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Roma: fornices di fine Repubblica

Roma: fornices di fine Repubblica
Il tempio di Antonino e Faustina ai Fori

Con l’avvento del regno di Augusto si diffonde a Roma l’arco trionfale. Prima di allora le tracce archeologiche sono scarse, anche se nelle fonti antiche si trovano accenni proprio a questo tipo di costruzione e di come sia elemento anche di propaganda politica.

Le fonti ci informano che sul Campidoglio, nel 190 a. C., fu eretto un arco in onore di Scipione l’Africano dove poi sarà costruito un altro arco precisamente nel 133 a. C., se si vuole prestare fede al racconto della morte di Tiberio Gracco, così come la riporta Orosio. Q. Fabio Massimo invece, per ricordare la sua vittoria sugli Allobrogi, nel 120 a. C. fece erigere un arco lungo la Via Sacra. Frammenti di questa costruzione sono stati rinvenuti nei pressi del tempio di Antonino e Faustina.

L’arco era situato proprio all’ingresso del Foro, quasi come fosse un ingresso monumentale al luogo pubblico più importante della città. E proprio d’ingresso si può parlare, visto che dal II sec. a. C., in molti municipi e in molte colonie, l’arco introduce solennemente al foro. Ne sono esempi le città di Sinuessa e Cosa, anche se in quest’ultimo caso l’arco non è una struttura autonoma ma solo un collegamento con altri edifici. Dell’arco di Sinuessa invece ci sono testimonianze solo nelle fonti letterarie.

Questi archi dovevano avere varie aperture e dovevano essere adornati da statue di bronzo o di marmo del committente che raramente erano posizionate sulla sommità della struttura, ma che invece dovevano essere situate su basamenti davanti ai piloni dell’arco stesso. Bisogna immaginare quindi che all’interno dello spazio forense la quantità di statue doveva essere importante se dal II sec. a. C. in questo senso sono presi dei provvedimenti censori.

Sicuramente anche l’arco doveva essere più decorato e più fastoso di quanto possiamo noi oggi immaginare, perché la nobilitas e la gloria delle imprese del committente dovevano essere sotto l’occhio di tutti. A testimonianza di ciò ci sono i resti di pannelli figurativi del Palazzo dei Conservatori che sono non sono del fornice di Scipione come comunemente si crede, ma che servono chiaramente ad illustrare come doveva essere ricca e fastosa una struttura del genere.

Uno degli archi più famosi dell’età repubblicana fu costruito lungo la Via Latina nella città di Aquino e sembra fosse dedicato al triumviro Marco Antonio, anche se di questo non vi sono prove sicure. L’arco si data tra il 40-30 a. C. e presenta l’archivolto sostenuto da colonnine con capitelli ionici secondo uno schema tipologico che poi sarà ampiamente ripreso nel resto d’Italia e nelle province occidentali.

L’arco è quindi una forma architettonica autonoma, le cui composizioni cambiano e si evolvono nel corso dei secoli fino a diventare sempre più complesse. Soprattutto poi l’arco passerà sotto il controllo diretto del potere imperiale, quando la sua erezione sarà decisa solo ed esclusivamente dal Senato con l’unico intento di celebrare il Princeps e la sua famiglia.

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