizzato perché ci si è limitati alla pur necessaria azione di tutela. Azione divenuta sempre più costosa perché, non essendo accompagnata dalla valorizzazione, rinunciava ai ritorni economici che possono essere notevoli. Ad essi si aggiunge l’importanza per la crescita culturale del Paese e per la promozione della sua immagine all’estero. La nuova strategia non si è limitata all’enunciazione delle linee direttive; si è tradotta in una profonda riorganizzazione del Ministero con la creazione della Direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale affidata a una personalità di comprovata capacità ed esperienza manageriale, Mario Resca.

Non è stato semplice, le nuove scelte non vengono comprese subito, all’inizio sono osteggiate: qui il cambiamento era radicale, l’impegno limitato alla tutela esteso alla piena valorizzazione; inoltre si è voluta dare centralità all’arte contemporanea nelle diverse espressioni, dalle arti figurative allo spettacolo, cinema e teatro, dall’architettura ai libri e alla scrittura. L’iniziativa dei “Giovedì di Santa Marta”, con la presentazione di libri a cadenza settimanale nell’antica chiesa al Collegio romano è stata ideata e voluta personalmente dal Ministro, ed è indubbiamente meritoria.

L’impegno tradizionale concentrato nella conservazione fa sì che il Ministero nelle sue strutture abbia “un grande scrigno di eccellenze uniche al mondo sul piano culturale per esperienze e capacità sperimentate sul campo”; ma è stato trovato “carente nelle capacità organizzative, nell’attitudine a valorizzare il grande patrimonio di cui dispone, e nel comunicare, aspetto fondamentale per la stessa valorizzazione”. Con l’apposita direzione generale per la valorizzazione e soprattutto con il manager venuto dal settore privato, il Ministro conta di ottenere “risultati straordinari attraverso l’alleanza delle due culture, quella imprenditoriale e quella accademica”.

Importanti risultati si attendono soprattutto a livello economico. Bondi non ha ricordato l’obiettivo dato dal presidente Berlusconi allorché alla fine di luglio insediò il nuovo direttore generale intervenendo direttamente, in modo inedito, sottolineandone la centralità strategica per l’intera azione di governo: l’obiettivo fu il raddoppio dell’incidenza del turismo sul prodotto interno lordo dal 10 al 20 per cento. Ha però fatto un’osservazione inedita: se il bilancio dello Stato considerasse i beni culturali nell’attivo patrimoniale verrebbe sanato contabilmente l’enorme debito pubblico.

Tornando nello specifico e adottando lui stesso il linguaggio manageriale, Bondi ha detto che il cambiamento deve puntare su precisi punti di forza: gli Uffizi di Firenze, l’Archeologia di Roma e gli Scavi di Pompei ai quali si aggiunge Brera di Milano.

Sono stati trovati in stato di degrado, per questo si è fatto ricorso al Commissario non limitandosi a fissare nuovi obiettivi alle dirigenze in atto e a stanziare le risorse necessarie, anche qui seguendo appropriati criteri manageriali. Lo si è fatto per la “grande Brera”, che dovrà diventare un’eccellenza europea superando diatribe interne paralizzanti; lo si è fatto per i “grandi Uffizi” che dovranno realizzare un consistente progetto di ampliamento, e così per l’Archeologia romana, affidata al commissario Cecchi, dove sono in corso sessanta progetti, i risultati già si vedono con le nuove aperture dei Fori. Infine gli Scavi di Pompei, anche lì ci sono già i primi risultati, presto a tutti sarà evidente il cambiamento rispetto al degrado in cui versava un’area così importante.

C’è un impegno quotidiano, una presenza costante nel verificare che i programmi di valorizzazione procedano senza intoppi, ben sapendo che non basta impegnare le risorse, soprattutto dopo aver riscontrato che i punti di debolezza sono le capacità organizzative. Per questo, oltre che per le risorse, l’apporto del privato è necessario. Rispetto agli altri paesi abbiamo una ricchezza molto maggiore di beni culturali, ma anche un conseguente maggiore impegno organizzativo e finanziario per l’indispensabile tutela e per l’altrettanto necessaria valorizzazione.

