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Roma. Basilica di Santa Prassede: mosaici

Roma. Basilica di Santa Prassede: mosaici

Basilica di Santa Prassede a Roma e mosaici

Santa Prassede è una basilica situata nelle vicinanze della basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. La storia della chiesa di Santa Prassede si basa sull’antichissimo titulus Praxedis, in riferimento al senatore Pudente e alle sue due figlie, Prassede e Pudenziana. Il titulus Praxedis sorse nella casa di proprietà di Prassede. Poco lontano dal titulus Praxedis si trova il titulus Pudentianae, attuale chiesa di Santa Pudenziana, che presenta uno dei più bei mosaici paleocristiani romani nel catino absidale.

Il rinnovo del titulus Praxedis si deve a papa Adriano I, nell’anno 780 circa, come informa il Liber Pontificalis. La chiesa attuale è il risultato dei rifacimenti in epoca carolingia ad opera di papa Pasquale I.

La facciata principale della basilica si trova all’interno di un cortiletto delimitato da abitazioni. L’entrata alla basilica si trova su via San Martino ai Monti ed è costituita dall’antico protiro sorretto da due colonne di riutilizzo. La facciata presenta tre monofore e il portale barocco con un cornicione scolpito.

La basilica è a tre navate suddivise da colonne e dai pilastri sui quali si impostano gli archi di XIII secolo. Il presbiterio è di rifacimento settecentesco. Con Pasquale I il ciborio attuale diventa il punto focale di attrazione, sovrapponendosi alla decorazione musiva dell’abside. Sono proprio i mosaici infatti a rendere la basilica di Santa Prassede così speciale.

I mosaici di Santa Prassede

Il ciclo musivo risale all’epoca di Pasquale I e ricopre il catino absidale, l’arco absidale e l’arco trionfale, nonché il Sacello di San Zenone.

Mosaici dell’abside, dell’arco trionfale e dell’arco absidale
Mosaici dell’abside, dell’arco trionfale e dell’arco absidale

Il catino absidale presenta una scena che riprende lo schema iconografico che fece per la prima volta la sua comparsa nel VI secolo con papa Felice IV nel catino absidale della chiesa dei Santi Cosma e Damiano ai Fori. Centralmente vediamo quindi il Cristo, vestito in tunica dorata e clavata che scende da una scala di nuvole arcobaleno.

Il Cristo è nimbato, con la mano destra alzata e la sinistra che tiene un rotolo. Assialmente al Cristo, vi è la Manus Dei che emerge dalle nuvole e pone la corona al Figlio. A sinistra del Cristo, fanno la loro comparsa Paolo che accompagna una donna riccamente abbigliata come le aristocratiche

bizantine, quasi a ricordare Teodora nel celebre mosaico di Ravenna, con le mani velate e identificata in Prassede. Ancora dallo stesso lato, Pasquale I tiene il modellino della chiesa tra le mani velate. Il suo nimbo è azzurro e quadrato segno che, quando il mosaico venne realizzato, il pontefice era ancora vivente. Accanto al papa, è raffigurata una palma sui cui rami è posata una fenice nimbata, altro punto di contatto con il mosaico dei Santi Cosma e Damiano.

Alla destra, si vedono invece Pietro che accompagna un’altra donna anch’essa riccamente abbigliata, identificata con Pudenziana, sorella di Prassede, e un diacono di cui non si conosce l’identità. Una palma è speculare all’altra. Questa scena è separata dal fascione sottostante tramite una raffigurazione stilizzata del fiume Giordano. La fascia che corre lungo la base del catino è occupata da dodici agnelli convergenti verso l’Agnus Dei centrale e posto su un piccolo monte, quello paradisiaco, da cui sgorgano i quattro fiumi.

