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	<title>ArcheoRivista</title>
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	<description>Rivista online su archeologia, storia e arte antica</description>
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		<title>Italia, Casole d&#8217;Elsa – In mostra i tesori archeologici della collezione Serpi Cao</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 18:36:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[mostre e convegni]]></category>
		<category><![CDATA[Collezione Serpi Cao]]></category>
		<category><![CDATA[Lavinia Serpi Cao Veturoli]]></category>
		<category><![CDATA[Società Archeologica Valdelsa]]></category>

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		<description><![CDATA[Lavinia Serpi Cao Veturoli, fondatrice della Società Archeologica Valdelsa di Casole d’Elsa recentemente scomparsa, ha lasciato in eredità la sua preziosissima collezione formata da duecento reperti archeologici apuli, magno greci ed etruschi che coprono un arco temporale che va dal VII al II secolo avanti Cristo, al comune di Casole d’Elsa.
La Collezione Serpi Cao verrà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lavinia Serpi Cao Veturoli</strong>, fondatrice della <strong>Società Archeologica Valdelsa</strong> di Casole d’Elsa recentemente scomparsa, ha lasciato in eredità la sua preziosissima collezione formata da duecento reperti archeologici apuli, magno greci ed etruschi che coprono un arco temporale che va dal VII al II secolo avanti Cristo, al comune di Casole d’Elsa.<span id="more-3416"></span></p>
<p>La<strong> Collezione Serpi Cao</strong> verrà esposta sino al 23 maggio 2010 presso il Centro Congressi grazie alla collaborazione tra il Comune di Casole d’Elsa, la Fondazione Musei Senesi, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, la Pro Loco Casole d’Elsa e la Società Archeologica Valdelsa. Dopo la mostra le duecento testimonianze verranno collocate nella sala didattica del Museo della Collegiata per poi essere esposte definitivamente nel Museo Archeologico.</p>
<p>La mostra è visitabile il mercoledì dalle 16 alle 19; il sabato, la domenica e i festivi dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19.</p>
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		<title>Gran Bretagna, Arbeia. Esperti informatici tedeschi per decifrare l&#8217;altare del mistero</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 16:43:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia romana]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca & studi]]></category>
		<category><![CDATA[storia romana]]></category>
		<category><![CDATA[Arbeia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Una coppia di esperti informatici tedeschi sta tentando di decodificare parte della storia del South Shields, rivolgendo la propria attenzione a un misterioso altare romano. Bjorn Brecht e Bruno Kessler, che studiano per conseguire un master in geo-computer programming all’ Università di Mainz, in Germania, sono stati invitati nell’ “Arbeia Roman Fort and Museum” del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p lang="en-GB"><a href="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/arbeia-forte.jpg"><img title="arbeia-forte" src="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/arbeia-forte.jpg" alt="Il forte di Arbeia" width="449" height="337" /></a></p>
<p lang="en-GB">Una coppia di esperti informatici tedeschi sta tentando di decodificare parte della storia del <strong>South Shields</strong>, rivolgendo la propria attenzione a un misterioso altare romano. <strong>Bjorn</strong> <strong>Brecht</strong> e <strong>Bruno Kessler</strong>, che studiano per conseguire un master in geo-computer programming<strong> </strong>all’<strong> </strong>Università di Mainz, in Germania, sono stati invitati nell’<strong> “</strong>Arbeia Roman Fort<strong> </strong>and Museum”<strong> </strong>del South Shields, per offrire il loro contributo nel tentativo di decifrare un&#8217; iscrizione al momento incomprensibile che si trova su una colonna risalente al III secolo d.C..<span id="more-3333"></span></p>
<p>Utilizzando le più moderne e avanzate tecniche di fotografia digitale ad alta risoluzione, gli studiosi hanno analizzato l&#8217;altare presso il sito di “Baring Street” per circa tre giorni, utilizzando un software che è stato appositamente progettato per questo scopo. Tornata ora in Germania, la coppia spera di riuscire a utilizzare questi dati per rivelare esattamente quanto scritto sull’incisione.</p>
<p>Brecht ha spiegato che: &#8220;È stato un viaggio molto breve, ma davvero interessante. Anche se siamo degli scienziati e non degli archeologi, siamo felici di essere stati coinvolti in uno studio così interessante. Ci auguriamo di essere presto in grado di vedere le parole che sono ad ora invisibili. Il lavoro che abbiamo svolto qui, ci aiuterà anche a progettare un programma per computer da utilizzare appositamente per questo genere di cose.&#8221;</p>
<p>L&#8217;altare, che è stato recuperato nel letto del fiume Tyne da Martin Lister, un membro della Royal Society intorno al 1672, è stato sempre considerato come una commemorazione per il ritorno degli imperatori Caracalla e Geta a Roma, dopo che essi lasciarono la Gran Bretagna nel 211 a.C..</p>
<p>Tuttavia, questa convinzione potrebbe risultare errata una volta che gli scienziati tedeschi avranno ottenuti i loro risultati. Alex Croom, conservatore al “Tyne and Wear Archives and Museums”, ha dichiarato: &#8220;È stata una meravigliosa opportunità far arrivare questi studiosi fin qui e poter utilizzare le loro conoscenze. Sebbene questo altare sia sottoposto a studi fin dal secolo XVII, esso presenta ancora diversi segreti nascosti. Speriamo che questo emozionante uso delle tecnologie moderne, ci possa aiutare nel rivelare ciò che non abbiamo ancora scoperto, e ci permetta anche di ottenere ulteriori informazioni sulla storia e le origini dell&#8217; altare&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/arbeia-forte.jpg"></a></p>
<p>I risultati della scansione saranno resi noti in una mostra, “Secret Altar”, che sarà tenuta ad Arbeia da maggio ad agosto 2010.</p>
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		<title>Egitto, Luxor. Un restauro integrale per il &#8220;viale delle sfingi&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 16:17:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia egiziana]]></category>
		<category><![CDATA[restauri]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il Consiglio Supremo delle Antichità egiziane sta attualmente svolgendo diversi progetti di restauro, uno dei più importanti tra essi è quello per il cosiddetto viale delle Sfingi a Luxor. Questo viale, che si estende tra Karnak e il Tempio di Luxor, è ricco di sfingi, anche se gran parte di esse sono state successivamente sostituite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/viale-delle-sfingi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3325" title="viale-delle-sfingi" src="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/viale-delle-sfingi.jpg" alt="" width="500" height="353" /></a></p>