Il programma 2010 di Mario Resca, le linee d’intervento

Andando a ritroso nell’ordine degli interventi veniamo al Direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale, Resca. Dalle sue parole gli interventi e le azioni operative per attuare le strategie delineate dal Ministro e realizzare l’obiettivo di fondo assegnato dal Presidente del Consiglio. Da manager navigato si muove in questa prospettiva facendo intanto un rendiconto dei primi cento giorni di direzione, per poi passare al programma annuale del 2010.

Potrà divenire un “cartellone” quando saranno definite le singole iniziative: lo auspichiamo, dopo i sei cartelloni dei principali teatri romani che abbiamo presentato, commenteremmo anche il più grande spettacolo del mondo, i beni culturali dell’Italia, il Bel paese cui la Provvidenza o la sorte ha assegnata una dovizia unica al mondo.

Innanzitutto una linea guida, un riferimento costante: “Condividere il patrimonio culturale con i cittadini, affinché il maggior numero possibile di loro entrino in contatto con la cultura, la nascita e la storia della civiltà”. Il ritorno economico nei biglietti venduti non è la preoccupazione principale.

Dei frequentatori dei musei soltanto il 3% sono addetti ai lavori, il 97% sono comuni cittadini, giovani, famiglie, per loro ci sono state iniziative straordinarie coronate da successo, come le visite al “Cenacolo” di Leonardo e a Brera, a livello nazionale la “Notte dei Musei”. C’è stata la soddisfazione di vedere lunghe code in attesa per la visita, soprattutto al “Cenacolo”, anche se può sembrare un paradosso perché si farà in modo di eliminarle; ma dimostra che c’è tale domanda di cultura da sopportare dei disagi, basta rispondere con un’offerta di livello qualitativo adeguato. Più in generale si ricorda il successo della “Settimana del patrimonio culturale” in tutt’Italia..

“La ricaduta può essere enorme anche a livello economico – ha precisato – non solo e non tanto per gli incassi dei musei, quanto per l’intera economia del territorio”, nei molti settori interessati: dai trasporti all’editoria, dall’alberghiero alla ristorazione, dall’edilizia generica ai restauri e altri. Pensando alla fitta rete di musei nel Paese e al bisogno di forti stimoli all’economia del territorio appare evidente come l’intero programma di Resca interessi direttamente tutti i cittadini italiani.

Puntare sulla cultura e sul turismo anche sul piano economico si rivela sempre più necessario in una fase storica nella quale il fenomeno di delocalizzazione delle attività produttive sta diventando generale per effetto della globalizzazione, che rende insostenibile la concorrenza dei paesi a bassissimo costo di manodopera, essendo le tecnologie facilmente trasferibili da parte delle stesse imprese dei paesi avanzati. L’attività di trasformazione, che è stato l’impegno primario del nostro paese povero di materie prime e di fonti di energia come anche di grandi aree per l’agricoltura, è messa in crisi dal processo chiamato “la nuova divisione internazionale del lavoro”, ora anche per settori come il “design” e la moda, il tessile e l’auto, tradizionali punti di forza del nostro sistema.

L’Italia ha un piccolo territorio ma grandi beni culturali, che possono essere resi visibili con una strategia unitaria e un’immagine forte basata sull’italianità. Strategia che promette ritorni economici considerevoli a stare alle stime degli esperti – e Resca ribadisce un dato già fornito in precedenti incontri – che per ogni euro investito nella cultura si ha una ricaduta economica tra 14 a 19 euro comprendendo l’indotto che ne è la parte maggiore. Però, ci chiediamo noi, se la convenienza economica è così elevata, perché c’è una carenza di risorse tale da mettere in crisi anche le attività correnti? Sarà che si considerano solo i ritorni diretti perché quelli dell’indotto vanno a soggetti diversi da chi investe, soprattutto se è un soggetto pubblico e l’altro è privato? O è il circolo vizioso del degrado a togliere attrattività a settori che invece dovrebbero averne e tanta? Sono domande che rivolgiamo non più al direttore generale Resca e al ministro Bondi, bensì al ministro Giulio Tremonti che stringe i cordoni della borsa forse perché non vengono considerati tali ritorni.

