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Roma: chiesa di Santa Balbina

La chiesa di Santa Balbina è situata sull’omonima piazza all’Aventino, sopra le Terme di Caracalla ed è dedicata alla martire romana Balbina (II sec.). Il titulus, risalente al 595, fu eretto, come risulta da alcune iscrizioni, sulla Domus Cilonis, palazzo donato da Settimio Severo a Lucio Fabio Cilone, console suffectus nel 193; di questo edificio ci sono pervenuti muri inclusi nel convento e sotto di esso. Inoltre, sotto l’ala settentrionale del convento, si trovano avanzi delle mura serviane e, dentro le mura delle ali E ed O, sono stati rinvenuti i resti di una grande costruzione in opus reticolatum, alternato a larghe fasce di mattoni.

La chiesa, nel corso del tempo, non ha subito gravi alterazioni: restauri ben documentati sono quelli del 1489 e del 1577-1588. Nel 1928 la chiesa venne restaurata da A. Muñoz: questo restauro fece riaprire le finestre superiori, abbassare il pavimento al livello originario e richiudere una serie di aperture relativamente recenti; furono anche scoperti degli affreschi medievali nelle cappelle laterali e vennero alla luce una serie di costruzioni in opus mixtum sotto il portico e la facciata, strutture che non potevano appartenere alla Domus Cilonis.

Non sappiamo se S. Balbina sia stata eretta come edificio profano o ecclesiastico. Le prime notizie che la riguardano come edificio ecclesiastico sono del 595: quelle precedenti al VI secolo sono frammentarie ed incerte. La struttura è identica a quella delle chiese di S. Clemente e S. Pudenziana, risalenti alla fine del IV sec. Tuttavia, lo strato di malta meno alto farebbe propendere al 370, datazione non confermabile con i bolli laterizi, risalenti ad un periodo tra il 120 e il 180.

Struttura

Il corpo principale della chiesa è formato da una grande aula (m. 24,18 x 14,67) con una fila di sei nicchie in entrambi i lati, separate le une dalle altre da pilastri. Le nicchie sono di forma alternativamente rettangolare e semicircolare prolungata (h. 5,45 m; largh. 2,95 m; prof. 2,20 m) e tutte coperte da volte, sia a catino che a botte. Sopra le loro aperture si alza il muro superiore con finestre che sovrastano ogni nicchia; sui muri superiori poggia la travatura del tetto dell’aula. All’esterno, le nicchie laterali si proiettano come una fila continua di cappelle e, nella parte più alta del muro, si vedono le grandi finestre, separate l’una dall’altra da una lesena larga 95 cm. L’abside, larga 9,30 m e profonda 5,85 m , è situata sul lato minore opposto dell’ingresso e contiene sul fondo il trono episcopale.

Molto interessante è la struttura murale della chiesa, di tre differenti tipi:

  1. Struttura usata nel muro di fondazione, visibile a sinistra e sotto l’abside
  2. Opus mixtum (parte inferiore della cappella ai due lati dell’abside)
  3. Costruzione in mattoni che forma la maggior parte dell’edificio (parte superiore delle cappelle esterne, complesso dei muri interni, tutti i muri superiori della navata con le sue finestre e la zona centrale dell’abside)

Opus mixtum e costruzione in mattoni sono ovunque ben connessi e l’edificio è del tutto uniforme. Solo due gruppi di muri non si connettono omogeneamente con questi due sistemi costruttivi:

Gruppo 1 – muri aggiunti in epoca posteriore

Gruppo 2 – murature in opus mixtum e mattoni precedenti alla stessa chiesa

Per S. Balbina si possono dunque ipotizzare tre periodi differenti:

  1. Costruzioni sotto l’attuale portico e avanzi visibili alla sua destra e nella parte inferiore della facciata della chiesa, ai quali erano stati aggiunti, in origine, due piccole absidi concentriche. Si è ipotizzata la presenza, in epoca anteriore alla chiesa, di una costruzione piccola ma uniforme di m 20,65 x 11,50.
  2. Avanzi incorporati nella costruzione dell’aula, di cui è determinabile solo la struttura dell’angolo SO.
  3. Chiesa come la vediamo oggi. 

Per approfondire

Krautheimer R., Corpus basilicarum christianarum Romae (IV-IX sec.), Città del Vaticano 1937.

Flaminio R., Testimonianze altomedievali a S. Balbina, in “Ecclesiae Urbis”, I, pp. 473-501.

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