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Roma. Basilica di Santa Sabina sull’Aventino

Santa Sabina sull’Aventino

Santa Sabina sull’Aventino

La basilica di Santa Sabina è situata sul Colle Aventino, a Roma. Venne costruita nel V secolo e dedicata all’omonima santa. La chiesa venne costruita dal presbitero Pietro d’Illiria in un’epoca compresa tra il 422 e il 432. Ne è testimonianza l’iscrizione situata nel mosaico di controfacciata. Venne terminata nel 435 sotto papa Sisto III.

La basilica fu oggetto di numerosi restauri tra cui quelli di Domenico Fontana, che cancellarono quasi ogni traccia del periodo medievale, e quelli più recenti di Antonio Muñoz.

Verso il Duecento la chiesa venne affidata dal papa Onorio III a Domenico di Guzmàn e al suo ordine di frati.

Storie e leggende

Legato al ricordo del fondatore dell’ordine è l’arancio, visibile dalla chiesa attraverso un buco nel muro, davanti al portale ligneo. Una leggenda narra che le cinque arance candite, donate da Santa Caterina da Siena a papa Urbano VI siano state colte proprio da tale pianta. L’arancio sarebbe stato portato dalla Spagna e piantato dallo stesso san Domenico.

Una statua di San Domenico è inoltre collocata nel portico accanto all’entrata laterale della chiesa, il lato che si affaccia su piazza Pietro d’Illiria.

Ancora al santo è legata la storia della pietra nera rotonda situata su una colonna tortile. È chiamata Lapis Diaboli (pietra del diavolo) e, secondo la leggenda, sarebbe stata lanciata dal diavolo contro San Domenico mentre questi era intendo a pregare sulla lastra marmorea di copertura del sepolcro di alcuni martiri, frantumandola. La lapide invece venne spezzata da Domenico Fontana durante i restauri. La pietra di basalto nero poggiata sul tronco di colonna era probabilmente un contrappeso di una bilancia usata nell’antica Roma

La basilica sull’Aventino è la prima stazione quaresimale, dove i pontefici recitano l’omelia il mercoledì delle Ceneri. La tradizione risale a Gregorio Magno, entrata in disuso numerose volte e poi ripresa dal papa Giovanni XXIII.

Interno della basilica

La facciata della chiesa è inglobata nel portico che oggi ospita numerose epigrafi e frammenti marmorei. Grandi finestre si aprivano nel cleristorio. Il campanile venne eretto nel X secolo e restaurato in epoca barocca.

La basilica è divisa in tre navate, con colonne di reimpiego provenienti da un monumento tardo – imperiale. Al centro della navata maggiore si trova la sepoltura di Muñoz De Zamora (generale dei Domenicani) del 1300.

Decorazioni perdute e rimanenti

Il catino absidale era un tempo interessato da una figurazione a mosaico, esattamente come quella nella basilica dei Santi Cosma e Damiano ad esempio. Il mosaico venne rimosso e sostituito da un affresco di Taddeo Zuccari, così come il mosaico dell’arco absidale.

È altamente probabile che l’affresco riproduca esattamente lo stesso schema e le stesse scene che dovevano essere impresse nel mosaico paleocristiano. Attualmente è visibile un Cristo centrale tra Apostoli e Santi, ai cui piedi sono inginocchiati un pontefice, un presbitero e quelli che sembrano due vescovi.

Cristo è disposto assialmente al Mons paradisiaco da cui sgorgano i quattro fiumi del Paradiso. Otto ovini si abbeverano. L’affresco di Zuccari venne malamente ridipinto da Camuccini nel 1836 e di nuovo sottoposto a interventi nel 1919.

Nell’arco absidale si vedono invece dei ritratti clipeati di Cristo tra gli Apostoli. Ai lati si notano le due città turrite, Gerusalemme e Betlemme celesti.

Santa Sabina sull’Aventino
Abside della basilica 

Gli spazi tra le arcate della navata centrale sono decorati da specchiature in opus sectile, riproducenti motivi geometrici simili a calici o specchi infuocati. Questa parte di opus sectile è l’unica rimanente della decorazione ben più ampia risalente a Sisto III.