Le azioni annunciate da Resca

Ma torniamo a Resca, la sua visione è globale quando parla delle due aree di primaria valenza culturale nel mondo, quella mediterranea con la romanità e la cultura millenaria cinese. E spiega che non intende adagiarsi su questo riconoscimento venuto dal presidente della Repubblica popolare cinese; qui per inciso diamo la notizia aggiornata degli incontri avuti in Cina con le autorità culturali e politiche in questa prima settimana di febbraio 2010, sfociati in partnership museali e culturali. Ma l’azione da svolgere va calata sul territorio, è locale, afferma con forza, perché per mettere in atto le nostre potenzialità bisogna curare i particolari, anche quelli minori.

Così il manager fa quello che in genere non fa il politico, parla dei servizi e degli orari, delle tecnologie e dei linguaggi, insomma dei nuovi criteri di accoglienza per il rilancio dei Musei. Che devono trasformarsi – e cominciano a farlo – da mere raccolte di antichità, polverose e antiquate, in attrattive per la gente, sia per il modo in cui i preziosi reperti sono presentati, sia perché diventano luoghi di aggregazione e sedi di eventi. Dove sia possibile e desiderabile intrattenersi, anche in caffè accoglienti e ristoranti di eccellenza, e portare poi con sé ricordi, gadget e testimonianze.

In tal modo quel 97% di non addetti ai lavori dopo essersi avvicinato al museo sarà invogliato non solo a tornarci, ma a proseguire nel percorso di conoscenza che, lo ricordiamo, è la finalità ultima dell’azione culturale. E cita un dato impressionante che misura il cammino da compiere ma anche le potenzialità inespresse: se abbiamo capito bene, in Italia i visitatori sono 93 milioni, in Germania 800 milioni, un abisso da colmare assolutamente.

In questa linea di impegno e di speranza si è lasciato andare a una notazione tutta personale: “Rispetto a quando ho fatto la scelta di accettare l’offerta del Ministro, mi sento più impegnato di prima, più positivo di prima, per mettere la mia esperienza al servizio dei più grandi esperti al mondo di archeologia e d’arte che sono in Italia”. L’ultimo trimestre del 2009 non è stato, dunque, quello dei cento giorni di Napoleone per Resca, continua con rinnovato slancio il suo lavoro.

La sfida della modernità viene lanciata anche nella comunicazione, che il direttore generale manager ritiene strumento fondamentale per attuare la strategia: Facebook, Youtube e Twitter già sono mobilitati con migliaia di contatti giornalieri, oltre a un “magazine” mensile sui musei; si punta soprattutto su Google, al riguardo è stato istituito un gruppo di lavoro a livello europeo per massimizzare l’efficacia nell’utilizzare il primario motore di ricerca. Una prima sperimentazione in atto riguarda Pompei, viene data la possibilità a livello planetario di una “visita guidata” agli scavi con le straordinarie risorse di Google Earth e Google Street. Questo non toglie interesse alla visita personale, è stato accertato che invece la stimola per vedere direttamente, per essere in quella realtà ammirata in modo virtuale. Il progetto pilota di Pompei aprirà la strada all’utilizzazione di Google anche per i siti minori, “l’Italia è un museo diffuso, a cielo aperto, questo è lo strumento per diffonderne la conoscenza nel mondo”. Su Google ha parlato anche del progetto dei Google Books, con respiro internazionale e locale; sotto quest’ultimo aspetto si pensa di presentare gli “Artisti nei propri luoghi di origine”, il territorio dove si valorizza il contesto in cui sono nate le loro opere.

Un “Viaggio in Italia” anche di tipo diverso con grandi opere, in numero limitato, sei o sette, in esposizione in città minori, per interessare direttamente il territorio all’amore per l’arte creando emozioni positive. Ha ricordato l’esperienza del tour americano del “Trittico del Maestro di Beffi”, il capolavoro abruzzese la cui unicità è stata un ingrediente per polarizzare l’attenzione del pubblico; oltre al “Cenacolo” e alla “Rivelazione di Saulo”, due opere uniche con 100-200 mila visitatori. Ci permettiamo di aggiungere la controprova del periodo natalizio con le sette opere dal ‘400 al ‘600 della Collezione Pallavicini esposte nella mostra alla Camera dei Deputati, “Pittura sacra a Montecitorio”, abbiamo visto costantemente delle file sebbene nel non lontano Palazzo Venezia ci fosse l’imponente “Il Potere e la Gloria”. Successo ripetuto con la mostra “L’Aquila, l’Arte ferita delle Chiese del centro storico”, aperta fino al 26 febbraio 2010 nella Sala Regina di Montecitorio dove sono esposti 21 grandi dipinti delle chiese disastrate in un’ambientazione suggestiva che riporta a quel dramma e a quelle emozioni facendole rivivere in positivo.