<p>Il Consiglio Supremo delle Antichità egiziane sta attualmente svolgendo diversi progetti di restauro, uno dei più importanti tra essi è quello per il cosiddetto <strong>viale delle Sfingi</strong> a Luxor. Questo viale, che si estende tra Karnak e il Tempio di Luxor, è ricco di sfingi, anche se gran parte di esse sono state successivamente sostituite con ricostruzioni moderne.<span id="more-3324"></span></p>
<p>Il <strong>viale delle sfingi</strong> risale al Regno di Amenhotep III della XVIII Dinastia; egli lo fece edificare con sfingi a testa di ariete, ed è noto anche che in precedenza la regina Hatshepsut aveva costruito sette cappelle lungo questo percorso. La fase più importante della storia del viale risale alla XXX Dinastia, durante il regno di Nectanebo I, a quel tempo il viale era abbellito da ben 1350 sfingi disposte lungo entrambi i lati della strada, larga circa settanta metri, che collega i templi. Durante il periodo delal dominazione romana, il viale venne devastato, poiché molte persone ebbero a costruire strade e case lungo di esso, riutilizzando le sfingi nelle loro costruzioni.</p>
<p>Le autorità egiziane hanno deciso pochi anni fa di iniziare un importante progetto di restauro. L&#8217;iniziativa ha avuto inizio con la scoperta della volontà da parte del Presidente Mubarak stesso e del primo ministro d&#8217;Egitto, Ahmed Nazif, per vedere finalmente questo viale magnificamente restaurato. Al Governatore di Luxor, Samir Farag, sono stati assegnati 30 milioni di sterline egiziane per compensare coloro che hanno costruito le loro case su questo viale, e avviarne la demolizione, ed è stato dato loro del denaro in modo che potessero acquistare una nuova casa o appartamento.<strong> </strong></p>
<p>Si è iniziato poi il progetto di restauro vero e proprio, e la prima fase è stata lo scavo archeologico della zona. Sei squadre stanno scavando ora sotto la direzione di 30 archeologi. Le aree su cui sono concentrati gli studi sono quelle che si trovano a circa 700 metri a sud della strada che conduce all&#8217;aeroporto, e a circa 200 metri a nord del <strong>viale delle sfingi</strong>,<strong> </strong>visibile anche dal tempio di Luxor. Gli archeologi stanno lavorando anche in molte altre aree del viale e hanno scoperto fino ad ora 650 sfingi in pezzi. Si è iniziato a ripristinare le sfingi trovate, creando delle basi con dei materiali moderni e riposizionando al loro posto i corpi delle sfingi. Il restauro è condotto e supervisionato da Mahmoud Mabrouk, il famoso artista egiziano, che è anche consulente per il restauro e per i progetti del museo. Mahmoud ha raccolto le sfingi e le ha consegnate nelle mani di Mansour Boraik, Direttore delle Antichità a Luxor. Sedici sfingi sono attualmente in fase di restauro e presto saranno trasferite nell&#8217;area del tempio di Luxor.</p>
<p>Una delle scoperte più importanti fatte durante gli scavi del Viale delle Sfingi è quello di un <strong>cartiglio</strong> di Cleopatra VII scolpito in un blocco di calcare. La presenza di questo cartiglio indica che durante la traversata del fiume con Marco Antonio, Cleopatra aveva probabilmente visitato il viale, ed è probabile che sia stata proprio lei a ordinare il ripristino dell’ area, lasciando anche il cartiglio. Lungo il viale sono stati individuati anche dei laboratori di produzione di ceramiche e diverse statue risalenti al periodo romano, e anche un antica bottega romana per la produzione del vino. Si spera che la prosecuzione dello scavo riveli scoperte sempre più importanti.</p>
<p>(foto: cortesia SCA)</p>
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		<title>Egitto – Scoperta una gigantesca statua raffigurante Thoth</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 09:16:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia egiziana]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio Supremo delle Antichità Egizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mansur Boraik]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Consiglio Supremo delle Antichità Egizie rende noto che una squadra di archeologi egiziani ha ritrovato una statua che raffigura Thoth, l’antica divinità faraonica della saggezza, con l’aspetto di un babbuino. La grande statua, che misura quattro metri di altezza e risale alla XVIII dinastia, è stata trovata in quattro parti vicino ad altre due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Consiglio Supremo delle Antichità Egizie</strong> rende noto che una squadra di archeologi egiziani ha ritrovato una statua che raffigura <strong>Thoth</strong>, l’antica divinità faraonica della saggezza, con l’aspetto di un babbuino. La grande statua, che misura quattro metri di altezza e risale alla XVIII dinastia, è stata trovata in quattro parti vicino ad altre due sculture nel corso di lavori nel sottosuolo, nei pressi del tempio di Amenhotep III.<span id="more-3414"></span></p>
<p>Il capo delle antichità faraoniche di Luxor, <strong>Mansur Boraik</strong>, spiega che è la prima volta che viene scoperta una statua di Thoth rappresentato come una scimmia di così grandi dimensioni.</p>
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		<title>Italia, Bologna – Gli scrittori ci raccontano il passato</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 18:34:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[mostre e convegni]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiana Franco]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Cenerini]]></category>
		<category><![CDATA[Livio Zerbini]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Bettini]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Museo Civico Archeologico di Bologna propone l’iniziativa Parole d’autore: un ciclo di tre incontri dedicati a tre autori e a tre libri. I primi due incontri si sono svolti sabato 6 e 13 marzo 2010 e sono stati dedicati, rispettivamente, ai testi “Dive e donne. Mogli, madri, figlie e sorelle degli imperatori romani da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Museo Civico Archeologico di Bologna propone l’iniziativa <em>Parole d’autore</em>: un ciclo di tre incontri dedicati a tre autori e a tre libri. I primi due incontri si sono svolti sabato 6 e 13 marzo 2010 e sono stati dedicati, rispettivamente, ai testi “Dive e donne. Mogli, madri, figlie e sorelle degli imperatori romani da Augusto a Commodo” di <strong>Francesca Cenerini</strong>, pubblicato da Angelini Editore nel 2009, e “L’armatura perduta” di <strong>Livio Zerbini</strong>, edito da Rubettino nel 2009.<span id="more-3408"></span></p>
<p>Il terzo e ultimo incontro, invece, avrà luogo sabato 17 aprile, alle ore 16, e proporrà il volume di<strong> Maurizio Bettini</strong> e <strong>Cristiana Franco</strong>, intitolato “Il mito di Circe. Immagini e racconti dalla Grecia a oggi” e pubblicato nel 2010 da Einaudi.</p>
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		<title>Egitto, Alessandria. Nuove scoperte a Kom el-Dikka</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 16:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia egiziana]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[Kom el-Dikka]]></category>

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		<description><![CDATA[
Una missione archeologica del Consiglio Supremo delle Antichità (SCA), guidata dal dr. Mohamed Abdel Maqsoud, Capo delle Antichità dell&#8217;Egitto, ha scoperto i resti del tempio della regina Berenike, moglie del re Tolomeo III (246-222 a.C.), che racchiude circa 600 statue tolemaiche.
