Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Roma: Capitolium

capitolium

Dalla Piazza del Campidoglio si snodano due gradinate costruite, intorno al 1547 e il 1522, in base ad alcuni progetti dell’architetto Jacopo Barozzi detto il Vignola. Una è posta verso la cima nord del Campidoglio in corrispondenza dell’Arx, in particolare verso la chiesa Santa Maria in Aracoeli, l’altra scalinata è, invece, posta verso il Capitolium, la cima che volge a sud del Monte Capitolino, ed è caratterizzata dall’avere sul fondo il noto Portico del Vignola.

Il Capitolium era un luogo di culto molto importante per gli antichi romani perché proprio su questa cima del Campidoglio sorgeva il tempio dedicato alla Triade Capitolina, composta da tre specifiche divinità: Minerva, Giove e Giunone. L’innalzamento del tempio ebbe inizio con Tarquinio Prisco, il quinto re di Roma ma il primo con origine etrusca, e si protrasse fino al periodo di Tarquinio il Superbo, l’ultimo re di Roma. L’apertura del tempio ai cittadini, però, si ebbe esclusivamente con l’avvio del periodo repubblicano, nel 509 a.C.

L’imponenza di questa struttura (53 metri per 63), inconsueta in quel periodo, sembra voler testimoniare l’importanza e la grandezza della città stessa, unitamente al prestigio e alla determinazione dei suoi governanti durante il VI secolo a.C. Il tempio della Triade Capitolina aveva la funzione, oltre a quella relativa al culto delle divinità romane, di sostituire il tempio della Lega Federale Latina che era collocato sul Mons Albanus, il Monte Cavo, facendo così di Roma il punto focale ed indiscutibile della lega stessa.

Ciò che oggi ci resta di questo tempio tanto importante per la Roma antica, sono alcune parti della base, costituita da quadrati in cappellaccio, che è possibile vedere all’interno del Museo Nuovo Capitolino, e l’angolo di destra della parte frontale della pedana, realizzato invece con blocchi di tufo messi in fila, sulla quale sorgeva il tempio stesso. È possibile osservare i blocchi in tufo, all’interno di protezioni in vetro, in Via del Tempio di Giove, sotto il portico di Palazzo Caffarelli.

foto-GallCap013@
Musei Capitolini (Roma), nuova galleria lapidaria, modellino del Campidoglio per non vedenti

La struttura del tempio doveva essere originariamente quella di un santuario formato da sei colonne frontali ed altre sei colonne poste sul lati più lunghi. Sul fondo, invece, probabilmente privo di colonne in modo equivalente agli altri santuari di origine etrusco-italica, si trovavano probabilmente i tre vani tipici dedicati agli dei tutelari. Il tempio originario purtroppo fu raso al suolo dagli incendi che colpirono questa zona nell’83 a.C., nel 69 a.C. ed infine nell’80 d.C.: ogni volta fu restaurato con il marmo e ripristinato.

Una leggenda vuole che all’interno del tempio della Triade Capitolina fossero conservati enormi ricchezze sotto forma di opere artistiche e regali da parte dei regnanti. Uno di questi era una quadriga in bronzo, anche se viene ricordata in oro, ed anche un patrimonio costituito da duemila libbre d’oro che furono restituite a Roma da Silla dopo che Mario le aveva trasferite a Preneste. Tuttavia Vespasiano ci informa che il tesoro più consistente, costituito da un elevato numero di pepite d’argento e d’oro donate dalla popolazione di Roma, divenne parte delle fondamenta del tempio.

Questa leggenda sembrava talmente realistica che nel 1919, quando fu buttato a terra il Palazzo Caffarelli in cui era stanziata l’ambasciata tedesca, il professor Lanciani ed il Muñoz, due importanti studiosi, erano sicuri della presenza di qualcosa di importante tra le fondamenta da cui si ergeva il tempio della Triade Capitolina. L’assenza di oro o denaro in queste fondamenta fu confermata persino da un rabdomante.

Il tempio si affacciava su un piazzale molto esteso denominato Area Capitolina, che era collegato al tempio da una scalinata. Una parte dell’Area Capitolina, oggi, ospita un parco in Via del Tempio di Giove; la zona più estesa dell’Area, tuttavia, oggi non è più visibile a causa dei numerosi smottamenti naturali del terreno che in diverse epoche storiche hanno coinvolto questa zona del colle.

Resta poco e nulla anche delle numerose sculture ed altre opere architettoniche che un tempo la ricoprivano quasi del tutto. Ciò che ancora possiamo osservare è un quadrato in cemento e scaglie di selce tornato alla luce verso la fine dell’Ottocento in occasione dei lavori per l’apertura della Via del Tempio di Giove, visibile ai lati di questa strada.

In genere questa enorme pedana viene indicata come la tribuna del Tempio di Giove Custode, che fu realizzata ad opera di Domiziano in ricordo dello scampato pericolo che lo coinvolse durante l’occupazione dei Vitelliani del Monte Capitolino. Tuttavia potrebbe ugualmente trattarsi del Tensarium, il luogo in cui venivano conservate le Tensae, i carri sacri utilizzati per trasportare le divinità capitoline durante le processioni legate ai riti sacri e a particolari festività, come i Ludi Romani.

Gallerie fotografiche tematiche

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*