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Roma: foro di Traiano

Roma: foro di Traiano

Il Foro di Traiano è l’ultimo cronologicamente e il più vasto e grandioso fra i Fori Imperiali edificati a Roma. Fu costruito tra il 107 e il 112, anno dell’inaugurazione, e la realizzazione è generalmente attribuita all’architetto e ingegnere militare di Traiano Apollodoro di Damasco il quale, per recuperare terreno nella zona ormai completamente occupata da edifici, eseguì il taglio della sella montuosa che univa Campidoglio e Quirinale, aprendo un varco verso il Campo Marzio (1).

L’impresa, probabilmente iniziata già sotto Domiziano parallelamente alla sistemazione del Foro di Nerva, fu proseguita da Traiano e realizzata ex manubiis, ovvero finanziata con il bottino ricavato dalla conquista della Dacia nelle due campagne militari del 101-102 e del 105-106, conclusasi con la sconfitta e la sottomissione dei nemici e con la morte del loro re Decebalo.

Descrizione del complesso del Foro di Traiano

Il Foro, lungo complessivamente 300 metri e largo 185 metri, fu inaugurato nel 112 mentre la colonna, ancora non finita, lo fu solo nel maggio del 113.

La pianta si presentava più articolata e complessa rispetto a quella dei fori precedenti: vi era, infatti, una vasta piazza, in prossimità del lato meridionale della quale si ergeva la colossale statua equestre dell’imperatore, fiancheggiata da portici con retrostanti esedre su ognuno dei due lati lunghi e dominata su uno dei lati corti dall’imponente Basilica Ulpia dietro la quale si ergeva la Colonna di Traiano tra i due ambienti interpretati come biblioteche. Sul lato opposto la piazza era chiusa da un’ampia sala a pianta trisegmentata con una monumentale facciata colonnata. Dietro questa sala vi era un cortile quadrangolare che doveva mettere il complesso in comunicazione con il Foro di Augusto.

A est del Foro, lo spazio in cui venne eseguito il taglio della collina fu utilizzato da Apollodoro per la realizzazione di un complesso di costruzioni unitarie conosciuto con il nome convenzionale di Mercati di Traiano.

L’area monumentale era utilizzata come sfondo solenne di cerimonie pubbliche testimoniate in più occasioni dalle fonti antiche, mentre in età tarda vi si svolgevano attività scolastiche e retoriche. Nella Basilica si tenevano i processi e avevano probabilmente luogo le cerimonie della manomissione degli schiavi, funzione questa ereditata dall’Atrium Libertatis che era andato distrutto in seguito all’eliminazione della sella montuosa. Le due biblioteche erano utilizzate come archivi imperiali e ospitavano raccolte di leggi e i libri lintei, rotoli di lino su cui tradizionalmente si riportavano i nomi dei magistrati.

La decorazione dell’intero complesso e, in particolare, il racconto scolpito sulla colonna celebrano la conquista della Dacia e la gloriosa impresa militare viene presentata come giustificazione dell’apoteosi imperiale a cui alludono le diverse raffigurazioni dei fregi.

Storia del Foro di Traiano

Il Foro di Traiano fu considerato una delle meraviglie di Roma fin dalla tarda antichità: nel IV secolo, infatti, era ancora in buono stato e nel 357 lo storico Ammiano Marcellino (2) riferisce della visita dell’imperatore Costanzo II a Roma, particolarmente colpito dal foro e dalla grandiosa statua equestre nella piazza. La descrizione dell’area forense che compare nelle fonti letterarie altomedievali testimonia il buono stato di conservazione del sito fino all’età carolingia (VIII – IX secolo).

Verso la metà del IX secolo, i recenti scavi archeologici hanno permesso di riconoscere un intervento unitario, e probabilmente pubblico, di spoliazione di tutte le lastre di marmo della pavimentazione della piazza, in seguito probabilmente a un terremoto che fece crollare le colonne della Basilica Ulpia: la realizzazione di una pavimentazione in acciottolato testimonia, tuttavia, ancora in quest’epoca la continuità dell’uso pubblico dello spazio anche se una parte del complesso cominciò a essere occupata da vigne e orti. Al X secolo si fa risalire un primo intervento di bonifica e la costruzione di un nucleo di abitazioni sparse tra gli elevati degli edifici del foro che dovevano essere ancora in gran parte conservati. Nell’XI secolo il complesso fu convertito in campo fortificato dalla potente famiglia romana dei Frangipane.

