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Roma. Area sacra di Largo Argentina

Area sacra di Largo Argentina

L’area sacra di Largo Argentina a Roma

Il palinsesto archeologico di Largo Argentina, nella zona compresa tra il Campo Marzio e il Circo Flaminio, rappresenta il massimo insieme di templi di età medio e tardo-repubblicana.

La piazza, chiamata cosi da Johannes Burckardt (in italiano Bucardo) maestro di cerimonie di diversi Papi a partire dal 1483, si riferisce alla Torre Argentina, oggi non più identificabile dall’esterno.

Bucardo, nato a Strasburgo (Argentoratum in latino) si firmava Argentinus e, avendo acquistato nella zona un terreno, nei pressi del Teatro di Pompeo, aveva costruito il suo palazzo dopo aver fatto demolire i resti medioevali.

In seguito, nel XVIII secolo, nella proprietà venne edificato il Teatro Argentina e la torre venne mozzata nell’800.

Nei primi del ‘900, in seguito alla ricostruzione di alcune zone di Roma, capitale del nuovo Regno d’Italia, furono avviati dei lavori fra i quali quelli riguardanti la zona di Largo Argentina.

Durante i lavori, vennero ritrovati i resti di una enorme statua di marmo e, da qui, presero le mosse accurati scavi archeologici che rivelarono un’area sacra, che fu fatta risalire all’età repubblicana.

Fu proprio Benito Mussolini a volere sistemare la zona, per dare vita al cosiddetto Foro Argentina, inaugurato nel 1929 dal Duce.

Nella zona Nord dell’area sacra sono ancora presenti alcune tracce del portico Hecatostylum, ovvero delle cento colonne.

Ad Ovest, alle spalle dei templi B e C, è ancora oggi visibile un grande basamento in tufo che appartiene, come ci conferma lo storico Cassio Dione Cocceiano, ai resti delle fondamenta della Curia di Pompeo, luogo in cui erano soliti riunirsi i senatori e reso famoso per l’assassinio di Giulio Cesare.

Area sacra

Area sacra di Largo Argentina
Pianta dell’area sacra. In rosso i templi (A, B, C, D), 1 è la
porticus Minucia, 2 è l’Hecatostylum, 3 è la curia di Pompeo, 4 e 5 sono le latrine di epoca imperiale, 6 sono gli uffici e depositi di epoca imperiale.

L’area sacra di Largo Argentina corrisponde alla porticus Minucia vetus, struttura rettangolare che circondava i quattro templi. Essa, identificata dalla Forma urbis Severiana,fu edificata nel 106 a.C. da Marco Minucio Rufo, per un trionfo sugli Scordisci.

Il complesso archeologico comprende quattro templi, identificabili con le lettere dell’alfabeto A, B, C, D (da Nord a Sud).

Tempio C

Il più antico è quello denominato con la lettera C, eretto tra il IV e il III secolo a.C., dedicato probabilmente alla dea della fertilità Feronia, protettrice delle messi e dei boschi.

Il tempio ha la caratteristica pianta del peripetero sine postico, (privo di colonne sul retro), tetrastilo sulla fronte, con elevatissimo podio in tufo, concluso nella parte superiore da una fascia sagomata semplice.

Area sacra di Largo Argentina

Il tempio era provvisto di una propria platea pavimentale, successivamente sostituita da una seconda, sulla quale si colloca un altare in peperino che, in base ad una iscrizione trovata sul luogo, si pensa sia stato votato da A. Postumio Albino nel 174 a.C.

Questa seconda pavimentazione fu poi sostituita da una terza, decisamente più alta, che ha coperto l’altare (anche questo sostituito da uno in opera cementizia), e sei gradini della parte frontale: è il pavimento della porticus Minucia, comune a tutta l’area.

Tempio A

Secondo in ordine di tempo è il tempio A, originariamente un tempio in antis (con due colonne dinanzi la cella), con basamento alto 10 piedi. Il tempio era provvisto di una propria platea in tufo sulla quale si impostava un altare in peperino: questa venne sostituita da una seconda platea, il pavimento della porticus Minucia.

Successivamente, il tempio venne interamente ricostruito creando una peristasi (colonnato) intorno all’edificio che, alla maniera greca, divenne la cella del nuovo tempio, con 6×9 colonne corinzie con capitelli e basi in travertino.

Area sacra di Largo Argentina

Il tempio era dedicato a Giuturna, ninfa delle fonti, eretto da Quinto Lutezio Catulo in seguito alla vittoria contro la città di Falerii nel 241 a.C.

Al di sopra di questo tempio, venne edificata la chiesa di San Nicola dei Cesarini, di cui ancora oggi sono identificabili alcuni resti.

Tempio D

Il terzo tempio in ordine cronologico e il più grande dei quattro, è il tempio D, votato da Lucio Emilio Regillo nel 190 a.C. e dedicato da Marco Emilio Lepido nel 179 a.C. Come ci informano i Fasti Prenestini, il tempio era dedicato ai Lares Permarini.

Area sacra di Largo Argentina

Il tempio ha una fase antica, realizzata in opera cementizia, e un rifacimento in travertino che si data nel I secolo a.C. La pianta dell’edificio è alquanto arcaica, provvisto di cella rettangolare con pronao esastilo, profondo tre intercolumnii.

Tempio B

L’ultimo edificio dell’area e unico su pianta circolare è il tempio B identificato, sulla base di un passo di Varrone (de re rust III, 5, 12), con la “aedes Fortunae huiusce diei” (“la fortuna del giorno presente”), edificato nel 101 a.C. da Lutazio Catulo.

Nella sua fase originaria il tempio era provvisto di una peristasi circolare su podio modanato con barocche sagome ellenizzanti e di una cella circolare realizzata in opera incerta. In un periodo non precisato vennero abbattute le mura della cella e si chiusero gli intercolumnii, trasformando l’edificio in uno pseudoperiptero.

Area sacra di Largo Argentina

Il tempio B si identifica con il tempio di Fortuna, dea rappresentata attraverso una statua acrolita (testa, mani e piedi in marmo, il resto realizzato in materiale deperibile), i cui resti si conservano oggi presso la Centrale Montemartini.

Modifiche in età imperiale

In epoca imperiale si ebbero due grandi trasformazioni dell’area. La prima risale all’80; in seguito ad un incendio, si procedette alla ripavimentazione in travertino della porticus che implicò l’arretramento delle scalinate d’accesso e la disposizione degli altari all’interno delle scalinate, secondo il gusto dell’epoca.

La seconda trasformazione, risalente al III secolo, vide la chiusura delle fronti dei templi A e B all’interno di un unico muro, dietro il quale, si ricavarono delle stanze per botteghe e servizi vari. Sicuramente si trattava di uffici preposti all’amministrazione degli acquedotti e alla distribuzione del grano, alle dipendenze del curator aquarum et Municiae.

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