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Roma: acquedotto Vergine

Agrippa inaugurò l’acquedotto Vergine il 9 giugno del 19 a.C. per rifornire le sue Terme. Gli autori antichi che ce ne parlano sono Marziale (7, 32, 7-14; 11, 47, 5-6; 14, 163), Tacito (Ann., 15, 37,2-3) e Ovidio (Ex Pon, 1, 8, 35-39). L’acquedotto aveva origine a poca distanza dal corso dell’Aniene, da sorgenti che si trovavano ancora una volta nell’Agro Luculliano, all’VIII miglio della via Collatina del tempo, corrispondente al Km 10,5 dell’attuale via dello stesso nome, presso la località odierna di Salone. Il percorso dell’acquedotto era lungo poco più di 14 miglia, pari a oltre 20 Km, tutto sotterraneo tranne 2 Km circa che correvano, per 540 passi, sopra sostruzioni in vari punti e, per 700 passi, su arcuazioni continue nell’ultimo tratto attraverso il Campo Marzio.

L’acquedotto Vergine, dopo tanti secoli, è ancora funzionante. L’acqua oggi è usata solo per l’irrigazione e per l’alimentazione di alcune tra le più note fontane di Roma: quella della Barcaccia a Piazza di Spagna, la Fontana di Trevi e quella dei Fiumi a Piazza Navona.

Percorso suburbano

L’acquedotto, che proveniva da Est, giungeva in città da Nord, dopo aver compiuto un “arco” ampio e lungo per servire e valorizzare il vasto settore suburbano del quadrante settentrionale che fino ad allora era rimasto privo di approvvigionamento idrico e per portare acqua al Campo Marzio, senza attraversare zone della città fortemente urbanizzate. Il percorso seguiva la via Collatina fino a Portonaccio, dove raggiungeva la via Tiburtina e l’Aniene, che attraversava nella zona di Pietralata; poi andava lungo le dorsali corrispondenti alla Nomentana e alla Salaria dalla quale, volgendo a S, attraversava le zone in cui oggi si trovano Villa Ada e i Parioli, Villa Borghese, il Pincio, Villa Medici, entrando in città dalle parti del Muro Torto.

Percorso urbano

Il percorso urbano è documentato dai resti delle arcate: partendo dalle pendici del Pincio, andava lungo via del Nazareno; attraversava poi le aree oggi occupate da Fontana di Trevi e Palazzo Sciarra, scavalcava la via Lata, proseguiva lungo via del Carovita, piazza di S. Ignazio e via del Seminario, dove si doveva trovare il castellum aquae e finiva davanti alla fronte dei Saepta, in prossimità del Pantheon e delle Terme di Agrippa. Le fonti affermano che un ramo raggiungeva Trastevere.

Restauri

L’acquedotto Vergine subì una serie di danneggiamenti a causa delle invasioni barbariche, ma fu restaurato per la prima volta solo nella seconda metà del Quattrocento, ad opera dei papi Niccolò V e Sisto IV. L’intervento più significativo si ebbe però con Pio V, grazie al quale la struttura potè essere riutilizzata.

Per approfondire

G. Ducci, L’acquedotto Vergine e la utilizzazione delle acque sotterranee nell’Agro romano, Roma 1957.

R. A. Staccioli, Gli acquedotti di Roma antica, Newton, Roma 1996

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