La zona ospitò anche alcuni complessi religiosi e nelle fonti sono ricordate, fra le altre, le chiese di San Lorenzo ai Monti, di Santa Maria in Campo Carleo e di San Niccolò de Columna (3) la quale, come ricorda il nome, fu costruita addossata alla Colonna Traiana, quest’ultima con funzione di campanile. Alla metà del XIII secolo si ebbe un ulteriore rialzamento del terreno con l’erezione della chiesa di Sant’Urbano nel 1263 e il rifacimento di quella più antica di Santa Maria in Campo Carleo. Fra il XII e il XIV secolo i Mercati furono trasformati in struttura difensiva, nota con il nome di Castellum Miliciae culminante nella Torre delle Milizie costruita in più fasi a partire dal Duecento, come mastio della struttura militare. A sud della colonna venne realizzato nel 1432il monastero dello Spirito Santo, mentre nel 1536 la chiesa addossata alla Colonna fu fatta demolire da papa Paolo III (1534-1549) e la colonna privata della campana.

Solo alla fine dell’età rinascimentale si assiste a un esteso intervento di riqualificazione della zona dovuto al Cardinale Michele Bonelli, nipote di papa Pio V (1566-1572) che tra il 1567 e il 1570 intraprese la bonifica dell’area dei Fori Imperiali soggetta a un progressivo impaludamento causato dal cessato utilizzo delle antiche fognature. Ci fu un nuovo e massiccio rialzamento di tutto lo spazio con un’imponente colmata, la realizzazione di una nuova rete fognaria e di un nuovo quartiere che dal cardinale Bonelli, proveniente da Alessandria, prese il nome di Alessandrino. Il nuovo nucleo riprese gli assi viari sviluppatisi nei secoli precedenti e le nuove abitazioni utilizzarono come cantine le costruzioni più antiche. Nell’area intensamente urbanizzata emergeva soltanto la Colonna di Traiano.

Il quartiere assunse un carattere residenziale che non mutò fino ai primi interventi demolitivi moderni dovuti all’occupazione francese di età napoleonica (1811-1814), quando fu istituita una commissione con il compito di dare un nuovo assetto all’area archeologica centrale. Il progetto di scavo del Foro di Traiano, affidato a Pietro Bianchi, richiese l’abbattimento del monastero dello Spirito Santo e permise di mettere in luce la parte centrale della Basilica Ulpia di cui furono rialzate le colonne in granito grigio delle navate. Agli inizi del XX secolo furono elaborate diverse ipotesi per una parziale demolizione del quartiere Alessandrino, con l’obiettivo di scoprire la parte dei Fori conservata in maniera migliore.

Dal 1906 con gli scavi e gli studi di Giacomo Boni e di Corrado Ricci iniziò, inoltre, a delinearsi l’antica articolazione dei Mercati. Si diede così inizio al progetto per giungere allo scoprimento di tutta l’area. La completa distruzione del quartiere, realizzata tra il 1924 e il 1932, ebbe il risultato di rendere il complesso monumentale una quinta scenografica per le manifestazioni del regime fascista che si svolgevano sulla neonata Via dell’Impero (attuale Via de Fori Imperiali), inaugurata nel 1932 per il decennale della marcia su Roma.

L’esplorazione archeologica del foro è stata ripresa nell’ambito degli interventi previsti per il Giubileo del 2000. Le nuove indagini hanno rivoluzionato le ipotesi ricostruttive tradizionali, in particolare lo scavo ha rivelato la reale collocazione della statua equestre dell’imperatore verso il lato meridionale, che gli studi precedenti posizionavano al centro della piazza; è stata, inoltre, esclusa la presenza del tempio del Divo Traiano sul lato settentrionale del Foro, mentre su quello meridionale è stato rinvenuto il cortile porticato con funzione di accesso al contiguo foro di Augusto. E’ stata così invalidata l’ipotesi precedente (recepita dal grande plastico di Roma Antica realizzato da Italo Gismondi a partire dal 1933 e in seguito ampliato) che, in assenza di dati archeologici, posizionava su questo lato un grande arco di ingresso al complesso.