Tre sono gl’imperativi: “concentrare le attese, ridurre i rischi, comunicare”. Invece delle 800 mostre annue si deve puntare su un numero più ridotto con maggiore qualità, lavorando su quanto può favorirle, in particolare nei trasporti. I rischi si riducono con tecnologie e forme assicurative adeguate. E occorre curare soprattutto la comunicazione, altrimenti neppure la qualità è sufficiente, lo ha dimostrato a contrariis la mostra di “Barocci” a Siena, il cui risultato è stato inferiore alle attese date dal suo elevato livello qualitativo e dall’impegno realizzativo. Né si possono cercare alibi nell’indifferenza della gente: “Questa è la nostra epoca, dobbiamo essere noi a usare il linguaggio adatto per accostare il pubblico alla cultura aumentando l’attrattiva di mostre e musei, nel visitarli si dovrà vivere un’avventura, e poter dire poi con orgoglio ‘c’eravamo anche noi’!”.

L’approccio operativo di Resca – si sente il manager che viene dal privato – scava ancora nelle possibilità offerte dalla tecnologia della comunicazione, e non solo, con l’utilizzo di strumenti avanzati nella telefonia mobile per informare e rendere il patrimonio culturale più facilmente accessibile. C’è anche il progetto “Reti amiche” che potrà avvalersi di accordi con banche e altre istituzioni; al riguardo si pensa ad apposite carte di credito, in particolare per studenti, studiate in modo da facilitare le visite ai musei, con immediata risoluzione dell’accordo con l’istituto se questa funzione viene meno. La valorizzazione dei musei prevede la loro “messa in rete”, non limitandosi a quelli del Ministero ma comprendendo anche gli altri.

Saranno organizzati pacchetti competitivi mediante accordi con i “Tour operator” incentrati su percorsi tradizionali di forte attrazione come la “Via Francigena”, i “Normanni”, le “Grandi chiese”. Una proiezione soprattutto marittima estende i percorsi a un vasto circuito internazionale, si tratta della “Rotta dei Fenici” promossa con un impegno anche finanziario dal collega di Resca direttore generale per le,Biblioteche e gli Istituti culturali Maurizio Fallace.

“Non c’è la bacchetta magica” – ci tiene a precisare per non essere frainteso – occorrono molte misure, non ci si deve limitare ai grandi interventi, vanno curati soprattutto i dettagli: il risultato sarà il frutto di tante azioni convergenti”. Migliorare l’accoglienza e i servizi offerti al visitatore vuol dire anche aumentare la spesa pro capite, da noi inferiore a 4 euro mentre all’estero si arriva a 18 euro per visitatore. Questi dati e quelli relativi alla frequenza danno l’idea del vastissimo potenziale di crescita che ha l’apporto economico in questo settore e va tradotto in un forte rilancio.

Ci saranno poli museali, “linee guida” appropriate, nuovi linguaggi; inoltre i musei parteciperanno a eventi culturali aperti nelle vie cittadine, e si faranno mostre al loro interno che li avvicineranno al grande pubblico rendendone più dinamica la funzione e l’immagine. Anche le scuole saranno interessate a questa rivoluzione con una formula stimolante: “La scuola adotta un museo”. Ci saranno lezioni tenute anche dai Direttori al loro interno. Un’altra iniziativa sono i “Musei all’aperto” per far vedere fuori ciò che e custodito all’interno.

Per l’internazionalizzazione si pensa ad accordi di pianificazione culturale triennale; e a una penetrazione anche in Cina e in Estremo Oriente con il “Museo Italia” a Pechino e le altre iniziative, aggiungiamo, a seguito delle intese della prima settimana di febbraio 2010. Lo stesso si farà per gli Stati Uniti a New York, e negli Emirati, in particolare in Abu Dhabi. Non si parla di Europa a questo proposito perché è considerata mercato domestico, vale la strategia nazionale.

