Il professor Michele Cupitò e la dottoressa Valentina Ventura dell’Università di Padova hanno partecipato al Convegno tenutosi ad Este con tema “Dinamiche insediative nel territorio dei Colli Euganei dal Paleolitico al Medioevo” proponendo l’intervento “Aspetti culturali del Bronzo recente in area euganea. Il caso di Marendole” e gli abbiamo chiesto di raccontarci questo loro lavoro con un breve riassunto.
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Da qualche giorno il Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano possiede una nuova pagina web all’indirizzo www.iceman.it, resa più semplice e facilmente accessibile anche ai più piccoli, che permette la visita virtuale del museo anche agli utenti ipovedenti.
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Italia, Modena – Presentati gli scavi e i ritrovamenti effettuati presso la Chiesa di San Pietro
feb 7
Alle ore 21 di giovedì 28 gennaio 2010, si è tenuta nella Chiesa di San Pietro (Modena) una conferenza dedicata agli scavi archeologici svolti nella Chiesa di San Pietro, particolarmente nel Cortile della Spezieria, e alla sua valorizzazione e organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, in collaborazione con l’Abbazia di San Pietro e gli Amici dell’Abbazia di San Pietro.
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Emily Webb, capo del team di archeologi dell’University of Western Ontario, ha rivelato che lo stress non è un problema che affligge solo l’uomo moderno, ma sembra acclarato che colpisse in maniera evidente anche gli antichi peruviani.
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Da diversi anni le Commissioni Regionali della Toscana Cultura e Agricoltura valorizzano e promuovono il patrimonio archeologico etrusco della Toscana attraverso l’organizzazione di grandi convegni presso i più importanti centri legati a questa civiltà dedicati a tematiche storiche (l’agricoltura, il sacro, la donna etrusca, il mare) ma anche alle moderne problematiche dei parchi e dei musei archeologici della regione. Da quest’esperienza pluriennale è maturata una proposta che le Commissioni hanno rivolto ai comuni che coincidono con gli antichi centri che facevano pare della federazione delle città Etrusche.
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Riceviamo e pubblichiamo con piacere questo interessante e stimolante articolo di Mario Nardicchia
La luce e le tenebre nel “mandeismo”
Descrivo l’icona (fig.1), di scuola ionica con influenze stilistiche occidentali, conservata nella chiesa di rito greco-bizantino a Villa Badessa di Rosciano in provincia di Pescara -oasi orientale la più a nord d’Italia fondata da comunità di albanesi immigrati nella prima metà del ‘700- autore ignoto del sec.XVIII,cm.45,4×38x2, tecnica mista su tavola, fondo in oro zecchino, n° d’inventario 52: personaggio maschile ieratico a ¾ di busto, capelli lunghi color rame brunito con riga centrale tutt’uno con barba e baffi leonardeschi, volto allungato e sfilato, occhi severi che lanciano un messaggio potente, tunica verde e mantello marrone che riveste la spalla sinistra, avvolge dalla cintola in giù lasciando scoperti gli avambracci affusolati, aureola appena disegnata color rosso, la mano destra con indice lungo e mignolo tesi e rivolti in su, il dito medio leggermente piegato, il pollice e l’anulare congiunti alle punte, la mano sinistra che regge un sottile e lungo bastone che termina a croce dalla quale pende un cartiglio arrotolato alle estremità ma sul quale si legge comunque una scritta in greco.
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L’archeologa Angela Ruta, è Direttore Archeologo Coordinatore in pensione dal luglio 2009. L’abbiamo intervistata per voi.
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Una visita a un nuovo percorso nei Fori a Roma, il Complesso Severiano all’angolo sudest del Palatino, con le Arcate e le Terme del palazzo panoramico dell’imperatore Flavio.
Forse una cosa mancava ai Fori romani: il panorama. Non è necessario che ci sia in un’area archeologica, anzi spesso si trova al di sotto della zona circostante, non fosse altro perché è frutto di scavi; c’è il Partenone che svetta in alto ed è visibile da ogni parte di Atene, ma qui siamo a Roma, e anche se ha sette colli non è detto che le evidenze archeologiche siano sulla loro sommità.
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Con 5 mila visite in soli sei mesi dalla sua apertura, il Museo Civico di Bisaccia (AV) raccoglie gli entusiasmi del Soprintendente archeologo di Salerno Maria Lucia Nava che aveva voluto l’allestimento della mostra presso il Castello Ducale della cittadina.
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Come i numerosi ritrovamenti effettuati recentemente nella zona di Quarto, anche la villa del Torchio, scoperta nel corso degli scavi per la costruzione dell’Ipercoop di Quarto, giace attualmente nel degrado. Essa non è una normale villa rustica romana, ma anche un’interessante testimonianza di cultura rurale, importante per la sua caratteristica struttura produttiva organizzata similmente a quella di una moderna azienda agricola. Eppure è sommersa dall’incuria generale di chi dovrebbe occuparsi della sua tutela e valorizzazione.
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Nel gennaio 2011 la Venere di Morgantina tornerà a casa: infatti, sono appena stati definiti gli accordi per il suo ritorno in Sicilia dagli Stati Uniti. A Morgantina, inoltre, arriverà una splendida collezione di argenti antichi trafugata nel 1980.
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Il professor Flavio Deflorian tiene i corsi di Chimica del restauro e di Metodi di conservazione e materiali per i beni culturali presso l’Università di Trento. Le competenze didattiche acquisite attraverso le lezioni riguardano le basi di chimica applicata alla conservazione e al restauro di beni culturali in generale e le proprietà dei materiali di interesse per i ben culturali. I corsi sono stati attivati nel 2005 e contano circa 25 iscritti. Abbiamo intervistato il professor Deflorian per voi.
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Giovedì 28 gennaio 2010, alle ore 16.30, il Museo Archeologico Nazionale di Orvieto ha ospitato un seminario intitolato Un progetto di valorizzazione per il ‘porto’ romano di Pagliano e organizzato dalla Scuola di Etruscologia e Archeologia dell’Italia Antica con il supporto della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria. La tavola rotonda ha visto soggetti privati e istituzionali discutere di un progetto per valorizzare il sito che fa parte del Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano.
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L’archeologa Rossella Rea, direttrice del Colosseo e responsabile degli scavi per la costruzione della nuova linea metropolitana, ha annunciato la scoperta del terzo fiume più importante di Roma antica dopo il Tevere e l’Aniene.
Il corso d’acqua, del quale non si conosce il nome, esiste ancora oggi e il team di archeologi ne hanno potuto ricostruire il tracciato grazie a 700 prelievi di campioni di terreno unito ad anni di scavi e ai numerosi reperti venuti alla luce.
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Da diversi anni Francesco e Natale Bosco, fratelli con una passione per l’archeologia, cercano di svelare il mistero della grotta che, sita vicino a Cosenza, nasconderebbe il tesoro di Alarico. I due fratelli, convinti che la deviazione del Busento non sarebbe passata inosservata neanche nel 410 dopo Cristo, hanno scoperto un sito non molto distante da quello presso cui sono state effettuate le indagini.
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