I dodici agnelli rappresentano gli Apostoli e sono suddivisi sei per lato. Questi ultimi escono dalle città celesti e gemmate di Betlemme, a sinistra, e Gerusalemme, a destra. Sotto ancora corre il titolo dorato su sfondo blu fatto apporre da papa Pasquale I e che riporta:

EMICAT AVLA PIAE VARIIS DECORATA METALLIS PONTIFICIS SVMMI STVDIO PASCHALIS ALVMNI PLVRIMA S(AN)C(T)ORVM SVBTER HAEC MOENIA PONIT
PRAXEDIS D(OMI)NO SVPER AETHRA PLACENTIS HONORE SEDIS APOSTOLICAE PASSIM QVI CORPORA CONDENS FRETVS VT HIS LIMEN MEREATVR ADIRE POLORVM

<<Questa dimora in onore della nobile (pia) Prassede, amata dal Signore dei Cieli, risplende decorata di svariate pietre preziose per le premure del sommo pontefice Pasquale innalzato al Seggio Apostolico. Egli pone sotto queste mura i corpi di numerosi santi raccolti da ogni parte con la fiducia di meritare per mezzo loro l’accesso alla dimore celeste>>

Mosaico dell’arco absidale

L’arco absidale è in tema prettamente apocalittico. Centralmente vi è la figura di Cristo come Agnus Dei in un clipeo blu, seduto su un trono gemmato. Un codice chiuso dai sette sigilli si trova sul suppedaneo. Ai lati vi sono i sette candelabri che nell’Apocalisse corrispondono alle Chiesa d’Asia. Infine sono raffigurati i quattro angeli in piedi, i quattro Viventi (ovvero i simboli dei quattro Evangelisti, ciascuno con codice gemmato che il rispettivo Vangelo) e i ventiquattro vegliardi vestiti di bianco, simmetricamente distribuiti sulla superficie dell’arco. Il tutto è rappresentato su uno sfondo aureo. La rappresentazione si riferisce ai seguenti passi dell’Apocalisse di Giovanni:

Dopo ciò ebbi una visione: una porta era aperta nel cielo. La voce che prima avevo udito parlarmi come una tromba diceva: Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito. Subito fui rapito in estasi. Ed ecco, c’era un trono nel cielo, e sul trono uno stava seduto. Colui che stava seduto era simile nell’aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile a smeraldo avvolgeva il trono>> (Ap. 4, 1 – 3). Attorno al trono, poi, c’erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro vegliardi avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo. Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni; sette lampade accese ardevano davanti al trono, simbolo dei sette spiriti di Dio. Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo. In mezzo al trono e intorno al trono vi erano quattro esseri viventi pieni d’occhi davanti e di dietro. Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l’aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l’aspetto d’uomo, il quarto vivente era simile a un’aquila mentre vola. I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere: “Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente, Colui che era, che è e che viene!” E ogni volta che questi esseri viventi rendevano gloria, onore e grazie a Colui che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli, i ventiquattro vegliardi si prostravano davanti a Colui che siede sul trono e adoravano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettavano le loro corone davanti al trono, dicendo: “Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono” (Ap 4,4-11).

Mosaico dell’arco trionfale

L’arco trionfale riprende ancora il tema apocalittico. Centralmente vi è una cittadella fortificata, Gerusalemme, al cui interno sono rappresentati ventuno personaggi. Cristo è in tunica rossa, affiancato da due angeli. Sotto, a sinistra, si distinguono Maria e Giovanni Battista, seguiti da Paolo con la barba appuntita e nera. A destra invece, compare Santa Prassede affiancata da Pietro. Queste figure sono seguite dai dodici Apostoli.

All’estremità sinistra si trova Mosè con in mano le tavole della Legge, mentre a destra vi è Elia insieme a un angelo in tunica rossa e ali dorate e un libro in mano, l’Antico Testamento. La cittadella ha le porte aperte custodite da angeli. Gli eletti sono al di fuori delle mura, suddivisi in due gruppi. Sulla destra si riconoscono nuovamente Pietro e Paolo, vescovi e martiri. Nell’ordine inferiore ancora degli eletti agitano i rami di palma. Nel sottarco si nota una decorazione con festoni di fiori che convergono verso il monogramma di Pasquale I.