Foto in apertura: statua in terracotta raffigurante la dea gatto Bastet. Sotto: terracotta colorata raffigurante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/Kom-el-Dikka-statua-Bastet.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3318" title="Kom-el-Dikka-statua-Bastet" src="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/Kom-el-Dikka-statua-Bastet.jpg" alt="" width="500" height="313" /></a></p>
<p>Una missione archeologica del Consiglio Supremo delle Antichità (SCA), guidata dal dr. <strong>Mohamed Abdel Maqsoud</strong>, Capo delle Antichità dell&#8217;Egitto, ha scoperto i resti del tempio della regina <strong>Berenike</strong>, moglie del re <strong>Tolomeo</strong> III (246-222 a.C.), che racchiude circa 600 statue tolemaiche.</p>
<p><em>Foto in apertura: statua in terracotta raffigurante la dea gatto Bastet. Sotto: terracotta colorata raffigurante la dea Bastet che tiene un uccellino.</em></p>
<p><a href="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/Kom-el-Dikka-statua-bambino.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3319" title="Kom-el-Dikka-statua-bambino" src="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/Kom-el-Dikka-statua-bambino.jpg" alt="" width="400" height="466" /></a></p>
<p>La scoperta è stata fatta durante gli scavi di routine svolti presso l&#8217;area Kom el Dikka, ad Alessandria, in un&#8217;area appartente all’ “Alexandria Security Forces”. Zahi Hawass ha dichiarato che i resti scoperti avevano in origine un&#8217;altezza di circa 60 metri, con una larghezza di 15 metri, e si estendono sulla strada Ismail Fahmy. Ha spiegato inoltre che il tempio venne utilizzato in passato come cava di pietra ed è per questa ragione che è stato praticamente distrutto; ciò ha causato la scomparsa di molti blocchi di pietra originali.</p>
<p>Il Dr. Abdel Maqsoud sostiene che la missione, che comprende più di 18 escavatori qualificati e altrettanti restauratori, ha messo in luce una grande collezione di statue raffiguranti la dea del gatto Bastet, divinità della protezione e della maternità, indicando chiaramente che il tempio era ad essa dedicato.</p>
<p lang="en-GB"><a href="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/Kom-el-Dikka-testa-tolemaica-.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3320" title="Kom-el-Dikka-testa-tolemaica" src="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/Kom-el-Dikka-testa-tolemaica-.jpg" alt="" width="400" height="493" /></a></p>
<p lang="en-GB"><em>Foto: testa di epoca tolemaica</em> </p>
<p>Il Dr. Maqsoud ha sottolineato che le statue di Bastet sono state rinvenute in tre diverse aree del sito, insieme ad altre statue di pietra calcarea raffiguranti donne e bambini non identificati. Sono state ritrovate anche diversi recipienti di terracotta, di<strong> </strong>bronzo e statue in faience di antiche divinità egiziane, così come delle statue in terracotta di Arpocrate e Ptah.</p>
<p>I primi studi effettuati sul sito hanno rivelato che la fondazione del tempio risale probabilmente agli anni del Regno della Regina Berenike, rendendo questo il primo tempio tolemaico scoperto ad Alessandria e dedicato alla dea Bastet, il cui culto è continuato in Egitto anche dopo il declino dell&#8217;antica era egiziana.</p>
<p>Una base inscritta di una statua di granito risalente al Regno del Re Tolomeo IV (205-222 a.C.) è stata portata alla luce. Il testo, scritto in greco antico, è composto da nove righe che indicano l’ appartenenza della statua ad un alto ufficiale nella Corte tolemaica. Il Maqsoud ritiene che la base fu creata per celebrare la vittoria dell&#8217;Egitto contro i Greci durante la battaglia di Raphia nel 217 a.C..</p>
<p>La missione ha anche individuato un gruppo di strutture di servizio, tra cui un’ antica cisterna romana, un gruppo di pozzi per l’acqua profondi circa 14 metri, canali per l’acqua in pietra e anche i resti di una zona di bagni pubblici, ed un gran numero di vasi di terracotta risalenti al quarto secolo a.C.. Maqsoud ritiene che questa scoperta sia il primo indizio utile per la localizzazione del quartiere reale di Alessandria, ancora tutto da svelare.</p>
<p><a href="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/Kom-el-Dikka-cisterna.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3321" title="Kom-el-Dikka-cisterna" src="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/Kom-el-Dikka-cisterna.jpg" alt="" width="400" height="533" /></a></p>
<p><em>Foto: la cisterna romana</em></p>
<p>(tutte le foto sono cortesia SCA)</p>
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		<title>Egitto, Luxor. Scoperta a Kom El-Hettan una testa di Amenhotep III</title>
		<link>http://www.archart.it/rivista-archeologia/003309_egitto-luxor-scoperta-a-kom-el-hettan-una-testa-di-amenhotep-iii/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 15:49:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia egiziana]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[Zahi Hawass]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il Ministro della Cultura egiziano, Farouk Hosni, ha annunciato la scoperta di una colossale testa di granito rosso di Amenhotep III (circa 1390-1352 a.C.), ritrovata nel suo tempio funerario di Kôm El – Hettan, area sulla riva occidentale di Luxor. Ha aggiunto inoltre, che la scoperta è stata effettuata grazie al team internazionale Egiziano-Europeo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/Kom-El-Hettan-testa-Amenhotep2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3312" title="Kom-El-Hettan-testa-Amenhotep2" src="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/Kom-El-Hettan-testa-Amenhotep2.jpg" alt="Scoperta a Kom El-Hettan una testa di Amenhotep III" width="421" height="245" /></a></p>
