Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Roma: chiesa di San Giovanni a Porta Latina

Fu Gelasio I che, nel corso del V secolo, si occupò dell’innalzamento della chiesa nota con la denominazione di San Giovanni a Porta Latina. Nel corso del 772, essa, fu interamente ricostruita ad opera di Adriano I e durante il 1191, nel periodo di Celestino III, fu completamente risanata e al suo interno furono trasferite le reliquie dei Santissimi Gordiano ed Epimaco.

La tradizione vuole che questa chiesa fu innalzata per commemorare la circostanza miracolosa che coinvolse San Giovanni e che lo vide uscire incolume dalla prova dell’olio bollente. Il miracolo vero e proprio è commemorato all’interno della vicina cappella nota con la denominazione di San Giovanni in Oleo. In origine questa chiesa era curata da una comunità religiosa e spirituale votata alla povertà ma, nel corso del tempo, fu gestita da varie amministrazioni. Nel corso dei primi anni del Novecento, nel periodo in cui fu gestita dalle Suore Turchine di clausura della chiesa della Santissima Annunziata, al suo interno furono rintracciati alcuni affreschi risalenti al Medio Evo che furono da stimolo per la messa in atto di una totale opera di pulitura della struttura.

Oggi, la chiesa di San Giovanni a Porta Latina è sicuramente una delle più caratteristiche rispetto alle altre chiese antiche presenti a Roma. Il suo carattere suggestivo deriva soprattutto dall’esteso risanamento a cui fu sottoposta nel corso del 1940 ad opera dei Padri Rosminiani che, in quel periodo e tutt’ora ne ottennero la gestione: questo risanamento riuscì a restituire alla chiesa di San Giovanni a Porta Latina il suo antico aspetto medievale. La parte frontale della chiesa, caratteristica per le finestre centinate che la contraddistinguono, è anticipata da un porticato dotato di cinque archi realizzati con quattro colonne in granito e marmo ed abbellite dalla presenza di tre capitelli in stile ionico ed uno in stile dorico.

Nella parte sottostante al porticato, verso destra, è possibile osservare ancora oggi la cuspide originaria appartenuta al piccolo santuario di San Giovanni in Oleo e sostituita, nel corso del 1967, da una riproduzione in gesso effettuata dal noto architetto Paolo Marconi. Nella parte occidentale della costruzione è possibile notare la torre campanaria realizzata in stile romanico, risalente al XII secolo, dotata di pianta a forma quadrata e di cinque ordini: il primo livello è caratterizzato dalla presenza di un’unica monofora tamponata; il secondo livello presenta una bifora dotata di arcate che poggiano sulla superficie di un pilastro; gli ultimi tre livelli sono stati realizzati con trifore sorrette da piccole colonne ed alcuni capitelli.

All’interno del campanile è conservata un’antica campana risalente al 1723. Originariamente il porticato e un’area della facciata principale della chiesa erano abbelliti da numerosi affreschi antichi risalenti al Medio Evo, ma purtroppo di essi, oggi, non resta alcuna traccia. Nel giardino della chiesa, la cui ombra ristoratrice è dovuta alla presenza di un vecchio ed alto cedro, è situato un pozzo molto antico, collocabile al X secolo, affiancato da una coppia di colonne dotate di capitelli, risalenti, invece al IV secolo, ed abbellite con foglie. Sulla superficie dell’imboccatura del pozzo è possibile notare un’iscrizione latina che recita la formula del rituale battesimale:

“IN NOMINE PAT(RIS) ET FILII ET SPI(RITUS SANT)I”

Essa è accompagnata dalle parole pronunciate dal profeta Isaia:

“OMN(E)S SITIE(NTES VENITE AD AQUAS)”

e l’intera iscrizione tradotta dal latino recita: “Venite alle acque tutti voi che avete sete” seguita da “EGO STEFANUS”, “Io Stefano” che potrebbe essere forse riconosciuta la firma di colui che effettuò l’incisione.

L’interno della chiesa mantiene ancora, nonostante il trascorrere del tempo, la naturale e remota consonanza di forme, tipica del periodo originario scandita dalle tre navate che, a loro volta, sono divise da una coppia di file composte ognuna da cinque colonne realizzate con l’uso di diversi tipi di marmo, le quali hanno la funzione di sostenere alcune arcate di forma semicircolare. In prossimità dell’altare è possibile osservare ancora oggi alcuni frammenti della pavimentazione cosmatesca caratterizzata dalla presenza di disegni geometrici.

Nella predella dell’altare, invece, troneggia un’incisione realizzata con l’uso di caratteri capitali che recano l’originale “titolo” della chiesa, rinvenuto nel corso dell’ultimo risanamento:

“TIT. S.IOANNIS ANTE PORTAM LA(TINAM)”

Ad abbellire la navata principale della chiesa è posto un gruppo di affreschi risalenti al XII secolo e tornati alla luce nel corso del risanamento del 1940: essi raffigurano 46 scene diverse relative alle narrazioni del Nuovo e del Vecchio Testamento che possono essere considerati di fondamentale rilevanza per le ricerche sull’arte medievale di Roma.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*