Gli scavi degli anni ’90

La piazza del Foro di Traiano

Grazie agli scavi del 1998-2000 è stata rimessa in luce gran parte della piazza, pavimentata con lastre di marmo bianco ed è stato possibile scoprire, come già menzionato, che la colossale statua equestre dell’imperatore era collocata verso il limite meridionale di essa e non nel suo centro.

Sui lati lunghi i portici presentavano un colonnato con fusti in pavonazzetto ed erano sormontati da un attico con statue di Daci alternati a clipei (scudi rotondi), probabilmente con ritratti di membri della famiglia imperiale sulla scia della galleria di statue esistente nel Foro di Augusto (4). Al di sopra dell’attico, in funzione di acroteri, si allineavano altre statue di Daci. Lo spazio interno dei portici presentava una pavimentazione in lastre di marmo giallo antico e pavonazzetto. I portici erano separati ciascuno per mezzo di una fila di pilastri da un’esedra retrostante, decorata da due ordini di lesene. Sul suo fondo una nicchia era inquadrata da un’edicola sporgente con fusti in granito grigio con un fregio raffigurante grifoni e candelabri.

Verso il Foro di Augusto la piazza era chiusa dalla monumentale facciata di un edificio a pianta trisegmentata, con un settore centrale rettilineo e quelli laterali obliqui, decorata da un ordine di colonne in marmo giallo antico distaccate dalla parete. Il fregio della trabeazione presentava amorini e grifoni, separati da un kantharos (vaso). Alle spalle di questo edificio, in corrispondenza del settore rettilineo centrale, si trovava un cortile quadrato con portici su quattro lati. Questi portici, sopraelevati e accessibili con gradini, avevano le colonne in marmo cipollino ed erano pavimentati con lastre rettangolari in cipollino e in portasanta. Il fregio presentava un motivo con grifoni e tripodi.

Sul lato opposto la piazza era occupata dalla facciata della Basilica Ulpia con le colonne del piano inferiore più grandi rispetto a quelle dei portici attigui, mentre nell’attico al livello superiore con colonne delle stesse dimensioni di quelle della piazza.

Basilica Ulpia

Sul lato settentrionale della piazza si ergeva la Basilica Ulpia, dal nome della famiglia di Traiano, la gens Ulpia. Tra le funzioni della basilica, oltre a quelle giudiziarie e commerciali, si devono includere probabilmente anche quelle che in precedenza si svolgevano nell’Atrium Libertatis, distrutto per far posto al Foro di Traiano e qui probabilmente ricostruito in un sito spostato leggermente più in basso rispetto a quello originario (5).

L’edificio, il più grande di questo tipo mai costruito a Roma, misurava 170 metri di lunghezza (comprese le absidi) per 60 metri circa di larghezza. La facciata della basilica aveva colonne con fusti in marmo giallo antico ed era articolata in tre avancorpi. Il fregio della trabeazione presentava un motivo con candelabri vegetali, girali e amorini emergenti da cespi di acanto rovesciati. La facciata era sormontata da un attico con statue di Daci sorreggenti un coronamento nel quale erano state probabilmente inserite le insegne delle legioni che avevano combattuto in Dacia.

L’interno era diviso in cinque navate da file di colonne in granito grigio, che giravano anche sui lati corti. Su questi, una terza fila di colonne divideva le navate dalle absidi aventi il muro di fondo decorato da semicolonne in giallo antico su due ordini. Le navate laterali erano pavimentate con lastre rettangolari alternate in marmo giallo antico e pavonazzetto e gli stessi marmi si ripetevano con un disegno più complesso nella navata centrale e nelle absidi. Il fregio presente nella navata centrale raffigurava in maniera ripetuta due vittorie inginocchiate intente a decorare un candelabro con ai lati vittorie alate colte nell’atto di sacrificare dei tori. Nelle absidi il fregio raffigurava sfingi sedute in posizione araldica di fronte a un candelabro.

Il colonnato intorno alla navata centrale era sormontato da altri due ordini con fusti in cipollino, le navate vicine presentavano un secondo piano percorribile mentre quelle più esterne probabilmente una terrazza scoperta.