<p>Il Ministro della Cultura egiziano, Farouk Hosni, ha annunciato la scoperta di una colossale <strong>testa di granito rosso</strong> di <strong>Amenhotep III</strong> (circa 1390-1352 a.C.), ritrovata nel suo tempio funerario di<strong> Kôm El – Hettan</strong>, area sulla riva occidentale di Luxor. Ha aggiunto inoltre, che la scoperta è stata effettuata grazie al team internazionale Egiziano-Europeo che si sta occupando del “Colossi<strong> </strong>of Memnon and Amenhotep III Temple Conservation Project”.<span id="more-3309"></span></p>
<p>Il dr. <strong>Zahi Hawass</strong> ha affermato che la testa scoperta di recente è intatta e le sue misure sono di circa 2,5 metri di altezza. È un capolavoro di qualità e altamente artistico dal punto di vista della rappresentazione plastica, che mostra un ritratto del re con caratteristiche giovanili finemente scolpite. Hawass ha inoltre aggiunto che la testa è uniformemente lucida e perfettamente conservata, e presenta alcune tracce di vernice rossa sulla parte superiore dell’ “ureaus” (cobra).</p>
<p>Il dr. Hourig Sourouzian, capo della missione, ha dichiarato che la testa di granito ritrovata appartiene in realtà a una grande statua che rappresenta il re in piedi, con le mani incrociate sul petto, mentre impugna l’ insegna regale. Indossa inoltre l’ “Alta corona bianca” egiziana. La sua “barba da cerimonia” è rotta sotto il mento e, secondo la Sourouzian, potrebbe ancora giacere sotto le macerie dell&#8217;edificio.</p>
<p><a href="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/Kom-El-Hettan-testa-Amenhotep1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3314" title="Kom-El-Hettan-testa-Amenhotep1" src="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/Kom-El-Hettan-testa-Amenhotep1.jpg" alt="Scoperta a Kom El-Hettan una testa di Amenhotep III" width="433" height="298" /></a></p>
<p>Ha inoltre aggiunto: &#8220;negli ultimi anni abbiamo raccolto una grande quantità di pezzi di granito rosso appartenenti alla statua, che si trovava un tempo nella parte meridionale della grande corte del tempio funerario di Amenhotep III a Kôm el Hettan, e alcune parti del corpo della statua sono attualmente in fase di restauro.&#8221;</p>
<p>Questo tempio è uno dei più importanti templi della Diciottesima Dinastia , e fa parte degli 84 “Colossi” che sono state rinvenuti. Tra essi troviamo inoltre quello del Re Amenhotep III e di sua moglie, la Regina Tiye, la cui mummia è stata recentemente identificata da Hawass e da un team di scienziati.</p>
<p>(foto cortesia SCA)</p>
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		<title>Italia – Anche Napoli sotto la tutela del Patrimonio dell’Unesco</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 14:23:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica dei beni culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Unesco]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è concluso a Parigi l’accordo tra il Comune di Napoli, rappresentato dal governatore della Campania Antonio Bassolino, e il direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova, il quale riconosce al centro storico della città partenopea lo stato di patrimonio dell’umanità.
La notizia è di grossa portata visto che è la prima volta che un’ organizzazione internazionale firma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è concluso a Parigi l’accordo tra il <strong>Comune di Napoli</strong>, rappresentato dal governatore della Campania <strong>Antonio Bassolino</strong>, e il direttore generale dell’<strong>Unesco</strong>, <strong>Irina Bokova</strong>, il quale riconosce al centro storico della città partenopea lo stato di patrimonio dell’umanità.<span id="more-3410"></span></p>
<p>La notizia è di grossa portata visto che è la prima volta che un’ organizzazione internazionale firma un’intesa con un ente locale. Purtroppo però l’annuncio ha lasciato perplessi su alcuni punti tutti quelli che hanno a cuore la città di Napoli e la sua storia.</p>
<p>Infatti, ancora oggi, molte preziose parti storiche della città sono lasciate alla completa deriva non solo dal punto di vista della tutela e della valorizzazione, che dovrebbe in primis interessare gli stessi cittadini, ma anche la sicurezza che dovrebbe essere a carico dell’amministrazione pubblica che si spera recuperi in tutto questo dopo essere stata inserita e riconosciuta patrimonio universale dall’Unesco.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Italia, Grosseto – Aperte le iscrizioni alle campagne di scavo del “Progetto Archeologico Alberese”</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 12:12:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia romana]]></category>
		<category><![CDATA[scavi]]></category>
		<category><![CDATA[storia romana]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto Archeologico Alberese]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel rispetto degli obiettivi che si propone il “Progetto Archeologico Alberese” che corrispondono all’indagine delle dinamiche insediative in epoca romana e tardo-antica nella zona della foce dell’Ombrone, ma anche alla tutela e alla valorizzazione dell’immenso patrimonio culturale del Parco Regionale dell’Uccellina, partiranno nel mese di luglio due campagne di scavo archeologico.
