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Roma: archi trionfali di età flavia

Roma, arco di Tito
Roma, arco di Tito

Da quanto si sa Roma, alla fine del I sec. d. C., doveva avere un gran numero di archi trionfali, anche se questo poi non coincide con l’evidenza archeologica. Bisogna ricordare che tutti gli archi dedicati a Nerone, dopo la sua morte furono distrutti per la damnatio memoriae, così come non rimane alcuna traccia degli archi fatti costruire durante il regno di Domiziano e che sicuramente dovevano abbellire ogni strada della città.

Che Roma fosse ricca di archi si può evincere da numerosi rilievi, ad esempio quelli del monumento funebre degli Haterii.

Durante il regno di Nerone, sul Campidoglio, era stato innalzato un arco in suo onore per ricordare la presa di Artaxta (58 d. C.). L’arco si conosce grazie a delle raffigurazioni monetali, dove si vedono rilievi a decoro dei pannelli laterali. Si suppone che sulla sommità dell’arco ci fosse una statua raffigurante l’imperatore su una quadriga assieme alla rappresentazione della Vittoria che lo incorona.

Per quanto riguarda invece l’età flavia, l’unico esempio di arco conservato è quello dedicato all’imperatore Tito per celebrare la presa di Gerusalemme avvenuta nel 71 d. C. L’arco si trova tra la Via Sacra e il Palatino ed è a un solo fornice e fu costruito da Domiziano nell’81 d. C. La decorazione dell’arco è sicuramente innovativa, in particolare la scena dei soldati che trasportano il bottino di guerra è realistica e gli oggetti d’oro dovevano avere un colore molto simile al reale.

Roma, arco di Tito
Arco di Tito, rilievo del trionfo a Gerusalemme e del prelievo della Menorah d’oro

Nella parte superiore del rilievo c’è molto spazio e ciò sembra conferire alle figure una libertà di movimento maggiore, più naturale. Nel sottarco vi è invece l’apoteosi dell’imperatore trasportato in cielo dall’aquila di Giove. Quest’arco sarà da modello per l’arco di Traiano costruito a Benevento, all’inizio della Via Appia, tra il 109 e il 114 d. C. A Tito era dedicato un altro arco, oggi perduto, come si evince dalla Forma Urbis, e doveva situarsi nei pressi del Circo Massimo.

Come si evince da rilievi monetali doveva essere a tre fornici. Degli archi del regno di Domiziano si ha solo una conoscenza indiretta come quella dell’arcus ad Isis, presente nel rilievo degli Haterii, che doveva realmente introdurre all’Iseum del Campo Marzio; a quanto risulta dalla Forma Urbis doveva essere a tre fornici. Un altro arco, a un sol fornice, doveva trovarsi lungo la Via Sacra ed è quello che è stato confuso per molto tempo con l’arco di Tito.

Altro arco dell’età di Domiziano doveva essere quadrifronte. Lo conosciamo grazie alle monete ma anche perché ne parla Marziale nel 93 d. C. Il monumento doveva essere interessante per le due quadrighe trainate da elefanti poste sulla sommità della struttura.

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