Colonna Traiana e biblioteche

All’estremità settentrionale del complesso, alle spalle della basilica e separata da essa tramite un muro, era collocata la Colonna di Traiano, l’unico monumento del Foro giunto praticamente intatto fino a noi. La sua altezza, pari a 100 piedi romani (29,60 metri) senza il basamento, da cui il nome di “Centenaria” dato alla Colonna nell’antichità, serviva in primo luogo a indicare il livello originario della sella montuosa tagliata per la costruzione del complesso forense. Il fusto, formato da diciassette rocchi di marmo lunense (6), poggia su un basamento decorato sui quattro lati da rilievi con cataste di armi con due vittorie che sorreggono l’iscrizione di dedica all’imperatore da parte del Senato in cui viene celebrato il lavoro svolto per la costruzione del complesso.

All’interno del basamento un piccolo ambiente fu destinato a ospitare le ceneri dell’imperatore e di sua moglie (il privilegio della sepoltura entro il pomerio dell’Urbe, di carattere del tutto eccezionale, era giustificato dalle eroiche gesta militari da lui compiute), mentre una scala a chiocciola scavata nel fusto, permetteva di accedere alla sommità dove si innalzava la statua bronzea di Traiano scomparsa nel Medioevo e sostituita con una di San Pietro all’epoca di Sisto V (1585-1590). Intorno al fusto, le cui scanalature emergono alla sommità appena sotto il capitello dorico decorato, si avvolge a spirale un fregio scolpito in ventitré giri, per 200 metri di lunghezza, narrazione delle due vittoriose campagne militari condotte da Traiano in Dacia nel 101-102 e nel 105-106 d.C.: ciò rende questa colonna onoraria sormontata dalla statua dell’imperatore, tipica realizzazione romana, un’invenzione del tutto nuova dal punto di vista tipologico.

La colonna era inserita in uno stretto cortile fiancheggiato da portici con fusti in pavonazzetto e decorati da un fregio con grifoni e candelabri. I portici davano accesso lateralmente a due ampie sale rettangolari comunemente identificate come biblioteche. Al loro internole pareti presentavano nicchie accessibili per mezzo di gradini ed erano decorate da due ordini di colonne con fusti in pavonazzetto e in giallo antico e fregi con decorazione vegetale. In fondo alle pareti centrali una nicchia più grande ospitava la statua di una divinità. Le sale erano pavimentate con grandi lastre in granito grigio riquadrate da fasce in giallo antico.

Dietro la colonna, i resti a terra di un fusto colossale in granito grigio e del suo capitello in marmo bianco furono in passato attribuiti al tempio dedicato al Divo Traiano e a sua moglie Plotina dal figlio adottivo e successore Adriano dopo la loro morte. Le recenti indagini, tuttavia, hanno permesso di escludere la presenza di un edificio templare in questa zona e capitello e fusto colossali sembrano piuttosto da attribuire a un grandioso propileo di ingresso al complesso traianeo e all’intero quartiere monumentale dei Fori Imperiali dal lato del Campo Marzio.

Mercati di Traiano

Il complesso denominato Mercati di Traiano fu costruito lungo le pendici del Quirinale all’inizio del II secolo d.C. per regolarizzare e sostenere il taglio avvenuto per la realizzazione del Foro. Sulla paternità del progetto sono state avanzate diverse ipotesi ma la più accreditata lo attribuisce ad Apollodoro di Damasco, lo stesso del Foro. L’insieme rappresenta il collegamento tra gli spazi pubblici monumentali della zona forense e i quartieri densamente abitati del Quirinale e della Suburra. La scomparsa di parte degli alzati non permette di capire appieno in che modo la costruzione fosse nascosta dietro l’alto muro perimetrale dell’Emiciclo orientale del Foro di Traiano.

Mercati di Traiano

Il complesso monumentale, articolato con edifici distinti da strade su sei livelli lungo le pendici del Quirinale comprendeva, nella parte inferiore, il Grande Emiciclo con due grandi ambienti semicircolari alle estremità (Aula di testata Nord e Sud) e verso nord il Piccolo Emiciclo, un corpo di fabbrica minore dalla forma sempre semicircolare. Una strada basolata e non destinata al traffico veicolare, la via Biberatica (7), svolgeva la funzione di cerniera con il settore superiore, mettendo in comunicazione il quartiere della Suburra con il Quirinale. La parte superiore del complesso si divideva in due strutture distinte, il Corpo Centrale a quattro piani e la Grande Aula, costituita da uno spazio centrale coperto da volte a crociera. E’ in questa parte alta del complesso, in una area denominata Giardino delle Milizie, che si sono conservati i resti più imponenti della Roma medievale con la Torre delle Milizie.