La prima si svolgerà nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel rispetto degli obiettivi che si propone il “<strong>Progetto Archeologico Alberese</strong>” che corrispondono all’indagine delle dinamiche insediative in epoca romana e tardo-antica nella zona della foce dell’Ombrone, ma anche alla tutela e alla valorizzazione dell’immenso patrimonio culturale del Parco Regionale dell’Uccellina, partiranno nel mese di luglio due campagne di scavo archeologico.<span id="more-3405"></span></p>
<p>La prima si svolgerà nei pressi dell’ultima ansa dell’Ombrone dove attualmente sono visibili le vestigia del cosiddetto <strong>Ponte del Diavolo</strong> e prevede un turno unico dal 31 maggio al 2 luglio 2010. La campagna di scavi di emergenza si propone la comprensione delle sostruzioni e del loro rapporto con le testimonianze insediative nel territorio di Alberese (Grosseto). Al progetto potranno partecipare come volontari sino a un massimo di quindici studenti e archeologi iscritti ai corsi di laurea in Archeologia che possiedano una copertura assicurativa e che abbiano alle spalle almeno un anno di scavo poiché si tratta di uno scavo archeologico di emergenza.</p>
<p>La seconda campagna di scavo sarà, invece, dedicata alla completa messa in luce del tempio tardo-romano scoperto nel 2009 e all’apertura di un nuovo sito di scavo sul promontorio dello Scoglietto, collocato sulla strada che porta a Marina di Alberese (Grosseto). Ai tre turni di scavo (31 maggio-2 luglio 2010, 2-27 agosto 2010 e 30 agosto-30 settembre 2010) potranno partecipare come volontari sino ad un massimo di trenta studenti iscritti ai corsi di laurea in Archeologia provvisti di copertura assicurativa.</p>
<p>Le iscrizioni alle campagne di scavo, corredate da Curriculum Vitae, devono essere inviate entro e non oltre il 20 maggio 2010 ai seguenti indirizzi email: <a href="mailto:chiricoelena@gmail.com">chiricoelena@gmail.com</a>, <a href="mailto:matteo_colombini@yahoo.it">matteo_colombini@yahoo.it</a> o <a href="mailto:alessandro.sebastiani@gmail.com">alessandro.sebastiani@gmail.com</a>. Per maggiori informazioni è possibile telefonare ai numeri: 3468313816, 3292085518 o 3478000766 o visitare il sito <a href="http://www.progettoalberese.it">www.progettoalberese.it</a>.</p>
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		<title>Bulgaria, Macedonia – Sei progetti per la Balkan Heritage Field School</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 21:09:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Balkan Heritage Field School]]></category>

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		<description><![CDATA[La Balkan Heritage (BH) Field School sta attualmente accettando le domande di iscrizone a sei progetti – nel 2010 – nel campo dell’archeologia, della storia dell’arte, del restauro e della conservazione di reperti e monumenti, dell’Arte Cristiana e delle Belle Arti. Grazie alla collaborazione con la New Bulgarian University di Sofia, 6 crediti accademici (per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Balkan Heritage (BH) Field School</strong> sta attualmente accettando le domande di iscrizone a sei progetti – nel 2010 – nel campo dell’archeologia, della storia dell’arte, del restauro e della conservazione di reperti e monumenti, dell’Arte Cristiana e delle Belle Arti. Grazie alla collaborazione con la New Bulgarian University di Sofia, 6 crediti accademici (per i progetti di due settimane) e 9 crediti accademici (per i progetti di quattro settimane) saranno rilasciati, su richiesta, agli studenti che parteciperanno a questi progetti.<span id="more-3403"></span></p>
<p>La <strong>Balkan Heritage (BH) Field School</strong> nasce nel 2003come parte legale della <strong>Balkan Heritage Foundation</strong> – un’organizzazione bulgara pubblica, no-profit, non governativa. Essa attua diversi progetti educativi nel campo dell’archeologia, dell’antropologia culturale, del folklore, della storia dell’arte, del restauro e della conservazione di reperti e monumenti, delle Belle Arti e della teologia che prevedono la partecipazione di studenti, studiosi e volontari da tutto il mondo. La missione della Balkan Heritage è di sostenere lo studio, la tutela, il restauro e la promozione di siti, reperti e pratiche che appartengono o sono collegabili al patrimonio culturale dell’<strong>Europa sud-orientale</strong>. I progetti proposti per il 2010 si svolgeranno nella regione bulgara della Macedonia e la lingua ufficiale sarà l’inglese.</p>
<p>La prima iniziativa, “FRESCO-HUNTING&#8221; PHOTO EXPEDITION TO MEDIEVAL CHURCHES OF WEST BULGARIA (<a href="http://www.bhfieldschool.org/bh2007.medch.html">http://www.bhfieldschool.org/bh2007.medch.html</a>), consiste in una spedizione per documentare gli affreschi di numerose chiese e cappelle d’epoca medievale nella Bulgaria occidentale che si terrà dall’8 al 22 maggio 2010, fornendo 6 crediti accademici per gli studenti.</p>
<p>Il secondo progetto, “WORKSHOP FOR RESTORATION AND DOCUMENTATION OF ROMAN POTTERY” (<a href="http://www.bhfieldschool.org/bh2010rpdr.html">http://www.bhfieldschool.org/bh2010rpdr.html</a>), è un laboratorio che guiderà i partecipanti attraverso la storia della ceramica romana e tardo-romana, la sua produzione e i conseguenti passi nella conservazione, nella documentazione, nello studio e nel restauro. Il campo-scuola avrà luogo a Stobi (capitale della Macedonia Secunda) tra il 13 e il 25 giugno 2010. Sia il corso teorico sia quello pratico si baseranno sulle ceramiche romane scoperte nell’antica città di Stobi. Gli studenti potranno richiedere 6 crediti accademici.</p>
<p>Dal 3 al 17 luglio 2010 e dal 18 luglio al 1 agosto 2010 si terranno le due sessioni di “A BYZANTINE COLD CASE FILE &#8211; EARLY CHRISTIAN MONASTERY –STRONGHOLD EXCAVATIONS IN VARNA (ANCIENT ODESSOS)”<br />
(<a href="http://www.bhfieldschool.org/bh2007varexc09.html">http://www.bhfieldschool.org/bh2007varexc09.html</a>), uno scavo di un monastero-roccaforte d’epoca paleocristiana vicino a Varna (Bulgaria) sul Mar Nero. Sono disponibili fino a 9 crediti.</p>