Santa Sabina sull’Aventino
Decorazione in opus sectile nella navata centrale 

Una decorazione simile si trova nell’atrio del Battistero Lateranense dove rimane una parte ancora più esigua.

La Schola Cantorum venne ricostruita nel 1936, ispirandosi all’originaria paleocristiana, con il riutilizzo di plutei. L’altare maggiore si trova rialzato.

Il mosaico di controfacciata riporta la personificazione delle due Ecclesiae, ex gentibus ed ex circumcisione. L’iscrizione è in capitale dorata su fondo blu e riporta la notizia dell’edificazione della chiesa da parte di Pietro d’Illiria e Celestino I, oltre al riferimento al Concilio di Efeso del 431.

Fonti seicentesche riportano disegni che riproducono, al di sopra della pentafora, i simboli del Tetramorfo (ovvero i simboli dei quattro Evangelisti) e ai fianchi San Pietro e San Paolo, rispettivamente in corrispondenza dell’Ecclesia ex circumcisione ed ex gentibus.

Santa Sabina sull’Aventino
Mosaico di controfacciata con le due Ecclesiae 

I Principi degli Apostoli infatti sarebbero i rappresentanti delle due chiese: Pietro, più legato alla tradizione ebraica, sarebbe associato alla ex circumcisione, mentre Paolo, più innovatore, sarebbe l’Apostolo delle genti. Si ricorda inoltre che i due Apostoli sarebbero stati protagonisti di un dissidio interno al Concilio di Gerusalemme.

Pietro e Giacomo minore (chiamato fratello del Signore), capo della Chiesa di Gerusalemme, avrebbero avuto una discussione con l’Apostolo di Tarso. Quest’ultimo infatti sosteneva che non bisognasse circoncidere la carne (egli si riferiva in particolare ai pagani convertiti) per un’alleanza con il Signore, ma il proprio cuore. Era una questione che Paolo vedeva più dal punto di vista spirituale.

Tornando propriamente alla decorazione, sembra che sulle navate fosse riportato un ciclo di scene Neo e Veterotestamentarie, delle quali non si conserva più alcuna traccia.

La porta lignea di V secolo

L’accesso all’ingresso principale era costituito dalla porta lignea risalente al V secolo d.C. Questo è il più antico esemplare di scultura lignea paleocristiana dove, per la prima volta, viene rappresentata la Crocifissione. Cristo è qui di dimensioni maggiorate rispetto ai due ladroni crocifissi lateralmente. È simulata una parete di fondo in mattoni.

Santa Sabina sull’Aventino
Pannello con la Crocifissione 

È ben noto infatti come l’arte cristiana fosse estremamente positiva. Sono rarissime le scene di martirio nei primi secoli.

Dei 28 riquadri, ne sono rimasti solo 18. Sono rappresentate scene Vetero e Neotestamentarie tra cui le più conosciute sono l’ascensione di Elia, le storie di Mosè, l’Epifania, i miracoli di Cristo, l’Ascensione. Le scene derivate dai due Testamenti non sono separate tra loro ma sono invece miste. Un particolare è costituito dal volto di Napoleone che prese il posto di quello del faraone nel Passaggio del Mar Rosso. L’intervento risale al 1836.

Santa Sabina sull’Aventino
Porta lignea di V secolo d.C.

Scavi e strutture preesistenti

Gli scavi sotto la basilica hanno rivelato tracce di domus private risalenti al II secolo a.C. ed edifici più tardi in opera reticolata accanto al tratto di mura Serviane. Nel III secolo alcuni ambienti vennero riutilizzati e trasformati in terme.

Sono emersi anche resti di abitazioni di inizio età imperiale cono mosaici e un piccolo tempio di III secolo a.C. Si ricorda che l’Aventino in epoca paleocristiana era sede di abitazioni di famiglie aristocratiche, esattamente come il Celio. È sull’Aventino che si colloca il famoso circolo di Girolamo, costituito da ricche matrone che seguivano il celebre Padre della Chiesa.

Bibliografia

  • La Basilica di Santa Sabina all’Aventino – Roma, Edizioni d’arte Marconi, 2000

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