Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Roma: catacomba di Santa Tecla

La Catacomba di Santa Tecla sulla Via Ostiense

La Catacomba di Santa Tecla sulla Via Ostiense

Il cimitero sotterraneo di Santa Tecla è noto sin dal VII secolo grazie alle guide per pellegrini, i cosiddetti Itinerari, da cui si evince che esisteva una chiesa di Santa Tecla vicino alla Basilica di San Paolo fuori le mura.

Notizie dalle fonti

La Notitia Ecclesiarum Urbis Romae sembra indicare la suddetta chiesa a meridione della tomba dell’Apostolo Paolo, distinta dal santuario ipogeo:

<<Et sic vadis ad occidentem, et invenies Sanctum Felicem episcoum et martirem, et discendis per gradus ad corpus eius, et sic vadis ad Sanctum Paulum via Ostensi, et in australi parte cerne ecclesiam Sanctae Teclae supra montem posita, in qua corpus eius quiescit in spelunca in aquilone parte>>.

Gli Acta Pauli et Theclae (VI – X sec.), in cui si narra la storia della vergine discepola di San Paolo, testimoniano un viaggio della santa di Iconio a Roma e indicano la sua sepoltura “a due o tre stadi dalla tomba del maestro Paolo”.

Santa Tecla venne condannata ad bestias ad Antiochia e trovò la salvezza gettando aromi nel fuoco per ammansire le fiere.

Fu Armellini alla fine del XIX secolo ad identificare il cimitero di Santa Tecla con degli ambienti ipogei già esplorati da Boldetti e Marangoni nel Settecento. Precedentemente la catacomba era ritenuta anonima e veniva chiamata “cimitero al Ponticello di San Paolo”, ma già era stata definita cristiana grazie a delle pitture in un piccolo cubicolo denominato P.

Il cimitero era utilizzato come cantina per botti e si trovava all’interno di una vigna. Armellini propose di identificare la sepoltura della martire in un arcosolio aperto sul fondo di un piccolo santuario sotterraneo, la cosiddetta “basilichetta”. Secondo Padre Fasola, la Tecla ivi sepolta sarebbe stata una martire romana, ignota alle fonti agiografiche, morta sotto le persecuzioni di Diocleziano.

Struttura della catacomba

La Catacomba di Santa Tecla sulla Via Ostiense

Gli scavi effettuati durante gli anni Settanta del Novecento dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, hanno rivelato le dinamiche di sviluppo della catacomba. Tutto sarebbe iniziato dal riutilizzo di un precedente ipogeo, posto in un’area caratterizzata da antiche cave fuori uso e da una necropoli subdiale. Il sepolcro della martire, indicato da un recinto funerario, sarebbe stato rimaneggiato con la creazione di un ampio vano con tre doppie arcate su pilastri, intonacato e decorato linee su fondo bianco. Il sepolcro era illuminato da un lucernario come spesso accade in ambito catacombale.

Dalla “basilichetta” si sarebbe sviluppata l’area retrosanctos con i caratteristici “cameroni” di Santa Tecla. Si tratta di vani con sepolture intensive entro loculi, tombe terragne e vari strati di tombe a cassa e a cappuccina separate da terra e calce. Questi venivano poi sigillati con muratura. Tra le varie ipotesi, la più accreditata è quella di Padre Fasola, ovvero che siano frutto di un’emergenza, come un’epidemia.

Dal nucleo della “basilichetta” si sarebbero sviluppate le due arterie principali con i cameroni, una galleria che porta al mausoleo Z, una verso il mausoleo K per terminare con gli ambienti P e P1 e gli ambienti ad essi affini.

La catacomba si sviluppa in un’epoca compresa tra la metà del III sec. e la fine del IV. La datazione si può stabilire principalmente grazie ai bolli laterizi e soprattutto alle importanti pitture di fine IV.

Affreschi della basilichetta

Nella basilichetta ipogea sono conservati due affreschi staccati da un arcosolio isolato, dipinto, poi distrutto, rinvenuto nel 1940 durante dei lavori stradali nella zona attigua alla Cristoforo Colombo. L’arcosolio in questione si trovava lontano dalla catacomba e pertanto è probabilmente estraneo al cimitero.

Il primo affresco rappresenta probabilmente una scena riferita all’episodio di Susanna insediata dai seniores, interpretato anche come martirio di Santa Tecla. Purtroppo lo stato di conservazione non è dei migliori. Il secondo invece rappresenta due uomini che guardano una stella. L’interpretazione generale ne fa una scena di profezia. C’è chi vede nell’affresco la rappresentazione dell’episodio di Balaam narrato in Numeri 22 – 24.

La basilichetta venne decorata con bande rosse su fondo sempre bianco. Vari sono i reperti provenienti dalle aree di scavo, come lucerne, ampolline, frammenti di ceramica, tessere di mosaico e conservati in situ.

Affreschi del vestibolo P1

Le decorazioni pittoriche di questo ambiente che introduce al più interessante Cubicolo degli Apostoli (P) interessano principalmente due pareti.

La parete nord, quella a destra, è occupata da una sepoltura ad arcosolio. Iniziando dall’alto, si individua una resurrezione di Lazzaro, tema molto frequente in catacomba per il suo carattere soterico. Alla sua destra si intravede la figura di un’orante, mentre alla sinistra su uno sfondo di un lussureggiante rosso si estende una ghirlanda di frutti.

Nell’intradosso della lunetta una figura maschile, in tunica, con un manto dorato, è seduta su un trono a lira. In mano tiene un rotolo. Si tratta di un Cristo magister, con il volto tondo e sbarbato, eseguito, così come le altre scene rappresentate sulla parete nord, in maniera molto semplice.