<p>Dal 3 luglio al 17 luglio 2010 e dal 18 luglio al 1 agosto 2010 avranno luogo anche le due sessioni di “HERACLEA LYNCESTIS EXCAVATIONS PROJECT” (<a href="http://www.bhfieldschool.org/bh2007.hlexc.html">http://www.bhfieldschool.org/bh2007.hlexc.html</a>) che consistono nello scavo dell’antica (ellenistica, romana, tardo-romana) città di Heraclea Lyncestis in Bitola (Macedonia). Sono disponibili fino a 9 crediti accademici.</p>
<p>Anche l’antica città di Stobi, in Macedonia, sarà sottoposta a due sessioni di scavo (dal 7 al 21 agosto 2010 e dal 22 agosto al 5 settembre 2010) grazie al progetto “STOBI (THE CAPITAL CITY OF MACEDONIA SECUNDA) EXCAVATIONS (<a href="http://www.bhfieldschool.org/bh2010stobi.html">http://www.bhfieldschool.org/bh2010stobi.html</a>). Gli studenti potranno ottenere fino a 9 crediti accademici.</p>
<p>L’ultima inziativa proposta per il 2010 dalla Balkan Heritage Field School è un laboratorio, “WORKSHOP FOR RESTORATION AND DOCUMENTATION OF ANCIENT GREEK POTTERY” (<a href="http://www.bhfieldschool.org/bh2007apdr.html">http://www.bhfieldschool.org/bh2007apdr.html</a>), che guiderà i partecipanti attraverso la storia della ceramica dell’antica Grecia, la sua produzione e i conseguenti progressi nella conservazione archeologica, nella documentazione, negli studi e nel restauro. Il campo-scuola avrà luogo ad Emona e a Sozopol (anticamente Apollonia Pontica) sulle coste del Mar Nero, in Bulgaria, tra il 6 e il 19 settembre 2010. I crediti accademici che gli studenti possono richiedere sono 6.</p>
<p>Per alter informazioni: <a href="http://www.bhfieldschool.org/">http://www.bhfieldschool.org/</a>.</p>
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		<title>Intervista all’archeologa Anna Maria Reggiani</title>
		<link>http://www.archart.it/rivista-archeologia/003401_intervista-all%e2%80%99archeologa-anna-maria-reggiani/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 20:12:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Calogero</dc:creator>
				<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Maria Reggiani]]></category>

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		<description><![CDATA[L’archeologa Anna Maria Reggiani è Direttore Regionale per i Beni Culturali dell’Abruzzo. L’abbiamo intervista per voi. 
D. Qual è stato il suo percorso formativo?
R. Mi sono laureata presso l’Università di Roma “La Sapienza” in Lettere Classiche per poi seguire la strada dell’Archeologia presso la scuola Archeologica Italiana di Atene.
D. E il suo percorso professionale?
R. Ho iniziato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’archeologa <strong>Anna Maria Reggiani</strong> è Direttore Regionale per i Beni Culturali dell’Abruzzo. L’abbiamo intervista per voi.<span id="more-3401"></span> </p>
<p><strong>D. Qual è stato il suo percorso formativo?</strong><br />
R. Mi sono laureata presso l’Università di Roma “La Sapienza” in Lettere Classiche per poi seguire la strada dell’Archeologia presso la scuola Archeologica Italiana di Atene.</p>
<p><strong>D. E il suo percorso professionale?</strong><br />
R. Ho iniziato il percorso a Roma dove ho affrontato i primi passi della mia carriera sia di studiosa che lavorativa. Ritengo di essere stata molto fortunata in quanto ho sempre trovato disponibilità e spazio, sia nel 1976 quando sono entrata al Ministero sia successivamente. All’inizio ho lavorato nelle Soprintendenze Archeologiche del Lazio e di Roma con il professor Adriano La Regina e poi &#8211; nel 1993 &#8211; dopo aver vinto il concorso, sono stata preposta alla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio dove sono rimasta per ben 11 anni, fino al 2004. In seguito, devo dire con mia grande sorpresa, ho ricevuto la proposta a nomina di direttore generale alla quale ho aderito, anche se mi è dispiaciuto lasciare l’archeologia “militante”. Mi piace pensare che nella decisione abbia influito anche una particolare sensibilità verso il gentil sesso anticipando le problematiche recenti legate alle «quote rosa». Durante tutta la mia carriera uno degli aspetti che ho privilegiato e che mi sta in assoluto più a cuore è l’impegno verso la tutela e la promozione delle aree archeologiche statali, originato da un legame intenso con il territorio e in particolare con i musei e le aree archeologiche statali del Lazio quali ad esempio Villa Adriana, Palestrina, Sperlonga, Cassino e Minturno.</p>
<p><strong>D. Di cosa si occupa attualmente?</strong><br />
R. Rivesto il ruolo di Direttore Regionale per i Beni Culturali dell’Abruzzo</p>
<p><strong>D. Per quali enti o istituzioni lavora?</strong><br />
R. Sono dipendente del Ministero per i Beni e le Attività Culturali dell’Abruzzo, ma anche componente del comitato scientifico di mostre e manifestazioni in Italia e all’estero.</p>
<p><strong>D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?</strong><br />
R. E’ sicuramente stato lo scavo e la relativa valorizzazione di Villa Adriana con individuazione della tomba di Antinoo, anche se non posso dimenticare il lavoro di recupero delle opere d’arte del Museo Nazionale d’Abruzzo in seguito al sisma del 6 Aprile 2009.</p>
<p><strong>D. Il prossimo impegno lavorativo?</strong><br />
R. L’impegno più importante che mi prefiggo di realizzare è la riapertura del nuovo Museo Nazionale d’Abruzzo.</p>
<p><strong>D. Ha collaborazioni all&#8217;estero? Se no, prevede di averle?</strong><br />
R. Ho sempre lavorato molto con l’estero e credo nella divulgazione della cultura italiana al di fuori dei confini nazionali, per questo motivo sono stata promotrice delle “Giornate abruzzesi a Budapest” in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura a Budapest; ho inoltre collaborato ai lavori per la restituzione all’Etiopia dell’obelisco di Anxum, oltre al Memorandum d’intesa con gli Stati Uniti per adottare misure contro l’importazione illecita dei reperti archeologici.</p>
<p><strong>D. Il suo sogno nel cassetto?</strong><br />
R. ….rivedere L’Aquila come era prima del terremoto dell’Aprile 2009.</p>
<p><strong>Archeologia italiana</strong></p>
<p><strong>D. Cosa pensa dello stato attuale dell&#8217;archeologia italiana?</strong><br />