Allo stato attuale delle conoscenze, non si tende più a seguire l’interpretazione tradizionale del complesso in chiave commerciale mentre si ritiene che ci fosse una diversificazione funzionale dei vari edifici, con la scelta di associare la parte inferiore ad attività connesse con il Foro, mentre quella superiore ad attività gestionali e amministrative (8). La Grande Aula appare funzionale a un uso genericamente pubblico, forse una struttura di servizio del Foro destinata ad archivi oppure a cerimonie ufficiali. Il percorso della via Biberatica con le annesse tabernae sembra, invece, idoneo ad attività commerciali, tenendo comunque presente che si trattava solo di una strada pedonale. L’immagine complessiva che emerge è quella di edifici con funzioni diverse ma in qualche modo correlate, servite al loro interno e soprattutto all’esterno da un modernissimo sistema di collegamenti a più livelli.

Tra il 2005 e il 2007 il complesso, rioccupato e trasformato nel tempo, è stato oggetto di restauri strutturali e conservativi all’avanguardia. Nel 2007 al suo interno è stato inaugurato il Museo dei Fori Imperiali, il primo museo dedicato all’architettura antica che espone ricomposizioni di parti della decorazione architettonica e scultorea dei Fori ottenute con frammenti originali, calchi e integrazioni in pietra, secondo la scelta museografica della reversibilità. Il complesso ospita, inoltre, mostre temporanee.

Note

  • 1 Questo intervento è testimoniato dall’iscrizione sul basamento della Colonna Traiana ed è inoltre ricordato in un passo dello storico Cassio Dione, Storia romana, 68, 16.
  • 2 Ammiano Marcellino, Res Gestae, XVI, 15, 10; 16.
  • 3 La chiesa è ricordata in un documento del 1029 32 nell’ archivio di Santa Maria in Via Lata sotto il nome di ecclesia San Nicolai confessoris posita subtus columnam Traiani ed era una delle otto chiese dipendenti dalla Basilica dei Santi Apostoli.
  • 4 Si conservano alcune teste probabilmente di Agrippina Minore, madre di Nerone, del padre naturale di Traiano e dell’imperatore Nerva.
  • 5 Un frammento della Forma Urbis severiana rappresenta l’abside orientale della basilica con la scritta Libertatis da completare con atrium, probabilmente iscritto nell’altra abside della basilica, la cui rappresentazione non è conservata nei frammenti superstiti della pianta. Secondo F. Coarelli (La Colonna Traiana, Roma 1999) l’Atrium Libertatis non sarebbe, però, da identificare con le stesse absidi bensì con l’intero complesso costituito dalla basilica, dalla colonna e dai due edifici ai suoi lati, un complesso di natura autonoma rispetto alla struttura complessiva del Foro traianeo.
  • 6 Secondo alcuni studiosi (es. F. Coarelli) i rocchi sarebbero diciotto.
  • 7 Tale denominazione non è chiara ed è ricordata solo nel Medioevo. Dalle fonti del XIII secolo sappiamo che tutta la regione era detta Liberatica, Hiberatica o Biveretica e quindi connessa con il sostantivo latino biber. Non si sa se bibere (bere) sia da collegare all’abbondante disponibilità di acqua sorgiva nell’area o all’uso di alcune botteghe destinate alla vendita di bevande che fiancheggiavano la strada.
  • 8 E’ stato fondamentale per la rilettura del complesso, il rinvenimento dell’iscrizione su un architrave riutilizzato come soglia nell’area del Giardino delle Milizie che ricorda un procurator Fori Traiani, un certo Horatius Rogatus che avrebbe fatto restaurare il Foro dopo un incendio all’inizio del III secolo d.C.

Bibiliografia

  • AA. VV. Optimus Princeps: la figura di Traiano tra storia e mito, Roma 1999.
  • F. COARELLI, Guida Archeologica di Roma, Roma-Bari 2001.
  • R. MENEGHINI, I Fori imperiali e i Mercati di Traiano: storia e descrizione dei monumenti alla luce degli studi e degli scavi recenti, Roma 2009.
  • L. UNGARO (a cura di), Il museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano, Milano 2007.

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