Ancora nell’intradosso si presenta Daniele, il profeta, orante tra i due leoni ammansiti. L’uomo è nudo e orante, segno che ha già ricevuto la salvezza. La silhouette è semplice, la muscolatura appena accennata.

La scena con la guarigione del paralitico chiude il quadro della parete nord. L’uomo in tunica e pallio, con le gambe troppo lunghe e sproporzionate, porta sulle spalle in lettuccio nella sua consueta iconografia.

La parete sud, a sinistra, è intonacata di bianco. La lunetta di fondo dell’arcosolio presentava una qualche decorazione di cui si intravede solo un clipeo rosso. Una sepoltura successiva ha determinato la perdita dell’affresco.

Interessante è la decorazione della parete con l’ingresso al Cubicolo degli Apostoli. Su uno sfondo rosso, un Collegio Apostolico guarda attentamente il visitatore. Centralmente è seduto Cristo (di cui purtroppo si è cancellato in parte il volto a causa delle infiltrazioni d’acqua). I componenti di questa rappresentazione sono tutti in tunica e pallio, alcuni nel gesto dell’acclamatio, altri in quello della parola. Si riconosce Paolo con la sua tipica fisionomia del filosofo: barba nera appuntita e stempiatura.

Ai lati dell’entrata, una decorazione in finto marmo (crustae marmoree) ci introduce nel Cubicolo.

Cubicolo degli Apostoli (P)

La Catacomba di Santa Tecla sulla Via Ostiense

Il nome che gli è stato dato deriva dai recenti restauri effettuati con la tecnologia del laser dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e terminati nel 2010 che hanno portato all’importantissima scoperta del volto di quattro Apostoli nella volta del cubicolo.

Il primo è Pietro, con la sua corta barba bianca, nella tipica iconografia che lo ritrova protagonista con Paolo nelle absidi degli edifici basilicali.

Abbiamo poi Paolo, ancora una volta con la barba nera appuntita, stempiato, la fronte segnata dalle rughe. Ci sono infine i ritratti di altri due personaggi identificati con altri due Apostoli: quello barbato e dalla chioma scura e scomposta è Andrea; l’altro, il più giovane, sbarbato, è Giovanni. I loro ritratti sono racchiusi in clipei dorati dallo sfondo rosso.

Rosso è anche lo sfondo della volta cassettonata che vede aprirsi al centro la scena del Buon Pastore, contenuto in un clipeo con sfondo nero. Le pareti sono ugualmente decorate. Le scene si svolgono in riquadri con sfondo nero.

A sinistra della parete d’ingresso, si presenta nuovamente un Daniele fra i leoni. La tecnica d’esecuzione è completamente più sofisticata rispetto alla figura del vestibolo. Le sovrapposizioni di colore fanno ottenere delle sfumature sull’incarnato del profeta e sul manto dei leoni.

A destra vi è il miracolo della fonte operato da Pietro che sta abbeverando uno dei suoi carcerieri distinguibili per il berretto pannonico. Se fosse stato Mosè, i bibentes non avrebbero indossato abiti militari oppure sarebbero stati assenti.

Della decorazione della lunetta dell’arcosolio della parete sinistra rimane solo la parte superiore. Il resto è stato infatti distrutto da una successiva sepoltura a loculo. Dai resti di affresco che presentano tre personaggi in fila con un berretto, si suppone ci si trovi davanti a un’Adorazione dei Magi o anche, ipotesi meno probabile, all’episodio dei tre fanciulli ebrei della fornace di Babilonia.

Nella parete di fondo del cubicolo troviamo una decorazione sia sull’arco che nella lunetta.

L’arco presenta due delle scene del ciclo di Giona, il profeta inviato a Ninive: Giona sotto la pergola in riposo e Giona seduto nello sconforto. Il ciclo di Giona è uno dei più frequenti riprodotti in ambiente catacombale sin dai primi secoli.

Nella lunetta di fondo vi è il Sacrificio di Abramo e Isacco. Abramo tiene in mano il pugnale mentre afferra il braccio di Isacco. Gran parte della scena è occupata insolitamente dal colle con l’ovino che verrà sacrificato e l’ara dove ancora non vi è la legna.

La parete di destra presenta nella parte superiore altre due scene del ciclo di Giona: il profeta gettato in acqua dai marinai verso il pistrice e Giona rigettato dallo stesso mostro.

La lunetta di fondo dell’arcosolio presenta invece una donna centrale con rotolo chiuso in mano, riccamente abbigliata. È affiancata da una fanciulla orante e da due uomini che ricordano Pietro e Paolo. Si tratta della defunta e di sua figlia accompagnata dai due Principi degli Apostoli al cospetto divino.

Gli intradossi dei due arcosoli sono decorati con festoni, mentre lo zoccolo presenta scene con cervi e ovini che riprendono il carattere bucolico dell’Eden paradisiaco. Siamo nell’ultimo periodo del IV secolo.

Bibliografia

  •  – Vella A., Il cimitero di S. Tecla sulla Via Ostiense, in Il cubicolo degli Apostoli nella catacombe romane di Santa Tecla – Cronaca di una scoperta, a cura di B. Mazzei, Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Città del Vaticano 2000
  • – Bisconti F., Il cubicolo degli Apostoli in S. Tecla: un complesso iconografico tra arte funeraria e decorazione monumentale, in Il cubicolo degli Apostoli nella catacombe romane di Santa Tecla – Cronaca di una scoperta, a cura di B. Mazzei, Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Città del Vaticano 2000
  • – Santagata G., Su due discusse figurazioni conservate nel cimitero di S. Tecla, in Esercizi Arte Musica Spettacolo 3, pag. 7 – 14, 1980

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*