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Roma: acquedotto di Nerone

L’acquedotto di Nerone è una parte dell’acquedotto Claudio. Costruito per volontà di Nerone era utilizzato per rifornire di acqua il ninfeo e il lago della sua maestosa dimora, la Domus Aurea. Esso parte da piazza di Porta maggiore, prosegue per via Statilia con un insieme di arcate splendide e, lungo la strada sottoterra dell’acqua Appia, giunge verso il Celio.

Le arcate sono state realizzate in mattoni e misurano 19-22 metri di altezza. Subirono, nel tempo, diverse ristrutturazioni dai Flavi, da Adriano, da Settimio Severo, da Caracalla (211 d.C.). Attualmente è ancora possibile vedere le parti restaurate da Settimio Severo in via Domenico Fontana, in piazza San Giovanni in Laterano, in via Santo Stefano Rotondo, in piazza della Navicella, sopra l’arco di Dolabella e Silano, che è subito seguito dal castello terminale.

Compiuto questo percorso l’acquedotto giungeva al tempio di Claudio e riforniva di acqua il ninfeo di Nerone nella parte est del tempio. In seguito fu Domiziano a ordinare che l’acquedotto fosse prolungato per alimentare pure gli edifici imperiali del Palatino. Esso procedendo in un primo momento parallelamente al clivo di Scauro andava oltre la valle tra Celio e il Palatino (attualmente percorsa dalla via di San Gregorio) con le sue arcate che misurano 40 metri circa di altezza.

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