Ha concluso con la nota positiva del continuo incremento dei flussi turistici a livello mondiale, alla quale in passato si è associata quella negativa del calo dell’Italia nella graduatoria dei paesi dove ha perduto delle posizioni; in questi giorni, per fortuna, dai primi consuntivi emerge una evidente inversione di tendenza. Negli ultimi quindici anni la percentuale del turismo culturale sui flussi complessivi è salita dal 15 al 40%, dato che acquista importanza maggiore con un trend di domanda crescente. Ma le ricadute di questi andamenti non sono automatiche, tutt’altro, la competizione è aspra, impegna mezzi e risorse; riguarda non solo i flussi internazionali ma anche quelli nazionali: “Se non ci occupiamo noi della domanda di cultura dei nostri concittadini, lo farà qualcun altro”.

Lo spot del Colosseo demolito e portato via

E su queste ultime parole di Resca, con sapiente regia teatrale, si è acceso lo “spot” su cui fa leva la strategia di comunicazione. Una provocazione perché tutti possano constatare che nulla può essere considerato scontato, neppure l’esistente. Va in scena una metafora visiva: il Colosseo che viene demolito con gru e tir per portarne via i pezzi lontano da Roma e ricostruirlo altrove, il Cenacolo di Leonardo che viene asportato da Milano, il David di Michelangelo sollevato da un elicottero dalla piazza di Firenze per ignote destinazioni: di certo verso uno dei paesi competitori che “si occupano della domanda di cultura meglio di noi” e hanno un pubblico che la sa manifestare.

Un brivido nella platea, tale è diventata la sala conferenze. Di recente il Colosseo portato via è stato proposto con un pannello gigantesco a Piazza del Popolo a Roma, lo stesso si è fatto a Piazza Duomo a Milano, così nelle stazioni e aeroporti, il pubblico va sensibilizzato. Il pericolo evocato con tanta forza va scongiurato, il Ministero fa bene a drammatizzare così.

“Per fortuna che Mario c’è…”, si potrebbe concludere. Saprà trovare i rimedi efficaci. Molti ce li ha illustrati, e su questi ci siamo soffermati. Sui singoli “spettacoli” del “Cartellone”, quando sarà definito, torneremo. Abbiamo fatto così anche per la rivoluzione al Teatro Quirino, quindi…

Un aggiornamento viene dalla conferenza stampa del 10 febbraio 2010, ancora una volta di Resca con il ministro Bondi, poi anche il sottosegretario Giro. L’occasione è stata presentare l’iniziativa del MiBAC“Innamorati dell’arte”, che consentirà alle coppie, comunque a due persone, di entrare il 13 e 14 febbraio nei musei pagando un solo biglietto. Così si può festeggiare San Valentino all’insegna della cultura. Questa campagna ha il supporto del Ministero per la Funzione Pubblica e l’Innovazione che con il sistema di “Reti Amiche” rende più visibile l’evento. E’ stato annunciato anche un accordo con il “magazine” culturale settimanale della Rai, “Artnews”

Nello stesso tempo sono state confermate le linee del programma in ogni loro aspetto e soprattutto l’intenzione di ridurre il numero delle mostre e farle più concentrate. L’attrazione esercitata dal “San Giovannino” di Leonardo – il cui ingresso nella grande mostra “Il Potere e la Gloria” a Palazzo Venezia ha decuplicato il numero dei visitatori giornalieri nell’ultimo mese (da 400 a 4.000) – è un’ulteriore prova, oltre a quelle citate, che se ci sono i requisiti di qualità dell’evento e del sito, concentrare l’attenzione è vincente; ma solo se c’è una comunicazione appropriata, e in questo caso è stata particolarmente efficace, la fila anche con la pioggia arrivava fino al Vittoriano.

In conclusione alcuni dati confortanti: l’attenuazione negli ultimi mesi nel calo del numero di visitatori nei musei, e all’inizio dell’anno l’inversione di tendenza con un aumento superiore al 10 per cento nei visitatori e nei ricavi.

La “cura Resca” sta facendo effetto, la “mission impossible” può avere successo.

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