R. Penso che stia attraversando un periodo di crisi, infatti, sia nelle mostre che nell’allestimento i Musei Archeologici sono considerati “belli e impossibili” dal momento che non operano una selezione di opere e per di più non orientano il visitatore, inoltre hanno più difficoltà nel comunicare quelle emozioni che vengono invece dalla storia dell’arte: una tela, un affresco hanno la possibilità di raggiungere nel profondo meglio di un reperto archeologico. Ci sono delle eccezioni però: una di queste è rappresentata dal Museo Egizio di Torino.</p>
<p><strong>D. Quali sono le tre emergenze che andrebbero risolte?<br />
</strong>R. Le emergenze in Italia sono molte ma probabilmente quella più importante è la tutela dei beni culturali in primis e dei beni archeologici nel complesso. Bisognerebbe realizzare il vero “parco archeologico” in Italia: così come avviene per i parchi nazionali che tutelano l’ambiente bisognerebbe creare una struttura in grado di proteggere le bellezze archeologiche e renderle fruibili attraverso una serie di musei coordinati con scuole, enti locali oltre che alberghi, luoghi di ristoro e divertimento che attirino sempre più il turismo.</p>
<p><strong>D. E quali le tre peculiarità da valorizzare?</strong><br />
R. Il paesaggio con rovine, il restauro ed i musei con circuito minore nonché le aree archeologiche.</p>
<p><strong>D. Cosa dovremo imparare dall&#8217;estero?</strong><br />
R. Certamente dovremmo imparare ad essere più selettivi.</p>
<p><strong>D. Cosa possiamo invece insegnare loro?</strong><br />
R. A costruire le reti e i sistemi.</p>
<p><strong>D. Chi dovrebbe dare di più, e cosa, per aiutare l&#8217;archeologia italiana?</strong><br />
R. Penso che occorra uno sforzo congiunto fra il Ministero e l’Università e gli Enti di Ricerca.</p>
<p><strong>D. Scavare e pubblicare: ci vorrebbe un limite massimo di tempo per farlo?<br />
</strong>R. Credo che non dovrebbero trascorrere più di tre anni fra lo scavo e la pubblicazione dello stesso.</p>
<p><strong>Musei</strong></p>
<p><strong>D. La sua opinione sui musei italiani?</strong><br />
R. Come ho detto, le indagini di tipo qualitativo e quantitativo e le strategie di posizionamento finalizzato alla definizione della missione dei diversi musei per evitare sovrapposizioni, sono indispensabili per differenziare l’offerta culturale alle diverse tipologie di visitatori potenzialmente interessati. Nell’ottica di migliorare l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa, nel rispetto dei diritti del cittadino, è importante incentivare la capacità progettuale degli Istituti nel settore della conoscenza del patrimonio, ovviamente coniugata con una politica volta a garantire la prevenzione dai rischi del degrado che possono colpire musei e siti archeologici. Le istituzioni museali diffuse sul territorio nazionale sia pure con caratteristiche tipologiche e dimensionali differenziate forniscono un importante servizio di carattere culturale e costituiscono sicuramente il riferimento più importante per l’attività di promozione del Ministero.</p>
<p><strong>D. Come aumenterebbe il numero dei visitatori?</strong><br />
R. In Italia i visitatori sono concentrati su pochi siti che vengono sottoposti ad una usura non indifferente. Varrebbe la pena distribuire meglio i flussi, alleggerendo la pressione su aree come Pompei, Ostia, Villa Adriana che possono essere danneggiate da un numero troppo alto di visitatori, istituendo una soglia di rischio per la conservazione e dirottando i visitatori sui circuiti cosidetti minori. Le risorse a disposizione sono poche ed il rilancio del turismo culturale, anche tramite il canale delle mostre, è importante, poiché può attirare un numero crescente di persone soprattutto nei circuiti minori e portare notevoli benefici all’indotto locale.<br />
Per questo motivo ho promosso una serie di iniziative volte a far conoscere ad un ampio pubblico le attività culturali fuori e dentro i Musei: un esempio è dato dalla manifestazione itinerante “Archeologia in festa” (2007) che aveva lo scopo di portare all’attenzione degli italiani le opere restituite dai Musei Statunitensi o recuperate dai sequestri delle Forze dell’Ordine.</p>
<p><strong>D. La cultura deve essere a pagamento o sul modello British Museum?</strong><br />
R. Nel campo dei beni culturali, la progressiva internazionalizzazione e globalizzazione del mercato e della comunicazione rende necessario coniugare tutela e comunicazione allo scopo di far emergere le potenzialità di sviluppo socio-economico di ogni singolo territorio. Purtroppo, allo stato attuale delle cose, è impossibile per lo Stato Italiano rendere totalmente gratuiti musei e mostre, anche se ricordo che esistono diverse forme di gratuità e riduzione dei biglietti che permettono l’ingresso alle attività culturali senza una grande spesa. Sarebbe fondamentale l’aiuto di sponsor italiani ed esteri che investano sul “business culturale” ma spesso questo è possibile solo per i grandi poli museali o solo per la grandi mostre allestite in città che già beneficiano di un introito turistico sovrabbondante. Il problema resta invece per i piccoli siti, le città meno conosciute o di confine.</p>
<p><strong>D. Ritiene utile la “realtà virtuale” nei musei? Se si, in che misura può esserci?</strong><br />
R. Parlerei piuttosto di realtà virtuale PER i musei nel senso che questo tipo di realtà deve essere utilizzata PER aiutare il visitatore di un museo a capire ciò che non vede, serve a ricreare uno spazio che non esiste più e che difficilmente un museo può offrire. Cercare di contestualizzare un reperto archeologico reale in un ambiente virtuale può solo aiutare a comprenderne l’importanza: lo studio del contesto è uno degli elementi fondamentali che differenzia un archeologo da un non archeologo. Ricordo che la Comunità Europea ha finanziato il progetto Mosaic (Museums Over States And Virtual Culture) che fornisce la possibilità di accesso ad una rete informatica che collega musei e gallerie di vari paesi agli utenti.</p>
<p><strong>D. Archeologia e informazione. Come vede questo rapporto?</strong><br />