Si legge infatti Pascal. Le basi dell’arco, anch’esse mosaicate, hanno perso la loro decorazione durante l’intervento di Carlo Borromeo. La cripta conteneva due sarcofagi in cui vi erano le reliquie di Prassede e Pudenziana, oggi indicate da due iscrizioni. Nella navata destra si aprono due importanti cappelle: la nicchia con la colonna della flagellazione e quella di San Zenone.

Cappella della colonna della flagellazione

colonna della flagellazione

Conserva una colonna, di circa 63 cm di altezza, che si ritiene sia la colonna della flagellazione di Gesù. Questa reliquia venne portata dal cardinal Colonna direttamente da Gerusalemme nel 1223.

Mosaici del sacello di San Zenone

Il sacello di San Zenone venne invece fatto erigere da papa Pasquale I come luogo di sepoltura per sua madre Teodora. I mosaici sono in stile bizantino. Sia l’esterno che l’interno presentano una decorazione musiva.


Mosaico esterno del sacello di San Zenone

All’esterno , intorno alla finestra, sono disposti dei clipei in cui si distinguono la Madonna con il Bambino e vicino due santi. Seguono otto sante, quattro per ogni lato. Questi clipei sono su sfondo dorato. Nella seconda serie di clipei, si vede il Cristo con i dodici Apostoli, sei per parte, tutti su sfondo scuro che vira al blu. Agli angoli vi sono forse Mosè ed Elia e altri due papi, forse Pasquale I ed Eugenio II. L’interno del sacello comunica con la cappella della colonna e del cardinale Coëtivy. Sono poste delle colonne ai quattro angoli che fungono da piedistallo ideale per i quattro angeli che, nella volta, sorreggono il clipeo con il Cristo Pantocrator, vestito in tunica dorata, che tiene nelle mani il rotolo con i sigilli.

Mosaico della volta del sacello di San Zenone
Mosaico della volta del sacello di San Zenone

Sulla parete di controfacciata è raffigurato un trono gemmato, con croce dorata sul cuscino. È il trono dell’Etimasia, tra i santi Pietro e Paolo che acclamano. La parte sinistra si divide in vari registri. La parte superiore presenta le figure della sante Agnese, Prassede e Pudenziana, con mani velate e corona del martirio. L’intradosso riporta la liberazione dagli inferi di Adamo ed Eva da parte di Gesù. La decorazione della nicchia invece rappresenta l’Agnus Dei sul monte con due cervi che si dissetano ai fiumi, come nel celebre Salmo 42, 2.

Inferiormente vi sono i busti di Maria, Prassede, Pudenziana e Teodora, madre di Pasquale I, anch’essa con nimbo quadrato perché ancora vivente quando venne eseguito il mosaico. La parete dell’altare presenta Maria e Giovanni Battista nello schema iconografico della Deesis. Cristo però è qui rappresentato dalla finestrella, come pura luce. L’intradosso dell’arco presenta figure vegetali, floreali e animali, mentre nella nicchia vi è l’episodio della Trasfigurazione con Cristo, avvolto in una mandorla azzurra, i profeti Mosè ed Elia, gli Apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo.

Nell’edicoletta vi è Maria con il Bambino che tiene un cartiglio sul quale si distingue l’iscrizione “Ego sum lux”. Ai lati tornano le sante Prassede e Pudenziana. Infine, nella parete di destra, si trovano le figure di San Giovanni Evangelista con il Vangelo e gli Apostoli Andrea e Giacomo. Nella lunetta sottostante completano il quadro Cristo benedicente tra due santi, forse San Valentino e San Zenone. Una delle particolarità della chiesa sono le architetture che non sono vere, ma dipinte. Inoltre il disco di porfido situato al centro della basilica sembra coprisse un pozzo che, secondo la leggenda, era usato dalla santa titolare per raccogliere i resti dei martiri e dare loro degna sepoltura.

Bibliografia

  • P. Gallio, La Basilica di Santa Prassede, Ed. d’Arte Marconi 2000

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