R. Credo che la divulgazione delle scoperte archeologiche sia fondamentale per lo studio di questa disciplina. Senza divulgazione non si aprono scenari dialettici, non si da avvio a nuovi confronti e nuovi studi che, nel nostro campo, sono di enorme importanza per ricostruire il grande puzzle del “Passato”. Personalmente sono autrice di più di 170 pubblicazioni e collaboro con le principali testate specializzate italiane ed estere, quindi credo di contribuire in maniera soddisfacente alla comunicazione dello studio archeologico.</p>
<p><strong>D. Gli archeologi italiani sanno divulgare?</strong><br />
R. Il problema è che non esiste una tradizione in questo campo.</p>
<p><strong>D. E le riviste, fanno buona divulgazione archeologica?</strong><br />
R. Ci sono riviste di settore che contribuiscono in modo esaustivo alla divulgazione delle nuove scoperte e dei nuovi studi anche se spesso focalizzano l’attenzione sempre sui grandi temi, senza approfondire l’attenzione su studi sperimentali o su luoghi di confine che pure hanno contribuito alla formazione della nostra storia archeologica.</p>
<p><strong>Beni culturali e privati</strong></p>
<p><strong>D. Cosa pensa dell&#8217;affidamento dei beni archeologici ai privati?</strong><br />
R. Personalmente non sono contraria, ma dipende sempre dalle modalità in cui si effettua.</p>
<p><strong>D. Ritiene la Ronchey una buona legge?</strong><br />
R. La &#8220;Legge Ronchey&#8221; (Legge 14 Gennaio 1993 n°4) ha introdotto una svolta nella gestione dei musei che si sono trovati a dover aggiornare le proprie strutture proprio per dare risposta adeguata ai mutati comportamenti sociali. Questa legge ha rappresentato il punto di partenza di un reale avvicinamento dell&#8217;offerta alla domanda museale e della transizione verso il museo azienda. I musei debbono essere strutturati per raggiungere risultati di eccellenza non soltanto nelle funzioni tipiche del museo ma debbono essere anche in grado di sviluppare in maniera adeguata attività complementari e di supporto.</p>
<p><strong>D. I fondi a disposizione dell&#8217;archeologia italiana sono sufficienti?<br />
</strong>R. In realtà non lo sono mai stati.</p>
<p><strong>D. Meglio continuare a scavare, o studiare e valorizzare quel che è nei magazzini?</strong><br />
R. Lo scavo è utile se è mirato ed a volte è indispensabile, ma non bisogna esagerare; dicasi lo stesso per i depositi, non c’è contrapposizione.</p>
<p><strong>D. E&#8217; giusto rendere fiscalmente vantaggiose le donazioni per la cultura?</strong><br />
R. Purtroppo non sono previste agevolazioni a seguito di donazioni di beni mobili: «Le persone fisiche possono portare in detrazione dall’Irpef nella misura del 19%, le erogazioni liberali per attività culturali ed artistiche» (dal Testo unico imposte sui redditi, TUIR art. 15, comma 1 lett. i). Un’indagine del Ministero dei Beni Culturali con l’Associazione Civita dimostra che molti di pi sarebbero i donatori, oggi stimati il 5,6 % della popolazione, se le condizioni fossero favorevoli.</p>
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		<title>USA. Il sarcofago di Imesy restituito all&#8217;Egitto</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 15:22:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[archeologia egiziana]]></category>
		<category><![CDATA[furti e recuperi]]></category>

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Il Ministro della Cultura egiziano Farouk Hosni ha annunciato che, dopo due anni di negoziazioni e di investigazioni, il prezioso sarcofago appartenuto a un individuo privato chiamato Imesy, vissuto durante la Ventunesima Dinastia (1070-945 a.C.), sta finalmente per tornare in Egitto.
Il Ministro descrive il sarcofago come uno tra i più belli esistenti del genere decorato con scene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/Imesy-sarcofago.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3303" title="Imesy-sarcofago" src="http://www.archart.it/rivista-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/Imesy-sarcofago.jpg" alt="" width="350" height="263" /></a></p>
<p>Il Ministro della Cultura egiziano <strong>Farouk Hosni</strong> ha annunciato che, dopo due anni di negoziazioni e di investigazioni, il prezioso sarcofago appartenuto a un individuo privato chiamato <strong>Imesy</strong>, vissuto durante la Ventunesima Dinastia (1070-945 a.C.), sta finalmente per tornare in Egitto.<span id="more-3302"></span></p>
<p>Il Ministro descrive il sarcofago come uno tra i più belli esistenti del genere decorato con scene religiose, assai ricche di colori. Il Dr. Zahi Hawass, Segretario Generale del “Supreme Council of Antiquities” (SCA), si è recato nei primi giorni di Marzo a Washington DC, per recuperare il prezioso reperto. L&#8217;importatore, non possedeva la documentazione attestante la legale proprietà del reperto, e la mancanza di documenti ha sollevato diverse preoccupazioni per le autorità americane, sospettose del fatto che l&#8217;oggetto avesse lasciato l’ Egitto illegalmente.</p>
<p>L’ “Immigration and Customs Enforcement Agency” (ICE) del Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS), ha dato inizio ad un&#8217; inchiesta e ha determinato in questo modo che il sarcofago ha lasciato l’ Egitto dopo il 1970, anche se la prima registrazione pubblica del pezzo svoltasi a Madrid, è datata 2007. Sulla base di questa inchiesta, l’ ICE ha confiscato il reperto e ha contattato lo SCA, che ha richiesto il sequestro dell’oggetto; ha inoltre presentato una petizione al DHS per ottenerne il ritorno in Egitto. Nel novembre 2009 la questione è stata presentata presso il tribunale statunitense, nello stesso momento in cui lo SCA ha presentato il caso con l&#8217;aiuto di un avvocato <em>pro-bono</em> di Miami.</p>
<p>L&#8217;importatore ha successivamente ritirato la sua domanda e rinunciato al caso. Lo SCA ha convenuto che la bara è stata in realtà presa dalle autorità statunitensi con la garanzia che l&#8217;oggetto venisse rimpatriato in Egitto al più presto. Sono attualmente in corso degli accordi per far si che la bara venga consegnata alle autorità egiziane nel marzo 2010, a Washington, durante una cerimonia ufficiale.</p>
<p>(ph. cortesia SCA)</p>
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